Giusti Denis – Lugagnano di Sona (VR) – Religiosità

Anche i duri piangono. Questo è quello che pensai quando vidi quest’uomo muscoloso e tattuato abbracciare in modo così sentito, la cassa delle relique delle Sante Marie Jacobè e Salomè.

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Comments (8)

 

  1. Senza la tua didascalia, non avrei mai potuto intuire che quell’energumeno piangesse. Vedo solo che è sudato e con il capo appoggiato ad una cassa di cui ignoro il valore.
    Per il resto, a parte l’esagerazione prospettica e “muscolare” del grandangolo, trovo piacevole come il “colore desaturato” (il bianco e nero è un’altra cosa) modula la luce della scena.

    Fulvio

  2. Antonio Cunico scrive:

    Una immagine ricca di analogie e contrasti, che coglie un attimo significativo di vita. Il punto di ripresa non è dei migliori, ma nonostante questo l’immagine funziona bene, ci lascia dentro alla testa un sacco di domande. Con un pò di attenzione si poteva evitare di fare entrare dentro l’inquadratura il fotografo nello sfondo che toglie un pò di naturalezza alla scena.
    Antonio Cunico

  3. Antonino Tutolo scrive:

    Condivido l’opinione di Fulvio Bortolozzo. Nel B/N non basta decolorare. L’esposizione può essere diversa; nella conversione, il contributo dei canali RGB va proporzionato alle informazioni in essi contenute.
    Avrei circoscritto l’inquadratura all’essenziale, in verticale: l’omone in primo piano, il gesto della mano, il crocifisso sullo sfondo; senza la donna e senza il fotografo; anche a costo di ruotare la verticale. Avrei tagliato il tavolo sullo sfondo, a sinistra, e la coperta, in basso, su cui è poggiata l’urna.
    Sarebbe stata una foto diversa da quella proposta dall’autore.
    Il titolo è coerente con l’immagine, sia essa documentazione di vera religiosità (punto di riferimento per costruire la propria esistenza) o di fanatismo (l’adorazione di simulacri, cercando nell’irrazionale la soluzione a bisogni personali e contingenti, spesso perfino in contraddizione col proprio Credo religioso).
    Antonino Tutolo

  4. marco furio perini scrive:

    Anche secondo me l’inquadratura avrebbe potuto essere perfezionata, magari spostandosi anche solo di poco verso destra prima di scattare. La “sostanza” comunque c’è, sia come elementi compositivi (l’uomo, la signora, l’urna, il crocifisso eccetera) sia come alternanza di luci e penombre. Ciao
    marco furio perini

  5. Maurizio Tieghi scrive:

    Forse in modo inconsapevole l’autore ha trasformato una scena fotografica usuale in un’opera piena di rimandi intellettuali. La presenza nel riquadro del fotografo ci riporta facilmente alle opere teatrali di Tadeuz Kantor, con l’autore stesso presente sul palco insieme agli attori, sullo sfondo di una scenografia rigorosamente in bianco e nero. L’ipotizzato errore per qualcuno a mio parere ha invece la capacità di trasformare una semplicistica raffigurazione di carattere spirituale in un raffinato gioco di tipo concettuale.
    Maurizio Tieghi

  6. Domenico Brizio scrive:

    Vedo un uomo e una donna che diversamente paiono affrontare il rapporto con il mistero; vedo un altro uomo che fotografa la scena; vedo un crocefisso, una cassa reliquaria, un cero e la prospettiva di un altare: se il bianco-nero fosse stato curato forse vedrei anche la profondità dell’atmosfera che chi là si trovava avrà potuto provare…
    Ci sono molti uomini duri che non hanno possanza fisica, e viceversa, ma tutti gli uomini prima o poi piangono.
    Domenico Brizio

  7. Roberto Rognoni scrive:

    Un’immagine con tanti problemi di ripresa che non mi comunica quanto desidera l’autore. Conosco la manifestazione religiosa e le occasioni fotografiche sono straordinarie. Certamente una foto non basta per farcela conoscere, ma l’obiettivo, parziale, dell’autore non è realizzato al meglio per quanto già detto nei commenti già pubblicati: prospettiva, gamma tonale, disturbi nell’inquadratura, ecc
    Roberto Rognoni

  8. Antonino Tutolo scrive:

    @Maurizio Tieghi
    “Tadeuz Kantor”
    Tanti anni fa, a Roma, vidi una mostra con le installazioni di Kantor. Grandissimo artista.
    Un manichino, che rappresentava molto verosimilmente un ragazzo, con la penna d’oca in mano, era seduto su un banco di scuola di legno, logoro e sbrindellato dal tempo. C’era il calamaio pieno d’inchiostro. Il ragazzo ed il banco erano coperti da alcune ragnatele. Ebbi un’emozione incredibile. Mi sembrò di rivivere un tempo lontanissimo e sconosciuto.
    Antonino Tutolo

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