La fotografia che si muove – Giovanni Firmani

La fotografia, più di altre forme espressive, è condizionata dalla tecnologia che avanza (e che avanza sempre a velocità crescente). Così alla fine degli anni ’70 sembrava una grande conquista l’audiovisivo inteso come proiezione di diapositive in dissolvenza incrociata accompagnata da “colonna sonora”. E la bellezza delle diapositive proiettate è rimasta ineguagliata anche oggi. Il digitale e l’uso del computer hanno fatto sì che chiunque, con poca spesa e mezzi limitati, potesse fare una proiezione di file digitali corredato di commento musicale. E quando si parla di audiovisivi ancora oggi si pensa a quella formula, seppur aggiornata dai mezzi digitali.
Ora potrebbe essere il momento di dare una svolta, considerando che molte macchine fotografiche posso registrare brevi video: perché non svincolarsi dall’immagine fissa e non inserire anche l’immagine in movimento? Ho notato infatti che i regolamenti dei concorsi sugli audiovisivi escludono categoricamente l’immagine in movimento. Ora che questa è una nuova opportunità per il fotografo, senza voler contaminare la cosa col cinema, perché non rivedere i regolamenti dei concorsi sugli audiovisivi ammettendo audiovisivi che abbiano anche spezzoni video (o anche solo immagini in movimento)? Con questo intervento vorrei aprire un dibattito per prendere atto che il fotografo ormai fa anche delle riprese video. Prendiamone atto, ma anche adeguiamoci a considerare questa nuova opportunità
Giovanni Firmani

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Comments (55)

 

  1. Maurizio Tieghi scrive:

    @Giovanni Firmani
    La FIAF è costituita anche da club fotografici, questi sono molto simili ai circoli che si occupano di pesca e di caccia essendo composti da persone, hanno statuti e incarichi sociali. Come tantissime altre associazioni. Non trovo tanto differente praticare la pesca e la caccia dal fare fotografia di tipo naturalistico, infatti, si usa spesso classificarla come “caccia fotografica”. Il reportage fotografico non è molto distante dalle discipline amatoriali dette in precedenza. Il fotografo non uccide gli animali e i suoi simili, questo è vero, quindi fare fotografie risulta eticamente più corretto. Io non sono purtroppo un vegetariano e altri uccidono gli animali di cui mi cibo. Pensare che occuparsi di fotografia sia un esercizio più elevato nella scala sociale lo considero presuntuoso, trattasi come le altre modalità di trascorrere il tempo libero di un hobby per tante persone e soprattutto di un affare economico per molti. Non credo che far parte di circoli fotografici, assumendone incarichi su indicazione dei soci, sia fare politica nel senso che intendi tu, ma potrei sbagliarmi.
    Da alcuni anni mi sono appassionato, come d’altronde tantissimi altri fotografi, del mondo degli audiovisivi, questo per la possibilità di poter avere software di facile utilizzo. Naturalmente il “movimento” della fotografia all’interno di un audiovisivo espande notevolmente le possibilità espressive del suo autore, essendo io appassionato di cinema più che di fotografia è stato immediato usare tale tecnica. Ora però sono dell’idea che abbia ragione la FIAF, l’audiovisivo deve mantenere le fotografie fisse e utilizzare gli altri effetti, perché a mio parere questo fatto li differenzia delle produzioni cinematografiche e video.

  2. Antonino Tutolo scrive:

    @Maurizio Tieghi
    “Pensare che occuparsi di fotografia sia un esercizio più elevato nella scala sociale lo considero presuntuoso”
    .
    Dire che la fotografia è un fatto culturale non significa affermare che chi fa fotografia è da situare in un gradino più alto della scala sociale. Mi pare che nessuno, in questo bolog, ha fatto una simile affermazione.
    Ma in ogni società, in ogni gruppo di persone, c’é chi pensa e chi agisce manualmente (l’apologo di Menenio Agrippa, delle mani che entrano in sciopero perché stanche di lavorare .. per uno stomaco che appariva loro azioso e parassitario).
    Entrambi questi compiti hanno pari dignità, ma non si negare che il primo richieda conoscenze e responsabilità di livello più elevato.
    E il fatto che la fotografia richieda un livello culturale (estetico) più alto di altre occupazioni è unanimamente riconosciuto come scontato. Anche se tutte hanno pari dignità.

  3. Antonino Tutolo scrive:

    Per l’esercizio dell’attività di fotografo la legge non richiede al fotografo professionista il possesso di un titolo di studio. Fino a qualche anno fa era necessaria la licenza di PS (come fotografo ambulante, o fotografo di studio)
    Invece per la fotografia della comunicazione moderna è necessaria un ben precisa preparazione tecnico-culturale, e sono stati istituiti titoli di studio, anche a livello universitario, legalmente riconosciuti; soprattutto nel campo delle belle arti.
    Questo dimostra che la fotografia moderna, diversamente da quella del passato, è un fatto culturale multidisciplinare e sofisticato.
    E’ quanto meno contraddittorio che, proprio quando la legge e la società hanno preso coscienza dell’aspetto culturalmente sofisticato della fotografia, siano proprio alcuni fotografi a volerla considerare alla stregua di quella del “fotografo ambulante”.

  4. Guardi Tutolo, che l’art. 111 del testo Unico di Pubblica Sicurezza è stata abrogata dal 1998, e sostituita da una semplice comunicazione di “inizio attività” al Questore. Sottolineo la cosa poiché la “sola” fotografia mantiene, ancora per certuni, quell’aura di “cospirazione complottarda” in era Internet e satellitare. Che cosa aggiungere di più, niente.
    Saluti

  5. Antonino Tutolo scrive:

    @Michele Annunziata
    “l’art. 111 del testo Unico di Pubblica Sicurezza è stata abrogata dal 1998, e sostituita da una semplice comunicazione di “inizio attività” al Questore.”

    Infatti io ho scritto : ..”Fino a qualche anno fa” era necessaria la licenza di PS…

    Concordo che per alcuni (analogici) la fotografia mantiene “quell’aura di “cospirazione complottarda””.
    Sembra una loggia segreta i cui membri compiono, ad ogni uscita fotografica, un rito segreto e religioso.
    Ma è più apparenza che realtà.
    Perché in genere è molto facile che non conoscano tutto il processo fotografico e si limitino alle sole diapositive, senza mai stampare.

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