Iacono Alberto – Lallio (BG) – L’attesa

Mi sono guardato attorno, ho visto la scena, mi son detto: “Non devi perdere lo scatto”.
Spero di trasmettere all’osservatore un minimo dell’emotività che ho vissuto scattando questa fotografia.


54 Iacono Alberto l'attesa

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Comments (6)

 

  1. In realtà l’emotività vissuta dall’autore, non passa. Anzi, sembra una fotografia in posa. Quello che si vede, oltre ad un eccesso di nero nella parte bassa che andrebbe ripreso con toni meno cupi o tagliato via (forse questo però dipende dal JPG visto a monitor), è una finestra da cui entra una luce di scuola fiamminga (Veermer, per esempio, ma non solo) che illumina due gambe in pantaloni scuri e calzature lisce a stivaletto. Il piede destro ha una posizione bizzarra, con appoggio di taglio. Non essendoci altre informazioni può in effetti partire la lotteria su quale sia il luogo, chi sia il personaggio, cosa faccia lì, ecc. ecc.
    Tuttavia il mistero non mi sembra abbastanza stuzzicante. Detto questo, mi complimento con l’autore per aver saputo seguire e realizzare quello che il momento vissuto gli ha dettato. È sicuramente la strada maestra per relazionare le tracce con ciò che le genera.

  2. Domenico Brizio scrive:

    Molto probabilmente quando una fotografia in fieri ti solletica la retina è lontana parente di quel che sarà: così una situazione del quotidiano si alza a visione.
    Vedo come una azione non conclusa, sospesa e sento che sicuramente qualcosa avverrà dopo lo scatto del fotografo.
    Il ‘nero’ della tenda contornato dalle tre zone chiare a guisa di contrasto mi mette la curiosità del cosa-c’è-di-là. Se l’autore intendeva anche questo con me ci è riuscito.

  3. fabrizio scrive:

    Spesso mi ritrovo a voler commentare l’immagine ,e trovo che personaggi ,ormai per me autorevoli, come Bortolozzo e Brizio (ma ve ne sono altri) che esrpimono cio’ che vorrei dire ,e molto ben articolati.Quindi non posso far altro che concordare con entrambi. Riconosco in questa immagine un certo fascino che probabilmente e’ dato da quel rapporto affascinante che si istaura,quando si ha la macchina fotografica in mano,tra l’essenza della fotografia,che e’ la luce,e cio’ che si relaziona con essa e cioe’ con tutto cio’ che e’ intorno, dove il fotografo ricevera’,attraverso una sottrazione di elementi,quel frammento che gli procura un’emotivita’, un pensiero, una riflessione. A questo punto sarebbe interessante , ma so gia’ in partenza la difficolta’ esistente, sapere dall’autore perche’ ha colto questo frammento,cosa gli ha suscitato? e’ stato un semplice piacere visivo nel cogliere “‘anonimato”di fronte alla luce di una finestra, o/anche la simbologia che ogni elemento porta con se’ e che insieme formano un determinato pensiero,concetto?Questa e’ sempre stata la mia curiosita’ che credo fermamente sia piu’ utile per conoscere l’autore e per conoscere e interagire con altri mondi,altre visioni e relazioni che possono positivamente influenzare ed amalgamarsi con il mio modo di vedere.Ad ogni modo un’immagine che visivamente attrae….complimenti
    Fabrizio P.

  4. Maurizio Tieghi scrive:

    Scena molto interessante sia per soggetto sia per composizione, quindi è condivisibile che l’autore abbia sentito il desiderio di ritrarla, prima mentalmente, per farne una fotografia. La ripresa in verticale e il bianco e nero sono adatti per evidenziare i soli due punti d’interesse contrapposti nel fotogramma, le gambe e la finestra, il primo piano e lo sfondo scuri conducono lo sguardo solo sulla parte centrale. La fotografia è di tipo “aperto” poiché è più importante quello che s’intuisce ci sia oltre i suoi bordi a discapito di quello che è mostrato, quindi si entra per forza nel concettuale. Parte del soggetto mi riconduce a un’opera dell’artista Robert Gober, esposta a Palazzo Grassi di Venezia, trattandosi di una gamba che esce dalla parete della stanza dove è esposta.

  5. Enrico Maddalena scrive:

    Un ambiente chiuso con due aperture.
    La finestra che si apre verso l’esterno, verso la luce che entra ad illuminare il pavimento.
    Una porta, una cancellata frontale che conduce invece in basso, verso il buio.
    Sulla destra, in una nicchia, una persona di cui si intravvedono solo le gambe.
    La persona è ferma, sospesa fra il buio e la luce e, dalla posizione delle gambe, sembra stia guardando verso la finestra.
    Stasi.
    Se ci abbandoniamo ad integrazioni culturali, potremmo vederci un uomo tra il buio e la luce, in contemplazione della luce ma fermo e indeciso sulla scelta da fare.
    Ma probabilmente sono solo integrazioni psicologiche, leggere in se stessi, negli stimoli che l’immagine produce in chi la guarda e non in ciò che ha spinto l’autore a scattare.
    Enrico

  6. Antonino Tutolo scrive:

    L’essenzialità dell’ambiente di questa foto porta ad osservare il minimo e più insignificante dettaglio del pavimento, degli infissi, dellle pareti.
    Più il motivo per cui si attende è incombente e problematico, più l’attesa è grave e snervante.
    I neri puri delle ombre recitano la fredda indifferenza del luogo e l’incombenza del divenire che aleggia nell’aria e si fa attendere; mentre i pensieri vagano, istante per istante, dal problema che ci turba l’animo ed il particolare insignificante del luogo, che ci attira, distraendoci per un momento.
    L’aspetto tecnico mi pare ben curato.

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