Reggiani Giampaolo – Rovereto S/S (MO) – Zia Ariella

Opera Partecipante al Progetto tematico “I segni del tempo” Promosso dai Circoli Fotografici FIAF della Provincia di Modena.
La fotografia è segno dei vissuti del passato, a sorpresa appare e mette in azione l’elaborazione della memoria.

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Comments (10)

 

  1. Domenio Brizio scrive:

    E arrivata la multivisione. Ora è un bel problema leggere, se mai l’ho fatto. Otto fotografie sono un rompicapo, qui il portfolio si fa criptico. Si, avverto che qualcuno particolarmente enciclopedico e ‘googleiano’ risolverà il quiz, ma sinceramente volto pagina. L’autore è di una buona scuola dispositiva, non nel senso del comando ma nel senso del presentazione.

  2. Antonino Tutolo scrive:

    Le immagini, prese individualmente, sono significative e ben composte, e richiamano alla memoria le foto del maestro Luigi Ghirri, o il mondo postivista delle piccole cose del poeta Giovanni Pascoli. Secondo Pascoli, la poesia non è una vera creazione della fantasia ma è il risultato di una particolare capacità di “leggere” ovvero di capire e interpretare la realtà; non è una “invenzione” ma il disvelamento di ciò che è nelle cose, anche in quelle più semplici della vita di ogni giorno.
    La vita di una persona di una certa età è fatta di ricordi. Ogni foto rinchiusa nel cassetto della zia Ariella è il ricordo di un vissuto, che persiste, indelebile, nella sua memoria.
    I suoi libri, la sua stanza, l’ordine delle sue cose, raccontano la sua personalità, la sua anima.
    Per comprendere questa personalità occorre saper osservare le piccole cose della zia Ariella, quello che resta di lei; cercare di disvelare la sua anima.
    Visto nell’ambito del progetto tematico, l’insieme è significativo e ben eseguito nei contenuti e nella forma.
    Personalmente avrei preferito una serie di immagini, più che una foto composita. Quest’ultima risulta sempre meno leggibile della singola immagine composita.

  3. Antonino Tutolo scrive:

    Vorrei aggiungere un particolare importante. la composizione ed il taglio delle singole immagini sono stupendi. I dadi appena visibili in diverse immagini ravvivano l’insieme senza risultare preponderanti. In particolare splendida la composizione della 1, della 2 e dell’ultima foto.
    Complimenti all’autore.

  4. Catellani Franca scrive:

    Mi piace moltissimo leggere le opinioni e i commenti del Sig. Tutolo , con le parole non ci sarei riuscita a descrivere le fotografie del tipo narrativo il ritrovamento di quella scatola che svela e apre agli altri i ricordi gli affetti – Tutti abbiamo avuto una zia Ariella e ognuno di noi si ritrova dentro alle immagini

  5. Sono come frame di un video, scelti secondo una logica sequenziale invece che usando un più interessante montaggio per associazioni d’idee. Comunque, di tutti gli 8 frame bastava il terzo dall’alto della colonna destra.

    Fulvio Bortolozzo

  6. domenico brizio scrive:

    Concordo con Fulvio, bastava quel frame.
    Certo i ‘dadi’ sono strani o meglio non conformi ai comuni dadi da gioco, qualcosa mi dice che la somma della facce opposte non fa 7… mi sembrano bottoni, ma riconosco la volontà della nota di colore che l’autore ha voluto introdurre felicemente.

  7. Silvano Bicocchi scrive:

    Lo stile del narrare per immagini non è solo grafica o novità dei contenuti, l’autore può anche dettare i tempi psicologici con i quali vuole presentare la propria opera.
    A questo racconto dal significato elementare – il ritrovamento di una fotografia di una parente dimenticata in una scatola -, l’autore ha voluto dare tempi relativamente lenti, attraverso il numero delle immagini (maggiore di quanto potrebbe servire), per dare delicatezza al suo messaggio.
    Il vuoto percettivo che si avverte, in se rappresenta quel senso dell’oblio che si prova quando ci appaiono numerose fotografie che ancora non abbiamo guardato. Prima di giungere alla presa dell’immagine, avvertiamo un breve travaglio di avvicinamento che costruisce un’atmosfera d’attesa ed il senso di lontananza nel tempo di queste vecchie foto. La penultima immagine ricrea questo distacco prima della chiusura della scatola.
    E’ una sequenza fatta di sottili percezioni che rappresentano un messaggio tutto spirituale.
    Silvano Bicocchi

  8. @Silvano Bicocchi

    Perdonami Silvano, ma se l’intento dell’autore era quello da te descritto, allora penso proprio che il mezzo più adatto per realizzarlo fosse il video. Provare per credere.

    A mio parere presentare una serie di fotografie come fosse una selezione cronologica di “frame” estratti da un ipotetico girato (perché tale è la sequenza che qui stiamo vedendo) è una forzatura mortificante delle possibilità del mezzo fotografico. Un letto di Procuste dove l’immagine ottica fissa finisce per essere inutilmente ridondante.

    Diverso sarebbe stato se l’autore avesse “giocato” con le grandi possibilità di un montaggio della serie giocato per associazioni d’idee o slegando le singole fotografie dalla costrizione temporale in cui sono obbligati i fotogrammi di un film.

    Un saluto caloroso.

    Fulvio

  9. Chiedo venia per la ripetizione del termine “giocato” nell’ultima frase.

    Si legga:

    Diverso sarebbe stato se l’autore avesse “giocato” con le grandi possibilità di un montaggio della serie usando associazioni d’idee o slegando le singole fotografie dalla costrizione temporale in cui sono obbligati i fotogrammi di un film.

    F.

  10. Antonino Tutolo scrive:

    La serie di fotografie dà la possibilità di tornare indietro a piacimento, per osservare ora l’una, ora l’altra immagine. Questo ha affinità col ritrovarsi in mano le vere foto della zia Ariella. Un filmato, invece, impone precisi tempi di lettura. Questa è la principale differenza tra la fotografia ed il film. Il film mira all’insieme, alla disposione ed evoluzione nel tempo; la fotografia fa vedere il dettaglio.
    Per questo, nel precedente post, ravvisavo l’opportunità di raccontare la storia con una serie di immagini più grandi, e non con un mosaico di piccole immagini. L’immagine ingrandità è un pianeta diverso da quella piccola; particolari prima minuti ora incominciano a recitare una parte nell’insieme.

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