Sala Antonio – Occhi tristi

Visitando una scuola ho visto un’alunna con splendidi lineamenti e con occhi tristi e profondi. Ho fotografato solamente gli occhi che non potrò mai dimenticare.


186 Sala antonio occhi tristi

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Comments (18)

 

  1. Stefania Grasso scrive:

    Complimenti, ottimo ritratto

  2. La fotografia, imperfetta nell’inquadratura e nella messa a fuoco, riduce, ma non annulla, l’intensità dello sguardo di quella bambina. Anche qui varrebbe quindi l’antica legge dei fotografi: meglio una fotografia malfatta che nessuna fotografia. Anche se personalmente propendo invece per l’inversa convinzione. In ogni caso, ci sono ampi margini di miglioramento per l’autore nel realizzare immagini analoghe. Forse, ipotizzo, soprattutto in termini di controllo emotivo durante lo scatto.

  3. Cesare Cerutti scrive:

    Non mi dilungo sugli aspetti tecnici, che cerco di fare miei ogni volta che vedo delle belle immagini come questa.
    Invece desidero esprimere il messaggio che quest’immagine mi trasmette: si tratta di un messaggio profondo sui cui dovremmo un po’ tutti meditare.
    Uno sguardo di una bambina che, scrutando il fotografo con una sottile diffidenza combinata con una forte e triste rassegnazione, mi fa pensare all’esistenza umana con tutte le sue paradossali contraddizioni; per esempio la necessità di offire ad ogni uomo/donna pari opportunità per condurre una vita dignitosa……solo belle parole per una bella immagine!!!

    Cesare

  4. Domenico Brizio scrive:

    E’ una fotografia con un difetto di base (sfocato) che non viene cancellato dal mio pur vivo desiderio di riuscire a mettere a fuoco. Le ‘difficili’ condizioni allo scatto non vengono descritte ‘nella’ fotografia: gli occhi mi piacerebbero a fuoco…

  5. roberto scrive:

    Scusate io non ho mai visto ritrarre esseri viventi (persone o animali) dalla fronte alle narici. Per me il ritratto è una cosa diversa! Dopodichè, mancando in questa specie di fotografia ogni traccia di mimica facciale, io non “leggo” nè tristezza, nè diffidenza, nè rassegnazione. Avete mai visto McCurry o Salgado ritrarre in questa maniera una persona ? Ma di cosa stiamo parlando ?

  6. Maria Teresa scrive:

    Occhi dolcissimi che trasmettono tristezza già in tenera età! Quante cose potremmo fare per questi bimbi!
    Comunque sia una bella foto e un grande messaggio da condividere.
    Maria Teresa

  7. Antonino Tutolo scrive:

    Per quel che posso giudicare dall’immagine, senza la memoria diretta del soggetto, gli occhi mi paiono seri, pensierosi, intenti più all’esame del fotografo che gli armeggia di fronte, che non si conosce e si sta studiando, che da una vera tristezza o timore.
    Senza la verifica della configurazione dei muscoli mimici del volto (della bocca in particolare) è difficile comprendere lo stato espressivo degli occhi.
    I bambini, per fortuna, se non sono stati gravemente offesi, riescono a crearsi un ideale mondo interiore in cui rifugiarsi e da cui affacciarsi con grande curiosità.

  8. Catellani Franca scrive:

    Per catturare l’espressione piu’ bella in un volto ,o l’attimo magico , occorrerebbero diversi tentativi ,e senza dubbio l’autore ne avrà altri , questa testina di bimba probabilmente è stata estrapolata da uno scatto piu’ ampio ?, ma il taglio è esasperato , (adesso vanno di moda i tagli obliqui , corpi mozzati, gambe che spuntano da sole .. si chiamano di nuova tendenza .. in certi contesti mi piacciono) ma !! qui gli occhi dovrebbero comunicare ,da soli , tutto cio’ che invece un volto e cioè il ritratto dovrebbe comunicare . A volte il ritratto, con le sue espressioni o le emozioni, riesce meglio quando non si pianifica , questo è un mezzo volto di bimba dagli occhi languidi , guarda fisso verso il fotografo , ma ritratta in questo modo mi da la sensazione di nascondersi , di allontanarsi , l’ultima cosa che voleva, forse ,dico forse, era essere ritratta .

  9. Antonino Tutolo scrive:

    @Roberto
    “Avete mai visto McCurry o Salgado ritrarre in questa maniera una persona ? Ma di cosa stiamo parlando ?”
    .
    Non esistono delle vere regole, almeno nella fotografia “artistica”; in quella di documentazione è un altro discorso.
    Ogni tecnica, ogni tipo di inquadratura, ogni tipo di luce, ecc., sono funzionali a quello che l’autore vuole esprimere.
    Se l’autore vuole evid3enziare gli occhi, perché ritrarre tutto il viso?
    Questa è la differenza tra la fotografia della documentazione del “reale” e quella “creativa”.
    Se osservi le foto di tanti grandi fotografi, trovi questo ed altro.
    Quindi non ti stupire.

  10. Pinuccio e Doni scrive:

    Avendo avuto la fortuna di pubblicare nel mio sito, e di conseguenza di vedere non solo l’intero reportage di Antonio, ma anche il viso completo della bimba in oggetto, potrei affermare che questi bellissimi occhi non esprimono altro che la dura realtà nella quale essa vive.
    http://www.pinuccioedoni.it/racconti/ghanatogobenin.html

  11. carlo ortolani scrive:

    Ho letto di critiche “tecniche” sulla messa a fuoco e sulla inquadratura. Allora mi è venuta la curiosità di cercare in rete notizie sul forografo. Se non è un professionista poco ci manca: è stato sommerso da premi di organismi molto autorevoli. Quindi, molto probabilmente, tutto è voluto e studiato. La foto mi sembra comunque “straordinaria” perchè trasmette un messaggio chiaro, inequivocabile e commovente a favore dell’infanzia.

  12. Domenico Brizio scrive:

    @ Carlo Ortolani
    “molto probabilmente, tutto è voluto e studiato”

    Se così fosse non mi riesce di capire come essendo gli occhi il riferimento della fotografia scelgo deliberatamente di metterli fuori fuoco… il professionismo non c’entra, c’entra forse come si percepisce la propria passione per la fotografia. Il messaggio è altra cosa, anzi il messaggio veicolato da questi occhi imprecisi, perchè soggetto, cosa sarebbe se fossero a fuoco? una meraviglia.

  13. @Carlo Ortolani
    Vincere premi non tutela dagli errori tecnici che restano tali. Semmai si può disquisire sul fatto che siano accettabili a fronte della ripresa realizzata. A mio parere, ripeto, in questa specifica immagine i difetti di fuoco sono ben evidenti e la decisione dell’autore di pubblicarla non penso proprio si basi su una qualche supposta efficacia espressiva di questa sfocatura (tutto voluto e studiato…), ma solo sull’irripetibilità del momento. Non dubito che una persona così esperta avrebbe, potendo farlo, messo correttamente a fuoco e anche un po’ meglio inquadrato il soggetto. Potendo, appunto.

  14. Catellani Franca scrive:

    sono andata a vedere il sito di Antonio , decisamente preferisco lo scatto originale , gli altri alunni che spuntano da dietro e che vorrebbero essere tutti protagonisti, ma l’autore ha focalizzato la bimba e con il viso completamente “scoperto ” non vi leggo poi tutta questa tristezza ,misurata dall’emozione del fotografo

  15. Antonino Tutolo scrive:

    Ho visitato il sito dell’autore: bellissime immagini.
    Complimenti

  16. Ezio Turus scrive:

    @Maria Teresa
    >Quante cose potremmo fare per questi bimbi!

    Si, certo, per esempio smettere di andare da loro a rompergli i bisi (il termine originale era diverso, ma causa sicura censura mi astengo) con queste foto per documentare quanto loro stiano male nella loro condizione (e di conseguenza quanto noi stiamo bene nella nostra bambagia preconfezionata).
    A parte le polemiche, “quante cose” noi, effettivamente, praticamente, tangibilmente possiamo, o vogliamo, fare per loro?
    Siamo sicuri che “quello che vorremmo fare”, quasi sempre solo a parole, poi ha un reale riscontro?
    Siamo sicuri che tutti i buonismi suscitati da “occhi tristi” come questi non siano solo sensi di colpa per la consapevolezza di “stare troppo bene”, con la pancia piena, con una sicurezza economica e con un tetto sulla testa?
    Se la stessa foto fosse stata scattata al figlio di un disoccupato del nord’est italiano (io vivo li, quindi è li che mi confronto) che sicuramente percepisce gli stessi disagi (e forse anche altri) o fosse scattata ad una bimba fuori dalla porta della sua lussuosa casa a cui, magari, è stata negata l’ennesima winx o l’ennesimo skifidol skatevolution (l’espressione sarebbe stata la stessa), avrebbe avuto la stessa valenza? Ci saremmo subito sentiti in dovere di “fare qualcosa”?
    Personalmente è da tempo che sono allergico ai bimbi moccolosi dei paesi poveri, che pulman turistici di fotoamatori importano, con chissà quale intento, nei forum fotografici italiani.
    Poco importa se l’autore è bravo e acclamato (non sono andato a guardarmi il suo sito perchè l’intento di questo blog è quello di commentare QUESTE foto proposte) ma la foto in questione poco mi suggerisce, se non, come già espresso dai precedenti commenti, qualche deficienza tecnica che un fotografo dovrebbe a suo modo saper giustificare.
    Non stò cercando di incasellare la foto in un ritratto o non ritratto (chi mai l’ha detto che un ritratto DEVE far vedere tutte le espressioni facciali), abbiamo fior fiore di ritratti interpretati in modo magistrale senza per forza essere delle fototessere), ma sto cercano una motivazione per cui gli occhi fotografati da Antonio Sala siano per forza tristi.

    ezio turus

  17. milena brezil scrive:

    Tutti i bambini del mondo esprimono tanto con lo sguardo, colpisce anche a me la profondità del sentimento che ha dentro di sé, non giudico se
    possa essere più o meno triste. E’ commovente
    comunque.

  18. Antonino Tutolo scrive:

    Mi tornano alla mente le immagini degli italiani (veneti, lombardi, abruzzesi, pugliesi) che arrivavano al porto di New York, scendevano coi loro vestiti miseri, con le toppe nelle gonne e nei pantaloni, con i fazzolettoni che svolgevano la funzione di valigia pieni di cacio, coi bambini moccolosi.
    Povera gente! Quanta fame! Quante illusioni verso il nuovo mondo. Tra di essi c’era anche mio nonno.
    Hanno lavorato come bestie nelle fabbriche di caucciù, nei mercati generali, a portate quarti di bue, nelle catene di montaggio, accettando il lavoro che gli americani non volevano fare, insieme ai lavoratori di tutta Europa.
    L’america ha dato loro la possibilità di diventare uomini, di riacquistare la dignità di essere umano, di avere un futuro. Qualcuno è diventato governatore, qualcuno bandito, altri industriali, ricercatori universitari..
    Un popolo che non ha memoria di sé, di quello che è stato, di quello che ha ricevuto è un popolo ignorante, misero, egoista, senza futuro.
    L’ignoranza, l’egoismo e l’odio razziale sono i peggiori dei mali dell’uomo: lo rendono rendono cieco, peggio di una bestia.

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