Monelli Luca – San Felice sul Panaro (MO) – I segni del tempo

Opera partecipante al Progetto fotografico “I segni del tempo” promosso dai Circoli Fotografici FIAF della Provincia di Modena.

301 Luca Monelli i segni del tempo

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Comments (6)

 

  1. Domenio Brizio scrive:

    Ma perchè devo farmi venire mal di testa per apprezzare una fotografia? Rispetto l’autore di ‘tetra fotografia’ ma se dico che tutto questo è un’esagerazione sarò smentito, e non me ne importa. Sembra un indovinello o almeno assume le sembianze di un indovinello. E’ probabile che questa operazione di accostamento non mi piaccia, giochiamo.

  2. Enrico Maddalena scrive:

    Per leggere una foto, o un portfolio, ocorre analizzarne il “cosa”, il “come” ed il “perché”. La piccolezza delle immagini e la loro struttura non mi consentono di analizzarne il contenuto (il cosa), impedendomene di fatto la lettura. Nella prima cosa c’è? Un crocifisso? Nella seconda si percepisce un insieme di croci e delle bandiere, forse un cimitero di guerra? Nella terza forse una madonnina? Nalla quarta poi, la più grande, lo sfuocato fa il resto: un altro crocifisso ed una pianta in primo piano? Così più che un portfolio è un indovinello. Vedendo le foto dal vivo le cose sarebbero diverse, ma così…
    Enrico

  3. Antonino Tutolo scrive:

    Certamente il minuscolo formato di queste foto impedisce la lettura.
    Ma in esse percepisco una grande spiritualità. Le cose in se stesse perdono il senso reale e comune, per assumere significati spirituali. Il mistero aleggia tra quelle croci, quei neri profondi e quegli sfocati. Forse sono le ombre che abbiamo dentro di noi; che nessun effetto HDR riesce a svelare; né lo vogliamo.
    La spiritualità fa parte dell’uomo; lo condiziona in ogni momento della sua vita, anche se egli tende a rifuggirla ponendosi in un ambiente pieno di rumore e grandi sollecitazioni visive: come il mondo dei media che ci circonda. L’uomo moderno ha paura di quese sollecitazioni; non vuole sentire quelle voci sussurrate ed ancestrali che emergono dalla sua anima, perché è sommerso da frastuono di suoni e colori; spesso senza senso.
    Complimenti all’autore

  4. Maurizio Tieghi scrive:

    Mi piace moltissimo questo lavoro. Pregevole la capacità di rendere tramite un “sofferto” bianco & nero il trascorre del tempo, il mutare dei sentimenti provati dall’anima. Soggetti poco fotogenici ma che in questo caso assumono un grande valore poetico tramite quattro pagine fatte di fotografia.

  5. Premetto che questo benedetto concorso modenese sembra davvero orientato a far produrre fotoromanzi ai suoi partecipanti. Considero inoltre che ogni fotografia, per sua natura, è un “segno del tempo”, non importa cosa e come sia fatta.

    Detto questo, qui vedo quattro fotografie con dimensioni differenti montate in modo da riempire un rettangolo. In tre di esse c’è una qualche croce, in quella restante c’è una statuetta della Madonna. Ne desumo che l’autore è interessato al Cristianesimo, con un accento preferenziale al culto Mariano cattolico. La meteo visibile nelle fotografie è orientata al maltempo, con nubi umide e basse in trasferimento lungo i versanti. Il bianco e nero è cupo e scarsamente dettagliato (almeno a monitor). Nell’insieme mi sembra un montaggio forzoso di fotografie con una relativa (3 croci + 1 Madonna) comunanza iconica. Oltre non mi riesce d’andare, ma non me faccio un cruccio e ci bevo su un bel caffè nero. :-)

  6. Antonino Tutolo scrive:

    “..quattro pagine fatte di fotografia”
    .
    Ovviamente tutta la fotografia tedesca del Bauhause di Weimer, non è fotografia.
    Moholy-Nagy, il russo Antoni Mikolajczyk, Rodcenko, Neussus, Lajos Keresztes, Philippe Halsman, Hajek-Halke, Tim N. Gidal, Hein Engelskirken, Chargesheimer, Gerd Bonfert, Radovan Bocek, Hans-Ludwig Bohme, Anna e Benhard Blume, Ilse Bing, Becker Krimhild, Herbert Beyer, Mercedes Barros, Pavel Banka, Richard Avedon, Man Ray, Franco Fontana, Joe Gantz, Peter Gilles, Robert Heineken, Florence Henri, Marta Hoepffner, Douglas Huebler, Birgit Khale, Peter Keetman, Jurgen Klauke, Astrid Klein, Louise Lawler, Franz Lazi, Edith Lechtape, Barry Le Va, El Lissitskij, Herbert List, Michail Macku, Marina Makowski, Gordon Matta Clark, Angus McBean, Philip Pocock, … ecc., non avendo seguito la fotografia classica del momento decisivo, usando solarizzazioni, effetti colorati, viraggi, montaggi, serie, stampe doppie, astrattismi, …,non sono fotografi. Anche se le loro foto sono nei musei di tutto il mondo, e sono da tutti ritenuti maestri della fotografia.
    Sarebbe il caso di conoscere quando è grande e vario il pianeta fotografia fuori dall’Italia.

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