Fabbri Filippo – Soliera (MO) – I segni del tempo

I “segni”, i particolari dell’evoluzione fotografica, dal passato al presente, fino ad arrivare al comune denominatore di ogni foto, l’occhio, che, come occhio di bambino, diventa futuro.
Opera partecipante al Progetto tematico “I segni del tempo” promosso dai Circoli Fotografici FIAF della Provincia di Modena..

293 Fabbri Filippo i segni del tempo

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Comments (12)

 

  1. Mauro Marchetti scrive:

    Lo so che il mio commento suonerà banale e retorico …. ma non posso fare a meno di ringraziare Filippo per questo percorso a ritroso nel tempo che mi ha accompagnato agli esordi, quando l’unica prerogativa importante era la fotografia e non c’erano troppe funzioni più o meno automatiche a complicare i pensieri.
    Lo sapevo che sarei finito, o meglio precipitato nel malinconico. ;-)
    Mauro

  2. Antonino Tutolo scrive:

    Altro significato è che la fotografia è cresciuta “dal punto di vista tecnico” nel tempo. Dalla scatola Kodak (salto i passi sperimentali) al digitale, fino al futuro (il bambino).
    Può anche significare che quello che conta è l’occhio del fotografo.
    .
    @Mauro Marchetti
    “Lo sapevo che sarei finito, o meglio precipitato nel malinconico. ”
    Condivido. Ma è un segno di vecchiaia.
    Mi sono ritrovato in mano una Linhof 6×9, senza tabella di correzione dell’esposizione in base all’allungamento del soffietto e con sole due lastre di pellicola.
    E’ una parola, usarla!
    Dovrei riflettere e lavorare mezz’ora, per ogni immagine.
    Più che attimo fuggente, si dovebbe parlare di attimo fuggito!

  3. Un omaggio “fetish” dedicato ai tecnonostalgici attuatori di congegni che trovo un po’ troppo sbilanciato nell’ipotesi fantascientifica finale che l’occhio umano venga dotato alla nascita di fotocamera digitale incorporata :-D

  4. Domenico Brizio scrive:

    L’autore esprime a parole ciò che otto immagini non riesco singolarmente e collettivamente ad esprimere.
    Buona teoria della comunicazione vuole che nel ricevente ci sia almeno qualche piccolo contenuto stratificato prima di colpirlo con un messaggio dell’emittente per essere efficace comunicazione, ma se il messaggio dell’emittente è così criptico non arriverà mai al ricevente e soprattuto non riceverà un feedback di adesione. Se non riesco a farlo con una immagine: scrivo.

  5. la mia lettura è un po’ diversa da quella di Bortolozzo: quello che conta è ciò che si fotografa (nel caso un bambino), non il mezzo. Il mezzo cambia, il risultato no.

  6. Marco Furio Perini scrive:

    A me quell’occhio di bambino messo lì come ultima immagine trasmette un’idea di “cancellazione”, di azzeramento della storia della fotografia, almeno nel suo aspetto più tecnologico. Come se nel futuro delle nuove generazione la fotografia, così come ancora la conosciamo oggi, non esistesse più, sostituita da chissà quali altre forme di linguaggio/comunicazione visive, che Dio solo sa per ora… Ma è giusto così in fondo, la storia dell’umanità è anche la storia di questi rinnovamenti spesso radicali e definitivi… Ciao

  7. Antonino Tutolo scrive:

    @Fulvio Bortolozzo
    “dedicato ai tecnonostalgici attuatori di congegni che trovo un po’ troppo sbilanciato nell’ipotesi fantascientifica finale che l’occhio umano venga dotato alla nascita di fotocamera digitale incorporata”
    .
    I singoli avvenimenti del passato ci restano rappresentati nella memoria con poche immagini simi ad icone.

    Una Ferrania (la mia prima macchina), una Bencini, una Kodak, una Rolleiflex biottica, oltre che il nostro cammino fotografico, ci ricordano esperienze, momenti, della nostra stessa esistenza.
    Per questo comprendo la malinconia di Mauro Marchetti.
    Trovandocele in mano, saremmo ancora in grado di usarle, in manuale, con la distanza valutata ad occhio e l’esposizione da regolare con le tabelle o, mnemonicamente, in conseguenza dell’uso.
    Togliendo dagli apparecchi moderni gli automatismi, quanti sarebbero in grado di fotografare?

  8. @Antonino Tutolo
    “Togliendo dagli apparecchi moderni gli automatismi, quanti sarebbero in grado di fotografare?”

    Il problema non sta nelle macchine, ma nelle teste. Se una cosa la vuoi veramente, trovi il modo di ottenerla. Se invece vuoi giocare all’ultimo gioco di moda, questa è un’altra storia e non m’interessa in quanti lo facciano.

    Personalmente uso una folding 4×5″ e una compattina digitale negli stessi progetti ottenendo risultati che ritengo compatibili e senza particolari problemi, né nostalgie per tempi lontani. Ogni fotocamera è contemporanea, basta metterla al lavoro qui, adesso! ;-)

  9. Filippo Fabbri scrive:

    Marco Furio Perini scrive:
    24 marzo 2010 alle 20:56

    A me quell’occhio di bambino messo lì come ultima immagine trasmette un’idea di “cancellazione”, di azzeramento della storia della fotografia, almeno nel suo aspetto più tecnologico

    “Ringrazio” Marco perche era un ulteriore aspetto a cui avevo pensato anche io, non lo avevo scritto per uno strano timore che fosse troppo fantascientifico, molto cyberpunk… Sono comunque contento che sia arrivato qualcosa, anche di non scritto e spiegato

  10. Antonino Tutolo scrive:

    @Fulvio Bortolozzo
    “Ogni fotocamera è contemporanea, basta metterla al lavoro qui, adesso! ;-)
    .
    Ci vuole solo una modella. Io sono pronto.
    E’ scontato che sia il fotografo a creare l’immagine.
    Certamente conosci le discussioni nei club sugli obiettivi, sullo sfocato Leica, sull’analogico, sulla fotografia del reale, ed altre amenità del genere.
    Ma io sfiderei tanti fotografi a togliere la batteria dall’apparecchio; o almeno a disinserire gli automatismi di messa a fuoco e di esposizione.
    Quanti, ora, davanti alla modella che porti tu (e che paghi tu :-) ) sarebbero in grado di fotografare senza l’uso dell’esposimetro, del telemetro, della priorità dei tempi o dei diaframmi?
    Quanti sarebbero in grado di stamparsi la foto, da soli, a regola d’arte; senza l’ausilio del laboratorio?
    Guardando gli apparecchi contenuti nel mosaico di Fabbri sovviene il ricordo di quando tutto questo si faceva da soli. Tutto qui
    Allora l’obiettivo era unico (50mm) e la regola dei tre passi faceva il grandangolo o il tele. Senza tutte le attuali complications, quante riviste sarebbero in giro? Quanti continuerebbero a fotografare?

  11. “Trovandocele in mano, saremmo ancora in grado di usarle, in manuale, con la distanza valutata ad occhio e l’esposizione da regolare con le tabelle o, mnemonicamente, in conseguenza dell’uso.
    Togliendo dagli apparecchi moderni gli automatismi, quanti sarebbero in grado di fotografare?”

    Mi piace continuare a usare anche le macchine del passato, così come quelle del presente. Ma non penso che sia solo un fatto nostalgico (alcune che uso sono nate molto prima di me e non le ho conosciute nel loro presente), quanto per delle atmosfere che quelle ottiche creano rispetto alle moderne

  12. @Antonino Tutolo
    “Quanti, ora, davanti alla modella che porti tu (e che paghi tu :-) ) sarebbero in grado di fotografare senza l’uso dell’esposimetro, del telemetro, della priorità dei tempi o dei diaframmi?”

    Non ho mai pagato nessuna donna per posare per me…
    Comunque, la domanda che poni non è di quelle che mi levano il sonno. Non ho azioni Canon in portafoglio e nemmeno gestisco un negozio. :-)

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