La fotografia che si muove – Giovanni Firmani

La fotografia, più di altre forme espressive, è condizionata dalla tecnologia che avanza (e che avanza sempre a velocità crescente). Così alla fine degli anni ’70 sembrava una grande conquista l’audiovisivo inteso come proiezione di diapositive in dissolvenza incrociata accompagnata da “colonna sonora”. E la bellezza delle diapositive proiettate è rimasta ineguagliata anche oggi. Il digitale e l’uso del computer hanno fatto sì che chiunque, con poca spesa e mezzi limitati, potesse fare una proiezione di file digitali corredato di commento musicale. E quando si parla di audiovisivi ancora oggi si pensa a quella formula, seppur aggiornata dai mezzi digitali.
Ora potrebbe essere il momento di dare una svolta, considerando che molte macchine fotografiche posso registrare brevi video: perché non svincolarsi dall’immagine fissa e non inserire anche l’immagine in movimento? Ho notato infatti che i regolamenti dei concorsi sugli audiovisivi escludono categoricamente l’immagine in movimento. Ora che questa è una nuova opportunità per il fotografo, senza voler contaminare la cosa col cinema, perché non rivedere i regolamenti dei concorsi sugli audiovisivi ammettendo audiovisivi che abbiano anche spezzoni video (o anche solo immagini in movimento)? Con questo intervento vorrei aprire un dibattito per prendere atto che il fotografo ormai fa anche delle riprese video. Prendiamone atto, ma anche adeguiamoci a considerare questa nuova opportunità
Giovanni Firmani

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Comments (55)

 

  1. “Eppur si muove”, direbbe un redivivo Galileo osservandoci dal mirino di una Canon ;-)

    Penso che le nuove opportunità tecnologiche servano prima di tutto a motivare la scelta di continuare ad usare tecnologie precedenti.

    Mi spiego. Se con una fotocamera posso solo riprendere immagini fisse in bianco e nero ho solo due opzioni: fare la foto oppure no. Con l’arrivo del colore le scelte aumentano a tre: fare la foto in bianco e nero, farla a colori oppure non farla.

    Ora le scelte aumentano ancora perché con una fotocamera posso riprendere anche immagini in movimento a colori (che poi posso pure desaturare completamente).

    Arrivati a questo punto però, si iniziano a sfiorare i confini di un’altra attività finora lasciata ai cugini del video e del cinema.

    Sarà quindi importantissimo, secondo me, che in ambito concorsuale FIAF si cominci ad attrezzarsi per dare spazio a oggetti del tutto “nuovi” (le immagini in movimento) e per inserire nelle valutazioni e nella didattica il tema della motivazione della scelta: perché faccio una fotografia in bianco e nero oppure a colori o invece un video?

    Penso che sempre di più la figura del “fotografo” tenderà a scomparire a favore della figura del “lens based artist” (cosa che in ambito d’arte contemporanea internazionale sta già avvenenendo da tempo). Una figura che non si determina più a partire dal mezzo tecnico di ripresa e produzione, ma dall’ampio ambito tecnologico ottico nel quale realizza le sue immagini.

    In compenso, chi continuasse a stampare in bianco e nero da pellicola non diverrebbe improvvisamente un dinosauro o l’ultimo dei Mohicani. Sarebbe solo un “lens base artist” che ha consapevolmente e liberamente scelto di usare tecniche precedenti perché sono le più adatte ai suoi progetti.

    Trovo tutto questo liberatorio e stimolante.

    Fulvio Bortolozzo

  2. Antonino Tutolo scrive:

    Penso che non sarà l’inserimento di una nuova disciplina fotografica ad annullare la fotografia classica.
    La fotografia classica si sta annullando da sola, con la ripetitività dei suoi schemi.
    L’arte moderna è multidisciplinare. Già nelle mostre si includono poesie, commenti, proiezioni e audio di sottofondo.
    Non è con la creazione di leggi, con l’installazione di steccati che si ferma il tempo. Il protezionismo di solito aumenta l’inosservanza delle regole (alcool, droga).
    Se i tempi sono maturi per una nuova disciplina fotografica, “che si avvicinerebbe al cortometraggio”, se esistono sotenitori di questa nuova forma fotografica o cinematografica, che dir si voglia, nessuno riuscirà ad impedirne la diffusione.
    Se non sarà la “fotografia” ad accettarla, ci penserà il cinema, il cortometraggio, o un’altra disciplina artistica.
    Credo che la fotografia del domani sarà in ogni caso diversa da come è concepita oggi.
    In ogni caso si possono creare ulteriori divisioni e sottodivisioni a quelle già esistenti: B/N analogico, colore analogico, diapositiva, diaporama, digitale B/N, digitale colore, foto da cellulare, mail art, serie fotografiche, portfolii, mostre, foto di documentazione, fotografia creativa, fotografia tecnica basata solo sulla massima risoluzione (diffusissima), reportage, macro, micro, paesaggio, ritratto, foto astronomiche, moda, still life, foto pubblicitaria, foto naturalistica, fotografia architettonica, fotografia teatrale, fotografia sportiva, elaborazioni creative, notturni, ecc.
    Penso che Fulvio dimentichi qualcosa, a proposito della già esistente, notevole multiformità delle discipline fotografiche.
    Antonino Tutolo

  3. Personalmente mi sto regolando in questo modo: foto analogica per immagini single o piccole serie (e il BN); digitale per le serie o molti scatti per sessione e quindi anche audiovisivi. E ora c’è la possibilità del video, con infinite possibilità di montaggi, mescolanze con la fotografia, con la grafica, con la musica, che dei testi e con gli effetti sonori che aiutano a dare maggior suggestione alle immagini. Io direi di approfittare di queste nuove possibilità. Resto sempre me stesso, ma mi esprimno con forme e modi diversi. Da fotografo divento lens based artist? Pazienza :-) Spero vivamente che i regolamenti si adeguino a queste nuove opportunità espressive. Aderite numerosi a dire la vostra sull’argomento.
    giovanni firmani

  4. Loris Sartini scrive:

    Il video è video, la fotografia è fotografia.
    Non sono in competizioni, sono due cose molto diverse ma al tempo stesso difficili da realizzare.

    Io credo la scelta di inglobare troppe funzioni nello stesso apparecchio generi sovente confusione e decadimento qualitativo.
    Loris

  5. @Antonino Tutolo
    “Penso che Fulvio dimentichi qualcosa, a proposito della già esistente, notevole multiformità delle discipline fotografiche.”

    Non dimentico, sapevo di poter contare sulla tua erudizione enciclopedica Antonino ;-)

    Piuttosto esortavo la FIAF a non metterci troppo tempo nel prendere atto di ciò che entrambi, diversamente, diciamo. Anche se non parlerei di “multiformità di discipline”, sennò si sta lì a suddividere la stessa esperienza in mille e mille caselline. Ci sono invece ritardi culturali interni da colmare, a mio avviso. Anzi, ci sono spazi da occupare con coraggio e lungimiranza, prima che, come dici anche tu, vengano occupati da altri. È dai tempi della divisione in lupi e pecore tra gli associati FIAF che le pecore devono decidersi a mordere i lupi, invece di accontentarsi di brucare l’erbetta del loro consolatorio pascoletto autoreferenziale.

    Fulvio Bortolozzo

  6. Maurizio Tieghi scrive:

    La Fotografia si evolve senza che noi del Blog possiamo farci nulla, quindi a prescindere, questo è bene. Potremmo disquisire fino allo sfinimento se la FIAF (Federazione) debba ampliare i temi da proporre nei concorsi fotografici inserendo il movimento lento negli audiovisivi. Personalmente vieterei per legge gli audiovisivi di tipo fotografico, così come Silvester Stallone in un suo film proponeva di vietare per legge le emozioni. Prima che di fotografia mi sono appassionato al cinematografo, quindi per cortesia lasciamo correre. E’ difficile comporre buone fotografie singole, ancora di più legarle in un portfolio, ma spesso sanno emozionarmi. Frequentemente gli audiovisivi sanno infastidirmi. Adesso credo prioritario aprire una campagna di sensibilizzazione nei confronti della fotografia in verticale, è continuamente bistrattata anche nelle proiezioni con il patrocinio della FIAF. Povere giraffe nane, giocatori di basket che sembrano giocolieri da circo equestre, grattacieli svettanti sviliti come fossero a Italia in miniatura. Tutto questo per l’imperante effetto cinema dei pc e proiettori digitali. La federazione dovrebbe obbligare chi organizza i concorsi di dotarsi di doppio proiettore, permettendo in tal modo di mostrare le immagini in verticali nell’auspicata altezza di ben 1024 pixel. Oppure basterebbe stabilire per regolamento che il lato maggiore delle foto sia quello del formato verticale (per esempio 768 px), ma le cose semplici spesso sono incomprensibili.

    Maurizio Tieghi

  7. Antonino Tutolo scrive:

    @Maurizio Tieghi
    Avevo dimenticato l’altro pregiudizio: la foto verticale.
    Grazie per il suggerimento, Maurizio.
    :-)
    Antonino Tutolo

  8. gfirmani scrive:

    Loris Sartini scrive:
    4 marzo 2010 alle 14:02

    “Il video è video, la fotografia è fotografia.”

    anche la musica è musica eppure la utilizziamo negli audiovisivi; i testi sono testi eppure ci stanno; la poesia è poesia eppure la utilizzo a volte per accompagnare delle foto (o i poeti usano le immagini insieme alle loro liriche). Abbiamo fatto un’esperienza di “falsi d’autore”, ispirandoci liberamente a poeti del 400…
    Il bello della multimedialità è che consente di utilizzare strumenti diversi per uno stesso parlare. la realtà è già così, IL problema è capire se anche la FIAF ne prende atto. Sono sicuro che lo farà. Speriamo senza farci aspettare degli anni
    gfirmani

  9. Ezio Turus scrive:

    Credo che discutere sul sesso degli angeli possa portare più lontano che fossilizzarsi sui regolamenti, su quello che si può o non si può fare con la fotografia, i video, il cinema, la musica, la poesia.la computer grafica, la reatà virtuale e (perchè dobbiamo lasciarla fuori) la pittura.
    Sicuramente l’amico Fulvio Bortolozzo ricorderà quando 12 anni fa ci scambiavamo opinioni e fotografie via web esattamente come ora, tra appassionati slegati dalla cerchia territoriale… eppure la fiaf (con tutte le altre federazioni e realtà fotografiche) non poteva certo mettersi a stilare regole su quello che si poteva o non si poteva fare. Dopo anni sono comparsi i vari blog e ovviamente la fiaf si è giustamente adeguata ai tempi.
    Nel frattempo gli “sperimentatori” non si sono certo lasciati imbrigliare da regolamenti, foto orrizzontali e proiezioni in dissolvenza a due proiettori. Chi sa fare, fa. Punto. Non è la fiaf a poter dare limiti ma sono gli innovatori che devono suggerire i loro linguaggi, slegati completamente da incasellamenti preconfezionati . Aborro affermazioni ferali su quella che è o non è la fotografia e, visto che ci siamo, mi sono stancato da almeno 10 anni di discutere se il digitale è fotografia oppure no, eppure ancora oggi, se vengo invitato presso qualche circolo, mi ritrovo ancora questi discorsi.
    Ma scherziamo?
    Chi stabilisce poi che io non posso fare una proiezione tutta in verticale, con quadri dipinti, fotografie, video e quant’altro?
    Chi stabilisce che DEVO presentare il mio lavoro esclusivamente con file eseguibile,
    (con buona pace degli utilizzatori linux e mac).
    L’unica costante con cui devo fare i conti è il buon gusto nel risultato finale e il messaggio che voglio trasmettere.
    Fine

    ezio turus

  10. sono d’accordo; però intanto se un regolamento ti chiede il file .exe e solo immagine statiche…. vieni scartato (o puoi esserlo) se mandi un file .mov e se la proiezione contiene delle riprese in movimento. E’ vero che tutti i giorni facciamo quello più ci aggrada (video compresi), però poi non possiamo condividerlo in FIAF fino a che i regolamenti non prevederanno maggiore elasticità. Se ne discute per questo
    giovanni firmani

  11. Domenico Brizio scrive:

    Concordo con Ezio. Lucidissimo. Chi mette regole alla creazione spesso non fa che chiedere di replicare se stesso, inconsapevolmente e inconsciamente. Certo il buon gusto, la ‘civiltà visuale’, il porgere fotografia sono caratteristiche personali ma qualificano ancora. Fortunatamente.
    Domenico Brizio

  12. Antonino Tutolo scrive:

    Nelle sezioni si ragiona diversamente.
    La verticale dev’essere verticale. L’acqua della cascata deve filare come cotone idrofilo. Orizzontale e verticale non vanno insieme: quindi meglio evitare il verticale. Il ritratto è solo il primopiano; nonostante ci siano dei libri che propongono ritratti con interi vagoni ferroviari. Nell’architettura deve essere visibile la base del palazzo. L’analogico è la copia fedele della realtà; il digitale è contraffazione. La contraffazione è solo digitale; i bit sono piccoli, invisibili ed anarchici. Il digitale non arriverà mai alla capacità espressiva dell’analogico. Il soggetto principale va composto nei terzi. La Leica ha lo sfuocato leggibile; ma se l’ho sfuocato è proprio perché lo volevo illegibile. La fotografia è quella della ripresa: la camera oscura stampa senza alterazioni. La fotografia è arte solo quando ci si vanta di essere fotografi; quando usi la parola arte in un forum, ti ridono dietro. La fotografia è la fotografia; le altre arti sono altra cosa.
    La fotografia è “il momento decisivo”; tutto il resto è degenere. Fotografia deriva dal greco: “scrivere con la luce”; quando lo sento ripetere mi viene il mal di mare.
    Aria! Aria nuova! Libertà di ruotare, appiattire, scolorare, manipolare! Come si faceva, si è sempre fatto, in 200 anni, in camera oscura; ma nessuno lo sa: perché tutti portavano le foto dal negoziante all’angolo, ed il recupero degli errori li faceva lui, con mezz’ora di esposizione di negativi densi e scurissimi, con il recupero del contrasto tramite le carte graduate, con la riquadratura dell’immagine sotto l’ingranditore.
    Antonino Tutolo

  13. Domenico Brizio scrive:

    Soffro spesso di mal di mare (e continuo a frequentarlo!) ma non quando sento che la fotografia è scrivere con la luce (e continuo a fequentarla!). Bah, starò invecchiando.
    Domenico Brizio

  14. Ezio Turus scrive:

    @Antonino Tutolo

    Mi sembra che questa tua riportata, sia una visione assai ristretta della fotografia, sia da parte dei fotografi, sia da parte dei circoli, sia da parte della fiaf.
    Si, forse 30 anni fa, quando l’unico mezzo per poter mostrare foto e l’unico modo per vederle era frequentare i concorsi fotografici, dove, come tutte la gare, ha le sue regole e le sue strategie. Vi erano vincitori ed esclusi, a discrezione dei tre babbei che facevano i giurati (babbei per tutti gli esclusi, tranne che per i vincitori).
    Ora, graze alla caduta del muro di Berlino, abbiamo una rete globale messaci a disposizione che ci permette di vedere e far vedere di tutto.
    Non ci sono scuse, ora, per giustificare l’ignoranza (intesa nel senso di NON SAPERE).
    Sappimo che foto fa il nostro vicino di casa e le possiamo confrontare con quelle del neozelandese agli antipodi, sappiamo cosa e come si può utilizzare le nuove macchine fotografiche ma possiamo anche cimentarci con i fori stenopeici, o con la mai abbastanza osannata polaroid. Possiamo fare video (ma mi sembra che le telecamere erano in vendita già da un po’, prima che le mettessero nelle “macchine fotografiche”) e confrontare i propri video con gli altri milioni presenti su youtube e non solo.
    Insomma, dova sta il problema?
    Perchè la fiaf deve creare un’altro schema concorsuale, quando la prima cosa che uno dovrebbe fare per essere innovativo è quella di rompere gli schemi?
    Per vincere altre medagliette?
    Cito “Scool of Rock” – “i Sex Pistols non hanno mai vinto niente …” ed è vero, ma in piena epoca Thatcher, quando la disoccupazione in inghilterra era alle stelle e il vuoto culturale si stava creando, il genio di McLaren ha sfornato quella cosina chiamata Punk, dimostrando a tutti che non serve la tecnica per esprimere messaggi, anche forti.
    E qui, cosa facciamo? Continuiamo ad affiliggerci con i megapixel (un tempo ci si scannava per le linee per millimetro), con strumenti sempre più perfezionati, con l’unico risultato che, se prima sapevo fare una cavolata (la parola era diversa, ma poi mi censurano il post) con una kodak gold sviluppata nel negozio all’angolo, ora posso fare una cavolata con la mia mega macchina da un milione di dollari, e se la definizione me lo permette posso mostrarvi i dettagli più reconbditi di quella cavolata … ma sempre cavolata resta.
    Se poi vogliamo anche mostrarla in movimento, riusciremo a fare una videocavolata.
    Bene.
    come ho detto nel post precedente. Chi sa fare faccia, parcheggi su youtube il proprio lavoro, inviti i presenti alla visione e su quello poi potremo discutere.
    La fiaf nel frattempo potrebbe ben stare a guardare che cosa i fotografi sanno fare e, di conseguenza, comportarsi con i regolamenti.

    ezio turus

  15. sicuramente quando diciamo FIAT LUX ci sentiamo molto simili a Dio :-)

  16. Antonino Tutolo scrive:

    @Ezio Turus
    “@Antonino Tutolo

    Mi sembra che questa tua riportata, sia una visione assai ristretta della fotografia,..”
    .
    Non è la mia visione. Infatti la criticavo.
    Su internet (frequento diversi forum) in genere si privilegia la risoluzione, l’obiettivo, il crop, la diatriba Nikon Canon, quella della leggibilità dello sfocato Leica, ecc.
    Su quanti blog ci discute di fotografia in termini di arte?
    Che poi sia possibile visitare siti in cui la fotografia è vista in modo molto evoluto è certo. E’ possibile conoscere autori moderni e modi diversi di fotografare.
    Ma quanti arrivano a questi siti? In genere sono stranieri.
    Quanti si curano di cercarli?
    Occorre andarci con l’intenzione, seguire il sottile filo d’Arianna di un piccolo link, memorizzare (quando capitano per caso) gli indirizzi e poi tornarci per leggerli.
    Molti, invece, prendono quello che si trova più facilmente; quello che è segnalato sui siti delle marche di apparecchi, che hanno il solo scopo di vendere.

    @giovanni firmani scrive:
    “sicuramente quando diciamo FIAT LUX ci sentiamo molto simili a Dio”
    .
    Certo, cercare di comprendere quello che prova qualcun altro, costa molta più fatica che etichettarlo semplicisticamente per visionario, illuso, cervellotico, presuntuoso.
    La pappa pronta è più semplice da scodellare. Ma ha lo stesso di quella conquistata con la ricerca e lo studio?
    L’ignoranza ha il gusto piacevole del caldo della culla, della rassicurante omologazione. Ci stendiamo in essa con indolenza. Ed esprimiamo anche giudizi. Che ovviamente sono senza senso, e senza percezione delle cose.
    Io quando non capisco una cosa, cerco di impararla, o resto in silenzio ad ascoltare.

  17. Antonino Tutolo scrive:

    @Domenico Brizio
    “Soffro spesso di mal di mare (e continuo a frequentarlo!) ma non quando sento che la fotografia è scrivere con la luce (e continuo a fequentarla!). Bah, starò invecchiando.”
    .
    Dai, Domenico!
    Non prendere alla lettera le parole.
    Cerca di comprendere che mi riferisco ai luoghi comuni ripetuti senza consapevolezza. Anche la pittura e la scultura si manifestano con la luce. Anche il suolo si propaga con la luce. Anche la letteratura non si scrive e non si legge senza “la luce”.
    Non si può definire qualcosa di complesso ed astratto legandosi in modo stretto a delle parole. E queste parole, poi, diventano regola; finiscono col condizionare il significato stesso della fotografia e la sua evoluzione.
    Anche il fax scrive con la luce e copia documenti che possono essere falsi.
    Con la luce ci puoi fare dei fotomontaggi e non sono la presunta realtà che “l’aver scritto con la luce” dovrebbe testimoniare.
    Le potenzialità della fotografia sono molto più estese di quello che crediamo e che lo “scrivere con la luce” può definire.
    In realtà la scrittura con la luce (la sola luce), in fotografia, è relegata alla sola diapositiva. E forse neanche ad essa.
    Se l’impronta della luce, in camera oscura, la modifichi con lo sviluppo, con la carta, ed in ripresa con la sensibilità della pellicola, con la prospettiva dell’obiettivo, ecc., cosa resta? L’apparenza virtuale dell’impronta dell’impronta?
    Ma sai quanti concetti più importanti sono legati alla fotografia?

  18. Fabio Panzavolta scrive:

    Mi intrometto in questa accesa discussione poichè desidererei dire la mia.
    Quando io desidero esprimere qualcosa, qualsiasi cosa, il mio pensiero va a cercare quale può essere il modo per farlo cioè quale sarà la scelta fra BN, colore, Polaroid, Video. al di là della scelta che io farò ciò che alla fine conta per me è la ricerca di un mezzo espressivo che riesca a far comprendere nel modo più semplice possibile quello che io voglio dire.
    Marino Moretti, poeta, fece una raccolta di poesie intitolata appunto “Poesie scritte col lapis”. Non importa il mezzo con cui scrivete, ma ciò che scrivete !!
    Ho sempre fatto foto e se un giorno sentirò l’esigenza del video non esiterò a tuffarmici dentro
    Fabio Panzavolta

  19. Antonino Tutolo scrive:

    @Fabio Panzavolta
    “al di là della scelta che io farò ciò che alla fine conta per me è la ricerca di un mezzo espressivo che riesca a far comprendere nel modo più semplice possibile quello che io voglio dire.”
    Condivido pienamente.
    Ma per alcuni la fotografia è solo l’atto della ripresa; non l’affinamento della materia grezza (dello scatto) alla luce di tutto il bagaglio tecnico fotografico; così come è sempre avvenuto nel corso di quasi due secoli di fotografia.
    Molti non sanno stampare ed ignorano quello che, da sempre, avviene nella camera oscura. Pensano che la camera chiara sia una “impura” prerogativa del digitale.
    Altrimenti ritengono falsamente che la camera oscura segua un procedimento automatico; ignorano che la presunta realtà analogica è da sempre un tentativo, spesso elaborato e faticoso, di “ripristino”; con precise scelte da fare.

  20. Antonino Tutolo scrive:

    @Ezio Turus
    “La fiaf nel frattempo potrebbe ben stare a guardare che cosa i fotografi sanno fare e, di conseguenza, comportarsi con i regolamenti.”
    .
    Condivido in gran parte il tuo post.

    La FIAF è un’associazione molto grande. La FIAF siamo noi. Essa riflette quello che siamo. Non può correrci avanti; siamo noi che dobbiamo emanciparci. Ma essa deve aiutarci a trovare le giuste informazioni.
    Ci sono libri che non sono tradotti in Italia, o che si trovano con grande difficoltà, come “L’occhio del fotografo” di John Szarkowski. Mi piacerebbe che sul sito FIAF fosse inserita una bibliografia delle opere teoriche fondamentali, anche se straniere. Penso che la FIAF debba fornire maggiori informazioni sulla fotografia internazionale. Vengono promosse solo le opere monografiche pubblicate col patrocinio dell’associazione.
    Penso che potrebbe e dovrebbe fare un po’ di luce tra i tanti luoghi comuni che vengono perpetuati, senza fondamento, nelle sezioni.

  21. Cristina Paglionico scrive:

    Strano che Antonino non si sia accorto che Fotoit pubblica da oltre un anno una rubrica intitolata LEGGERE DI FOTOGRAFIA con tre libri ogni mese, allo scopo di fornire materiale di approfondimento per ognuna delle tematiche scelte. In particolare il libro di Szarkowski è stato recensito nel numero di dicembre del 2009.
    Oltre a ciò sono molti i testi di recente pubblicazione di cui si dà notizia nella rubrica PERISCOPIO.
    Inoltre la Fiaf non patrocinia alcun libro: li progetta e li pubblica direttamente secondo un piano editoriale che tiene conto delle iniziative nazionali, delle richieste dei circoli, delle scelte relative agli autori di maggiore interesse.
    Ogni contributo e segnalazione riguardo testi, saggi e pubblicazioni è comunque sempre ben accetta.
    La nostra Federazione vive del lavoro dei soci e della loro stessa volontà di condividere informazioni e cultura nell’interesse di una crescita comune.

  22. Antonino Tutolo scrive:

    Grazie per l’informazione e scusa l’imprecisione in merito al “patrocinio”.
    Ho perso il numero di dicembre. Rivolterò la casa!
    La sua esistenza e la sua recensione l’ho trovate, per caso su internet. Ora avrei bisogno di trovare il libro, finalmente tradotto in italiano, dopo 40 anni; ed attualmente indisponibile.

  23. Antonino Tutolo scrive:

    @Ezio Turus
    “Perchè la fiaf deve creare un’altro schema concorsuale, quando la prima cosa che uno dovrebbe fare per essere innovativo è quella di rompere gli schemi?”
    .
    E’ un’argomentazione valida.
    Ma io non mi riferisco in particolare alle regole scritte dell’associazione (dove so essere presenti elementi validissimi ed illuminati), quanto a quelle, non scritte e pregiudiziali, che vengono utilizzate in periferia.

    Lavori per settimane al tema del mese, e vedi le tue foto svalutate per un motivo che non ha fondamento; che potresti controbattere, ma dovresti affrontare discussioni senza fine, che in ogni caso non verrebbero recepite, per pregiudizio di fondo, sostanziale, irremovibile.
    Sono gli stessi argomenti che ti possono pregiudicare in una mostra, dove, per altro, non conosci le motivazioni della giuria.
    Il problema ed il fine non sono la medaglietta.
    E’ l’esito del lavoro. La soddisfazione che puoi trovare nel vedere riconosciuta un’idea.
    E’ la rabbia davanti all’incomprensione, al pregiudizio, al rifiuto per una motivazione che tu sai infondata.
    Lo scarto delle foto verticali, con soggetti che hanno prevalenza verticale; che quindi devi rimuovere dalla serie.
    E da qualche parte, su questo bolog, ho scritto un lungo elenco di questi pregiudizi.
    Quello che vorrei dall’associazione è che si facesse un po’ di chiarezza, tra questi modi di vedere le cose in modo distorto e vincolato a regole inesistenti.
    L’acqua della fontana filata. Non ha senso. Lo aveva in certe immagini idilliache di un epoca passata. In parte era dovuto anche all’uso di pellicole poco sensibili, che dovendo privilegiare la PDF, costringevano ad usare tempi lunghi.
    Ora è diventata regola generale. Se non la applichi, è la prima cosa che viene rilevata nella foto. Eppure se osservi l’acqua, nella realtà essa non fila.
    Quindi in un momento si parla di fotografia come “rappresentazione del reale”, nell’attimo successivo si nega la “realtà” estetica dell’acqua.
    Illogico!

  24. Paola Canali scrive:

    @Antonino Tutolo
    “Ora avrei bisogno di trovare il libro, finalmente tradotto in italiano, dopo 40 anni; ed attualmente indisponibile.”

    Fai riferimento al libro di Szarkowski.
    L’ho cercato anche io ovunque, internet, librerie, libri usati, in biblioteca ma niente.
    Quando ho letto la recensione su Fotoit ho pensato lo avessero finalmente ristampato, sbagliavo. Fotoit ha recensito a Dicembre 2009 un libro praticamente introvabile. ;-)

    E’ da diverso tempo che voglio leggerlo, se Tu dovessi trovarlo, Ti sarei molto grata se volessi condividere l’informazione.

  25. Antonino Tutolo scrive:

    @Paola Canali
    L’ho ordinato on line:
    http://www.ibs.it/code/9788874393961/szarkowski-john/occhio-del-fotografo.html
    E’ di difficile reperibilità.
    Ordinandolo, entro tre settimane dovrebbe arrivare.

  26. Paola Canali scrive:

    @Antonino Tutolo
    Su IBS ci avevo provato intorno a Gennaio ma anche qui nulla.
    Grazie mille comunque. Buona giornata.

  27. Giorgio Cecca scrive:

    L’occhio del fotografo l’ho trovato spessissimo alla Mondadori di Piazza Duomo a Milano. Al terzo piano!

    Il medico non mi ha prescritto di fare il Fotografo. Ho bisogno di fare, modestissimamente, dell’Arte. Questo è il mio anelito. La fotografia, fra tutti i mezzi possibili, è il mezzo che ho scelto. Un giorno potrei anche commistionarla con qualche altra forma d’espressione.

    @ Loris Sartini: Certo non ha senso metterre in concorrenza (in un concorso) un video con una foto.

    Certo la FIAF dovrebbe aprirsi ad altre forme, anche commistionate, d’arte visiva. Ma non so se sia pronta a farlo, visto che è già abbastanza chiusa per quanto riguarda la fotografia classica (nella quale io butto dentro, colore, b/n, analogico, digitale, formati orizzontali e verticali – i miei preferiti – etc.).

    Per esempio la fotografia naturalistica è solo “rapace con salmone fra gli artigli” ripreso con obiettivo 600mm.
    Una lumaca opalescente su foglia semitrasparente, ripresa in controluce con sfondo cielo da una fotocamera 3Mp non viene neanche ammessa ai concorsi. Il problema è che la foto, che piace a tutti quelli che la guardano, in FIAF non sarà vista da nessuno. Quindi nessuno avrà il sia pur modesto stimolo a pensare che si possa fare qualcosa di diverso in ambito naturalistico.

    Bisognerebbe rimescolare le carte ed aprirsi al mondo esterno. Mi piacerebbe che, per tornale all’esempio di cui sopra, per il concorso di fotonatura invitassimo un giudice non FIAF, che magari si occupi di foto di moda. Ascoltiamo qualche voce fuori dal nostro coro! Confrontiamoci con tutti, allarghiamo gli orizzonti e non potremo che arricchirci e crescere.

  28. Domenico Brizio scrive:

    @Giorgio Checca
    ‘Quindi nessuno avrà il sia pur modesto stimolo a pensare che si possa fare qualcosa di diverso in ambito naturalistico.’
    No, si può fare basta astenersi dai concorsi! passare, dare, ricevere e non curarsi dei concorsi…

    ‘Bisognerebbe rimescolare le carte ed aprirsi al mondo esterno.’
    Si sta già facendo… è in atto, non ne è ancora stata scritta la storia, però. L’omologazione porta quasi sempre con se il non rinnovamento e una cosa che non rinnova, scompare.

  29. Antonino Tutolo scrive:

    Io ho fatto una piccola mostra sulla macro “ambientata”. Cioè una macro che non mira a mettere in rilievo il fiore, gli insetti o il rametto, ma piuttosto a rendere, con luci ed ombre, anche forti e tagliate, talvolta in controluce, l’ambiente della siepe, del sottobosco.
    Per questo, commentando una macro su questo blog, dicevo che la mancanza di ombre, di modellato, e la luce diffusa, generano solo immagini di documentazione, da catalogo delle piante.
    Ovviamente si sperimenta. E’ facile ripetere immagini scontate.

  30. Giorgio Cecca scrive:

    Sig. Brizio, Checc… checcosa scrive??? Checca? Cacca?
    Cecca! Mi chiamo Cecca! (mi perdono se mi prendo confidenza ma sto scrivendo col sorriso sulle labbra!)

    “No, si può fare basta astenersi dai concorsi! passare, dare, ricevere e non curarsi dei concorsi…” mi sto già astenendo ma così si perde l’ambito principe in cui dovrebbe esserci il confronto. Trovo servizi fotografici molto più interessanti e innovativi nella rivista Flair che su fotoit, senza contare quel che si trovasu internet.
    Alla FNAC a Milano ho visto un reportage di Paolo Woods (lavoratori cinesi in africa) bellissimo, costituito da ritratti ambientati. Geniale! Poi ricevo l’annuario FIAF e continuo a vedere la solita roba, trita e ritrita. E a volte pretenziosa. Sono solo impressioni personali ma ogni anno mi chiedo che senso abbia per me rinnovare la tessera.

    @ Antonino Tutolo: premesso che la foto naturalistica non è il mio principale interesse… la “macro ambientata”, la foto “naturalistica d’atmosfera” (come ho visto su Chasseur d’Image – rivista francese) sono estensioni interpretative di generi classici che non possono che rinnovare e forse perpetuare il genere.

    Anche il paesaggio soffre della “sindrome da ciuffo di cipressi nel seminativo senese” così come il reportage soffre della “sindrome indo-cinese”: in india ed in Cina ci sono delle metropoli (a modo loro) modernissime che nessuno indaga, finendo sempre a fotografare scene antiche e consunte, possibilmente corredata di bambini affacciati ad una finestra.
    Basta… basta…

  31. Domenico Brizio scrive:

    @Giorgio Cecca (3 c e nessuna h; se avessi scritto le 3 a mi sarei accorto dell’errore di battitura!) :-)

    ‘ma così si perde l’ambito principe in cui dovrebbe esserci il confronto’
    Perchè ci ‘deve’ essere il confronto a premi e sigle? Non è sufficiente una normale esposizione senza premi: se l’obiettivo è un premio od un confronto in cui perdere o vincere quanta libertà potrò impiegare nella mia espressione e quanta costrizione per soddisfare solo i cinque che decidono di premiarmi?
    Penso anch’io come lei che liberamente navigando in internet si trova ormai così tanta buona fotografia che ci si accorge che la proposta FIAF è orientata, ma così è giusto che sia: la FIAF crede in quel che fa nel suo ambito.

  32. Giorgio Cecca scrive:

    @D. B.

    - Sì, effettivamente su premi e libertà d’espressione hai ragione!

    - Non capisco invece, il legame tra credere in quel che si fa ed essere orientati, nel caso della FIAF

    Infine: non potremmo darci tutti del “tu” sul questo blog?

  33. Domenico Brizio scrive:

    G.C. (ottima abbreviazione così non sbaglio!)

    ‘Non capisco invece, il legame tra credere in quel che si fa ed essere orientati, nel caso della FIAF’

    La proposta FIAF non è imprevedibile: lo scostamento tra due diverse espressioni fotografiche proposte non è mai un divario, è un lento sostituirsi di gusto, eleganza, interesse al soggetto, ecc… voglio dire si è creato uno ‘stile’ come in ogni congresso umano dove un simile accetta un altro simile per omologazione alle regole (a volte anche non scritte) e non per rivoluzione. Da ciò ne può derivare spesso una stanchezza che porta molti innovatori a desistere prima del loro tempo. Beninteso tutto questo è la norma: averne consapevolezza è già una risorsa. Spero di non averti complicato oltremodo le cose…

  34. Giorgio Cecca scrive:

    Chiarissimo.

    “Da ciò ne può derivare spesso una stanchezza che porta molti innovatori a desistere prima del loro tempo.”
    Evitare ciòè alla base di qualsiasi azione tesa all’innovazione.

    Grazie Domenico e stai tranquillo, non hai compicato un bel niente!
    :-)

  35. Antonino Tutolo scrive:

    @Giorgio Cecca
    “la “macro ambientata”, la foto “naturalistica d’atmosfera” (come ho visto su Chasseur d’Image – rivista francese) sono estensioni interpretative di generi classici che non possono che rinnovare e forse perpetuare il genere.”
    .
    Non possiamo rifiutare tutto con una volta.
    Se pensiamo che Laszlo Moholy-Nacy, nel 1925/27, e benjamin, dieci anni dopo, già teorizzavano una fotografia completamente diversa dal momendo decisivo impressionista di C.Bresson (inizi del xx secolo), e se consideri che la fotografia italiana è ancora a Bresson!
    Fare un salto di un altro secolo, tutto di un colpo, sarebbe inconcepibile.
    :-)
    Ci vuole almeno un altro secolo per arrivare a Andy Warhol! Ti pare?
    :-)
    Ti consiglio, se non l’hai già fatto, la lettura del trattato di Laszlo Moholy-Nagy: “Pittura Fotografia Film” (Piccola Biblioteca Einaudi, euro 25.
    Questo grande artista ha teorizzato la multimedialità dell’arte, la multiproiezione con suoni ecc., arrivando a concepire perfino ll’uso dei raggi X (pensa un po’ quanti raggi X prenderebbe un fotografo!).
    Il suo trattato è di una modernità incredibile. In esso possiamo trovare il riscontro della piena dignità per il digitale e della fotografia contemporanea.
    Se non vuoi scervellarti con la teoria, basta che osservi le numerose immagini: fotomontaggi, foto ai raggi X, inversioni di toni, scie di luce, fotografie senza apparecchio, giochi di luce con prismi, schermi, riflettori, e lenti deformanti, tagli incredibili, dettagli che decontestualizzano il soggetto portandolo in una dimensione astratta, pittorialismi, spettri stellari, sequenze, ecc.
    Pensa che delusione proverebbero, nel leggerlo, coloro che sono fermi all’attimalità, all’impronta del reale standard ed ovvio, con la tecnica asettica della fotografia, con la fotografia che “si stampa da sola”, senza deformazioni ottiche, chimiche, dell’elemento sensibile e dello stampatore, in ripresa ed in camera oscura!
    In una foto c’é un cavallo il cui corpo è stato artificialmente allungato del doppio (sembra un bassotto lunghissimo); in un altra un signore ha dieci occhi. In un’altra una signora sembra fotografata da Picasso (il viso è ripreso contempraneamente davanti e di lato).
    Quindi ci vuole un po’ di pazienza. Prima o poi arriveremo alla fotografia contemporanea americana, giapponese. Magari tra duecento anni.

  36. Antonino Tutolo scrive:

    Dimenticavo..
    Tutta la fotografia teorizzata da Moholy-Nagy, che è alla base del Bauhaus tedesco e della fotografia russa e poi germanico-nazista, di inizio secolo, è esclusivamente “fatta con la luce”: (foto-grafia). Un altro terribile shock per i tradizionalisti!

  37. Maurizio Tieghi scrive:

    Il quesito posto da Giovanni Firmani era semplice e cerco di richiamarlo: è possibile introdurre il movimento delle fotografie negli audiovisivi che ora le regole FIAF non lo ammettono? Da qui il titolo “la fotografia in movimento”. Serviva una risposta precisa su di una questione semplice.
    Leggendo i punti di vista su quest’argomento e tutti gli altri proposti, così come alle singole foto esposte sul blog, ho la sensazione che alcuni soci FIAF vivano la fotografia amatoriale sulla loro torre d’avorio, con i propri stendardi in bella mostra, dotati di specchi (in cui amano sovente rispecchiarsi) tramandandosi segnali luminosi per riscriverne la Storia. Gli uni dicono ma altri fanno e tra loro c’è di mezzo il mare.
    Parafrasando l’interrogativo di Giovanni sulla fotografia in movimento si dovrebbe anche immaginare una destinazione per i suoi spostamenti, teorizzare possibile rotte è importante ma qualcuno deve allo stesso tempo remare e governare il timone. Altri si associano, stringono alleanze, ottengono deleghe, sono eletti a rappresentanza dei soci, infine stabiliscono le regole, come quella che negli audiovisivi partecipanti ai concorsi della federazione non è ammesso il movimento. Per cambiare questa semplice regola, come altre che non si condividono, basta scegliere e delegare al congresso le persone che abbiano l’intendimento di farlo.

  38. Ha ragione Maurizio Tieghi!
    Smettetela di ingombrare il blog con i vostri commenti narcisistici e andate in giro a fare delle fotografie, possibilmente belle, da presentare ai concorsi FIAF per vincerli e infine magari diventare Benemerito della Fotografia Italiana. Se poi le foto devono muoversi o meno dipende solo dal vostro potere politico interno alla Federazione. Eleggete i rappresentanti giusti e il gioco è fatto. Avete capito? Sto dicendo a voi! Come? Non capite a chi sto scrivendo? Chiedetelo a Tieghi, lui ha i nomi e cognomi in tasca, ma non li scrive mai sul blog…

  39. Antonino Tutolo scrive:

    @Maurizio Tieghi
    “ho la sensazione che alcuni soci FIAF vivano la fotografia amatoriale sulla loro torre d’avorio, … tramandandosi segnali luminosi per riscriverne la Storia. Gli uni dicono ma altri fanno e tra loro c’è di mezzo il mare”.
    .
    La tua “sensazione” è completamente errata e fuori luogo.
    15.000 fotografie e due mostre in due anni, la prossima è già stampata, una l’ha inaugurata l’amico Bruno Colalongo che chiamo a testimone, non mi impediscono di impegnarmi a ragionare sul futuro della fotografia.
    Parlare di fotografia è diverso che fotografare; ma l’una e l’altra cosa sono complementari. Io riesco a fare le due cose insieme. In più ho la correttezza di rispettare chi non conosco e non ho la presunzione di giudicare senza sapere. Questo è un concetto che qualcuno non vuol comprendere, e nessuno glielo ribadisce, una volta per tutte in modo definitivo, con fermezza.
    Ovviamente, a tuo dire, illuminatissimo Maurizio Tieghi, uno Sgarbi, non essendo pittore, né fotografo, né architetto, né scultore, non dovrebbe parlare di tutte queste discipline. (Egli ne parla da grande, io da piccolissimo; ma ho il diritto di parlarne, e tu di non leggermi).
    Mi pare anche questo un pregiudizio, che parte da presunzione, mancata conoscenza, forse invidia incontrollabile, come tutti i pregiudizi.
    Tutto ciò che non capiamo è inutile. Tutto ciò che non condividiamo è sbagliato.
    Una esplicita esposizione del proprio essere.

  40. Maurizio Tieghi scrive:

    @Fulvio Bortolozzo
    @Antonino Tutolo
    Mai pensato ai vostri due nomi da abbinare alle persone che metaforicamente occupano torri d’avorio, sono molto sorpreso di sentirvi direttamente coinvolti, liberi di scrivere quello che vi fa più piacere.
    Uno Sgarbi (Elisabetta) a cui ispirarsi è sensibile ed abile regista cinematografico, strettamente imparentato con la fotografia, infatti il suo ultimo film tratta del fotografo emiliano Luigi Ghirri.

  41. @Maurizio Tieghi
    No caro, non equivocare apposta. Non mi sento affatto coinvolto dalle tue chiamate in causa, non ve ne sarebbe ragione difatti. Solo vorrei che ti comportassi una buona volta da stereotipo dei ferraresi e non dei corleonesi, facendo nomi e cognomi dei tizi a cui ti riferisci. Tutto qui.

  42. Domenico Brizio scrive:

    @ Antonino
    “Tutto ciò che non capiamo è inutile. Tutto ciò che non condividiamo è sbagliato.”

    A mo’ di massima non è un’opinione, quindi possiamo dire qualcosa.
    Se tutto quel che non capisco fosse inutile l’inutilità dell’universo – che nessuno ha ancora capito – è li pronta per dirti della tua inutilità in quanto parte di esso; se tutto ciò che non condividiamo è sbagliato tu hai sempre ragione e gli altri sempre in fallo sono…
    Ma non facciamone tutti vi prego un motivo di ragione o torto: usiamo più condizionali e relatività… commentiamo fotografie, con entusiasmo!

  43. Antonino Tutolo scrive:

    @Maurizio Tieghi
    “Mai pensato ai vostri due nomi ..” “sono molto sorpreso di sentirvi direttamente coinvolti, liberi di scrivere quello che vi fa più piacere.”
    .
    Scrivere il tuo post dopo i nostri, con chiarissimo riferimento ad essi (..”Smettetela di ingombrare il blog con i vostri commenti narcisistici e andate in giro a fare delle fotografie, possibilmente belle, da presentare ai concorsi FIAF per vincerli”) e negare che sia riferito a noi è come nascondersi dietro ad un dito.
    Abbi il coraggio delle tue azioni!
    Siamo liberi di scrivere; non hai il diritto di giudicare quello che siamo o non siamo (narcisisti) e di decidere quello che dobbiamo fare o non fare (concorsi).
    Non sono fatti che ti riguardano.
    Se non comprendi quello che diciamo, se non sai rispondere portando degli argomenti e non solo offese, lascia che altri possano discutere con noi.
    Sono due o tre volte che ripeto questo concetto, con chiaro invito al moderatore ad intervenire per una censura, e trattenendomi dal risponderti con la tua stessa mancanza di rispetto.

  44. Antonino Tutolo scrive:

    @Maurizio Tieghi
    “Il quesito posto da Giovanni Firmani era semplice …Serviva una risposta precisa su di una questione semplice.
    .
    Se tu leggessi quello che scrivo, invece di saltare tutto, annoiato dai discorsi difficili, per arrivare dove vuoi tu, avresti compreso che il trattato di Laszlo Moholy-Nagy: “Pittura Fotografia Film” aveva attinenza con il discorso; e la sua citazione era un chiaro invito all’associazione per l’argomento di cui stiamo parlando.
    Moholy-Nagy, nel 1927, ottanta anni fa, ha teorizzato la multimedialità dell’arte; quindi la possibilità di utilizzare insieme fotografia, film, musica, ecc.

  45. Antonino Tutolo scrive:

    @Maurizio Tieghi
    “Uno Sgarbi (Elisabetta) a cui ispirarsi è sensibile ed abile regista cinematografico,..”
    .
    Io conosco uno Sgarbi che fa il raccoglitori di funghi.
    Purtroppo nè il raccoglitore di funghi, né l’Elisabetta che hai citato c’entrano col discorso che facevo.
    Parlavo dello Sgarbi della TV: quello che sta in ogni trasmissione ed inaugura tutti i concorsi e le mostre italiane.

  46. Maurizio Tieghi scrive:

    Quando scrivo che alcuni hanno la capacità di fare e altri di dire, non mi riferisco allo scattare foto che rimane un fatto del tutto variabile secondo le condizioni personali di ognuno, ma ai tanti associati che compiono tutte quelle azioni, anche apparentemente poco significative, trovandosi in sintonia su alcune idee condivise che, di fatto “fanno” la FIAF ottenendo le benemerenze della casa. Mi sembra di ricordare che su Foto.it sia ripetuto il seguente motto: chi concorre fa la FIAF, quindi se lo dicono loro ci sarà pure un minimo di vero, per quanto non sia un fan dei concorsi vedasi il ridotto numero ai cui partecipo. Sostenendo a parole su di un blog alcune idee meritevoli, intese a modificare situazioni imperfette, senza riscontrare un numero significativo di sostenitori, diventa puro esercizio retorico senza poter incidere sugli auspicati cambiamenti. Tutto il resto è opinabile, come la lettura di una fotografia o di un’opera d’arte moderna anche se il critico corrisponde all’illustre telegenico e indisponente Vittorio, ripeto che preferisco di molto la sorella Elisabetta, che non è una novizia nel mondo culturale e artistico italiano, capace di fare dell’arte oltre che di parlarne, un’arte imparentata fortemente con la fotografia.

  47. Giorgio Cecca scrive:

    Antonino,
    posso avere il tuo indirizzo sulla mia gmail?
    Lo username è “cecca.g”.

    @moderatore: forse non è ortodosso il modo in cui veicolo la mia richiesta ma non ho trovato altro modo.
    Mi scuso per questo. Saluti.

  48. ” Altri si associano, stringono alleanze, ottengono deleghe, sono eletti a rappresentanza dei soci, infine stabiliscono le regole, come quella che negli audiovisivi partecipanti ai concorsi della federazione non è ammesso il movimento. Per cambiare questa semplice regola, come altre che non si condividono, basta scegliere e delegare al congresso le persone che abbiano l’intendimento di farlo”.

    Anche questa è la FIAF, ma la trasposizione della vita politica nella nostra bella attività ludica e artistica non mi piace. A volte ho come il sospetto che persone frustrate e poco realizzate nella vita sociale vogliano provarci con la fotografia (o con la pesca, la caccia, le associazioni culturali…. la voglia di presidenza deve essere tanta).
    Cmq spero che in futuro possa leggere dei regolamenti più elastici e illuminati sugli audiovisivi (come – per me – è ora di svecchiare il “portfolio” e trasporlo nell’audiovisivo). Per fortuna ora che sono “sonic” non sono più costratto a tentare di capire i portfoli nell’intercoli… senza polemica alcuna, ovviamente

  49. Antonino Tutolo scrive:

    @Maurizio Tieghi
    “Quando scrivo che alcuni hanno la capacità di fare e altri di dire…
    .
    Discutere della storia della fotografia, cercare di dimostrare, in direzione “vietata”, che la fotografia è una delle discipline dell’arte, non è contribuire attivamente all’associazione?
    .
    @Maurizio Tieghi
    “Sostenendo a parole .. idee meritevoli, intese a modificare situazioni imperfette, senza riscontrare un numero significativo di sostenitori, diventa puro esercizio retorico senza poter incidere sugli auspicati cambiamenti.”
    .
    La condivisione delle mie presunte “opinioni” c’é; non solo sul blog, ma anche direttamente alla mia e-mail.
    I pregiudizi di massa, i luoghi comuni, sono certamente la verità, solo perché condivisi?
    Io ed altri abbiamo dato la dimostrazione che in Italia, con grandissime e pregevolissime eccezioni, si concepisce una fotografia antica.
    Retorica è parlare senza costrutto. Io non espongo “mie opinioni” ma precise argomentazioni che trovano riscontro in libri, trattati e articoli di autori autorevoli. Quindi “la mia” non è retorica e le mie non sono opinioni personali, ma quelle di persone autorevoli: grandi fotografi, artisti, teorici della fotografia e della storia dell’arte. É retorica la tua, visto che ribadisci luoghi comuni, senza mai riferimenti “concreti”, senza mai controbattere con fatti concreti, anche quando le contraddizioni e le lacune logiche sono abissali. Le tue sono “opinioni” personali e retoriche.

  50. Antonino Tutolo scrive:

    @Giovanni Firmani
    Condivido, come puoi vedere nei miei post, gran parte delle tue argomentazioni.
    Penso che le cose possono cambiare solo dando un contributo innovativo. Il problema sta nel modo di concepire la fotografia. I fratelli Bragaglia, nel 1910, utilizzavano il mosso con intento creativo. Ebbene la loro fotografia fu considerata spuria. La fotografia tedesca, russa, cecoslovacca, polacca, ecc, era l’avanguardia verso i moderni ed attualissimi mezzi di comunicazione di massa. Eppure non fu accettata dai puristi della fotografia dell’impronta, della realtà oggettiva.
    In un secolo, in camera oscura, sono state elaborate e perfezionate tecniche fotografiche di grandissima qualità e che offrivano grandi possibilità espressive.
    Sono le stesse tecniche del digitale.
    Ma queste tecniche analogiche erano alla portata di pochi. Quindi pochissimi ne sono entrati in possesso. Al punto che ora, quelle digitali che le richiamano appaiono innovative e dirompenti.
    E’ talmente arretrato il bagaglio tecnico di molti, che essi considerano nuovo il digitale; quando esso non fa che scimmiottare la camera oscura.
    Se leggi il trattato breve di Giorgio Rigon “L’ESTETICA DELL’INVEROSIMILE – Ovvero: la digital-fenomenologia”
    http://www.giorgiorigon.it/magazin/saggi_file/estetica-inverosimile.htm
    ti accorgi che il “grande vecchio” ha concepito quello che a tantissimi altri vedono solo con pregiudizio!
    Cito i paragrafi conclusivi:

    Nella moderna “Teoria Generale dei Sistemi” [4],
    ci si orienta sempre più verso un processo integrato nella percezione, nella lettura e nella critica dei prodotti visuali: dall’arte pittorica ai mezzi per la comunicazione di massa, dai media pubblicitari alle iconografie illimitatamente riprodotte. I pittori e i critici d’arte d’oltralpe e d’oltreoceano ci sono già arrivati e lo fanno già. Per noi è ancora un po’ difficile, dal momento che l’apparato culturale nostrano non sopporta contaminazioni tra il compartimento della pittura e quello della fotografia. È certo però che se le immagini che illustrano questo testo hanno smarrito le aure proprie della fotografia, ne hanno acquisito altre: quella graffiante della magnificenza dei colori, quella seducente del surrealismo, quella nuovissima che consente loro di diffondersi con la velocità della luce.
    I contenuti? Per ora sono quelli della fiaba, dell’invenzione a briglia sciolta, dell’illusione, nell’attesa di un pensiero estetico più profondo cui poterle ricondurre e di un rigore compositivo che renda le nostre opere degne di concorrere alla funzione progressiva dell’Arte.

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