Blacks Steve – Fabbrico (RE) – Autoritratto di famiglia

La fotografia è composta da 100 diversi scatti uniti successivamente come a formare un mosaico.

287 Blcks Steve Autoritratto di famiglia

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Comments (20)

 

  1. Ostrega! I selezionatori di “Singolarmente fotografia” si divertono proprio come dei matti con il titolo di questa sezione del blog. Forse sarebbe ora di cambiare in “Singolarmente opera”… ;-D

    Allora, devo proprio complimentarmi con Steve per questo risultato che vince 100 a 1 contro la singola fotografia.

    Il motivo dell’apprezzamento sta nell’applicazione condotta con rigore e bella personalità della lezione di David Hockney, pur nella sua ben più riduttiva “versione nazionale” di Maurizio Galimberti.

    Nonostante quindi la strada della procedura fosse spianata, Steve riscatta tutto introducendo un suo elemento autobiografico collettivo e mettendo a punto con grande attenzione e sensibilità ogni singolo tassello del suo mosaico. Tanto è vero, che diversamente da molti altri esiti già visti, in quest’opera (lens based…) è davvero molto piacevole soffermarsi ad osservare i diversi tasselli nella loro autonomia di tracce visive.

    Meriterebbe poter vedere in dimensioni originali l’opera, che con tasselli da 10×15 cm sarebbe un bel lavoro di 1×1,5 m. Se capitasse mai all’autore di esporla, lo pregherei di volermene dare notizia.

    Fulvio Bortolozzo
    (fulvio@bortolozzo.net)

  2. Domenico Brizio scrive:

    Le immagini qui presentate, dopo magna copia di polittici, stanno andando verso una vetrina di tecniche, e forse la Fotografia sta perdendo un po’ di interesse.
    I commenti si sono animati e complicati e lo stupore davanti ad una fotografia con il suo carico di emozione sembra meno perseguito. Tant’è (opinione).
    Qui vedo un tentativo di complicarmi la lettura ed un esercizio di ricerca, valido il secondo, inspiegabile per me il primo.
    Un bambino leggerebbe questa fotografica con un interrogativo, un generico commentatore generalista di questo blog esibendo la sua immensa cultura da Pico della Mirandola, alias Conte della Concordia potrà trovare innumerevoli agganci e mirabolanti similitudini (non penso a nessuno in particolare). Non ho giudizi da distribuire per nessuno, anche per l’autore e per la redazione. Cerco di capire perchè l’autore ha fatto questo. Mi basta.
    Domenico Brizio

  3. Antonino Tutolo scrive:

    Complimenti alla redazione per le scelte.
    Non ricordo il nome del fotografo che scattava centinaia di immagini di una scena, con una focale lunga, ottenendo centinaia di piccole foto casuali e parziali. Poi ricomponeva l’insieme su un grande pannello, sovrapponendo parzialmente le singole foto l’una sulle altre.
    @Domenico
    L’arte moderna (diciamocelo con orgoglio e senza timori: la fotografia è arte!) non vuole rendere emozioni; ma provocare, stupire, scandalizzare, con la stravaganza, la derisione e l’umorismo. Maurizio Cattelan mi stupisce e mi sorprende per l’intelligenza creativa.
    Se ti sei scandalizzato, allora l’autore è moderno. :-)
    Questo mosaico è ottenuto da un solo istante, spostando alcune tessere. Invece il fotografo citato sopra sovrapponeva istanti successivi, da punti di ripresa anche poco diversi.
    Nel nostro caso l’immagine di partenza non è molto adatta allo scopo. L’uomo e la donna sono compressi dall’alto; figure tozze, gambe corte e composizione non molto gradevole. Ma la parte del cielo è splendida. L’opera ha affinità col cubismo analitico (1910-1912) di Picasso, Braque, Gris, e qualcosa del dadaismo. Come epoca siamo ai primi del ’900!
    Antonino Tutolo

  4. Domenico Brizio scrive:

    @Antonino
    Ben altro a scandalizzarmi! è un esercizio tecnico lontano, non mi avvicina. Si, mi piace l’emozione: questa non lo è. Beh non sono del tutto convinto della tua opinione sull’arte ‘moderma’ ma è un opinione, degna di non replica.
    Ah, il primo Novecento è moderno? per comodità, forse.

  5. Ezio Turus scrive:

    E’ un peccato che a sfornare commenti ci siano sempre i soliti nomi, sembrerebbe quasi che ci mettiamo d’accordo, ma la fotografia di Blacks Steve, magistralmente letta da Fulvio, con repliche di Domenico e Antonino potrebbe aprire varchi inaspettati.
    Ma avete provato a guardare ogni singola fotografia che compone l’immagine globale? Già qui potremmo soffermarci sul contesto dell’apparente normalità della situazione ritratta. L’orrizzonte del luogo in cui avviene il momento”, lo sguardo curioso del bimbo che riesce ad essere soggetto e osservatore allo stesso tempo, i particolari assaporati dal fotografo e dai soggetti,
    Forse sembrerà banale scomodare Braque per il suo cubismo, ma qui ci stà tutta la filosofia che l’accompagna; la stessa filosofia dei ritratti cubisti in polaroid oramai famosi per i prestigiosi autori nazionali (a proposito, senza riscomodare ogni volta Galimberti, genio assoluto, provate a gustare gli scatti di Pino Valgimigli, troppo timido e con i piedi per terra per spingere le sue visioni cubiste analoghe a questa).
    Tornando all’autore possiamo solo complimentarci per la personalissima visione di un istante “normale” di una famiglia “normale”. Si sa che la genialità di una fotografia non è quella di fotografare in modo normale un momento eccezzionale, ma quella di riprendere in modo eccezzionale un momento normale della vita. Blacks Steve c’è riuscito e sta ora a noi rimettere insieme i tasselli del suo puzzle.

    ezio turus

  6. Ly scrive:

    Le foto così composte non sono mai immediate ed è forse l’unico “difetto” di questo stile. Per chi va al di là dell’occhiata è via è interessante fermasi a guardare ogni particolare. Mi piace molto il tassello della quarta fila dall’alto posto 7.
    Ly

  7. Antonino Tutolo scrive:

    @Domenico Brizio
    “Beh non sono del tutto convinto della tua opinione sull’arte ‘moderma’ ma è un opinione“
    .
    Con arte moderna ci si riferisce alle opere artistiche prodotte approssimativamente dal 1860, transizione tra romanticismo e realismo, e gli anni 1970, inizio dell’arte post-moderna.
    Non è una mia “opinione”: è storia dell’arte.
    http://it.wikipedia.org/wiki/Arte_moderna

    I fotografi dovrebbero conoscere questi concetti. Altrimenti li applicano senza saperlo; perché le loro foto spesso si richiamano a correnti artistiche moderne e contemporanee, ed essi lo ignorano.
    Dall’impressionismo, al futurismo, al dadaismo, ecc., muta il concetto di arte, nel senso che ho esposto nel precedente post.
    L’arte moderna vuole esprimere tutt’altro che l’emozione, che era un concetto del romanticismo.

    La fotografia delle origini si è incollata l’onere della documentazione, liberando da essa la pittura, e continuando a seguire il “momento decisivo“, che è un concetto impressionista (attimalità) della fine ’800, inizi ’900. Cartier Bresson era un pittore, prima di diventare un fotografo.
    Per questo affermo che la fotografia “italiana” ufficiale è indietro dal “punto di vista concettuale” della storia dell’arte.

  8. Catellani Franca scrive:

    mi piace tantissimo questa foto vi trovo dentro tantissimi riferimenti dell’arte , non sono espertissima su come si commenta una foto e se effettivamenete il linguaggio fotografico puo andare a braccetto con i riferimenti dell’arte – Intanto l’idea – progetto -dell’autore , e come dice il sig . Ezio Turus i riferimenti cubisti e anche il dinamismo mi saltano subito all’occhio perchè questa è una foto in movimento ogni fotogramma ne richiama il precedente e il successivo l’occhio non riesce a stare fermo quindi un totale coinvolgimento con il fruitore io devo proprio complimentarmi con l’autore

  9. Catellani Franca scrive:

    a proposito del nome dell’autore che non ricordava Antonio Tutolo era forse David Hokney? anche lui mi pare di ricordare che associava piu’ fotogrammi dello stesso istante

  10. Maurizio Tieghi scrive:

    Fotografia molto interessante, bella da subito, intrigante poi. Usare più immagini unite in mosaico dona movimento e tridimensionalità alle persone, anche allo stesso autore impegnato dietro e davanti alla fotocamera. Forse per abbandonare il già visto, come riportato dai commenti precedenti, oppure per evitare l’effetto piastrelle da rivestimento bagno-cucina proprio della fotografia formato ceramica della polaroid, era preferibile usare la tecnica di sovrapposizione impiegata dal fotografo Mareen Fischinger.
    Maurizio Tieghi

  11. Fabio Panzavolta scrive:

    E’ un’opera assolutamente bellissima
    Complimenti all’autore
    Fabio Panzavolta

  12. Glauco Pierri scrive:

    Il mio occhio, abituato ad una linea compositiva dettata dalla logica, tende ad essere un po’ infastidito da questo spezzettamento dell’immagine. D’altronde la foto di partenza era decisamente “normale” con inclinazione alla banalità, così l’autore è riuscito a suscitare un notevole interesse mediante un artifizio tecnico. Comprendo alcuni commenti entusiastici -oggi ci si esalta con molto meno- ma ho dei forti dubbi che questa fotografia passerà alla storia.

  13. Antonino Tutolo scrive:

    @Maurizio Tieghi
    Era proprio Mareen Fischinger

    http://mareenfischinger.com/projects/panography/
    Grazie per l’aiuto

  14. Silvano Bicocchi scrive:

    E’ un’immagine di gusto anglosassone che si presenta paradossale esibendo due estremi contrastanti: la semplicità tematica e la complessità del processo creativo che la rende stupefacente.
    Un’immagine composta da cento scatti non si realizza per caso e senza una maturata attitudine, non si riesce nemmeno a immaginarla. Tra l’altro indicata come autoritratto di famiglia che, se è vero, ci induce a pensare che nasca dalla collaborazione di lui e lei, il bimbo no è troppo piccolo!

    Aldilà di ciò che riesce a comunicare questa rappresentazione nelle sue parti più riuscite e in quelle meno interessanti, ciò che mi ha fatto ripensare, con la sua ingenua atmosfera da gita domenicale, è la complessità qui raggiunta dal suo linguaggio fotografico, che è poi quello di ogni mosaico fotografico.

    L’immagine aspira, pur nella molteplicità degli scatti, ad essere un’unica rappresentazione del soggetto, ed è nel riuscire in questo che si misura il suo successo.
    Ogni scatto, rispetto agli altri, ha dei propri diversi legami di Tempo e Spazio.
    Tempo perché sono riprese successive più o meno lontane tra loro.
    Spazio perché cambiando il punto di ripresa in ogni singola fotografia cambia la prospettiva.

    Un linguaggio fotografico che elabora due dei quattro legami della fotografia ha sicuramente delle grandi potenzialità, come hanno dimostrato i mosaici realizzati con le Polaroid, dai quali questa immagine discende.
    Il mosaico è un’esperienza straordinaria di profondità nel rappresentare il soggetto. Oggi con la Polaroid in versione digitale, che fornisce le stampe, c’è un modo più economico per chi desidera esprimersi con questo difficile ma straordinario mezzo espressivo.
    Silvano Bicocchi

  15. Antonino Tutolo scrive:

    In questo caso, non penso che si tratti di cento scatti. Ma di due, al massimo tre.
    Ci sono dei programmi (ma si può fare anche con Photoshop) che riducono un’immagine in più parti, per consentire la stampa di ciascuna “sottoimmagine” in grande formato. Incollando su una base i singoli pezzi stampati uno per volta, ingranditi, si riottiene il poster modificato.
    Quindi basta aprire contemporaneamente sul PC le due immagini già frazionate in sottoimmagini e sostituire qualche elemento della prima, con un altro della seconda immagine.

    Vorrei una conferma dall’autore.

  16. Roberto Rognoni scrive:

    Sono sempre ben disposto con chi sperimenta in campo fotografico e quindi anche con questa composizione.
    Ho letto i commenti e molti sono interessanti soprattutto per essere indicativi di come la lettura delle opere fotografiche “moderne” sia complicata.
    Non so se l’autore risponderà alla domanda di Antonino Tutolo, io spero di sì.

    Quanto alla mia opinione non vedo che differenza ci sia dal punto di vista della comunicazione, quindi del lettore dell’immagine, fra il singolo scatto della stessa scena e 100 scatti per rappresentare la stessa scena familiare.
    A me basterebbe la singola foto.

  17. Ezio Turus scrive:

    @Glauco Pierri

    La storia della fotografia è fatta di piccole storie, non solo di grandi fotografi. Piccole storie che scriviamo quotidianamente fotografando la mamma, i figli, gli amici, gli zii, la sperduta via di casa e le foglie cadute sullo zerbino.
    Questi sono momenti che contano quanto i “grandi eventi” mondiali, per cui penso proprio che questa fotografia, per Blacks Steve nella sua storia passerà di sicuro.
    Sono altresì convinto che non è lo stupore per l’immagine spezzettata ad entusiasmare, ma lo spirito cubista che quest’immagine suscita.

    @ Antonino.
    Non mi fermerei a coonsiderare se questa immagine è stata fatta con 100 o 3 immagini, lo spirito non cambia.
    Se vogliamo stare a sottilizzare, ci sono programmi che fanno in automatico un sacco di cose, tra cui gli effetti finto mosaico, finto polaroid, finto bianco e nero, senza contare le migliaia di inutili filtri dedicati a pacchianerie che fanno rimpiangere il catalogo cokin.

    Preferisco pensare che l’autore questo scatto “normale” l’ha pensato e realizzato con lo stesso spirito che noi lo leggiamo

    ezio turus

  18. Steve Blacks scrive:

    L’immagine è realmente composta da 100 diversi scatti.
    Un ringraziamento a tutti coloro che hanno lasciato un commento.

    Steve

  19. Antonino Tutolo scrive:

    @Roberto Rognoni
    @Ezio Turus
    100 scatti o 2 comportano risorse ed impegno diversi.
    Quella dei due o tre scatti l’ho già precisata nel mio precedente commento.
    100 scatti singoli richiedono un impegno più gravoso, sia in fase di ripresa che in post produzione.
    Quindi il sistema impiegato dall’autore è simile a quello di Mareen Fischinger; solo che questa autrice non incolonnava i singoli scatti con precisione, ma lasciava che la forma complessiva risultasse irregolare e essa stessa creativa.
    Nelle immagini di Mareen Fischinger, quindi, l’insieme ha maggiore valenza creativa ed artistica delle singole foto.
    In questo senso c’é enorme differenza tra le 2 o 200 foto tabellate e quelle disposte a caso e perfino sovrapposte, con contorno fantasmagorico.

  20. Domenio Brizio scrive:

    Ora ho capito qualcosa in più: l’intervento dell’autore mi ha confortato. L’avesse scritto prima… però mi è rimasto più di un dubbio: perchè lo ha fatto? non credo per sentirsi moderno o post-moderno! a meno che lui, come me, un po’ se ne rida delle convenzioni sulle definizioni e mi voglia far provare un’emozione senza troppe pene: ho ‘forse’ capito perchè ha fatto 100 scatti. Mi basta.

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