Corvaia Antonio – Ferentino (FR) – Mare Jonio 2009

Spiaggia di Santa Caterina Jonio.

280 Corvaia Antonio jonio09

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Comments (27)

 

  1. Immagine minimale interessante, ma troppo lunga. La figura con gli ombrelloni al centro la blocca e rende statica la composizione. L’episodio dinamico (la barca che passa) riempie la parte sinistra della fotografia. La parte destra rimane vuota e questo sbilancia l’immagine.
    Un taglio come quello che indico al link seguente, ridarebbe equilibrio al tutto:

    http://www.bortolozzo.net/temp/antonio_mod.jpg

    Per il resto, la divisione in tre fasce di elementi di “peso” molto diverso tra loro (sabbia, acqua, aria) regge grazie al maggior spazio dato al’aria e a quello più ridotto dell’acqua che qui appare l’elemento più scuro (rendendo più lieve del normale la sabbia chiara).

    Fulvio Bortolozzo

  2. Loris Sarini scrive:

    Non so se la soluzione proposta da Fulvio giovi o meno all’immagine.
    A me non dispiace neanche così.
    Loris

  3. Domenico Brizio scrive:

    La fotografia è così lunga che ognuno può affettarla come vuole; forse sono tante immagini e ognuno può ritagliare la parte che predilige certo che avrà piacere nel guardarla: in genere scegliamo per piacere e non per dis-piacere. Quando in una fotografia posso ‘vederne’ altre già compiute non è mai banale.
    La fotografia comunica: molto.
    Domenico Brizio

  4. @Domenico

    Non sono d’accordo. Quando una fotografia ne contiente troppe altre non è precisa e quindi non abbastanza risolta.

    Ora però basta con i discorsi seriosi; divertiamoci un po’:
    http://www.bortolozzo.net/temp/antonio_fun01.jpg
    http://www.bortolozzo.net/temp/antonio_fun02.jpg
    http://www.bortolozzo.net/temp/antonio_fun03.jpg
    http://www.bortolozzo.net/temp/antonio_fun04.jpg

    Saludos!

    Fulvio Bortolozzo

  5. Maurizio Tieghi scrive:

    Finalmente posso tirare un sospiro di sollievo. Come viene presentata la scena sono sicuro che per un pò di tempo il motoscafo non andrà a sbattere, infatti nella parte destra della foto, davanti a lui, c’è molto spazio libero. Però che noia per la persona sotto l’ombrellone, anche oggi calma piatta!

    Maurizio Tieghi

  6. marco furio perini scrive:

    Personalmente preferisco la prima variante proposta da Fulvio, perchè elimina la zona vuota a destra che, sempre a mio avviso, distoglie l’attenzione dal punctum dell’immagine, ovvero dall’uomo che osserva il passaggio del motoscafo. Mi piace comunque il senso di rilassata solitudine che la foto trasmette, una spiaggia ed un mare depurati dalle invasioni ferragostiane sono sempre un bel vedere…. Ciao
    marco furio perini

  7. Antonino Tutolo scrive:

    A me piace la foto originaria.
    Essa dà il senso dello spazio e della libertà (più che solitudine). Abituati a vivere l’uno a contatto degli altri, nelle città, ritrovandosi con tutto quello spazio intorno, ad alcuni può dare la sensazione di vuoto.
    Ma è un vuoto che ci libera dal contatto quotidiano e ci pone, soli, davanti ai grandi spazi della natura, ristorandoci l’anima.
    Le altre interpretazioni dell’immagine, invece, cadono nella banale documentazione di un uomo, in riva al mare, sotto l’ombrellone, che osserva una barca che passa.
    Antonino Tutolo

  8. @Antonino
    Davanti ad ogni cosa ognuno può provare ciò che vuole e può. Non penso che su questo si possa costruire alcun dialogo. Scusa la banalità :-)

    Fulvio

  9. Domenico Brizio scrive:

    @Fulvio
    Wow, fantastico l’affettamento… infatti ognuno è libero di affettare… o di essere un affettato! Se l’affettamento è compiuto non è mai banale.

    @Antonino
    Non me la sentirei di dire extra ecclesia nulla salus. Ogni opinione ha cittadinanza, o no?

    Domenico Brizio

  10. Maurizio Tieghi scrive:

    Punta della Dogana Venezia fondazione Pinault, milionario collezionista d’arte moderna. Sosta forzata tra due sale vicine, quelle con appese alle pareti foto di Cindy Sherman e Hiroshi Sugimoto, in attesa del silenzio auspicabile ma disponibile solo a brevi intervalli di ogni cinque minuti, intrappolato fra le parole, quasi gridate, dalle tre guide che accompagnano gruppi organizzati. Due minuti servono loro per spiegare l’architettura muta di Dado Andò, le sculture mute poste al centro delle sale e le fotografie mute appese alle pareti. Tre spiegazioni differenti tra loro per giustificare la presenza delle fotografie quali opere d’arte. Compreso un folgorante richiamo all’essenza del pensiero di Maurizio Cattelan, dovendone motivare il lavoro (lunga fila di cadaveri coperti da bianche lenzuola), che assimila l’opera d’arte alla sola idea che l’ha concepita. Questi non è l’autore materiale delle sue creazioni artistiche ma l’ideatore.
    La tanto attesa nuova fotografia d’arte forse non ha bisogno di macchine digitali per essere creata, sarebbero sufficienti le sole idee innovative, ma soprattutto qualcuno che poi le compera per poterne fare un business.

    Questa fotografia possiede tutti i crismi per essere considerata un opera d’arte, così come è stata creata, togliere oppure aggiungere pezzi non ne modifica il valore. Forse permette di creare altre fotografie ma non migliora questa.

    Maurizio Tieghi

  11. @Maurizio Tieghi
    “Questa fotografia possiede tutti i crismi per essere considerata un opera d’arte, così come è stata creata, togliere oppure aggiungere pezzi non ne modifica il valore. Forse permette di creare altre fotografie ma non migliora questa.”

    Bene, allora resto assolutamente muto e fermo in estatica contemplazione di quest’opera d’arte, in attesa che il mistero del suo genio nascosto mi pervada fino a convincermi che non è troppo lunga. ;-)

    Fulvio

  12. Antonino Tutolo scrive:

    Domenico Brizio scrive:
    @Antonino
    Non me la sentirei di dire extra ecclesia nulla salus. Ogni opinione ha cittadinanza, o no?
    .
    Con “Le altre interpretazioni dell’immagine…”, mi riferivo ai tagli dell’immagine originale che sono stati proposti. Non criticavo le opinioni altrui; esprimevo la mia.

    @Maurizio Tieghi
    Prima di visitare, per la prima volta, la Cappella Sistina, o ti prepari su di essa coi libri o prendi una guida preparata. Altrimenti comprendi solo una minima parte dei significati degli affreschi. Ti assicuro che quello estetico è spesso marginale rispetto ai contenuti di quelle opere. In esse sono nascosti concezioni, idee, di filosofia, storia, teologia, storia dell’arte, consuetudini dell’epoca, satira contro potenti, ecc.
    Se ci si avvicina per la prima volta all’arte moderna o contemporanea, si comprende molto poco del pensiero umano che essa contiene. Occorre conoscere la storia dell’arte e l’arte in genere. Se poi l’ignorante spende miliardi per comprarli, è un altro ragionamento; che nulla a che fare con l’arte.
    E’ un po’ come vedere un torneo di scacchi e, non conoscendo il gioco, concludere che le persone giocano coi pupazzetti; oppure, al contrario, comprare “pupazzetti” di avorio, o di metallo prezioso, per il salotto di casa. Invece gli scacchi, come l’arte, sono un’espressione elevata dell’intelligenza umana.
    Antonino Tutolo

  13. Antonino Tutolo scrive:

    @Fulvio Bortolozzo
    @Antonino
    Davanti ad ogni cosa ognuno può provare ciò che vuole e può. Non penso che su questo si possa costruire alcun dialogo. Scusa la banalità
    .
    Senza un riferimento preciso, non comprendo con precisione, e posso equivocare.
    Ognuno espone la sua opinione; e tutte sono meritevoli di attenzione. Oltretutto, parliamo di concetti che oltre ad avere una valenza soggettiva, talvolta possono essere molto complessi e sofisticati, e richiedere conoscenze specifiche.
    Ma se si può discutere di filosofia, di storia, di poesia, si può discutere anche di concetti di arte.
    Ma i concetti esposti devono contenere dei riferimenti ragionati, conseguenti, portati con motivazioni valutabile dagli altri. La discussione consiste appunto nel valutare il contributo di esperienza, logica, conoscenze, idee, portato da ciascuno.
    Se l’uomo domina la Terra è perchè comunica le proprie esperienze anche su concetti molto complessi e difficili.
    “Questo non mi piace”, senza precisare i motivi e proporre soluzioni, non ha un valore comunicativo di rilievo.
    Uno potrebbe rispondere: “ E chi se ne…. Pardon!”
    :-)
    Scherzo, eh!
    Antonino Tutolo

  14. @Antonino
    Penso che scomodare la Cappella Sistina e l’arte contemporanea per scambiare idee su una fotografia (troppo lunga) di una spiaggia, che tra l’altro non è stata presentata dall’autore come null’altro di più, sia francamente eccessivo.
    Non tutte le immagini contengono la ricchezza di riferimenti che un “lettore” particolarmente fantasioso potrebbe trovarvi. Le fotografie poi sono tracce ottiche che in se stesse contengono solo ciò che la luce riflessa ha potuto lasciare su una superficie.
    Le complessità iconologiche della Sistina non si debbono a Michelangelo, ma agli intellettuali della Curia che stilavano il programma precisissimo di cosa e come andasse dipinto. A Mike si deve la forza estetica che ha saputo dare a quei concetti, anche a volte prendendo per il naso i committenti.
    Quindi un bambino può benissimo entrare lì e rimanere colpito da quelle strane figure capendone alla fine più lui di Michelangelo che interi cortei di dotti esegeti.

    Scendendo ora con i piedi sulla spiaggia, poco m’importa se per Antonio Corvaia quella situazione è la metafora del silenzio o della pace dei sensi. Mi importa ancora meno se quello sotto l’ombrellone è suo cugino o se a sfrecciare sul motoscafo è il suo vicino di casa. Queste sono motivazioni dell’autore che non impediscono alla sua opera di essere troppo lunga, nella mia opinione.

    Spero di essermi spiegato meglio.

    Fulvio

  15. Antonino Tutolo scrive:

    @Fulvio Bortolozzo
    “Le complessità iconologiche della Sistina non si debbono a Michelangelo, ma agli intellettuali della Curia …”
    .
    Non è proprio così.

    Hai fatto caso che nel Giudizio Universale mancano i personaggi del Nuovo Testamento?
    Sei al corrente dei rapporti di Michelangelo con Vittoria Colonna e col cardinale Reginald Pole?
    Sai perché il Mosé di Michelangelo ha una gamba più piccola dell’altra?
    La curia romana ignorava tutto.
    Se Michelangelo avesse dipinto sotto il controllo della curia, perché, dopo, sono stati dipinti i braghettoni?
    Ti assicuro che, dei miliardi di visitatori della Sistina, solo pochi conoscono i veri significati di quei dipinti; soprattutto del Giudizio Universale.
    Ti assicuro che non si tratta di fantasie. Michelangelo distrusse tutti i cartoni e molti suoi disegni per timore che l’inquisizione lo mettesse al rogo.
    Antonino Tutolo

  16. La trovo perfetta, la composizione centrale è molto moderna, la colloca sicuramente come fotografia di ricerca artistica, le proposte di Bortolozzo sono convincenti ma sicuramente hanno un taglio classico e scontato.
    Graziano Panfili

  17. Maurizio Tieghi scrive:

    @Fulvio Bortolozzo
    Considero l’opera d’arte pari a una merce, solitamente per accedere ai posti dove è mostrata, bisogna pagare, si può ottenere riduzioni sul prezzo del biglietto esibendo la tessera di una nota catena di supermercati, non quella della FIAF. Conseguentemente i fotografi della federazione non sono considerati produttori-consumatori d’arte. La fotografia in visione la penso come un’opera d’arte per la sua lunghezza inusuale, presumo l’autore sia un abituale frequentatore di supermercati.
    Maurizio Tieghi

  18. Ehilà, quale onore! Vengo chiamato in causa per tre post successivi e, anche se ora sono un poco stanco di soffermarmi su questa fotografia (a mio avviso troppo lunga), è doveroso dare una risposta :-)

    @Antonino Tutolo
    Sono perfettamente convinto della verità storica di quanto mi scrivi. Resta, a mio parere, il fatto che se Michelangelo fosse stato un pittore da strapazzo di tutto questo suo apparato iconografico in odore d’eresia importerebbe solo agli storici della Chiesa. La Sistina è grande pittura, prima di tutto. Se si coglie questo, anche solo d’istinto, si è capito il 95% di quello che era essenziale capire. Ovviamente IMHO.

    @Graziano Panfili
    Sul fatto che questa fotografia sia “moderna” siamo d’accordo. Difatti è anche uno dei suoi limiti, a mio parere. Su fatto invece che delle proposte possano essere convincenti e allo stesso tempo scontate mi sorprende assai. A me sembra un ossimoro.

    @Maurizio Tieghi
    I “fotografi della Federazione” (detto così fa molto Guerre Stellari…) sono persone in grado di produrre di tutto e di più. Cosa sia arte o meno e che l’arte sia una merce non dipende da una mozione di volontà di chicchessia, dipende solo dal gioco degli attori nel sistema dell’arte (artisti, critici, curatori, collezionisti, istituzioni pubbliche, aziende, fondazioni, banche, ecc.).
    La FIAF evidentemente non è accettata come “giocatore” da quel sistema lì perché, ipotizzo, fa di tutto per starne fuori. Il supermercato invece, a qualche titolo, è evidentemente uno dei giocatori accettati in campo :-)

    Fulvio Bortolozzo

  19. Antonino Tutolo scrive:

    @Fulvio Bortolozzo
    .
    http://digilander.libero.it/autori1/michelangelo/sistinav.htm
    Riusciresti a spiegare il significato di ciascuno dei riquadri della volta della Sistina? Ci riuscirebbe un bambino?
    Solo chi conosce il nuovo ed il vecchio Testamento, oltre agli scritti sacri, può farlo. E c’é molto di più. Michelangelo non voleva che nessuno vedesse l’opera prima che terminasse. Oltre tutto, c’erano i ponteggi ad impedire la visione.
    Leggi questo link, tanto per dare un semplice esempio:
    http://www.utopia.it/natiche_divine.htm
    Molti suoi oppositori sono raffigurati all’inferno.
    Antonino Tutolo

  20. @Antonino Tutolo

    Abbi pazienza Antonino, ma forse non riusciamo a capirci sulle parole. Quando scrivo “grande pittura” intendo che invece che figure potrebbero pure esserci forme geometriche o liberi segni di pennello e sarebbe comunque un capolavoro. Questo fatto può intenderlo ogni umano sensibile al colore come pura cromia, materia, pasta e gesto, non importa che età o erudizione specifica abbia.
    Il resto, ripeto, è un aspetto intellettuale che può interessare gli studiosi, gli storici e gli appassionati di quel particolare artista. Detto questo, trovo legittimo che ognuno di noi due resti del suo parere e non insisterei oltre perché spero che ormai abbiamo capito l’uno il pensiero dell’altro.

    Fulvio Bortolozzo

  21. Antonino Tutolo scrive:

    Non voglio convincere nessuno. Ma discutere.
    Molti artisti hanno realizzato grandi: ad esempio Raffaello. Una Madonna di Raffaello è leggiadra e splendida. Ma la sua arte si ferma all’estetica; i contenuti gli sono stati suggeriti o li ha copiati (Leonardo, la Vergine delle Rocce).
    Michelangelo e Leonardo sono quasi “onniscienti” ed originalissimi. In essi si va ben oltre l’estetica, la bellezza e la leggiadria. Ma l’uomo comune in essi percepisce solo l’estetica. Quindi non comprende la vera originalità, complessità e grandezza.
    Analogamente, nella Divina Commedia c’è quasi tutto lo scibile umano del tempo. Non si può leggere Dante come un “romanzetto rosa” della Austin. Ogni opera ha un suo pubblico.
    Io non giudico la foto di Antonio Corvaia per quello che avrei fatto al suo posto; ma cerco di comprendere le scelte di Antonio. Nella sua immagine mi colpisce il grande spazio. Egli ha usato il linguaggio estetico per comunicare lo spazio, la solitudine, l’isolamento. E’ questo che devo recepire. Imporgli soluzioni compositive diverse significa condizionarlo ad altri significati; a seguire regole che sono fini a se stesse ed impersonali; che solo documentano, in modo standard e ripetitivo. La sua è una scelta espressiva, e noi invece vogliamo costringerlo a copiare, facendolo rientrare entro precisi schemi standard.

    Antonino Tutolo

  22. @Antonino Tutolo

    No, non sono d’accordo.
    La discussione, perché tale dev’essere, non si può fermare alla “lettura dei tarocchi”. Quando propongo una riduzione diversa dell’inquadratura di una fotografia non desidero imporre nulla a nessuno. È un modo diretto, visivo, di esprimere un parere. L’autore può tranquillamente cestinarlo o “sentire” se per caso vi sono aspetti che può fare suoi e quindi ricavarne un personale vantaggio autocritico. Senza bisogno di farlo sapere a nessuno, tra l’altro.

    Il mettersi gli uni nei panni degli altri, fa circolare le idee, sviluppa il senso critico e suggerisce soluzioni nuove sia per chi esercita la critica, sia per chi la riceve. Ovviamente, IMHO.

    Personalmente, sono più contento di ricevere un’idea di soluzione diversa, che un tentativo di “lettura” delle mie supposte intenzioni espressive. A volte queste “letture” risultano persino così fuorvianti da ridursi a puri e semplici esercizi autoreferenziali di retorica ed erudizione . Penso a certi imbarazzanti testi critici nei cataloghi delle mostre d’arte, per esempio…

    Tornando infine ai Grandi (da Raffaello a Dante, passando per Mike e Leo). In quelle epoche perdute, quando arte e scienza non erano ancora discipline divise, l’autore concepiva l’opera come un vero e proprio trattato o, se preferisci, un “dimostratore tecnologico” della sua conoscenza. Non importa quindi sapere per fonti documentarie che Raffi era un superficiale vanesio e Leo quasi uno stregone. Le loro opere parlano in modo eloquente per loro. Del primo ti seduce la grazia un po’ glamour, del secondo la sapienza con cui affronta persino i dati atmosferici di uno sfondo del quadro. Sono cose che si vedono, si toccano si pensano senza bisogno di averle lette in qualche manuale universitario. Basta sganciare la parte destra del cervello dall’occhio e attivare la sinistra. Funziona, provare per credere ;-)

    Fulvio Bortolozzo

  23. Errata corrige (mi scuso cercherò in futuro di evitare al massimo le conseguenze della “furia” discorsiva)

    Basta sganciare la parte sinistra del cervello dall’occhio e attivare la destra. Funziona, provare per credere

    Fulvio Bortolozzo

  24. Antonio Corvaia scrive:

    Desidero ringraziare tutti: Fulvio Bortolozzo, Loris Sartini, Domenico Brizio, Maurizio Tieghi, Marco Furio Perini, Antonino Tutolo e Graziano Panfili, in particolare, concittadino che conosco come persona e come artista per antico rapporto sodale. Desidero ringraziarVi per i Vostri interventi, favorevoli o meno, sommari o dotti, su quelli che ormai da tempo sono elementi molto spesso ricorrenti nella mia visione fotografica e nella mia ricerca: la spiaggia, il mare, il cielo, l’infinito di una località della Calabria. Spiaggia, mare, cielo e infinito che vedo, ascolto e percepisco con l’olfatto da anni, elementi quasi immutabili, ma che in realtà mi danno sempre, in ogni momento, nuove e diverse suggestioni che tento di trasferire nelle immagini. Immagini che, purtroppo, hanno invalicabili limiti fisici, bidimensionali, di altezza e larghezza. La tridimensionalità nella trasposizione di immagini è ancora lontana dalle mie conoscenze e capacità, come la quarta dimensione ossia tutte quelle che sono le percezioni tattili e olfattive che una immagine può (o potrebbe) trasferire al lettore. Ma mi risulta ci siano già stati e ci siano, non solo nel cinema, artisti e ricercatori che hanno affrontato l’orizzonte di queste dimensioni. Solo su una cosa mi permetto di dissentire, ma sempre nel rispetto delle opinioni altrui. Per me una immagine “è”. E non potrebbe essere diversamente. Una immagine non potrebbe essere più o meno corta, più o meno lunga, più o meno quadrata, più o meno centrata, più o meno sbilanciata, più o meno contrastata, più o meno definita o sfocata. Quindi diversa da come il fotografo ha visto ed ha percepito. La visione del fotografo “è” stata quella, in quel momento. Potrà o non potrà fornire al lettore le stesse sensazioni. Per farla breve potrà piacere o non piacere al lettore, come potrà essere stato più o meno efficace il fotografo nel comunicare con il suo linguaggio. Ma ogni tentativo di rivisitazione, penso si trasformi in un puro e semplice esercizio accademico che non può aggiungere nulla di nuovo alla lettura ed alla comprensione. Con affetto e stima. Antonio Corvaia

  25. Caro Antonio Corvaia,
    con altrettanto affetto e stima, devo proprio dirti che la tua certezza (“è”) mi commuove.

    Cordialmente,
    Fulvio.

  26. Francesco Savelloni scrive:

    Leggendo la risposta di Antonio Corvaia mi ritorna in mente il professore di filosofia quando spiegò Parmenide in cui affermava che l’essere è ed è impossibile che non è … dicendo poi che sarebbe stato sicuramente in conflitto con William Shakspeare che affermava Essere o non Essere …. Ma basta ritornare alla parola di Dio in quando dice Io sono colui che è….
    C’è tutto un mondo che gira a questa lettera ma basta reminescenze e paroloni…..
    La foto in questione, bella o brutta che sia lìha fatta lui, è di Antonio, è di quel momento, è di quella situazione ecc.ecc…
    A me piace e poi per voi, sempre facendo un riferimento stavolta teatrale …. Così è se vi pare…..
    Con stima per tutti, Francesco Savelloni.

    CON STIMA PER TUTTI
    FRANCESCO STRTT

  27. eh ci vorrebbe un pò d’estate…qui a momenti nevica…. nella ridente assolata riviera ligure…. ma dove!!!!!

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