Zingarelli Giuseppe – Prato – Vietata l’affissione

Non è il genere fotografico che prediligo ma, camminando in una zona della mia citta non si può non rimanere colpti da i muri colorati di scritte, cosi vistose, e delle persone che l’attraversano.
La cosa spiritosa è che nel cartello c’è scritto vietata l’affissione.
Mi farebbe molto piacere il parere e la critica di qualcuno ciao e grazie mille..


325 Zingarelli Giuesppe Vietata l-'affissione

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Comments (14)

 

  1. Il cartello no riesco a leggerlo, ma poco male. A me di questa fotografia interessa la relazione tra i numeri di cellulare graffitati sul muro e quel tale che vi scompare dietro. Un “bravo!” all’autore.

  2. Catellani Franca scrive:

    Le scritte sui muri e muri come questo degradato potrebbero stimolare a l suo restauro ma anche restaurato i ragazzi lo rifarebbero , Le scritte sui muri e sui banchi di una scuola, i cuoricini sugli alberi , sui tavoli di legno delle pizzerie ancor peggio sulle opere d’arte
    si scrive sui muri un mondo di pensieri e di sensazioni, sedimentati nel tempo, specchio dell’anima di generazioni. Sempre in bilico tra l’arte spontanea e il cattivo gusto, tra la satira e l’insulto, tra la decorazione e l’atto vandalico. Si scrive per darsi voce , si scrive per dire ci sono anch’io –vengono scritte parole d’amore parole di odio il muro è il foglio libero di un diario mai scritto , è una voce pubblica
    Questo scatto denuncia tutto questo ,qui in particolare si leggono molti numeri di telefonini probabilmente è diventato anche il punto di incontro e di scambio di gruppi, qui il numero matematico lo si ricorda bene è fissato , i teoremi un po’ meno ma anche qui se la foto mi stimola un sacco di tematiche non la finisco piu’ mi piace anche l’inclusione delle gambe di un ragazzo che sembra allontanarsi in tutta fretta – Aneddoto : una volta ho presentato un portfolio dove in ogni scatto avevo (secondo me incluso tante spiegazioni ) il lettore di Portfolio mi guarda e mi dice ma signora la fotografia non è letteratura ahhahahahaah ) aveva ragione ma son fatta cosi’ comunque questa mi piace anche se ne ho viste tante

  3. Domenico Brizio scrive:

    Immagine orientale in territorio italiano. I numeri colorati rispettano il cartello: non sono state affissi ma scritti. Oltre il campo principale vedo ‘intrigante’ la figura umana e cosa può aver fatto o non fatto, ‘conforme’ la presenza dei cassonetti, ‘ineluttabile’ la villetta e ‘partecipativa’ alla scena la gru. Una societa multiculturale in evoluzione.

  4. Antonino Tutolo scrive:

    L’immagine è ben composta, l’effetto dei colori delle scritte attrae l’attenzione, l’uomo che sta per scomparire può richiamare “il momento decisivo”.
    Purtroppo c’é qualcosa di troppo (lo sportellino dell’Enel o del gas) e manca un’interpretazione più personale, meno generica della normale documentazione.

  5. Maurizio Tieghi scrive:

    Strano, l’autore ritiene degno di nota nella prefazione, per dare più significato alla sua immagine, un cartello a noi illeggibile. Basta ed avanza tutto il resto per rendere la fotografia interessante, documentazione visiva della città attuale, con i servizi della luce o del gas ben presenti, così come le icone moderne della telefonia mobile e del riciclo rifiuti. Ottima anche la parte-cipazione alla recita del soggetto principale del psicodramma urbano.

  6. Marco Furio Perini scrive:

    Concordo sull’importanza “narrativa” della figura che scompare dietro l’angolo, come se fosse l’ultimo in ordine cronologico dei grafomani che hanno imbrattato il muro con il proprio nr. di cellulare. A parte questo, la foto è un buon documento di costume, anzi di malcostume dei nostri tempi… Ciao

  7. Giuseppe Zingarelli scrive:

    Grazie a tutti mi piace moltissimo leggere i vostri pensieri sopratutto quello di Castellani Franca, di Fulvio, ma anche di Domenico che dice : “Immagine orientale in territorio italiano.”
    Praticamente qui ci sentiamo invasi da una cultura che con tutto rispetto, ma non è la nostra, che da un lato ti sovrasta, ma da un alltro ti spinge a comprendere mentalità diverse, e una cosa unisce un pò tutti quella di “imbrattare” i muri per dar sfogo alla propria voce.
    Mi piacerebbe sapere cosa intendi Antonino quando dici: “e manca un’interpretazione più personale”, io mi son limitato a documentare il mio quartiere invaso da una popolazione orientale. ciao

  8. Antonino Tutolo scrive:

    @Giuseppe Zingarelli
    “Mi piacerebbe sapere cosa intendi Antonino quando dici: “e manca un’interpretazione più personale”, io mi son limitato a documentare il mio quartiere invaso da una popolazione orientale.”
    .
    Infatti parlavo di documentazione.
    Le scritte sui muri sono un tema molto sfruttato; esistono molti libri.
    I soggetti li troviamo per strada, non li inventiamo noi; quindi dobbiamo metterci anche qualcosa di nostro, di più significativo, oltre l’applicazione delle regole.
    In ogni caso, ho anche affermato: “L’immagine è ben composta, l’effetto dei colori delle scritte attrae l’attenzione, l’uomo che sta per scomparire può richiamare “il momento decisivo”.”
    Ma ripetere immagini che hanno già fatto tanti altri è un ottimo esercizio di apprendimento, ma nulla di più.
    Inoltre, nel caso della tua immagine, non si tratta di affissioni (manifesti), quanto di scritte sui muri. Anche a Pompei, 2000 anni fa, si scriveva sui muri. Ed anche nelle città dove non ci sono gli “orientali”, si scrive sui muri. Squadracce di ragazzi e ragazze, di notte, scrivono da tutte le parti, rompono statue, panchine, sradicano alberi, ecc.
    Guarda in questo link cosa hanno inventato alcuni architetti, sfruttando l’idea delle scritte sui muri:
    http://www.muschiodesign.com/

  9. Giuseppe Zingarelli scrive:

    Grazie Antonio delle precisazioni e del link comunque per me è una cosa nuova come genere e non ho mai visto altre foto sull’argomento, visto che mi piace molto fare foto Naturalistiche.

  10. Catellani Franca scrive:

    ::: Grandiosi mi piacciono sono andata a vedere i graffiti dei muschi . “”"”" le idee”"”" che forza possono solo scaturire dalle menti libere degli artisti solo l’arte è l’ essenza della libertà di ogni individuo . viva l’arte!! :-)

    in questo caso :. I grafismi di MOSSenger cercano di dare voce ad organismi che non hanno voce nel nostro mondo, nella speranza che non siano soltanto le parole ad essere notate ma anche il muschio stesso di cui sono composte.

  11. Domenico Brizio scrive:

    @Franca

    Preferisco i muschi liberi che quelli educati ad arte in un muro (imho); anche loro, da soli ed in silenzio, fanno ciò che noi non siamo in grado di fare.

  12. @Giuseppe Zingarelli
    “io mi son limitato a documentare il mio quartiere invaso da una popolazione orientale”

    Vedi la potenza della fotografia? La tua intenzione dichiarata è minimale: documentare. Quindi ti sei recato davanti a quel muro, hai scelto un punto di vista dal quale si vedesse bene il muro graffitato con un pochino di contesto e hai scattato. Fine. In realtà, l’inconscio tecnologico della tua macchina ha colto una persona che finiva di scomparire dietro il muro, la neve per terra, i bidoni della spazzatura, le case, la gru. Nel tuo “documento” c’è anche tutto questo e non conta poco, anzi. Quello che sembra solo un documento (lo stile documentario di cui parlava Walker Evans) è un viaggio percettivo inconsapevole in un luogo urbano italiano contemporaneo. Se ti renderai bene conto di questo aspetto, capirai presto che il documento non esiste, ma esiste la traccia percettiva e questa contiene sempre qualcosa di più e di diverso rispetto alle intenzioni razionali dell’autore. Su queste fantastiche basi è cresciuta la migliore fotografia americana degli ultimi decenni del Novecento. Vatti a vedere Robert Frank, Lee Friedlander, William Eggleston, Garry Winogrand e… almeno per il resto dell’anno, continua pure ad accendere l’italica candelina a Henri Cartier-Bresson, ma smetti di pensare che esistano momenti decisivi e momenti inutili.

  13. Antonino Tutolo scrive:

    Anche gli alberi, l’erba, i fiori, ecc., da tempo immemorabile, sono attori o comprimari nelle nostre fotografie.
    Nel link che ho citato, ovviamente non mi riferivo alla fotografia in se stessa, ma all’idea architettonica di arredare, utilizzando, in modo direi creativo, i muschi; così come, da sempre, si utilizzano piante e fiori per i giardini.
    C’era poi il parallelismo con le scritte sui muri della fotografia di Giuseppe Zingarelli.
    Zingarelli, Zingarelli, parente del grande “dizionario”?
    :-)

  14. Giuseppe Zingarelli scrive:

    Grazie Fulvio e Antonio i vostri commenti sono molto profondi e preziosi.
    P.S. Non son parente di Nicola Zingarelli magari avessi un pò più di scienza come loro ciao

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