Pigozzo Maurizio – Natura

Agosto 1980, attratto dal alcune foglie di alchechengi decisi di esaltare il loro grafismo fotografandole in trasparenza approfittando della calda luce estiva.
Hasselblad, 80 mm, Agfachrome 50, stampata in Cibachrome.


11 Pigozzo  Maurizio - TRANSPARENCY

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Comments (7)

 

  1. Catellani Franca scrive:

    questa è una foto della natura che mi piace questa luce calda ,la trasparenza delle foglie , il grafismo e la riduzione dello spazio la rappresentazione sono forme e colori in astrazione La forma astratta per rappresentare una realtà attraverso forme e colori filtrati dal sentimento dell’autore la visione di queste foglie va oltre la sua natura la esalta appunto con l’astrazione e quindi un allontanamento dalla realtà stessa bravo bravo

  2. Antonino Tutolo scrive:

    @Franca Catellani
    “per rappresentare una realtà attraverso forme e colori filtrati dal sentimento dell’autore la visione di queste foglie va oltre la sua natura la esalta appunto con l’astrazione e quindi un allontanamento dalla realtà stessa”
    .
    Nel 1925/27 (dieci anni prima della “Piccola storia della fotografia” di Benjamin) l’ungherese Maholy-Nagy, col suo saggio “Pittura fotografia film” teorizza una Neue Photographie”, che costituirà, insieme ad altri trattati, il manifesto del Bauhaus tedesco e dell’arte russa.
    Maholy-Nagy teorizza la ricerca di un’inedita verità storica attraverso il ricorso a figure formali e stilistiche, con punti di vista inusuali, dall’alto in basso, inquadrature oblique, forti contrasti di luci, primi piani ravvicinati che frammentavano gli oggetti decontestualizzando i dettagli, e portavano l’occhio a sentire la qualità tattili delle superfici”.
    L’arte diviene strumento di educazione estetica che utilizza creativamente luci, colori, forme, superfici, volumi, suoni, ambienti, atmosfere. Il campo visivo viene ampliato ad inquadrare cose prima invisibili, o relegandone altre fuori campo.
    Nel 1927, quindi, almeno in Germania e in Russia, siamo già oltre l’attimalità impressionistica di Cartier Bresson.
    Questa è un’immagine che decontestualizza il soggetto rendendolo astratto; ma non è un allontanamento dalla realtà, quanto piuttosto un diverso punto di osservazione, una diversa inquadratura, illuminazione.

  3. Domenico Brizio scrive:

    In questa immagine con il soggetto reale e la percezione astratta ritrovo una bella sintesi fotografica. Bella perchè l’autore ha saputo incontrare il soggetto in un momento propizio di luce. L’autore ha visto, ha elaborato nella sua esperienza culturale quanto il momento gli offriva e lo ha fatto facendo uscire dagli alchechengi più di quanto le loro tracce ottico-grafiche manifestano alla primo sguardo. C’è una prospettiva di accoglienza di noi che vi entriamo, allontanandoci dalla realtà oggettiva.

  4. Una fotografia che ha trent’anni. Li porta bene però. Vedo una luce indagata nei suoi effetti specifici in quel lontanto giorno d’agosto su quelle precise foglie. L’inquadratura serrata decontestualizza il pensiero dell’autore. C’è in questo una volontà di estraniare il momento della ripresa per rendere più universale ciò che si osserva. Non è però un esercizio grafico e nemmeno un approccio modernista perché le forme non prevalgono sulle tracce luminose. Delle foglie restano le imperfezioni, in specie nella parte superiore dell’immagine, e quindi all’autore interessa solo trasferire nel tempo e nello spazio quelle foglie osservate in quel preciso momento. E ci riesce più che bene. Complimenti all’antico Pigozzo, degno antenato del Pigozzo d’oggi ;-)

  5. Enrico Maddalena scrive:

    Come tutto è relativo…
    ai miei occhi (perché sono un biologo?) l’immagine non appare astratta, ma pienamente concreta e la foglia è riconoscibilissima dalle sue nervature e dalla sua struttura. E’ astratto ciò che non riconosciamo? Non credo.
    Enrico

  6. Antonino Tutolo scrive:

    @Enrico Maddalena
    Ovviamente un biologo ha l’occhio attento per ciò che riguarda la sua materia.
    Forse si poteva astrarre di più. Ma il tentativo di giocare con le venature, coi contrasti geometrici di linee e di forme e soprattutto sulla luminosità in trasparenza delle foglie, che illumina i colori, è abbastanza valido; anche se certamente non originalissimo.
    La composizione dell’insieme è buona e crea un gradevole effetto grafico anche avvalendosi della differente luminosità tra zone scure, in primo piano, e zone luminose al centro e sopra.
    Da una Hasselblad mi aspetterei una resa migliore. E’ stato usato l’80mm, che è un obiettivo normale, quindi non macro. C’é qualche problema nella PDF: ci sono sfocature in primo piano. Nei grafismi la resa ed il fuoco sono importanti.

  7. Domenico Brizio scrive:

    @ Enrico Maddalena
    “ai miei occhi (perché sono un biologo?) l’immagine non appare astratta”

    Anche per me è una ‘Physalis alkekengi’, ma la percezione che ne ho è astratta. Non così la fotografia, la fotografia ai miei occhi di geologo con la passione della storia naturale, è ben reale. Ho come due piani di decodifica: il primo oggettivo dato dalla ‘pianta’, il secondo soggettivo dato dall’astrattismo (imho)

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