Nardella Michele – S. Giovanni Rotondo (FG) – Ombre sulla cattedrale

La presente immagine fotografica ritrae le ombre di un comignolo e del campanile del Vescovado di Vieste (FG). Tali ombre sono proiettate dal sole prima del suo tramonto sulla dirimpettaia facciata della Cattedrale di Santa Maria Assunta. E’ stata scattata nel giugno del 2009


322 Nardella Michele ombre sulla cattedrale

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Comments (13)

 

  1. Enrico Maddalena scrive:

    Ve lo ricordate il “Mito della caverna” di Platone?

    “”L’uomo è come un prigioniero incatenato in una caverna, con le spalle rivolte all’apertura e la faccia alla parete. Fuori brilla una gran luce, nella quale passano gli esseri reali. La luce filtrando attraverso l’apertura ne proietta le ombre sulla parete e l’uomo crede di vedere il mondo reale, mentre in realtà ne vede solo l’ombra.”

    In effetti, la fotografia “normale, diretta” di un soggetto, è essa stessa un’ “ombra” delle cose. Noi non fotografiamo che delle “apparenze”.
    Enrico

  2. Domenico Brizio scrive:

    Vedo un’ombra che vorrei comprendere: le ombre del tramonto sono decisamente più ‘lunghe’ ma qui cadono su una parete verticale e conservano gli angoli retti delle architetture che le proiettano… ma la luce è così poco luce della sera… e le ombre sono raggiunte da una luce ‘morbida’ che le schiarisce sino a poter leggere i blocchetti di marmo… come nella parte illuminata o quasi…

  3. Marco Romualdi scrive:

    So che M. Nardella si dispiacerà del commento che voglio fare su questa sua foto, ma credo che l’efficacia di un blog tendente ad accogliere le opinioni sulle singole foto presentate dipenda anche dal fatto che ci siano voci del coro un po’…stonate.
    L’immagine proposta non mi suscita alcuna emozione, ma non mi dà nemmeno alcuna informazione aggiuntiva rispetto alla semplice registrazione documentale – sia pure in una specie di “negativo” – di un comignolo e di un campanile che potrebbe anche essere di una qualunque parte dell’Italia, diversa e uguale a quella evocata dallo stemma in pietra e ricordata dal fotografo nella descrizione. la stessa descrizione non leva e non mette alcunché rispetto alla algida connotazione oggettiva di quel comignolo e di quel campanile. Non mi suscita nemmeno il desiderio di
    approfondire notizie su questa parte del paese, non mi suscita curiosità.
    Non vorrei essere tranchant, ma anche la debolezza del colore svolge la sua parte nel non convincermi sulla validità di questa foto. Forse, solo un bianconero giocato sul senso di silhouette potrebbe dargli un briciolo di atout.

  4. Antonino Tutolo scrive:

    @Enrico Maddalena
    Fotografiamo in ogni caso della luce riflessa. Quindi pensare di fotografare la realtà è sempre illusorio; della realtà abbiamo sempre e solo una soggettiva “un’idea” platonica, non una vera percezione del reale.
    .
    @Marco Romualdi
    “un comignolo e di un campanile che potrebbe anche essere di una qualunque parte dell’Italia, ”
    .
    Anche la mia è una voce quasi sempre in controtendenza, e qualche volta perfino scomoda.
    Ma in questo caso, a parte il soggetto ed il tema abbastanza scontati ed il modo di fotografare documentale, devo pur sempre riconoscere che l’autore ha sfruttato la simbologia di icone molto note per rappresentare qualcosa di significativo.
    Non mi disturba l’uso del colore, perché nel caso specifico il contrasto tra le ombre neutre dei campanili ed il lieve colore della muratura recita anch’esso una sua parte nell’immagine.
    In post si poteva fare qualcosa in più per rendere più incisivo il contrasto tra colore e non colore, tra luci ed annerimenti.
    Ma nell’immagine il significato c’é. E’ un significato che a molti risulterà cervellotico o filosofico.
    Purtroppo, per qualcuno, quando la mente riceve degli stimoli esterni, essa inizia a vagare tra conoscenze e ricordi, tra poesia e filosofia. E’ quello che si definisce mondo dell’arte; ovvero la comunicazione di emozioni, esperienze, stimoli superiori.

  5. Pulita, ordinata. Il contesto è dato dallo stemma.
    Può far parte di una serie su Vieste come immagine di collegamento. Da sola manca di autonomia per essere abbastanza interessante.

  6. Catellani Franca scrive:

    Molto efficace questa immagine , è una metafora “le ombre”della chiesa metaforicamente parlando che tutti i giorni leggiamo sui giornali . Lo scatto dell’autore non vuole proporci solo estetica l’ombra astratta ,ma è la sintesi di un rapido pensiero , di una associazione di idea , l’autore ha mandato questa foto dell’ombra del Vescovado “cosi’ chiara”va a cadere al tramonto sulla facciata della Importante Cattedrale – poteva mandare in redazione una foto di altre ombre es di un albero . Le metafore fanno parte della comunicazione , le metafore sono cosi’ radicate nel nostro modo di essere , una maniera per stimolare ‘l’interesse e il coinvolgimento La forza del linguaggio per immagini e sensazioni, intrinseco nella metafora, non solo riesce a comunicare efficacemente un pensiero ma aiuta anche a ricordarlo a lungo Questa foto nella sua sintetica rappresentazione racconta molto e tanto quindi è una foto riuscita – bravo ciao franca

  7. Antonino Tutolo scrive:

    Non mi sembra che l’autore voglia riferirsi, con una metafora, ai fatti di cronaca; quanto piuttosto che ricorra all’icona campanile con un significato più semplice e più scontato.
    Altrimenti le ombre sarebbero derivate da soggetti non attinenti alla religione.

  8. Maurizio Tieghi scrive:

    Ombre della cultura teatrale millenaria cinese, ombre delle dita delle mani che fanno volare colombe solo immaginate. Magica la possibilità di mostrare qualcosa che materialmente non c’è ma se ne intuisce la presenza solo tramite la sua ombra, questa accarezza lievemente il muro che stiamo fotografando, come d’incanto tramite lei ci appare tutta la città. Chi non possiede immaginazione, oppure si ritiene tuttologo, potrà sempre girarsi di spalle e fotografare tutto il resto a modo si portfolio.

  9. @Maurizio Tieghi
    “Ombre della cultura teatrale millenaria cinese (ecc.)”

    Davanti ad un’ombra ognuno può immaginare cosa vuole. Non a caso in Veneto un bicchiere di vino si chiama “ombra”. A tutto però dovrebbe esserci un limite, sennò possiamo guardare qualsiasi fotografia e dire cosa ci pare. Legittimo, ma un poco sterile, trovo. Con questo non intendo dire, sia chiaro, che di una fotografia debba obbligatoriamente venir percepito solo ciò che vi si vede in modo incontrovertibile, tutt’altro. Solo un poco di misura però. L’incanto, la levità della carezza, la magia, la cultura millenaria mi appaiono come belle parole, letteratura, esercizi retorici appiccicati ad una fotografia di ombre di una chiesa sul muro di un’altra. Nella mia umile opinione, ovviamente.

  10. Antonino Tutolo scrive:

    @Maurizio Tieghi
    “si ritiene tuttologo, potrà sempre girarsi di spalle e fotografare tutto il resto a modo si portfolio.”
    Gentilissimo Maurizio, vorrei far notare che per tuttologo si intende colui il quale si ritiene in grado (e si arroga il diritto) di esprimere un’opinione ad ogni riguardo, senza avere una specifica preparazione in materia.
    Il tuttologo è uno “strano personaggio, forse sempre esistito, che prolifera sempre più negli ultimi tempi. Si è iniziato invitando le donne alle trasmissioni sportive e si è finito consentendo ai giornalisti di intervistare il fruttivendolo sulla politica industriale di un governo”.
    Ma nel caso di questo blog, il discorso è completamente diverso.
    Qui si tratta di persone che hanno acquisito una minima, ma specifica preparazione culturale, cui viene rimproverato di esprimere punti di vista personali, fondati e mai controbattuti con dati di fatto, ma solo con supposizioni e pregiudizi.
    Quindi i “tuttologi”, altrimenti definiti “cervellotici”, di cui parli sono tutt’altro che tali.
    Forse sono solo delle persone più istruite, nei confronti delle quali ci sentiamo a disagio, perché urtano i nostri convincimenti sedimentati, spesso infondati, e non siamo in grado di controbattere alle loro argomentazioni, che invece sono fondatissime, almeno fino a quella prova prova contraria che ogni loro critico almeno dovrebbe addurre.

  11. Maurizio Tieghi scrive:

    @Fulvio Bortolozzo
    farò tesoro delle tue parole, grazie.

    @Antonino Tutolo
    leggo con grande piacere quanto mi hai scritto, grazie.

  12. Catellani Franca scrive:

    mi piacerebbe molto che anche l’autore dicesse la sua sulla sua foto con tutta semplicità ,credo sia molto importante la parola dell’autore , e credo che anche gli autori stessi abbiano voglia di leggere altre opinioni dalle loro , altrimenti non manderebbero a confronto un loro scatto ! Ovviamente ognuno di noi legge in funzione di ciò che si porta dentro , il segno , i colori la composizione , le luci e le “ombre” in ognuno di noi richiamano pensieri diversi il contenuto di una foto per qualcuno diventa banale per qualcuno altro diventa un romanzo – io parlo per me se dovessi leggere solo una fotografia dal punto di vista tecnico dicendo questa è esatta perchè ::: l’obiettivo che ha usato , la luce della sera , l’angolatura, la prospettiva, il fuoco , santo cielo non entrerei piu’ nel blog entro per affinarmi , per sensibillarmi , per comprendere , per crescere – per approfondire attraverso chi ne sa piu’ di me Riprendo una frase che scrisse il sig Tutolo non ricordo su quale fotografia : Sono grato a Giuliana Traverso che non si ricorderà piu’ di quell’allievo che raccoglieva le briciole per farne un panino ! ecco anch’io mi sento quella delle briciole per ricomporle in un mezzo panino mi basterebbe !

  13. Catellani Franca scrive:

    non avevo finito che mi è partito il messaggio , ve l’ho detto sono sempre veloce anche a scrivere che faccio andare in iperventilazione il computer ahahahahaha Volevo aggiungere invece che io raccolgo le briciole di Antonino Tutolo , lo ritengo una persona colta e preparata , sempre propositivo , sempre proiettato avanti una squisita persona che un giorno spero di incontrare a qualche seminario di fotografia grazie franca

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