Di Giuliano Sabatino – Trieste – Cima al vento

Una cima al vento, su una barca delle Kornati (Croazia).
Il vento, il sole, il mare, il cielo. La cima è un nodo che si scioglie mentre il vento regola il suo divincolarsi.
Il piacere di donarsi ed essere guidati con fiducia.

159 Di Giuliano Sabatino Padrone il vento

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Comments (29)

 

  1. Enrico Maddalena scrive:

    Una immagine deve parlare da sola, altrimenti scende al ruolo di illustrazione (parziale) del testo scritto che prende il sopravvento.
    Potrebbe avere un senso assieme ad altre immagini strutturate in un racconto fotografico. Questa è solo una macro di una corda che potrebbe appartenere a qualsiasi cosa.
    Un saluto
    Enrico

  2. Fiorella Cappelli scrive:

    Pur rispettando le opinioni altrui, non concordo con quando riportato nel commento precedente sul fatto che una immagine -”debba” parlare da sola altrimenti “scende” al ruolo di illustrazione- ma trovo giusto che il testo scritto non debba prevaricare.
    Una immagine può suggerire le parole, senza lontanamente sminuirsi, quando queste sono in sintonia con l’emozione che se ne riceve ammirandola, così come le parole possono essere tradotte in immagini per lo stesso motivo.
    Tramite questo “scambio di emozioni” noi viviamo il nostro tempo.
    In quanto alla foto se fosse stata la macro di una “semplice corda”non avrebbe mai dato ad un poeta l’ispirazione per una poesia e ancora meno l’idea per il titolo di un libro.

  3. Antonino Tutolo scrive:

    Teniamo presente solo il titolo.
    La corda subisce l’azione del vento, che muove i suoi sfilacci. Ma il vento ne diventa padrone? Al massimo si trastulla brevemente con essi.

    La sovraesposizione ha tolto il fascino ed il mistero delle ombre sulla corda, ed ha impedito al cielo di essere più saturo, meno slavato. La chiarezza, la leggibilità del dettaglio non è una virtù, se togliamo le ombre. La gonna di una donna lascia intuire, ma non vedere. Il mistero affascina più del dettaglio. Togliendo le ombre (magari con l’HDR) può comportare una illegibilità del modellato, una illogicità dell’insieme.
    Gli esagoni bianchi, dietro al soggetto, dovuti alle riflessioni del diaframma tra le lenti dell’ottica, sono antiestetiche.
    Allora prendiamo questa immagine come esercizio, sia dal punto di vista dei significati che da quello tecnico.

  4. Fiorella Cappelli scrive:

    E’ attraverso un dettaglio che avanziamo alla conoscenza e in quel momento non sono le ombre ad essere in primo piano ma la nostra percezione nel saper cogliere ed ascoltare ciò che il cuore vuol fermare.
    Se ascoltassimo troppo la mente saremmo solo tecnica, se ascoltassimo solo il cuore saremmo solo istinto ma se operiamo cuoremente, anche un “banale esercizio” può essere al centro di un’emozione…

  5. molto poetica la presentazione ma nonostante tu sia un triestino come me e quindi sei bravo bello e simpatico a priori….. la foto non è secondo me all’altezza della presentazione.
    intanto quelo riflesso dello sfondo che proprio si nasconde dietro la cima, scommetto che a te piace ma in realtà l’occhio ci cade perchè attratto dato che si trova sul soggetto ma poi non ci trova un perchè ed inoltre l’inquadratura è un pò troppo stretta x esprimere un concetto cosi ampio come la libertà, il vento etc etc
    cmq come dir…viva la e po bon!!
    w trieste!!!

  6. Questa fotografia è, ai miei occhi, gradevole. Certo, ci sono delle “imperfezioni tecniche” (es.: l’apertura eccessiva delle ombre, la sagoma del diaframma nello sfocato), però l’insieme mi conferisce un’idea di presenza e spontaneità che trovo decisamente piacevoli. Mi interessa anche il testo della dida. Non come spiegazione o testo da “illustrare”, ma proprio come un altro mezzo per fissare un’idea, una sensazione. Direi che testo e fotografia si accompagnano e rinforzano l’un l’altro. Il testo dice, la fotografia presenta.
    Diverso il discorso per il titolo. Lo trovo davvero condizionante e forzato. Meglio sarebbe stato mettere come titolo semplicemente una data e un luogo. In fondo, Giuliano stava guardando quella precisa corda, che vediamo ora come traccia di luce, e mentre la fissava, quel giorno, a quell’ora, in quel tratto di mare, pensava alle cose che scrive in dida.

    Delicato, arioso, liberatorio.

  7. Domenico Brizio scrive:

    ‘Vedo’ la barca andare, una cima stagliarsi sull’acqua, dei fili liberarsi verso l’esterno: una sensazione buona, amica, fermata e consegnata a letture successive. Immagino il tremolio, immagino l’aggetto verso il mare, immagino il vento e lo ‘sento’. Sommando: mi attira. Tecnicamente avrei chiuso un po’ ma avrei perso la soffusione, importante.

  8. Maurizio Tieghi scrive:

    Le parole sono aleatorie e ci fanno apparire vero quello che la fotografia non ha la capacità di mostrarci. Chi non conosce l’italiano e guarda questa fotografia, essendo su internet può succedere, riuscirebbe ad interpretare la situazione descritta dal suo autore? Nutro seri dubbi perchè la parte finale di una cima, quì fotografata, si presta a molteplici utilizzi. La fotografia non è particolarmente riuscita dal punto di vista tecnico ed anche espressivo a mio parere.

  9. Catellani Franca scrive:

    Ci tento provo a dire la mia opinione ..credo all’autore se dice che si trovava in barca – vedo una corda abbastanza statica, per essere in balia del vento e un pochino sopraesposta, vedo uno sfilaccio di corda sospeso leggero per filini sottili come capelli , non mi rimanda ugualmente al vento alla leggerezza – alla libertà come concetto- anche il punto di ripresa è all’altezza d’uomo , quindi io chiedo ma questo oggetto-reale mi deve far pensare a tutto cio’ che in effetti non vedo ? ciao franca

  10. Eh si, succede proprio così, ci si riflette nelle fotografie, si vede ciò che ci appartiene.
    Essendo una velista da molti anni, la prima cosa che mi salta agli occhi è l’impiombatura (la parte finale della cima) che si sta disfacendo. In barca non è una cosa “buona e giusta”, anzi, un marinaio vi porrebbe subito rimedio.
    Detto ciò, il mio percorso mentale ed emotivo mi porta a raccontarmi una storia: questa fotografia parla di una barca a vela che ha navigato nella burrasca. Passato il fortunale, tornato il sereno, rimangono i segni degli sforzi sopportati…
    Non riesco, quindi, a sposare il testo dell’autore, ma leggo piuttosto una “quiete dopo la tempesta”.
    Chiedo venia.

    Elisabetta Moschetto

  11. Antonino Tutolo scrive:

    @Fiorella Cappelli
    “E’ attraverso un dettaglio che avanziamo alla conoscenza e in quel momento non sono le ombre ad essere in primo piano ma la nostra percezione nel saper cogliere ed ascoltare ciò che il cuore vuol fermare.”
    .
    La foto è un insieme di concetti, espressi tramite icone e tecnica. La fotografia è un linguaggio estetico che rende un’atmosfera, una magia.
    Scrivere una poesia o una lettera, usando parole sbagliate, vuol dire comunicare tutt’altro che quello che si voleva dire.
    Dei concetti ho parlato prima, della tecnica poi. Era un’analisi completa.

  12. non mi fa sognare più di tanto questa foto, malgrado il colore dominante accattivante. Sarà il soggetto, poco propenso a farsi trasportare dal vento. Il riflesso poi toglie quel poco di poesia che si sarebbe potuta trovare

  13. BINGO!

    Leggendo tutti i commenti a questa fotografia, devo dire che l’autore ha raggiunto un eccellente risultato: ha fatto davvero una fotografia! Ognuno degli intervenuti a potuto osservarla e trovare elementi personali di attenzione, senza che nessuno di quelli espressi possa arrogarsi il diritto di essere considerato una “corretta lettura”.

    Questo trovo di affascinante da quasi trent’anni nelle fotografie: sono abissi senza fondo, specchi della mente di chi vi cade. Le icone prodotte a mano, o con programmi di sintesi, questo fascino non lo possiedono perché sono “fatte” da una mente umana in ogni loro dettaglio. Solo una macchina ottica come la fotocamera, antiumana per eccellenza, può portare i segni di qualcosa che esula dalla dittatura della ragione umana. Quella corda sfilacciata è tale. L’autore ce ne ha restituito una traccia, non importa quanto perfetta, e così ci ha virtualmente “messi in barca” con lui. Ognuno ha potuto pensare a se stesso come gli è parso e riflettersi per come sente su quella traccia di corda.

    Grazie Sabatino! :-)

  14. Maurizio Tieghi scrive:

    TOMBOLA
    Qualsiasi immagine che lascia spazio all’immaginazione su questo blog, questa è l’ennesima riprova, permette a molti commentatori di ricrearsi la propria fotografia ideale. Credo che la Fotografia sia altra cosa. Pensando positivo ciascun autore comunque ha compiuto un’opera artistica tramite l’utilizzo di una macchina fotografica. Chi guarda questa fotografia ed è un esperto marinaio si immagina di essere su di una barca a vela, il condannato a morte per impiccagione di essere prossimo al paradiso.

  15. Domenico Brizio scrive:

    JACKPOT! e rinforzo ciò che ha appena scritto Fulvio. Fine delle parole e inizio dell’introspezione. Fine dei premi e inizio dell’introspezione, pure!

  16. Grazie a voi tutti per l’accoglienza, da Enrico che ho apprezzato tantissimo, per la sua oggettività, a Domenico, passando per tutti gli altri. Non aggiungo e non replico nulla. Lasciamo che i pensieri e le immagini fluiscano dentro di noi.
    Dico solo che è la mia prima volta con voi, ora posso dire con noi. Ed ho ricevuto tanto.
    Grazie

  17. Antonino Tutolo scrive:

    @Fulvio Bortolozzo
    “Le icone prodotte a mano… questo fascino non lo possiedono perché sono “fatte” da una mente umana .. Solo una macchina ottica come la fotocamera, antiumana per eccellenza, può portare i segni di qualcosa che esula dalla dittatura della ragione umana.”
    .
    Consiglierei la lettura del libro:
    “20TH century Photografy” (“La fotografia del XX secolo”) Museo Ludwig di Colonia(760 pagine, 9,90 euro)
    http://www.lafeltrinelli.it/products/9783822816790/Fotografia_del_XX_secolo/.html
    La “dittatura della ragione umana” è ineluttabile. La scelta del soggetto è dittatura, poi c’é il taglio sul soggetto, poi c’é quella dell’apparecchio, dell’obiettivo, della sensibilità, del tipo di pellicola, del tempo, del diaframma di ripresa, dell’inquadratura, del rivelatore, del tempo di stampa, della filtratura della testa colore da ottimizzare con provini, del tipo di carta, della gradazione, degli annerimenti.
    Ogni operazione è una precisa scelta razionale, improrogabile, pena il …nulla dell’immagine; solo per ottenere qualcosa di leggibile.
    Solo il fotofax o la fotocopiatrice copiano senza “la dittatura della ragione umana”.
    Quindi la razionalità umana è contaminante. Il processo fotografico è asettico. Il fotografo è ancora l’ambulante.
    Una concezione della fotografia molto riduttiva.
    Viva la fotocopia.

  18. Antonino Tutolo scrive:

    Quando parlavo di vissuto, di cultura, di gusto estetico, ecc., sia del fotografo che nel lettore della fotografia, parlavo del nulla?
    Eppure sono stato abbastanza contraddetto in questo.
    La foto era universale! Tutti possono capirla.
    Ora tutti affermano che una foto viene letta “ciascuno a suo modo”.
    Ci siamo.

  19. in effeti ognuno cio vede quello che vuole. Ma la colpa è di una foto priva di contesto. E’ il contesto che dà un indirizzo, che qui manca: per cui può andar bene come corda per impiccarsi che per legale la barca, o qualunque altra cosa

  20. @Antonino Tutolo
    “Consiglierei la lettura del libro:
    “20TH century Photografy” (“La fotografia del XX secolo”) Museo Ludwig di Colonia(760 pagine, 9,90 euro)”

    Antonino, non ci conosciamo, e quindi perdonami se mi permetto di regalarti alcune “istruzioni per l’uso del Bortolozzo”, delle quali ovviamente farai l’uso che crederai.

    Non consigliarmi mai letture per sostenere tue tesi. Non puoi essere sicuro che non le abbia già fatte e comunque ciò non garantirebbe che ne tirerei le conclusioni tue.

    Ciò detto, la “dittatura della razionalità”, come ogni dittatura, non è senza rimedio come invece tu sostieni. Qui ci dividiamo e, per evitarci eccessi di digitazione, ti propongo di “farcene una ragione”. Saranno, eventualmente, il tempo e le tante foto commentate ha portarci naturalmente più vicini o meno.

  21. Antonino Tutolo scrive:

    Il Bortolozzo, quindi, si prende così com’é, senza contraddittorio.
    Amen

  22. @Antonino Tutolo
    “Il Bortolozzo, quindi, si prende così com’é, senza contraddittorio.
    Amen”

    Fosse così, avrei validi esempi nel Bel Paese, a cominciare dal Presidente del Consiglio ;-D
    Però, Antonino, è proprio vero che non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Come tu possa desumere quanto vai scrivendo dalle lettura del mio post cui ti riferisci mi è davvero misterioso…

  23. Antonino Tutolo scrive:

    @Fulvio Bortolozzo
    “Non consigliarmi mai letture per sostenere tue tesi. Non puoi essere sicuro che non le abbia già fatte e comunque ciò non garantirebbe che ne tirerei le conclusioni tue. ”
    .
    La prima parte del tuo post, sul consiglio delle letture, mi è sembrato molto restrittivo ai fini della discussione, del contraddittorio. Non mi sembra di essermelo inventato. Parlando di fotografia, che è un fatto estetico, non si può discutere senza riferirsi a qualcosa di concreto: un libro, una foto, una mostra, un autore.
    Se non ci sintonizziamo sulla stessa lunghezza d’onda non può esserci comprensione.
    Quindi il mio “Consiglierei la lettura del libro:..” è solo un riferimento, non una dimostrazione di superiorità o di onniscenza.
    Invitare a leggere un libro, non vuol dire: “non sapete niente”, ma piuttosto “un guardate a cosa mi riferisco”. Tutto qui.
    Il Bortolozzo è simpatico ed arguto, ma qualche volta si inasprisce senza motivo.
    Eppure, nonostante il tono teso del tuo post, non riuscivo a risentirmi per il muro che volevi imporre. Mi veniva da sorridere per l’uso della”terza persona” (il Bortolozzo), ed avrei aggiunto delle faccine sorridenti per sdrammatizzare con simpatia.
    Invece, “il Tutolo” discorre, anche fino allo sfinimento, fino a qualcosa di costruttivo e concreto; senza mai presunzione, né cesure, né pregiudizi nei confronti degli altri. E sempre con la possibilità di ricredersi, quando gli vengono portati argomenti concreti e fondati.
    Mi piacerebbe regalarti quel libro, per il semplice gusto del regalo; Al più ne avresti due.
    Con simpatia. Antonino Tutolo

  24. @Antonino Tutolo
    “Con simpatia”

    Ricambio con altrettanta simpatia :-)
    Per la seconda copia in omaggio:

    Fulvio Bortolozzo
    Piazza Rivoli 3
    10139 Torino

    :-D

  25. Antonino Tutolo scrive:

    @Fulvio Bortolozzo
    Ogni promessa è debito.
    L’ordine è partito.

    Auguro a te, agli amministratori e gestori del blog ed a tutti gli amici, soprattutto a coloro coi quali ho avuto le discussioni più sostenute, una Santa Pasqua serena
    Antonino Tutolo

  26. @Antonino Tutolo

    Ma non dovevi! Stavo scherzando!!!!!
    Vabbè vorrà dire che appena ci si vede il primo giro lo pago io :-)

    Una serena Pasqua a te e a tutti i frequentatori del blog.

    Fulvio

  27. Catellani Franca scrive:

    Scusate se mi intrometto ma se fra i due litiganti il terzo gode nel proverbio è ancora valido!!!!!! perchè il s. Fulvio non lo spedisce a me che devo comprarlo se come dice l’ha doppio ? grazie scherzo Buona Pasqua a tutti quanti

  28. Roberto D'Alesio scrive:

    Bravo mulo!!!!! Quanto poco basta per ottenere una buona foto. Non un capolavoro, ma buona si.
    L’unica cosa che non vedo è la “bava” di vento che hai citato nella didascalia..e nemmeno le Incoronate.
    …E per favore, non chiamate una cima, corda. Non si può sentire

  29. Sabatino scrive:

    accipicchia!
    ragazzi passo di qui per caso dopo 2 anni e mezzo
    ho riletto i primi commenti
    ho provato senso di angoscia e noia
    una foto è una foto
    un’immagine è un’immagine
    chi vuol raccontare parla disegna crea
    chi vuol leggere ascolta osserva riflette
    il resto è tutto esercizio autoreferenziale
    buon 2013
    meno serioso e piu’ brioso
    forza ragazzi, ce la potete fare

    PS: ero in barca per un trasferimento da Murter all’isola di Zut, nelle Kornati (Croazia) e quella cima svolazzava davanti ai miei occhi

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