Grassi Michele – Carpi (MO) – Io saro’, io sono io ero

Io sarò, scorgo il mio futuro, il mio riferimento, il mio punto di arrivo, ed attendo con ansia di poterlo vivere.
Io sono, ti guardo mentre tu, il passato ed il futuro mi guardate. Non distrarti, stiamo vivendo insieme in questo istante!
Io ero, rivedo il mio passato vivido e presente, quello che sono lo devo a loro.
Un abbraccio ad Arianna, Marco e Gino

Opera partecipante al Progetto fotografico “I segni del tempo” promosso dai Circoli Fotografici FIAF della Provincia di Modena.


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Comments (19)

 

  1. Maurizio Tieghi scrive:

    Guardando questo tipo di fotografia mi viene istintivamente da ricercare il tasto verde, per poterlo pigiare selezionando l’ultimo riquadro in basso a sinistra, in modo da sapere il tempo che fa a Modena. Perlomeno curiosa, se prima era un indizio, ora è una prova inconfutabile, la tendenza di dover rafforzare l’idea iniziale aumentando a dismisura l’immagine di partenza. Quasi a significare che se ho poco da dire ma lo riferisco più volte otterrò maggior credito. Oppure moltiplicare il pane e il pesce è parte del progetto che si è data la federazione di detta città, dove è diventata ormai lieta consuetudine poter assistere a interessanti iniziative di tipo fotografico.

    Maurizio Tieghi

  2. Domenico Brizio scrive:

    Tre fotografie di visi e tre fotografie di occhi non fanno una Fotografia. Bello il testo di accompagnamento e l’idea temporale.
    Domenico Brizio

  3. Sono passata a guardare tutte le fotografie del progetto “I segni del Tempo”. Rare le foto singole, probabilmente perchè percepiamo il tempo come un qualcosa che scorre, difficilmente rappresentabile, quindi, con una sola immagine.
    Tutti gli autori hanno cercato di fare del loro meglio e Michele Grassi è uno di loro.
    Pur non avendo mai fatto parte di un circolo, nè fotografico, nè velico, nè di altro genere, devo ammettere che avere un’obiettivo su cui ragionare, un argomento da sviluppare possa essere un’ottimo esercizio. Allena lo sguardo e la mente, li prepara a poter esplorare in autonomia il mondo, a esprimersi liberamente, avendo però acquisito almeno un po’ di dimestichezza con il mezzo fotografico e con i suoi meccanismi.
    A scuola abbiamo iniziato a comporre i “pensierini”, poi i “temi”…alla fine qualcuno (pochissimi) sono diventati scrittori. Altri hanno solo conservato il piacere nello scrivere. Molti hanno buttato i quaderni.
    “Io sarò, io sono io ero” è chiaramente lo sviluppo di un progetto di ampissimo respiro, lo scorrere della vita. Un progetto molto ambizioso, sviluppato calcando un po’ la mano. Sarebbero bastati i tre sguardi a dire tutto ciò che viene raccontato nel testo…ma probabilmente sarebbe poi sembrata la pubblicità di una compagnia di assicurazioni.
    Bella e significativa la somiglianza dei tre soggetti. Effettivamente parte della stessa famiglia?

    Elisabetta Moschetto

  4. Antonino Tutolo scrive:

    La serie (invece dell’immagine singola) è una delle possibili espressioni fotografiche.
    Andy Warhol ripete la stessa immagine di Marylin, cambiando solo i colori.
    .
    Passando all’immagine, nella seconda riga c’é il dettaglio sugli occhi, che pare una zoommata introspettiva, quasi ad indagare sulla limpidezza dell’animo del soggetto.
    Gli occhi dei tre soggetti paiono mostrare la stessa indole; quasi fossero veramente la stessa persona: ingenuità dolcissima del bimbo, forza virile ma sincera e civile nel giovane, dolcezza rassegnata e serena, nel vecchio.
    Mi piace il rapporto compositivo instaurato con la differenza di grandezza tra le immagini delle due righe, con asimmetria verticale e simmetria tripartita orizzontale.
    Il bimbo e il vecchio guardano al centro: l’età produttiva e più lunga dell’esistenza; il bimbo mira al futuro (scrittura da sinistra a destra), il vecchio guarda (contropenna) al passato: è scritto.
    Esprimo un rilievo sull’immagine grande del bimbo: le macchie bianche sullo sfondo sviano l’attenzione dal viso (i bianchi dispersi sullo sfondo sono prepotenti).
    Il bimbo è splendido; il giovane ed il vecchio sono simpatici.
    Complimenti all’autore
    Antonino Tutolo

  5. Sono tre fotografie diverse tra loro, come approccio, soluzione e stile. Messe insieme a forza in una triade pensata a freddo dopo averle realizzate, per di più ribadita in basso con un dettaglio esasperato sugli occhi.
    Personalmente mi sembra un tentativo grafico non riuscito di appiccicare a tutti i costi un significato estraneo a immagini che, nella loro autonomia estetica, bastavano tranquillamente ciascuna a se stessa.

    Fulvio Bortolozzo

  6. Roberto Rognoni scrive:

    Mi trovo sostanzialmente d’accordo con quanto espresso da Bortolozzo. Trovo l’elemento grafico compositivo prevalente sull’aspetto comunicativo dell’autore, che infatti deve aiutarsi con un testo “importante” per esprimere il significato del suo lavoro. Le foto prese singolarmente sono buone e l’idea di focalizzare l’attenzione sugli sguardi la trovo valida.
    Roberto Rognoni

  7. Ezio Turus scrive:

    Questo lavoro trascende dalla fotografia singola in quanto tale. E’ un vero e proprio portfolio completo, impossibile da realizzare se non mettendo assieme queste tre fotografie che, da sole, non direbbero nulla.
    Fondamentale poi accompagnare queste immagini con le parole che giustificano e sorreggono questi ritratti.
    Posso sbilancirmi sul risultato, che, a mi parere, non va molto oltre l’esercizio accademico di visualizzare uno stereotipo consolidato della percezione del tempo che passa.
    Forse preferisco pensare che ogni età, ogni istante della vita di ogni essere vivente (batteri e piante compresi) sia frutto della somma di eventi passati e la visione del futuro è solo la somma delle nostre speranze, scevre da ansie per eventi che non potremo mai sapere con se si potranno verificare… la nostra vecchiaia per prima.

    ezio turus

  8. Domenico Brizio scrive:

    Più fotografie insieme (ognun valida di per sè), più istanti non sono una fotografia singola, questa immagine lo illustra.
    E’ difficile esprimere come ‘Singolarmente Fotografia’ una serie di immagini, occorre cambiare l’intestazione di questo blog in ‘Fotografia Seriale’…
    A. Warhol usava elaborare la stessa presa fotografica e non diverse immagini (forse lo ha fatto una volta con un autoritratto…ricordo sbiadito).

  9. Silvano Bicocchi scrive:

    Il giovane autore ha risolto il tema dato “I segni del tempo” con la scelta concettuale semplicissima dei volti a tre differenti età, con una sottolineatura emozionale dell’ingrandimento che sottolinea l’espressione degli sguardi. E’ un’immagine che ha ricevuto tra i più alti apprezzamenti, pari a quello di Carlotta Bertelli, della Giuria Popolare.
    Pur nelle sue imperfezioni è un’immagine ben strutturata sotto il profilo della comunicazione perché è immediatamente comprensibile, e quegli sguardi hanno un potere ipnotico dal richiamo veramente alto, se considerato nell’insieme dell’esposizione di tutte le opere.
    L’autore saprà trarre dai diversi pareri i giusti insegnamenti. In ogni caso ciò che è importante per un’immagine è quello di fornire al lettore gli elementi perché egli possa comprendere il significato voluto dall’autore stesso, lui ci è riuscito.
    Parlo di un’immagine anche se quest’opera è formata da tre più tre fotografie, perché questo dispositivo visivo va considerato nella sua interezza. E’ un doppio trittico coerente e come tale costituisce un’unica immagine, cioè la rappresentazione di ciò che l’autore ci ha voluto dire.
    Naturalmente l’immagine si sarebbe potuta realizzare in altri modi, probabilmente più rispettosi di gusti iconicamente più raffinati, mantenendo fermo il senso. Evidentemente in un progetto tematico assume particolare importanza la lucidità progettuale e la semplicità strutturale dell’immagine.
    Silvano Bicocchi

  10. Maurizio Tieghi scrive:

    I segni del tempo della fotografia FIAF.
    Partecipando sabato scorso a un seminario promosso dalla FIAF, ho potuto ascoltare uno dei promotori dell’iniziativa fotografica “I segni del tempo” di cui questa fotografia, anche se a mio parere sarebbe più plausibile classificarla come un portfolio composto di sei foto, è parte. Ritorno con alcune considerazioni personali, non sulla fotografia- portfolio in visione, ma sul fatto che delle trentadue fotografie selezionate ben ventisette sono immagini multiple. Vedi link: http://www.fotoincontri.net/CircoliFIAF/2009/Isegnideltempo/index.html?hl=it.
    Ritengo troppo scontata l’idea di raccontare visivamente il trascorrere del tempo usando più fotografie, sono dell’idea che questa norma espressiva più che dal percorso culturale dei singoli fotografi, a mio parere a corto d’idee, sia figlia di qualche percorso formativo degli stessi autori. Riscontro nelle singole opere troppa affinità al “modello portfolio” che è premiato nei concorsi FIAF. Omogeneità imperante che in alcuni commenti è lodata come creatività giovanile.
    Identica impressione di omogeneità nel tempo della fotografia FIAF, sempre troppo compiaciuta di essere uguale a se stessa, l’ho riscontrata nel pomeriggio in un altro luogo assistendo alla proiezione delle opere ammesse al concorso Gran Prix. La fotografia che rimane sempre uguale a se stessa, mostrando comunque i segni del tempo che passa, dipende da noi fotoamatori oppure da chi decide quali immagini siano degne di rappresentarci?

    Maurizio Tieghi

  11. Silvano Bicocchi scrive:

    In qualità di ideatore e animatore del Progetto Tematico Provinciale dei Circoli Fotografici della Provincia di Modena “I segni del tempo”, preciso che ad ogni autore è stato assegnato, per esporre la propria opera, un pannello di dimensioni 70×100 cm. L’immagine poteva essere sia una fotografia singola che un portfolio.
    A differenza di un Concorso Fotografico, nel quale una giuria decide la selezione delle opere ammesse alla mostra, il nostro Progetto Tematico non ha posto nessun filtro tra autori e pubblico, in quanto è stato l’autore a decidere di esporre la propria opera, aprendosi in tal modo al giudizio del pubblico. Il presentare una propria opera è un gesto di grande umiltà, perché tutti temono le proprie imperfezioni ed è facile criticare.
    Il fatto che tanti abbiamo partecipato indica che l’ambiente creato tra i partecipanti al progetto è stato rispettoso, aperto, interessante e invitante.
    L’attività così strutturata ha avuto la partecipazione di autori appartenenti alle più diverse età, dai 22 ai 70 anni.
    L’ampia partecipazione di cui ha goduto questo nostro 1° Progetto Tematico Provinciale, ritengo sia dovuta al clima di ampia libertà espressiva ed all’alto profilo, in buona educazione ed eleganza, dei rapporti intrattenuti tra i partecipanti su un apposito blog.
    Un’attività FIAF non si caratterizza solo con le eccellenze fotografiche ma anche nel creare, con lo stile giusto, le occasioni in cui pubblicamente incoraggiare l’espressione fotografica, intesa come momento di crescita della persona ed evento collettivo di riflessione su un tema attraverso la fotografia.
    Silvano Bicocchi

  12. @Maurizio Tieghi
    Sono socia FIAF, ma solamente da un anno, quindi ancora estranea ai suoi meccanismi, ai circoli e tutto ciò che può girare intorno alla Federazione.
    Mi permetto di riprendere una tua frase: “sono dell’idea che questa norma espressiva più che dal percorso culturale dei singoli fotografi, a mio parere a corto d’idee, sia figlia di qualche percorso formativo degli stessi autori.”
    Se non erro, stai dicendo che un gruppo di giovani fotografi alle prese con un progetto difficile come “I segni del Tempo” sono stati talmente influenzati dalle teorie estetiche di alcune persone che non sono stati in grado di esprimersi secondo il loro personale sentire? (sorvoliamo sull’”a corto di idee”)
    Beh, permettimi di essere piuttosto perplessa. Non tanto per il “potere” che possono avere gli insegnanti, ma per la poca considerazione delle giovani menti.
    Personalmente ho sempre dovuto lottare per costruire un portfolio, non faceva parte della mia natura ed effettivamente anche io mi sono scontrata con alcune teorie incrollabili…ma questo fa parte dei giochi e non tutto ciò che siamo è sempre e solo la “cosa giusta”.
    Ho guardato le immagini di alcuni bravissimi fotografi che partecipano a questo blog e la maggior parte di essi (te compreso) presentano delle serie di immagini che potrebbero tranquillamente essere catalogate come “portfolio”.
    Comprendo il desiderio di vivere un ambiente stimolante, aperto, libero da qualsivoglia arcaico retaggio culturale. Un ambiente frizzante e innovativo, ricco di idee e spunti…ma non è la Residencia de Estudiantes di Dalì, è un blog di fotografia amatoriale e credo che tutti coloro che vi partecipano, soprattutto chi scrive, abbia il dovere di dare il suo contributo alla crescita dei giovani (e meno giovani) fotografi, commentando in modo costruttivo le immagini che ci vengono presentate. Le polemiche non stimolano la creatività. Fanno male, soprattutto a chi si è da poco appassionato al mondo della fotografia.
    Sta a noi creare un ambiente adeguato, un luogo di discussione aperto, corretto e stimolante. E mi auguro che prima o poi passino di qua anche le giovani menti. Ne gioveremmo tutti.
    La fotografia che rimane sempre uguale a se stessa dipende da noi fotoamatori…questa è una certezza.

    Elisabetta Moschetto

  13. Domenico Brizio scrive:

    Una domanda mi sorge spontanea – eh, le domande sono imprevedibili! – dopo una meditata lettura di quanto di interessante è stato postato qui sopra: qual’è la differenza tra fotografia amatoriale e non amatoriale?
    Domenico Brizio

  14. Mi sorge spontanea una risposta: l’amore!
    Si sa, d’altronde, che l’amore rende ciechi ;-D

    FB

  15. Maurizio Tieghi scrive:

    @Domenico.
    La partita iva in italia.

    Maurizio Tieghi

  16. Catellani Franca scrive:

    E’ pur vero che le critiche stimolano il contradditorio , ma alcune scusate mi sembrano gratuite .Ora amplifico la discussione .Sono sulla stessa linea di Elisabetta , e spiego !Il progetto “Segni del Tempo “ideatore e animatore Silvano Bicocchi coinvolgeva i circoli Circoli Fotografici della Provincia di Modena ogni autore è stato assegnato, per esporre la propria opera, un pannello di dimensioni 70×100 cm. Quindi un preciso progetto – ripeto progetto L’immagine poteva essere sia una fotografia singola che un portfolio.
    Questo progetto di coinvolgimento è stato molto importante-utile –costruttivo (mi auguro che ne seguano altri) non solo dal punto di vista della fotografia ma anche sul piano umano .
    Di solito i circoli sono chiusi nel loro” habitat “ si chiudono il portone alle spalle e discutono fra di loro della foto fatta in settimana .Questo progetto li ha fatti incontrare , li ha coinvolti, hanno condiviso pur mantenendo le caratteristiche espressive individuali . I fotoamatori sono persone che durante la settimana fanno tutta un’altra cosa dal fotografare . Hanno aderito al tema con rispetto -serietà e gioia , e voglia di mettersi in gioco( ecco giocare è una parola che nessuno dovrebbe dimenticare) , ho visto lo stesso entusiasmo di quella di 20 come nella persona di 70 anni . Ora veniamo alle foto il fatto che piu’ autori abbiano scelto di esprimersi con un numero piu’ alto di uno; significa l’esatto contrario dell’ incapacità – esprimersi con piu’ foto è molto piu’ difficile e complesso – ci vuole una idea – ci vuole coerenza di espressione , ci vuole coerenza tecnica , logica- creatività .è nel multiplo delle foto che leggi l’autore ; anche nelle mostre l’autore non presenta se stesso con una foto singola ma con un percorso personale – culturale ampio Un tema come “Segni del tempo ““andava ricercato , approfondito pensato, non si poteva licenziare con una semplice foto un tema cosi’ attuale e profondo Il risultato era nei commenti delle persone al di fuori della fotografia e parlo del pubblico (che non è stupido anche se non scatta ) Nella foto in questione l’autore con le sei immagini definisce un progetto preciso , ci comunica la sua idea dei Segni del Tempo .

  17. Domenico Brizio scrive:

    @Franca
    La tua difesa del ‘progetto’ orientato, giusta e condivisibile sotto il profilo umano (aggregazione, socialità, scambio culturale, partecipazione ad un modo di emozioni condivise: sì, la fotografia è anche questo, fortunatamente!) non sembra spiegare il perchè ci si debba per forza esprimere con più fotografie come se una eccellente non fosse più sufficiente… ma qui andiamo sul vezzo modaiolo che il portfolio sia l’obiettivo-progetto di ogni autore che cerca una strada personale. Il portfolio è una forma di comunicazione senz’altro consona ad interpretare una qualsivoglia situazione ma non è affatto vero che esprimersi con più foto sia più difficile e meriti un consenso maggiore come sembra di leggere (dobbiamo sempre cercare un premio con una fotografia?, mah). I portfolio a tema unico e situazione unica sono spesso un tantino ripetitivi: d’altronde ripetere un’emozione sistematicamente cade sotto l’ingiuria pressante del tempo. Esprimiamoci pure con portfolio ma non facciamo della modalità un fine. Una semplice fotografia (imho) può bastare per significare la forza del tempo, ma se possono usare quante se ne vogliono, naturalmente.

    “I fotoamatori sono persone che durante la settimana fanno tutta un’altra cosa dal fotografare”.
    Spero che i fotoamatori si soffermino a fotografare anche durante il corso della settimana, magari non faranno un portfolio ma a volte una fotografia ti viene negli occhi ed è un peccato non accoglierla!

  18. Carla Pellegrini scrive:

    Non capisco tutto questo accanimento.
    Le proposte che arrivano dal progetto emiliano sono comunque immagini, un impianto grafico atto ad esprimere un concetto.
    Possiamo discutere se la realizzazione sia o meno efficace a nostro parere, possiamo esprimere liberamente il nostro parere ma dobbiamo rispettare l’autore e l’opera.
    In fondo, è tutto qui.
    Carla Pellegrini

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