Martorana Elisa – Bagheria (PA) – La giostra

La Giostra ci chiama con le sue luci e colori, giostra davanti a cui sostare con lo stesso desiderio di essere bambini, salire e girare in tondo o da cui non riuscire più a scendere, tante sono le situazioni e le emozioni che la giostra provoca ad ognuno di noi, non solo dolce immagina da osservare, ma emozioni da vivere o rivivere…un continuo presente fatto di ieri e domani.


318 Martorana Elisa la giostra

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Comments (11)

 

  1. Enrico Maddalena scrive:

    Una buona foto, con la curva dell’ombra in primo piano che riecheggia la curva del nero cielo notturno in alto.
    Il buio della notte la isola dall’ambiente e la rende solitaria e misteriosa come il ricordo.
    Io non avrei messo il bambino lì in posa: sa di artificio e, rivolto verso il fotografo, lo rende presente tirandolo nella scena e modificandone il senso.
    La giostra ferma e vuota, senza presenze umane, sarebbe stata più evocativa e ciascuno vi avrebbe immaginato se stesso bambino seduto su uno dei seggiolini.
    La mia opinione naturalmente.
    Buona Pasqua a tutti
    Enrico

  2. Antonino Tutolo scrive:

    Non ricordo se una fotografia simile sia di Cartier-Bresson, di Avendon o di un altro, mi pare francese.
    Il terzo della fotografia, in basso, appare superfluo.
    Gli annerimenti, ben resi, danno fascino; però l’immagine, col taglio attuale, appare statica e poco incisiva..
    Essa pare solo documentare; non imporre una visione particolare. Vista la presenza del bambino, forse era il caso di concentrarsi su un taglio asimmetrico che gli desse maggiore rilevanza.
    Se la giostra fosse stata in moto, l’inclinazione delle catene e la misura dei seggiolini (diversa a causa della prospettiva) avrebbero creato il senso della dinamicità; magari riprendendo il ragazzo mentre attraversa, in primo piano, il campo di ripresa, o si allontana, nel mosso del tempo breve.
    E’ un soggetto molto sfruttato. Ma il caso singolare, diverso dal già detto, può ancora offrire delle foto interessanti. Ci vuole coraggio ed invenzione.

  3. Maurizio Tieghi scrive:

    Fotografia perfetta così come è stata pensata e realizzata dalla sua autrice. La giostra affascina i bambini di qualsiasi età, anche quelli che una volta grandi rincorrono i loro ricordi come farfalle, usando una macchina fotografica al posto del retino per catturarli. Ovvio pertanto che il soggetto sia stato fotografato da molti di loro. In questo caso molto efficace la staticità della giostra, resa più drammatica del’assenza del colore, il nero in primo piano da vigore a questa situazione, esaltandone anche il senso di grande solitudine che l’immagine esprime. La giostra è ferma e il bambino è solo, la coda è ancora appesa al palo e lui non riuscirà a prenderla, per oggi. Domani forse.
    Complimenti.

  4. Frequento anch’io, fotograficamente, i Luna Park, quindi il soggetto mi attrae, come direbbe Totò, “a prescindere”.

    Del risultato di Elisa mi colpisce una certa aria Anni ’50. Mi appare, anche per una certa mancanza di definizione, una fotografia Neorealista sopravvissuta in qualche dimenticato cassetto. Questo mi affascina. Personalmente, trovo fastidiosa la troncatura della giostra sui bordi estremi. Avrei preferito che fosse tutta pienamente in campo, ma se questo è il prezzo da pagare per avere il ragazzino così come lo vedo, lo trovo accettabile.

    I miei complimenti all’autrice.

  5. Antonino Tutolo scrive:

    Nel sottotitolo l’autore si richiama alla “giostra…non solo dolce immagine da osservare, ma emozioni da vivere o rivivere…un continuo presente fatto di ieri e domani”.
    Per un bimbo, la giostra è il primo distacco dalla tranquillità e dalla sicurezza, forse un po’ monotona”, dei genitori.
    La giostra è fantasmagoria di luci, di suoni, di movimento, che stupisce la semplicità del bimbo.
    Ma tutto questo non è presente nell’immagine. Così, come proposta, essa emerge solo grazie all’evidenza del contrasto tra luci non colorate e buio. Non c’è la dinamica, non ci sono le,luci colorate, non si intuiscono le repentine sollecitazioni verso l’alto, ad opera di una forza misteriosa, che tolgono il fiato. Non si percepisce l’emozione del vivere e del rivivere.
    Sono assenti i personaggi che contornano, normalmente, questa fantasmagoria: le mamme, gli operatori ed un qualunque altro soggetto che, come cita l’autore, in essa “rivive” la sua esperienza, “in un continuo presente fatto di ieri e di domani”. Invece è incombente la chiusura serale: il silenzio che incombe, le luci che stanno per spegnersi, il monotono e triste ritorno a casa.

  6. Domenico Brizio scrive:

    Probabilmente non ci avrei messo il ragazzino o avrei atteso che non fosse li… la qual cosa avrebbe giovato all’atmosfera immaginativa. Trovo ogni cosa al suo posto per il fine a cui tende, e trovo il contrasto movimento assente-movimento atteso un motivo di tensione in più, gradevole.

  7. a me cosi in bianco e nero, addormentata, sola nella notte fa anche un pò anguscia.
    Ma mi piace proprio per questo.
    è come se fosse una psicologa che solo mostrandosi vuole analizzare il tuo vissuto e vedere le tue reazioni.
    sbuca dal buio sospesa, incerta in uno spazio nero indefinito… non è che nei pressi si nasconde anche IT ?????

  8. oops mi son persa il ragazzino!!
    allora confermo tutto quanto scritto sopra ma senza il ragazzino.che secondo me spoetizza quanto descritto sopra

  9. Catellani Franca scrive:

    Si avrei tolto il ragazzino e e una fetta di nero davanti in basso – il resto mi piace la giostra è sempre stata attrattiva un senso di libertà ti fa volare in alto e se qualcuno ti spinge bene prendi pure la coda e via un giro gratis ,:_)

    È la libertà che mi vuole!
    Vento in faccia, alzo le braccia

    domani forse un altro giro
    Anima in pace quando tutto tace

  10. Marco Furio Perini scrive:

    Mi colpisce molto il b/n un po’ liso, retro’, vissuto, così come la nitidezza non perfetta, il tutto al servizio di una maggiore espressività. Giuste le analogie già individuate con la fotografia d’epoca, sembra di tornare indietro di mezzo secolo almeno. Complimenti all’autrice, ciao.

  11. Elisa artorana scrive:

    Grazie a voi per i commenti che per me sono tutti validi e preziosi…volevo solo precisare che non è una foto di posa il bimbo era li da solo che si dondolava ed mi sono sentita come una calamita impossibile non fotografare ciò che i miei occhi mi facevano vivere una continua emozione …un continuo presente fatto di ieri e domani.

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