Savelloni Francesco – Ferentino (FR) – Rodolfo

….Rodolfo…..il mio cane foto scattata senza l’ausilio di photoshop il blu dietro sono semplicemente le lenzuola stese e il drappo rosso è calzone di una tuta…

311 Francesco Rodolfo

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Comments (21)

 

  1. Ezio Turus scrive:

    Che ci sia o meno una postproduzione digitale, come vuole sottolineare l’autore non da, ne toglie nulla all’immagine finale, così come l’elenco degli elementi utilizzati.
    Leggo una simpatica foto pulita di un cane molto vispo ed espressivo, che sicuramente comunica curiosità per quanto il fotografo stà facendo e che lascia pure intendere, con quell’orecchio alzato, di stare all’erta per quanto succede al di fuori di questa pulizia formale.
    Un attimo colto molto sapientemente dall’autore che ci dimostra quanto importante sia non avere inutili elementi di disturbo nella composizione globale.

    ezio turus

  2. bella bella bellissima,
    fa molto pubblicità!
    rodolfo mi sa che è una gran piacione e miete un sacco di conquiste….
    il flash ci sta proprio bene, quelle ombre danno secondo me un giusto tocco di profondità e i colori sono ben + vivi.
    tre elementi più che banali che molti avrebbero snobbato, disposti perfettamente da un occhio allenato….
    Ma il merito e di rodolfo e di quell’espressione molto bao bao micio micio eh!!!
    bravo bravissimo

  3. marco furio perini scrive:

    Si è messo in posa come per una fototessera :-)
    Mi attrae anche lo sfondo, sia per i colori scelti con efficace parsimonia, sia per l’ombra sulla parete che sembra completare il ritratto del cane. Ciao

  4. Trovo davvero interessante e ben risolta questa fotografia. Bravo Francesco, mi complimento!

    Rodolfo poi ci mette del suo con quell’orecchio in su che sembra captare chissà quali suoni, voci o rumori. L’inquadratura a mezzo busto televisivo e la disposizione frontale da fototessera o poliziesco confronto all’americana aggiungono una benvenuta sottile ironia al tutto.
    In questo caso le saturazioni funzionano benissimo per l’ulteriore appiattimento ed estraniamento della scena. Il lenzuolo diventa un fondale “blu, Madonna che blu” e il superosso calzone della tuta fa da contraltare puramente formale e cromatico che riequilibra tutta la scena, rendendola ancora più improbabile e misteriosa.

  5. Francesci Savelloni scrive:

    ………Diciamo che Rodolofo è il mio cane ma anche il mio cavallo di battaglia ….aahahha secondo me anche il titolo in fotografia è importante riesce a dare qualcosa in piu infatti vorrei apprfodire questo discorso riguardo il titolo….se può fare la differenza dinanzi a un immagine oppurre no……se qualcuno può rispondere al mio dubbio riguardo al l importanza del titolo in fotografia……..

  6. Pochi elementi, tutti al posto giusto e fotografati nel modo giusto. Nulla da togliere, nulla da aggiungere, nulla da cambiare.
    Una fotografia che colpisce e lascia il segno.
    Complimenti all’autore!

    Elisabetta Moschetto

  7. Domenico Brizio scrive:

    La forza di un attimo trasferita nel futuro. Un attimo cromatico, un’attimo emotivo, un attimo. Nessun contorcimento cerebrale, gioia di forma e colore. E per vederlo non occorre studiarsi tutta la storia della fotografia e dell’arte… Questa fotografia insegna con l’esempio ed il silenzio della parola. Felicitazioni.

  8. Antonino Tutolo scrive:

    @Domenico Brizio
    “E per vederlo non occorre studiarsi tutta la storia della fotografia e dell’arte… ”
    .
    Sbagli, Domenico.
    Dalla storia dell’arte, sapresti che l’estetica di questa immagine si richiama ad un preciso periodo pittorico, ma anche fotografico.
    Le riviste di fotografia, negli anni 80 e 90 del secolo scorso, erano piene di questi giochi di colore. Cabine colorate, ombrelloni, pareti, ecc.
    L’estetica di questa foto (composizione, contrasto cromatici) risale alla pittura degli anni 40-50 e precedente.
    Con più calma ti segnalerò gli autori.
    Trovo questa foto interessante, viva; soprattutto nell’idea (credo originale) di inserire quel simpatico cagnone (un’orecchia più alta dell’altra) in una contaminazione tra estetico e realista, con simpatica ironia.
    Il non aver trattato l’immagine, in post, non è necessariamente un motivo di merito. Anche perché essa è carente dal punto di vista dell’esposizione (il drappo rosso e la faccia del cane). Per questo, essa presenta la limitatezza della foto segnaletica.
    Ma l’idea c’é e la foto è molto simpatica.
    Complimenti all’autore.

  9. a prop dell’ultimo post.è chiaro che più uno cose sa e a + materie si interessa e le approfondisce più riesce a trovare rimandi e allaciamenti a qualcos’altro in una qualsiasi foto.
    insomma la ” cultura” aiuta la lettura ma capita anche che ci si lasci fuorviare dal proprio sapere e vedere chissà cosa dentro ad un immagine semplicemente mossa o sfocata o sbagliata…

  10. Domenico Brizio scrive:

    @Antonino
    Negli anni 80 e 90 già c’ero e ho due raccolte complete di riviste fotografiche per circa 12-13 della mia libreria…
    Beh: non ti dico che se il cane fosse stato giallo Mondrian sarebbe stato sin trippo facile ma perchè paragonare sempre?

    L’errore è semmai è quello di trovare SEMPRE un riferimento storico: spesso è fallace e opinabile naturalmente che rivela un bisogno di kunderiana immortalità scritta…
    Confermo che non occorre studiarsi tutta la storia: basta la fiducia in quel che si vede.

    Davanti a fotografie che sono la quintessenza della semplicità non occorrono riferimenti cervellotici… ne facciamo già sin troppi con il risultato di non vedere più la fotografia… pensiamoci.

  11. @Francesco Savelloni
    “secondo me anche il titolo in fotografia è importante riesce a dare qualcosa in piu infatti vorrei approfondire questo discorso riguardo il titolo….se può fare la differenza dinanzi a un immagine oppurre no…”

    Ti dico la mia.
    Nel tuo caso specifico, più del titolo, mi ha orientato la dida. Sapere che il tutto è avvenuto nel tuo ambito casalingo con il tuo cane mi ha portato a valorizzare le scelte di inquadratura e colore come insolite e benvenute rispetto alle solite melense, trite e ritrite foto del cane a casa propria.

    Se invece avessi scritto che avevi trovato il cane su Internet (magari sul sito http://www.rodolfo.bau) e poi ci avevi appiccicato un fondo blu e dei pantaloni rossi presi entrambi chissà dove, il mio parere sarebbe diventato negativo e avrei parlato, forse, di sterile esercizio grafico.

    Difatti, a mio parere, il fotografico sta nella procedura e non nella fotocamera. La fotocamera esiste dal Seicento e fu usata dai pittori per realizzare con maggior comodità le loro opere (Veermer, Canaletto e tanti altri). Quindi l’effetto “tele” e quello “grandandolo”, per esempio, precedono di secoli l’invenzione della fotografia.

    Il fatto che a formare l’immagine non sia più una mano umana, ma direttamente la luce depositata attraverso un foro e/o una lente permette di spostare completamente l’analisi del fatto visivo dalla sua produzione alla vicenda che ne accompagna la produzione (dal 1839 delegata ad un fenomeno fisico conservato con un sistema tecnico).

    Quindi il fatto che quello lì sia proprio Rodolfo e quelli dietro siano i panni di casa tua per me è molto più importante, rispetto al fatto che quello sia un qualsiasi cane e lo sfondo sia genericamente blu e rosso. Mi spiego?

  12. Maurizio Tieghi scrive:

    Fotografia a colori di un cane di pelo chiaro su sfondo blu con un drappo di colore rosso. Ombre eccessive proiettate sul lenzuolo usate come sfondo. Capolavoro cromatico o lavoro impregnato di rimandi alla pittura post cubista? Cosa penserà l’amico cane quando viene chiamato con nome da bipede pensante? Sono state molte le lodi spese a favore della fotografia, come molteplici sono le chiavi di lettura di detta immagine a dire il vero abbastanza anonima. Gli elogi oppure le critiche anche per questa fotografia sono in linea con il gruppo ristretto degli abituali commentatori, ho la sensazione che si sia entrati in un vicolo cieco e non si veda via d’uscita. Giustificato pertanto il disinteresse nei riguardi del blog da parte delle decine di soci del mio fotoclub.

    Maurizio Tieghi

  13. @Maurizio Tieghi
    “Gli elogi oppure le critiche anche per questa fotografia sono in linea con il gruppo ristretto degli abituali commentatori, ho la sensazione che si sia entrati in un vicolo cieco e non si veda via d’uscita. Giustificato pertanto il disinteresse nei riguardi del blog da parte delle decine di soci del mio fotoclub.”

    Dai, non ti senti un po’ ingiusto a scrivere queste cose? Nemmeno un pochino pochino pochino? ;-)

  14. Foto di questo tipo mi suscitano sensazioni contrapposte. Da una parte le apprezzo, poi però mi intgerrogo sull’assenza del loro significato. Belle da vedere, divertenti da fare (le faccio anch’io), ma contenuto? Se non ci fosse il drappo rosso (che non c’entra nulla con il cane), che rimarebbe dell’immagine? Un ritorno al colore fine a se stesso, un esercizio di stile, dimenticando per un po’ la comunicazione. Anche questo ci vuole e ci diverte farlo (me per primo)

  15. Antonino Tutolo scrive:

    @Donatella Tandelli
    Vorrei che lei leggesse i miei post su “Opinioni a confronto”. Anche lei, osservando un’immagine sul blog, è stata assalita da un ricordo, da un’esperienza personale. Perché limitarsi a concetti banali sul giusto o non giusto. Giusto in base a quali parametri? Io cerco di trovare il fondamento. Penso sia un valore aggiunto. La fotografia è un fatto culturale. E’ estetica, tecnica, pensiero.
    La fotografia italiana vuole relegarsi alla copia del reale, alla registrazione dell’orma; per questo rifiuta la fotografia come arte. Invece essa lo è. Altrove essa lo è. Lo è per molti autori italiani. L’arte è pensiero; non tecnica pittorica o letteraria o scultorea. Conoscere la storia dell’arte e della fotografia significa sapere da dove si viene e dove si va. Molti filano obbligatoriamente l’acqua della fontana senza conoscerne il motivo. Eppure l’occhio “reale” non la vede filata. Ci sono molti concetti che si perpetuano senza fondamento, limitando l’espressione fotografica altrui, solo perché non si conosce la storia della fotografia e quella dell’arte.
    Molti sono artisti oppure copiano; e non lo sanno. Altri perseguono la risoluzione senza significato. Il mondo è “a-variato”, come diceva Ettore Petrolini.

  16. Antonino Tutolo scrive:

    @Domenico Brizio
    “Confermo che non occorre studiarsi tutta la storia: basta la fiducia in quel che si vede”.
    Ragiono diversamente. Vedo sempre ogni cosa in un insieme. Ogni particolare è legato ad altri o ne è la conseguenza. Purtroppo la fiducia in se stessi porta facilmente a sopravvalutare le proprie opinioni.
    .
    “Davanti a fotografie che sono la quintessenza della semplicità non occorrono riferimenti cervellotici… ne facciamo già sin troppi con il risultato di non vedere più la fotografia… pensiamoci”.
    Condivido in parte.
    Giudico intelligente ogni persona ed ogni tentativo, fino a prova contraria. Cerco di far vedere quello che di positivo può esserci in un’immagine, quindi fornisco anche un esempio di lettura. Penso che questo sia costruttivo per chi vuole imparare: ha la possibilità di raddrizzare il tiro.
    In ogni caso, te lo assicuro, non mi esprimo per autocompiacimento. Non ne ho bisogno. Con l’età si ha la misura di quello che si è e si sarà fino alla fine.
    Per me è anche un esercizio di memoria, di scrittura.
    Se poi veramente vi dà fastidio il mio modo di essere, mi scuso.

  17. Antonino Tutolo scrive:

    @Domenico Brizio
    “La forza di un attimo trasferita nel futuro. …. per vederlo non occorre studiarsi tutta la storia della fotografia e dell’arte”.
    .
    Qui c’é un’eternità di attimi. Montare lo sfondo, metterci su lo straccio rosso, mettere il cane sulla scena, aspettare che risulti “composto” nel modo opportuno.
    La vita è fatta di attimi, ma spesso conta tutta la vita e non l’attimo.
    Il pregio di questa foto, invece, è nella sottile ironia dissacrante che mette in contrapposizione un modello estetico noto e sofisticato ed un cane reale e simpatico.
    .
    “Questa fotografia insegna con l’esempio ed il silenzio della parola”
    .
    Non condivido.
    Sotto c’é molto di più: diciamo almeno una corrente pittorica e fotografica di qualche anno fa. Visto che hai tutti i numeri delle riviste, ti basta cercare le immagini delle panchine, degli ombrelli, delle cabine da spiaggia, dai colori vivacissimi, che hanno riempito, per decenni, le riviste che collezioni, ad imitazione di un preciso periodo storico della pittura.
    L’invenzione di questa foto, la sua originalità, sta nell’inserimento del cane (con quella bella espressione) su quello sfondo specifico, in un rapporto, che sembra prendere in giro l’estetica pura, fine a se stessa, dello sfondo.
    Sotto questo punto di vista l’immagine è molto valida.
    Il momento decisivo lo lascerei per un’altra occasione più appropriata.
    Altrimenti mi dovresti spiegare qual’é la relazione trea cane è sfondo. Il cane stava immobile nell’attimo?
    Tutto qui? Dimentichi il resto dell’immagine.

  18. Antonino Tutolo scrive:

    @Giovanni Firmani
    Condivido pienamente.
    A meno che non vogliamo pensare che l’autore ha scattato senza consapevolezza, una bella immagine, non resta che il significato che ho esposto in precedenza.
    Siccome vedo sempre in positivo…

  19. @Antonino Tutolo
    “Se poi veramente vi dà fastidio il mio modo di essere, mi scuso.”

    Maddai Antonino, non mi pare proprio il caso che qui nessuno debba chiedere scusa a nessun’altro per il solo fatto di esistere. Semmai, come già dicevo, suggerirei umilmente di darci tutti una regolata ed evitare di inserire nei nostri commenti riferimenti al modo di commentare degli altri.

    Un caro saluto,
    Fulvio.

  20. Antonino Tutolo scrive:

    @Fulvio Borotolozzo
    Ti ringrazio per la precisazione.
    Nei miei commenti porto delle motivazioni, dei punti di vista personali, delle idee. Tutti possono contraddirmi senza problemi. L’unica cosa che non accetto è l’offesa.
    Affermo una cosa sbagliata? Dimostratemelo con ragionamento, non con le offese.
    Ragionando insieme, su questo blog, possiamo imparare tutti moltissimo. In un anno criticheremo 365 immagini.
    Chi si presta alla critica non può essere licenziato con un “non mi piace”, “è cosa vecchia” oppure “è sbagliata”; dobbiamo dare qualcosa di più. Occorre tenere presente che vengono pubblicate foto di fotografi esperti insieme a quelle di novizi.
    I primi hanno i loro rispettabili convincimenti e si offendono facilmente, i secondi si ritirano scoraggiati, se stroncati. Quindi occorre trovare il meglio in ciascuno e dare giudizi costruttivi. Le cose si conquistano un po’ per volta.
    Solo in questo modo il blog avrà un futuro ed un’utilità nella continuità.
    Un giudizio netto, assoluto, non commisurato alle capacità individuali degli autori è fine a se stesso ed improduttivo. E’ come ergersi a giudici. Ed i giudici che non hanno “la patente” risultano sempre indigesti.

  21. Domenico Brizio scrive:

    @Antonino
    Personalmente non faccio calcoli cosa sia bene fare o non fare, chiedersi o non chiedersi davanti ad un’immagine, se l’ha scattata un onorabile, o un meno onorabile (non esistono): il mio commento è legato a quanto la fotografia mi dice, di visibile naturalmente; del resto poco mi affascina ma riconosco che quel resto è diverso in tutti i commentatori e vale come opinione. Nessuna sfida, nessuna pretesa superiorità o inferiorità, vado per quel-che-vedo e mi ‘gusta’. E quel che scrivo è mio, vale per me e può anche non valere per nessun altro: non cambio opinione perchè un molto onorabile critico ha messo la cosa diversamente. Cambio sicuramente invece quando non si tratta di opinione ma di cosa materiale, tangibile, concreta ai sensi: lì non mi puoi far cambiare sul certezza del fatto che gli ippopotami non hanno le ali! In fotografia gli autori si differenziano per come ‘vedono’ non per come ‘combinano’! (opinione)

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