Pola Giulio – Modena – Solchi

In un singolo scatto sono racchiusi i tre elementi che caratterizzano il tempo: passato, presente e futuro.
Un semplice aratro di legno, icona di un mondo antico, che traccia solchi per un raccolto che verrà.
Opera partecipante al Progetto tematico “I segni del tempo” promosso dai Circoli Fotografici FIAF della Provincia di Modena.

150 Giulio Pola Solchi

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Comments (8)

 

  1. Sì, se le fotografie fossero dei testi scritti in buon italiano (o altra lingua planetaria) gli elementi descritti in didascalia ci sarebbero tutti. Peccato che l’inquadratura fotografica ispirata a quei concetti letterari sia, dal punto di vista della percezione, per nulla interessante, con una luce, dei colori e un tempo d’azione davvero banali. Il taglio riduttivo e sbilenco peggiora poi definitivamente la situazione.

    Fulvio Bortolozzo

  2. Enrico Maddalena scrive:

    Almeno da questa singola immagine (parte di un portfolio?), il significato: “Passato, presente, futuro” mi sembra forzato.
    Gli elementi che risaltano sono essenzialmente due: le gambe nude dell’uomo e le zampe dell’animale sulla destra. L’inquadratura taglia di proposito la parte superiore dei corpi. L’aratro, perché in ombra, assume un peso strutturale minore e fa da collegamento fra l’uomo e gli animali, accomunati dalla stessa primordiale fatica.
    Enrico Maddalena

  3. Domenico Brizio scrive:

    Se non considero il testo proposto dall’autore vedo un taglio deciso dell’immagine che mi esclude una parte certamente interessante della scena (o almeno la immagino tale); se considero il testo… la forzatura cervellotica mi indispone.
    Assegnare un tema obbligato da svolgere può essere talvolta un modo di perdere per la storia della Fotografia un autore che avrebbe potuto esprimersi liberamente secondo la sua indole e non secondo l’aderenza ad un tema! La poesia è tematica?
    Lo so, la storia ha conosciuto mecenati che remuneravano gli artisti ma mi piace pensare che potevano rifiutarsi davanti a richieste di tal fatta o svolgerle, come qualcuno ha fatto, vendicandosi in corso d’opera.

  4. Catellani Franca scrive:

    I segni del tempo è una tematica molto vasta , praticamente se uno ci pensa bene è un tema libero , liberamente interpretabile – certo si poteva anche fare il graffio su un cofano di una macchina appena uscita dal salone – oppure le fabbriche dismesse- che sembrano andare alla grande !

  5. Antonino Tutolo scrive:

    Condivido la Sig.ra Catellani: “i segni del tempo” è un tema molto aperto. Tutto è legato al tempo; ed ogni cosa lascia il suo segno. L’immagine è significativa. L’autore ha composto sulla diagonale per dare il senso del movimento, ed ha inclinato leggermente la verticale per trovare spazio ad elementi importanti.
    Personalmente avrei inquadrato più verso il basso della diagonale, inserendo le orme lasciate nel fango ed incidendo maggiormente sul solco dell’aratro e sui passi. Avrei accentuato leggermente il contrasto, per rendere l’idea della fatica, ed avrei diminuito la leggera dominante giallo-verdina presente nell’immagine.
    Per “passato, presente e futuro”, citati nel sottotitolo, immagino ci si riferisca al passare del tempo che in certi luoghi si avverte meno che altrove. In essi la vita scorre con gli stessi ritmi, le stesse tecnologie di sempre. Quindi si tratta di un passato, presente e futuro, molto relativi; accomunati idealmente quasi in uno stesso istante.

  6. Maurizio Tieghi scrive:

    In questa fotografia ritengo che sia presente tutto quello che serve per esprimere il concetto indicato dal suo autore, c’è capacità di sintesi ed è sicuramente un pregio, non s’indugia sull’estetismo imperante e perciò rassicurante.
    L’inquadratura giocata sulla diagonale è perfetta così. Togliere oppure aggiungere non significa nulla di più o di meno. Il bello della fotografia sta tutta nella sua capacità di rendere superflue le parole (titolo, preambolo, commenti, ecc.), se fossero davvero necessarie le inseriremmo nelle nuvolette a modo dei fumetti o dei fotoromanzi.
    Maurizio Tieghi

  7. Antonino Tutolo scrive:

    @Maurizio Tieghi
    “Il bello della fotografia sta tutta nella sua capacità di rendere superflue le parole (titolo, preambolo, commenti, ecc.), se fossero davvero necessarie le inseriremmo nelle nuvolette a modo dei fumetti o dei fotoromanzi.”
    .
    Il bello della fotografia sta nel fatto che ciascuno la intende come vuole. E ne ha diritto. Non esistono regole. E nessuno ha l’autorità e il diritto di imporle agli altri.
    Infatti questo blog prevede un campo specifico per la immissione del titolo ed uno per i commenti dell’autore.
    La stessa fotografia può essere utilizzata in lavori diversi. Perché ci sono foto che hanno un significato specifico ed altre che descrivono dettagli o aspetti particolari, che possono essere interpretate diversamente; e possono essere riutilizzate per altri lavori.
    Inoltre ci sono diversi modi di raccontare: l’immagine singola, la serie, il servizio, la mostra, il portfolio, il diaporama che mixa una sull’altra diapositive, per ottenere effetti speciali, ecc.
    L’arte moderna è multimediale. Nelle mostre ci sono presentazioni, commenti, musica, filmati multimediali. Non comprendo perché si debbano imporre delle regole, non si sa da chi fissate e perché.

  8. Mi colpisce il fatto che l’animale sembri camminare su un tappeto rispetto a dove deve mettere i piedi l’uomo. Questo potrebbe essere il punto di forza della foto, purtroppo scattata in condizioni di luce non troppo felici e con un’inquadratura indecisa tra il valorizzare l’aspetto che ho sottolineato e una visione dì’insieme (che avrebbe dovuto comprendere anche il paesaggio circostante oltre completare le figure). E’ un peccato avere queste occasioni fotografiche e risolverle in maniera incerta. Ma sono sicuro che tra gli scatti della serie ci sian la possiiblità di fare una scelta per un piccolo racconto

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