Pierottini Anna – Marina di Ravenna – Autoritratto

Autoritratto


320 Pierottini Anna autoritratto

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Comments (13)

 

  1. Antonino Tutolo scrive:

    Il limite di ogni fotografia, di ogni opera, è il contesto. Capire il contesto spesso significa comprendere l’immagine o l’opera.
    Il semplice titolo, in questo caso, non aiuta. Eppure sono disposto a capire.
    Un “autoritratto” alla debole luce di uno, per me, sconosciuto effetto luminoso. Nella penombra il volto pare gradevole. Perché questo celarsi alla vista? Quale pensiero creativo, quale angoscia, nasconde questa immagine?
    Questa immagine è un’esperimento tecnico, o nasconde un modo di vedersi e di proporsi agli altri?
    Vorrei capire.

  2. genere difficile, l’autoritratto. SI va dalle classiche immagini allo specchio con fotocamera dalla scritta al contrario al tentativo di dare di sé un’immagine che si immagina di avere. Qui mi rimane difficile capire l’altro che si vede oltre il vIso. Ma rispetto la scelta dell’autore, pur non comprendendola

  3. Maurizio Tieghi scrive:

    Bellissimo autoritratto fotografico. L’autrice con capacità ha voluto mostrasi agli altri utilizzando la sua grande sensibilità artistica. Lo specchio è solo luce riflessa due volte e non mostra mai l’anima, ma questo lo capiscono solo quelli che sanno ascoltare in silenzio guardando una fotografia. Complimenti.

  4. Catellani Franca scrive:

    Finalmente una immagine piu’ vicina al concetto d’arte .L’ autoritratto di Anna è una immagine cosidetta di “pancia “ mobilita qualcosa di profondo di viscerale . .Un ritratto di questo tipo vuole rivelare qualcosa che noi non conosciamo e in definitiva non comprenderemo , c’è una sorta di recitazione teatrale . il soggetto gioca autoritraendosi ,ma con riserva , c’è una negazione preventiva , lasciando percepire emozioni piu’ profonde L’autoritratto obbliga ad una indagine piu’ profonda , perché obbliga appunto il soggetto a sdoppiarsi in quanto anche autrice . brava ciao franca

  5. Domenico Brizio scrive:

    Un fendente di luce in una oscurità ferita. Poi non vedo oltre, e forse mi sono spinto oltre le colonne d’Ercole, già.

    @ Franca
    Un’immagine più lontana dal concentto di arte? come è?

  6. Ho ascoltato in silenzio per alcuni istanti l’anima mostrata dal bellissimo autoritratto fotografico che riflette due volte nello specchio la grande sensibilità artistica dell’autrice.

    Ora posso andare in pace a dedicarmi ad altro…

    OHMMMMMMM

  7. Catellani Franca scrive:

    Chiedo venia , è vero certe fotografie non avrebbero bisogno di parole , tanto meno di una frase sbagliata come la mia ,”Vicina all’arte “ giustamente Domenico mi chiede cosa è allora :” Lontana dall’arte ?
    Difficilmente ,le tante foto che mi scorrono davanti , muovono le corde emotive , la parola “emozione “ sulla fotografia non mi esce frequentemente . Questa immagine mi ricorda l’espressionismo ,ecco che l’avvicino all’arte ; Il risultato è una rappresentazione della realtà dove il confine tra interno ed esterno si perde. E’ chiaro che una ricerca come questa non si presta al reportage sociale, alla testimonianza giornalistica , ma !quando le immagini suscitano ( in me) emozione ,quando incontrano la mia sensibilità ,la mia esperienza ,il mio sentire , la mia cultura , quando arrivo al “contatto “quando l’uso della tecnica raggiunge il punto creativo sono queste le immagini che mi fanno domandare cosa è la realtà in una fotografia ? risposta : vorrei che mi perdonaste , le mie sono opinioni soggettive , non ho capacità critiche .

  8. Catellani Franca scrive:

    @ Domenico Scusate ma ho tralasciato la risposta riprendo :::::::::::::“quando l’uso della tecnica raggiunge il punto creativo sono queste le immagini che mi fanno domandare cosa è la realtà in una fotografia ? risposta :

  9. Catellani Franca scrive:

    ma che pasticci sto facendo? ahahahah ( scusate ennesima risposta non data ::::per me Esiste la realtà nella eguale misura che incontra la mia irrealtà interiore. Mi rivolgo a Domenico scusa ma ti faccio leggere la risposta a rate ciao franca

  10. Antonino Tutolo scrive:

    @Catellani Franca
    “giustamente Domenico mi chiede cosa è allora :” Lontana dall’arte ?”
    .
    “Non arte” è la pura e semplice razionalità; fatta di applicazione puntuale, senza emozionalità e senza soggettività, delle regole. Quando, poi, le regole nemmeno trovano conferma nella scienza, come nel caso dei pregiudizi, si arriva al paradosso dell’irreale che non è, per forza di cose, reale, e nemmeno è veramente soggettivo (perché condiviso con altri ed è frutto di elaborazioni mentali che non hanno fondamento, e nemmeno emozionalità) e quindi non è arte.
    Il pregiudio è la oggettivazione, senza fondamento, del reale.
    Sappiamo che ogni teorema, ogni legge della chimica, fisica, ecc., è vincolata ad ipotesi di base (l’ambiente, il sistema inerziale, il campo, la temperatura o la pressione costante, ecc.); senza il verificarsi delle quali ogni teorema, ogni legge, sono privi di valore.
    La relatività di Einstein parla chiaremente in proposito. Allo stesso modo, in letteratura, Pirandello parla di “Ciascuno a suo modo”, “Così è, se vi pare”, ecc.
    La filosofia è ancora più soggettivante, quando parla di realtà.
    Nonostante questo, c’é ancora qualcuno che pensa di fotografare il reale, l’oggettivo.
    La realtà, che la scienza stessa ipotizza avere addirittura più di quattro coordinate spaziali e temporali, viene ridotta da certi fotografi in una presunta realtà a due sole dimenzioni.
    Incredibile.

  11. Catellani Franca scrive:

    Ecco !!! grazie Antonino Tutolo tutto questo !!!!!avrei voluto dire .

  12. Domenico Brizio scrive:

    @ Antonino
    Ridurre la’non arte’ a razionalità semplice e pura è porre uno steccato alla artisticità della natura delle cose…
    se la razionalità fosse lontana dall’arte non esisterebbe una ragione artistica. Oh no? Apllicarsi razionalmente può essere di una emozinalità infinità e la scoperta dell’intimità che ne deriva di una emotività sopraffina, una musica. Mi fermo.

  13. Antonino Tutolo scrive:

    @Domenico Brizio
    La natura non è artistica di per sé. Siamo noi che la consideriamo tale, secondo il nostro punto di vista, le nostre conoscenze.
    Una palude, un deserto riarso, una montagna gelata, sono artistici solo per chi ama quel tipo di paesaggio…
    E’ artistico ciò che stimola la nostra mente, prendendo corpo dal vissuto, dai ricordi, dalle aspettative.
    Quando si fotografa, la nostra mente elabora migliaia di informazioni ed ha bisogno di concentrazione, di ragionamento. Ma molte delle scelte che facciamo sono dettate da qualcosa che esiste solo allo stato subliminale del non cosciente.
    L’amore, l’attrazione per un soggetto non sono frutto di un ragionamento razionale a livello del cosciente; ma sono stimolati da qualcosa di istintivo, che perviene dal profondo della nostra anima.
    Nel corso dei secoli, sono stati distrutti musei, biblioteche, palazzi e luoghi di arte; seguendo un concezione dell’arte completamente diversa dalla nostra.
    Lo stimolo verso il bene o il male dell’uomo sono dentro di lui; e sono irrazionali. L’arte è solo l’espressione, il linguaggio, dei sentimenti, delle complicazioni spirituali.

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