Burgio Mario – Livorno – Porta Naif

Particolari di una porta, un abbozzo di albero, una foglia,…………………………………………
un insieme di luci e colori…….Le sensazioni sono diverse, lascio a ciascuno una libera interpretazione..


189 Burgio Mario porta naif

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Comments (77)

 

  1. Antonino Tutolo scrive:

    @Massimo Casalini
    “E quello che mi entusiasma dell’arte sono le sensazioni che essa mi suscita.”

    Nel senso generale concordo.
    Ma io distinguo tra arte e commercializzazione dell’arte.
    Compro un quadro perché mi piace, non perché ha valutazioni di critici famosi.
    Soprattutto non mi sognerei mai di lottare per far rimuovere una statua, se non per motivi di altro genere, se essa offende senza nulla dare in cambio.

    So che l’arte moderna non mira alle sensazioni; ma anche alla provocazione, allo scandalo.
    Coloro che si dispongono verso di essa con istintività, senza capire il fine di quell’opera, corrono il rischio di fare il gioco dell’artista: che se ne parli.
    Anche ad un assassino si chiedono interviste (pagate) in TV e gli corrono dietro le donne, solo perché è famoso ed è un tipo che ha un vissuto.
    Il proverbio dice: “parlate bene o male di me, purché parliate di me”. Il gioco dell’artista può essere anche questo.
    Se nell’arte si cerca, non lo scandalo, ma l’aspetto culturale, allora questi giochi non riescono.
    Ci sono i galleristi che gonfiano le valutazioni. C’é la grande richiesta di opere per l’arredamento di interni. Insomma le valutazioni delle opere sono certamente alterate.
    Ma a me interessa l’arte, non la guerra ad un’opera che non condivido. Perché so che la mia mente è limitata; che esiste gente che non compendo (anche se cerco di arrivarci) e che tuttavia ha il diritto di esistere e ragionare in modo diverso dal mio.
    Da parte mia c’é sempre la porta aperta al dialogo. Giudico negativamente solo quando si afferma in modo categorico, quando ci si ostina a distruggere solo perché qualcuno non ragiona come noi.
    Non conosco la statua di Cascella di cui parli. Ma per me poteva rimanere dov’era. Al massimo avrei riso di essa, dell’autore, di chi l’aveva scelta, acquistata e messa in opera.
    So che il tempo lenisce gli istinti di qualunque genere. Dopo viene il ragionamento. La statua che non piace e non ha valore “se ne va da sola”, sospinta dagli sguardi di chi non l’ha mai gradita. Ma resta in qualche scantinato, come un’opera che non è riuscita. E l’autore, soprattutto se è affermato, ne paga le spese con la storia dell’arte che voleva truffare.

    Ed invece…

    ragionare allo stesso modo mi viene il dubbio che stiamo prendendo una cantonata. Perché non può essere, parlando di arte, che la vediamo tutti con le stesse sfumature.

    Non ho detto che il tuo è un pregiudizio. Nel mio post

  2. Antonino Tutolo scrive:

    @Massimo Casalini
    “Carissimo Antonino
    putroppo non hai seguito il mio consiglio, non hai letto il libro, e tuttavia mi rispondi, secondo te, a tono.”

    Purtroppo non posso leggere dieci libri contemporaneamente. Al massimo arrivo a due, tre!
    Ma tu, nel citare un libro, non potresti riassumere qualcuno dei pensieri, in esso motivati?
    Io in genere cito un libro e poi ne riassumo il contenuto, magari utilizzando il link della casa editrice.
    Se poi ci sono delle foto.. il discorso cambia.
    In ogni caso io proponevo una riflessione, non affermavo qualcosa che dev’essere dimostrato carta alla mano, con uno schema, matematicamente.
    Quindi, alla luce di quello che hai letto potresti almeno controbattere alle mie argomentazioni.
    Ma quello che mi sembra molto strano è che qualcuno possa pensare di dettare le regole per comprendere l’arte.
    Penso che neanche tu compri quei libri che si trovano sull’autostrada e che pretendono di insegnare a vincere a lotto, a dominare le menti del prossimo, a riparare i rubinetti senza toccarli.
    Quando di libri ne hai letti tantissimi altri, e ti sei reso conto che il solo pensare di comprendere un’opera, senza uno studio approfondito, senza ricorrere a varie fonti, a varie discipline (perché l’arte è onnicomprensiva), è già un pensiero molto audace, direi presuntuoso, come puoi fidarti, così, su due piedi, di un libro che già d’acchitto, si propone nel titolo come qualcosa di campato in aria?
    Posso leggere tutti i libri di questo tipo?
    Almeno riferiscimi di esso qualcosa che possa aiutarmi a vincere questa ritrosia.
    Ti pare?

  3. Antonino Tutolo scrive:

    Se vuoi renderti conto della difficoltà di giudicare un’opera d’arte ti consiglierei la lettura di alcune lezioni del grandissimo critico d’arte, purtroppo deceduto, Federico Zeri, di cui sono un grandissimo estimatore.
    Ma egli valuta alcune opere; non pretende di dettare come si decide se un’opera è dìarte o meno.

    Zeri non ha solo preso, non ha lasciato figli e debiti, come qualcun altro altrettanto famoso, ma ha lasciato una vera biblioteca che ora è gestita dall’università di Bologna, tramite la sua fondazione (la collezione di epigrafi romane, la biblioteca d’arte (circa 85.000 volumi tra libri d’arte, cataloghi d’asta e periodici) e la fototeca (circa 290.000 fotografie). Oltre a case e terreni.

  4. Domenico Brizio scrive:

    @ Massimo Casalini
    “Chagall non visse in un ambiente intellettuale!!!”

    Trovo in Wikipedia:
    “Marc Chagall nasce in una famiglia di cultura e religione giudaica, a Vitebsk( …) Iniziò a studiare pittura nel 1906 con il maestro Yehuda (Yudl) Pen, il solo pittore di Vitebsk, ma l’anno successivo si trasferì a San Pietroburgo. Qui frequentò le Belle Arti, con il maestro Nikolai Roerich, e conobbe artisti di ogni scuola e stile.”

  5. Zeri non ha solo preso, non ha lasciato figli e debiti, come qualcun altro altrettanto famoso, ma ha lasciato una vera biblioteca che ora è gestita dall’università di Bologna, tramite la sua fondazione (la collezione di epigrafi romane, la biblioteca d’arte (circa 85.000 volumi tra libri d’arte, cataloghi d’asta e periodici) e la fototeca (circa 290.000 fotografie). Oltre a case e terreni.

    scusa, ma che c’entra?

    Chagall:
    Se avessi letto “la mia vita” capiresti che questi episodi “formativi” hanno rilevanza solo per comprendere il momento in cui Chagall ha preso coscienza di quello che era e di ciò che voleva essere, e cioè un artista.
    Non si può certo dire che questi “maestri” abbiano influenzato il modo di dipingere o abbiano dato inputs culturali a Chagall, che continuava indefesso a produrre pittura seguendo molto il suo cuore, pochissimo la tecnica e affatto il momento culturale.

  6. Per Tutolo:
    Compro un quadro perché mi piace, non perché ha valutazioni di critici famosi.

    Ed è così che si fa!!!

    “Coloro che si dispongono verso di essa con istintività, senza capire il fine di quell’opera, corrono il rischio di fare il gioco dell’artista: che se ne parli.”

    Grande! Così si ragiona. Ed è per questo che non parlerò, per esempio, di un falso-artista livornese che si è comprato critica, gallerie e spazi pubblici al solo scopo di soddisfare il proprio ego.

    “Non conosco la statua di Cascella di cui parli. Ma per me poteva rimanere dov’era. Al massimo avrei riso di essa, dell’autore, di chi l’aveva scelta, acquistata e messa in opera.”

    Ennò, qui non mi trovi d’accordo, perché chi l’ha comprata è un’amministrazione pubblica che ha speso soldi pubblici.

    “Ma tu, nel citare un libro, non potresti riassumere qualcuno dei pensieri, in esso motivati?”
    Guarda, potrai crederci o no, ma quando ho espresso il mio pensiero non avevo finito di leggere il libro: “Si crede Picasso”. Senti come chiosa il Bonami, cito testualmente, perché è interessante:
    “C’è chi dirà che, come io scrivo liberamente quello che voglio, altri sono liberi di fare l’arte che desiderano.Certo, ma c’è una differenza. Questo volume sta nelle librerie: se uno lo vuole, deve comprarlo, o farselo regalare o prestare da un amico. Non c’è una voce che declama le mie parole davanti al portone di casa dalla mattina alla sera. Un cavallo rampante nel giardinetto davanti a casa, invece, se abito nel palazzo di fronte, sono obbligato a guardarlo sempre, oppure a fare uno sforzo per non guardarlo. Questo libro, se uno non lo trova di suo gradimento, può buttarlo nella spazzatura [...] Se io prendo a picconate una scultura di marmo in una piazza, invece, mi portano in galera. Quindi l’arte dei non artisti è una violenza che minaccia la libertà del prossimo, mentre l’arte degli artisti veri, anche quelli cattivi, in fondo è sempre un dono…”

  7. Non conosco le opere di Zeri, cercherò di approfondire.
    Le poche volte che l’ho visto in tv o ho letto qualche suo editoriale, tuttavia, mi sembrava la vecchia zia che elargiva consigli materni…(sto’ estremizzando, lo so). Quello che volgio dire è che credo fermamente che l’arte abbia bisogno di una bella ripulita, che possono dare soltanto personaggi di rottura come Sgarbi e Bonami, per esempio. Toh, e ti ci metto pure Dorfles, che di rottura non è, ma fa ragionare moltissimo, soprattutto sulle dinamiche nuove dei nostri tempi.
    Tornando alla foto di Burgio, infine, dopo tutti questi discorsi, e per capire:
    “Secondo te, che la foglia sia stata messa apposta o meno, cambia la narrazione o no?”
    “non ti pare che la critica del buon Bortolozzo sia stata una forzatura?”
    Ciao
    Massimo

  8. 9.02 25/05/2010 foto.it
    Chiarissimo Casalini,
    poco importa cosa pare a te o ad altri. Se davvero volessi capire, invece di chiedere in giro pareri sulle mie critiche, per rafforzare eventualmente un tuo pensiero rendendolo maggioritario, potresti scendere per un momento dal tuo piedistallo pittorico-scultoreo, da cui guardi anche ciò che pittorico non è, come una fotografia, per esempio. La fotografia, diversamente da altre arti visive, lavora con il tempo. Tempo che fissa in una traccia di luce. Quindi la relazione di chi adopera una fotocamera con il tempo è fondamentale.

    Tempo di esposizione, tempo di osservazione, tempo di preparazione della ripresa. Nel corso del tempo, chi fotografa può scegliere se intervenire o limitarsi a restituire. Mettere una foglia in un certo punto o trovarcela, diviene così una scelta che differenzia due esiti fotografici pur visivamente identici. Se invece consideri il tempo una variabile come un’altra, allora subentra il meccanismo pittorico. E difatti tanti, troppi fotografi, te e tantissimi soci FIAF inclusi, pensano erroneamente che fotografare sia dipingere con altri mezzi. Poi chiamano ARTE le loro illustrazioni fatte da chi a mano non saprebbe farne nemmeno una pennellata, te escluso che dipingi e anche molto bene.

    Possolo solo, parafrasando Nanni Moretti, dire: “Continuate così, fatevi del male…”.

    Il tutto, ovviamente, IMHO. :-)

  9. Antonino Tutolo scrive:

    @Massimo Casalini
    Eredità di Zeri: “scusa, ma che c’entra?”

    Purtroppo c’entra, e come!
    Basta fare un giro sui canali che vendono “arte” in TV per vedere gli interventi di alcuni nomi illustri, che non posso nominare; gli expertise prezzolati per vendere croste.

    Potrei raccontarti fatti ben precisi che scandalizzano per la loro evidenza negativa.
    Di Federico Zeri ho avuto negli anni testimonianze completamente diverse.
    Ti ho citato Zeri anche per evidenziare la preparazione culturale che occorre per affrontare la critica d’arte.

  10. Antonino Tutolo scrive:

    @Massimo Casalini
    “Chagall”
    Riporto da Wikipedia:
    “Iniziò a studiare pittura nel 1906 con il maestro Yehuda (Yudl) Pen, .., ma l’anno successivo si trasferì a San Pietroburgo. Qui frequentò le Belle Arti, con il maestro Nikolai Roerich, e conobbe artisti di ogni scuola e stile. Tra il 1908 e il 1910 studiò, invece, alla scuola Zvantseva con Leon Bakst.”.. “.., lasciò San Pietroburgo per stabilirsi a Parigi, per essere più vicino alla comunità artistica di Montparnasse, dove entrò in amicizia con Guillaume Apollinaire, Robert Delaunay, e Fernand Léger”. ..”Le opere di Chagall si inseriscono in diverse categorie dell’arte contemporanea: prese parte ai movimenti parigini che precedettero la prima guerra mondiale e venne coinvolto nelle avanguardie. Tuttavia, rimase sempre ai margini di questi movimenti, compresi il cubismo e il fauvismo. Fu molto vicino alla Scuola di Parigi e ai suoi esponenti, come Amedeo Modigliani. “

    Come puoi vedere non si diventa maestri senza una solida preparazione di base e senza subire influssi dell’epoca e di altri maestri, anche rimanendo ai margini.
    E’ ovvio che ogni artista, successivamente, deve trovare la sua strada con una sua originalità; altrimenti non si differenzierà dagli altri.
    Pretendere di comprendere Chagall solo osservando i suoi quadri, senza conoscere la sua epoca, la sua storia e gli influssi, è sbagliato

  11. Antonino Tutolo scrive:

    @Massimo Casalini
    “Le poche volte che l’ho visto in tv o ho letto qualche suo editoriale, tuttavia, mi sembrava la vecchia zia che elargiva consigli materni…”

    Ti sbagli.
    La sua cultura era sbalorditiva.

    “..credo fermamente che l’arte abbia bisogno di una bella ripulita, che possono dare soltanto personaggi di rottura come Sgarbi e Bonami, per esempio”.

    Ti consiglio di seguire le aste sul satellite. Avrai di che ricrederti. Più che di ripulita, lì, parlerei di complicazione.
    Se inoltre fai una ricerca sul web, in merito alle questioni giudiziarie di qualcuno, capirai che ti affidi in mani sbagliate.

  12. Antonino Tutolo scrive:

    @Massimo Casalini
    “Grande! Così si ragiona”.

    Non è un mio ragionamento. E’ un dato di fatto.
    Chiunque richiama l’attenzione dei media, inizia a vendere quadri o a essere chiamato in TV.
    Esiste la professione del tuttologo. Hai fatto una rapina coi morti? Subito ti chiamano in TV, pagandoti, per chiederti un’opinione sull’economia itialiana o sulla canzone di San Remo.
    La gente non capisce nulla di arte. Vuole solo nomi da comprare.
    Giorni fa ho visto un quadro di Fanfani. Ha una quotazione già solo perché opera di questo personaggio illustre della politica.

    Inoltre se studi un po’ di arte moderna e contemporanea ti renderai conto che il fine dell’arte del XX secolo non è stimolare emozioni, ma ben altro!
    Il Cubismo di Picasso, Braque e Gris, il Futurismo di Boccioni e Balla, il Dadaismo di Tzara e di Duchamp, la Pittura metafisica di Giorgio de Chirico e Carlo Carrà, il Surrealismo di Ernst, Dalì, Mirò e Magritte) ed il Suprematismo di Kazimir Severinovič Malevič.
    E non parliamo poi dell’arte contemporanea, in cui è compresa anche la fotografia! L’arte diviene una ricerca di nuovi mezzi espressivi; spesso finalizzata solo a questa ricerca, fino a scandalizzare gli stessi critici (che sono preparati).
    Ma l’arte è ricerca. Le conclusioni si trarranno in futuro.
    Per questo ti invitavo ad andare piano coi giudizi. Perché questo è già capitato, con le stesse perplessità, in passato (impressionisti).

  13. Per Bortolozzo
    Prendo il chiarissimo come aggettivo qualificante l’ esposizione delle mie opinioni e non come aggettivo qualificante il mio voler fare il prof. (Carogna! :-) )
    Uffa, però. Non chiedo pareri sulla tua critica, managgia a te.
    Ma tutto questo ambaradan è nato dalla tua critica, ricordi?
    Non farne una questione personale, parliamo di quanto hai detto, che non è banale e anzi, interessante.
    Purtroppo sembro arrogante, lo so, ma io voglio capire, è una mia necessità. E che un tizio, ma mica uno qualsiasi, voglio dire, uno ca@@uto come te, con la tua cultura, la tua conoscenza e il tuo amore per la fotografia dica che la fogliolina messa intenzionale è un conto, ready made è un altro, mi fa cadere dalla sedia.
    Se l’avesse detto il povero Bombolo, sarebbe stato un conto, gli avrei dato una pappina e magari se continuava, pure uno scarpellotto, ma l’hai detto te e a differenza della fogliolina, che (IMHO) se messa intenzionalmente o no non cambia un accidente, detto da te cambia, eccome.
    Il tempo. E’ incredibile il ginepraio inestricabile che sei riuscito a creare con una sola parola. Occorre una soluzione Alessandrina. Non sono sicuro di avere i mezzi per poter competere (intellettualmente) con te. Ci provo, quindi. La fotografia lavora con il tempo: tempo di esposizione, quindi un elemento tecnico intrinseco alla macchina fotografica, che è uno strumento che da solo non produce ARTE.
    E’ lo “gnegnero” come dicono nelle campagne pisesi, che fa l’arte, il cervello, la creatività, l’intelligenza, in una parola: lo gnegnero.
    Gli altri “tempi” che tu citi sono comuni a tutte le discipline artistiche.
    Infine l’ultimo tempo, quello dell’intervento dell’artista. Se la foto, come sulle pagine di foto.it, è stata presentata così com’è, senza troppo spiegazioni, io –spettatore- guarderò la foto così com’è. La foto lavora da sola, poverina e restituisce quel che può, racconta quello che riesce a raccontare, non è coadiuvata da un titolo bomba, né da un commento che possa giustificare quello che dici te (IMHOOOO!)
    Sulle pagine virtuali di I.A.F. si parlò piuttosto a lungo sull’importanza della didascalia; ricordo Fredi Marcarini che disse che di solito chi sceglie la didascalia non è uno scazza bubbolo qualsiasi, ma l’art director. Ricordo anche una foto in cui c’era tanto mare e un ceppo di legno infilato nel mare. Titolo: “Il tappo del mondo”. Fiiigooo!
    Ma qua, dov’è il tempo? Nella foto non c’è (IIIMMHHHOOOOOO!!!). Nel titolo non c’è. Nel commento non c’è. Nella didascalia non c’è. L’hai importato te!!!
    Capisco perfettamente (o quasi) la funzione del tempo nell’action painting, nei tagli di Fontana, nelle foto di Basilico, non mi giudicare troppo male, e non voglio convincere nessuno, semmai vorrei essere convinto!!!
    Nell’ultima parte del tuo intervento dici una cosa giusta e sacrosanta. Nelle pagine di fotoit difficilmente troveremmo un Mapplethorpe o un Gursky (anche se troppi vi si credono, ma del resto c’è tanta gente che si crede Michael Jackson e mica gliene facciamo una colpa), ma gente appassionata, come me, di fotografia, alcuni, come me, di arte e altri, come me, che cercano di capire cosa ci sia oltre.
    Ciao Fulvio!
    Massimo Casalini

  14. Per Antonino
    Antonino, il tuo “far la pipì a gocce è estenuante!” Non è che puoi scrivere tutto in un solo post? Diventa un casino risponderti, anche perché alcuni tuoi interventi sono nella pagina precedente…

    “Basta fare un giro sui canali che vendono “arte” in TV per vedere gli interventi di alcuni nomi illustri, che non posso nominare; gli expertise prezzolati per vendere croste.”
    Perché non puoi fare nomi?
    Non è che hai citato Zeri non soltanto per la sua preparazione, quanto per la sua onestà intellettuale?
    Si può essere anche colti e bastardi, come hai sottolineato.

  15. Domenico Brizio scrive:

    @ Massimo Casalini

    “Se l’avesse detto il povero Bombolo, sarebbe stato un conto, gli avrei dato una pappina e magari se continuava, pure uno scarpellotto, ma l’hai detto te e a differenza della fogliolina, che (IMHO) se messa intenzionalmente o no non cambia un accidente, detto da te cambia, eccome.”

    Beh, sarei Bombolo allora: aspetto la pappina e lo scalpellotto! Se non altro per il diritto di primogenitura dell’individuazione della foglia giustapposta, sino ad ‘autorevole’ smentita!

  16. Antonino Tutolo scrive:

    @Massimo Casalini
    “Antonino, il tuo “far la pipì a gocce è estenuante!” Non è che puoi scrivere tutto in un solo post? Diventa un casino risponderti, anche perché alcuni tuoi interventi sono nella pagina precedente…”

    Sai che esiste il limite di 1500 caratteri per post. Tu hai usato tre post per concludere il tuo intervento.
    Ho preferito trattare ogni punto del discorso separatamente.
    In ogni caso, anche se a gocce, ritengo di averla fatta dentro.

    @Massimo
    Non è che hai citato Zeri non soltanto per la sua preparazione, quanto per la sua onestà intellettuale?

    Non solo. Anche per l’onestà nel senso più esteso del termine.
    Al contraio, pare che altri, come risulta da atti pubblici, invece di pulire l’arte, la sporcano.

  17. franca catellani scrive:

    Io vorrei complimentarmi con l’autore della foto , perchè senza l’aggiunta della foglia sulla porta -” questa benedetta foglia ” non
    sarebbero usciti da quella”" porta “”"sviscerati- commenti e ragionamenti-sull’arte è un piacere leggervi , e la simpatia e
    la schiettezza di Massimo Casilini come tutti i toscani doc ahhaahhahahah

  18. Per Antonino.
    Avendo impiegato un sacco di tempo per rispondere a Bortolux non ho avuto il tempo per rispondere a te, scusami.
    Rimedio subito.
    “Se inoltre fai una ricerca sul web, in merito alle questioni giudiziarie di qualcuno, capirai che ti affidi in mani sbagliate.”
    Non potresti essere più chiaro? Non capisco di chi tu stia parlando!

    “Chiunque richiama l’attenzione dei media, inizia a vendere quadri o a essere chiamato in TV. ecc ecc ”
    Quello che dici è sotto gli occhi di tuttied è innegabile.
    Riguardo ai giudizi prematuri, invece non sono d’accordo Uno deve farsi un’idea propria, li per li, ora. Mica posso aspettare di avere 90 anni por dire che una cosa mi fa schifo. Poi il giudizio storico è un’altra faccenda, della quale ci si può preoccupare solo quando i buoi sono scappati.
    certo il 20 secolo ha avuto il suo bel daffare, con un paio di guerre mondiali, il 68, l’emancipazione delle donne ecc ecc, ma anche il 21° è cominciato con il fischio e botto.
    Quello che constatiamo oggi è che dopo almeno una cinquantina d’anni di fuffa, di bèi discorsi, alla fine sotto sotto c’era il niente. E stiamo cominciando, finalmente, ad accorgercene. Il problema di questa presa di coscienza, almeno per quel che riguarda l’Italia, è che si stà cercando di riempire il vuoto con quello che si trova, che non è esattamente la quintessenza del buon gusto. Oggi parlano di neobarocco, già la parola mi fa venire la labirintite
    Io stesso, pur vivendo artisticamente come un emarginato, faccio cose molto kitsch, perché mi ci ritrovo caratterialmente e perché trovo un ambiente pronto a riceverle. Io seguo l’onda perché mi piacerebbe cavalcarla, altrimenti comincerei a dipingere copie di Caravaggio o di Velazquez e me ne starei zitto e buono nel mio garage. Mi piace entrare nel dibattito culturale, capire, intuire e questo lo si può fare accettando di prendersi qualche tronata o di farla fuori dal vaso.
    Per me l’arte deve essere anche intrattenimento, divertimento, non solo qualcosa da intellettuali di sinistra con la puzzetta sotto il naso. Ebbastaaaa!
    Ciao!
    Massimo

  19. Antonino Tutolo scrive:

    @Massimo Casalini
    Per prima cosa condivido il pensiero di Franca Catellani: sei un toscanaccio schietto, “rapido” e simpatico.
    :-)
    Forse un po’ troppo rapido!
    :-)
    @Massimo
    “Riguardo ai giudizi prematuri, invece non sono d’accordo Uno deve farsi un’idea propria, li per li, ora. Mica posso aspettare di avere 90 anni por dire che una cosa mi fa schifo”.

    Certo, ognuno ha il diritto di giudicare. Per questo facevo la considerazione che conviene acquistare l’opera che piace e non quella che i critici consigliano (perché spesso essi sono cointeressati alla vendita).

    Ma sai bene che non tutti i giudizi sono uguali. A molti piacciono solo le opere che si vendono, sotto forma di poster, nei supermercati. C’é chi legge solo gialli, o solo fotoromanzi, o solo lo sport.
    Quindi i giudizi non hanno lo stesso valore. Uno che legge i fotoromanzi o lo sport, facilmente non riesce a comprendere un qualcosa di più complesso, che usa parole che richiedono la conoscenza di significati anche astratti.
    La stessa cosa accade nella fotografia e nell’arte.
    Coloro che si avvicinano alla fotografia amano i cieli arancioni, i colori vivi. A loro basta un cielo infuocato per gridare alla bellissima fotografia.
    Ma coloro che, invece, hanno maggiore frequentazione con l’arte, con la cultura, comprendono concetti più complessi ed articolati esteticamente. Perché l’estetica è un vero e proprio linguaggio, anche molto sofisticato.
    Una poesia di Borges difficilmente sarà compresa da chi non è abituato ad un linguaggio sofisticato; mentre la “vispa Teresa” è, si spera, alla portata di tutti, ammesso che sia stata tradotta nella lingua del lettore.
    Quindi ognuno può “giudicare” l’arte, ma bisogna considerare che esistono opere che sono accessibili solo a pochi; e non per questo “non sono arte”.
    L’universalità dell’arte presuppone la conoscenza dello stesso linguaggio estetico e culturale. Quindi per essa si deve intendere un’universalità di gruppi, di sensibilità, di esperienze, anche oltre i confini geografici e nazionali; non una universalità di menti. Perché l’universalità di menti non esiste.
    Ad esempio ci sono opere che parlano di guerra, di morte, di solitudine; concetti che la massa rifiuta a priori, mentre altri, con la necessaria maturità ed esperienza riescono a comprendere. Esiste un’età mentale, prima ancora della sensibilità e della conoscenza. Se tu non riesci a comprendere i significati o l’estetica, di una deposizione dalla croce del Guercino, di “Guernica” di Picasso, non significa che queste opere non siano arte.

    “non solo qualcosa da intellettuali di sinistra con la puzzetta sotto il naso. “

  20. Antonino Tutolo scrive:

    @Massimo Casalini
    Certamente sarai un bravissimo pittore; la tua lucidità mentale, la tua immediatezza mi colpiscono.
    Ma l’immediatezza, la rapidità a volte impediscono di recepire significati sottesi, che richiedono conoscenza e pazienza.
    Ho avuto la fortuna di visitare alcuni musei di Roma con una guida molto esperta. Mi sono reso conto che esiste un mondo dal quale sono escluse il 99% delle persone; me compreso. Perché non saprei ricordare tutti quei dettagli, quelle considerazioni storiche e culturali nel senso più ampio del termine.
    I significati palesi o nascosti in certe opere sono talmente molteplici e sofisticati da ritrovarsi a pensare di essere ignoranti.
    E non sono considerazioni “a posteriori”. Dal confronto tra vari artisti scopri chi ha inventato e chi ha copiato.
    Ti accorgi che una tecnica, una idea, una soluzione estetica hanno tanti padri; e quali sono.
    Ogni opera è collegata ad una miriade di altre; di solito inferiori.
    Perciò l’arte conta tutta. Solo il quadro completo racconta e testimonia la storia ed il pensiero artistico dell’opera e dell’uomo.
    L’arte moderna e contemporanea è molto meno complessa; perché ci sono artisti che sono speculatori e mirano solo al guadagno.
    Ma la storia dell’arte spulcia ogni furbizia, ogni speculazione. Nelle gallerie quelle piccole carognate restano per sempre e vengono sottolineate dagli esperti con ilarità.
    Così si scoprono le idee rubate da Raffaello, le imitazioni dei grandi e dei piccoli. Nulla sfugge alla storia.

  21. @Massimo Casalini e Antonino Tutolo

    Lascio! Siete troppo prolissi ed estenuanti per me. Senza offesa, eh!! :-)

  22. Antonino Tutolo scrive:

    @Massimo Casalini
    “pur vivendo artisticamente come un emarginato, faccio cose molto kitsch, perché mi ci ritrovo caratterialmente e perché trovo un ambiente pronto a riceverle.”

    Soprattutto, se posso permettermi un piccolissimo consiglio, che ovviamente non è un giudizio sulle tue opere (che non conosco), di cui terrai la considerazione che vuoi, fai le cose con la tua personalità, senza imitare nessuno; ricerca vie nuove, idee nuove, uno stile personale che sia fatto di contenuti, non di apparenze superficiali.
    Contano i concetti, le emozioni che comunichi, se vuoi “l’immortalità”.

  23. Per Fulvio
    ehhh, esctenuante!
    Ehhhh, Prolissoooo!
    Ecchhee!
    Sappi (e se non lo sai sallo) che il tuo discorso sul tempo ha ingaggiato un nuovo quadro, spero di mostrartelo presto
    Graziieeeee!

    (Tie’!
    Rapido e coinciso)

  24. Antonino Tutolo scrive:

    @Massimo Casalini
    “ehhh, esctenuante!
    Ehhhh, Prolissoooo!
    Ecchhee!”

    Altro che estenuante!
    Quando si affronta un ragionamento si va fino in fondo.

    Mi piacerebbe che leggessi “La fotografia – Una storia culturale e visuale” di Graham Clarke, ed. Piccola Biblioteca Einaudi, euro 32.

    Qualche punto saliente: sono all’inizio:
    - “Le foto rimandano sempre a contesti storici, culturali, sociali e tecnici diversi, che fissano i significati in quanto immagine e in quanto oggetto”.
    - “A livello funzionale, dunque, la foto dipende dal contesto. L’immagine che offre è <> , ma anche soggetta ad un continuo stato di trasformazione e metamorfosi”.
    Parlando della foto “artistica”:
    - “La fotografia rimanda l’immagine non di una realtà precisa, bensì di una super realtà, o di una realtà spirituale”.
    - “Un banale documento si trasforma in un momento metafisico di immobile trascendenza”.
    - La fotografia artistica … “che insiste sulla capacità di questo mezzo di esprimere qualcosa al di là dell’apparenza superficiale”.
    - “I fotografi non si limitano a copiare la natura, ma la metamorfosano… la foto è esattamente l’opposto di una documentazione fedele e precisa”.
    Il fotografo, come il poeta, vede dentro la vita delle cose.
    - Pensiamo di poter penetrare con lo sguardo nello spazio fotografico, mentre in realtà l’occhio resta in superficie.
    “Il canone tradizionale della fotografia rifugge il colore, ponendoci davanti al paradosso di comunicare il “realismo” fotografico in B/N”:
    - “Per noi le foto in B/N equivalgono al realismo, a qualcosa di autentico. Il colore rimane sospetto”.

  25. Antonino Tutolo scrive:

    Un ultimo punto che m’era sfuggito; ma è il più importante:
    - “La fotografia replica soggetti culturali e non reali … Noi dobbiamo leggerla come un nodo di complessità e ambiguità simultanee, il luogo non tanto di uno specchio del mondo quanto del nostro modo di rapportarci ad esso; quello che Diane Arbus chiamava ” il puzzle della vista, infinitamente seducente”"”
    “L’immagine fotografica contiene un messaggio fotografico …. e riflette codici, valori e credenze della cultura nel suo complesso”.

    Questo significa ben altro del semplice “mi piace o non mi piace”, “se non lo capisco non posso aspettare 90 anni per comprenderlo”.
    L’arte è “al di là del nostro tempo e di noi tutti”.

  26. rispondo in ritardo perché non sono riuscito a trovare il tempo di leggere tutti i post recenti, davvero troppi anche per me.
    Certo abbiamo divagato non poco dalla foto del Burgio, e la mia domanda rimane ancora senza risposta. O meglio: senza una risposta convincente e argomentata.
    Riguardo all’arte contemporanea e alla vita in generale, se una cosa non la capisco cerco di capirla, almeno fino a quando non capisco che dietro tonnellate di discorsi ci sono altrettante tonnellate di vuoto.

  27. Antonino Tutolo scrive:

    @Massimo Casalini
    “Riguardo all’arte contemporanea e alla vita in generale, se una cosa non la capisco cerco di capirla, almeno fino a quando non capisco che dietro tonnellate di discorsi ci sono altrettante tonnellate di vuoto”.

    Provo a farti un esempio.
    Vai in Turchia o in Cina (o in un altro paese). Sono vestiti in modo diverso da te, ragionano diversamente, hanno abitudini diverse, hanno religione diversa.
    Cerchi di capire il perché di questa diversità? Oppure affermi semplicemente che sono inferiori o diversi?
    L’arte è la stessa cosa.

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