Burgio Mario – Livorno – Porta Naif

Particolari di una porta, un abbozzo di albero, una foglia,…………………………………………
un insieme di luci e colori…….Le sensazioni sono diverse, lascio a ciascuno una libera interpretazione..


189 Burgio Mario porta naif

Popularity: 1% [?]

Comments (77)

 

  1. Segnalo che io non riesco a vedere l’immagine, se non nella miniatura riassuntiva. Mi risulta così troppo difficile commentarla. Se fosse possibile fare qualcosa… Grazie in anticipo.

  2. Massimo scrive:

    Grazie Fulvio, ora è tutto a posto.

    Massimo Mazzoli
    Redazione Fotoit

  3. Domenico Brizio scrive:

    La mia sensazione è di un’idea che ha trovato una realizzazione. Ma il pensiero principale è: la foglia è stata posizionata? E’ il pensiero più forte davanti a questa immagine… naturalmente la fotografia è stata realizzata bene.

  4. Devo confessare che non mi acchiappa. Forti colori, forme ben definite. Tecnicamente a posto. Eppure c’è qualcosa di artificioso, di troppo voluto. Mi sembrano due fotogrammi (quella separazione nera in alto) di cui solo quello sotto ha un suo equilibrio. Altro al momento non saprei dire…

  5. Ciao a tutti,
    Mario Burgio, che ha nomea di grande ritrattista, lo ritrovo, qua sulle pagine virtuali di foto.it in una veste inedita e inasppettata.
    Vorrei spendere un paio di parole sul Burgio uomo, anzi, sul Burgio artista.
    Ogni volta che il buon Burgio si distacca dal fotoritratto, ti tira fuori delle foto che sono pregne di poesia, testimonianza del suo animo generosamente sensibile, ma chi l’avrebbe detto.
    Ricordo ancora una diaproiezione che era composta da spruzzi di acqua al limite dell’astratto, ma che emanavano una poesia pura e di una semplicità commovente.
    Proprio come questa foto, che da’ l’idea dello scorrere del tempo, del corrompersi delle cose e del loro rigenerarsi.
    Tutto in un click.
    Sniff, mi sono auto commosso da solo.!!!!
    Scusate, sniff, vado a soffiarmi il naso…

  6. Antonino Tutolo scrive:

    E’ un’immagine che gioca sul rapporto tra vero e falso.
    La foglia, vera, sembra essere in stretta relazione con l’albero finto.
    Belli la vividezza ed il contrasto dei colori.
    L’uso di un polarizzatore avrebbe evitato i forti riflessi sulla foglia e sullo sfondo, saturando maggiormente i colori.
    Complimenti all’autore

  7. FABRIZIO PIZZOLORUSSO scrive:

    L’immagine e’ accattivante nei suoi colori e quindi cattura la visione, poi pero’ bisogna andare oltre il visibile e quindi non siamo di fronte ad una rappresentazione di una foglia ,di una parete di assi di legno e altro, e non mi farei tanti pensieri funambolici se la foglia e’ stata posizionata o meno, cosa importa? cambierebbe il contenuto dell’immagine? Direi propio di no!!!!Se l’autore ha colto questo frammento di realta’ cosi’ come l’ha vista estrappolandola da un contesto e’ perche’ l’ha colto un pensiero, un’emozione, un’idea….se invece la foglia e’ stata posizionata dall’autore e’ perche’ ha avuto un’idea che probabilmente lo ha emotivamente motivato,trovandoci magari una relazione ,come ritengo giusto quanto espresso da Tutolo,tra vero e falso. Ritengo quindi che l’immagine abbia un buon contenuto che si integra con il bello del visibile.
    Fabrizio P.

  8. Domenico Brizio scrive:

    @ Fabrizio
    1. “non mi farei tanti pensieri funambolici se la foglia e’ stata posizionata o meno…”
    2 “se invece la foglia e’ stata posizionata dall’autore e’ perche’ ha avuto un’idea”

    Cfr. il mio, poco sopra, che contiene la risposta:” La mia sensazione è di un’idea che ha trovato una realizzazione”. Dunque risolto.
    C’è una differenza tra ‘disporsi a vedere’ e ‘disporre per far vedere’, imho

  9. @Domenico e Fabrizio
    “C’è una differenza tra ‘disporsi a vedere’ e ‘disporre per far vedere’, imho”

    Concordo pienamente con te Domenico. Anzi, esiste ormai un vero e proprio filone praticato in ambito d’arte contemporanea che si chiama “staged photography”. A parità di risultato apparente finale apparente dell’icona finale c’è per questo motivo una profonda differenza concettuale tra una fotografia preparata e una trovata. Nel primo caso tutto è predisposto per ottenere ciò che si ha in mente, nel secondo deve avvenire un incontro tra il pensiero dell’autore e il presentarsi delle cose ai suoi occhi. Come al solito, non c’è un meglio o un peggio, ma scambiare i due modi l’uno con l’altro non fa capire correttamente il senso di ciò che si vede.

  10. Domenico Brizio scrive:

    * Fulvio

    “deve avvenire un incontro tra il pensiero dell’autore e il presentarsi delle cose ai suoi occhi”

    Si, e credo che la differenza artistica non sta nelle cose ma nel pensiero riflesso nella cosa (materia/luce) dal fotografo, qualunque essa sia: ecco la potenza comunicativa. Ecco che s’avvicina il concetto di ‘performance’, ora ci raggiunge Antonino… lo sento.

  11. Fabrizio P. scrive:

    Grazie della precisazione…..riflettero’!!!!
    Fabrizio P.

  12. Antonino Tutolo scrive:

    @Domenico
    “ora ci raggiunge Antonino… lo sento.”
    :-)
    Si, il concetto di performance: di esecuzione, prestazione.
    Nel ritratto si ricorre alle luci artificiali, al trucco, alla messa in posa, all’ambientazione dello sfondo.
    In questo caso non percepiamo il timore che la foto sia falsa: lo diamo per scontato.
    Lo stesso avviene nello still life.
    Invece quando si tratta di ogni altro genere di foto, soprattutto nel reportage, abbiamo sempre il timore di essere ingannati dall’autore.
    Un fotografo inquadra un manganello che spazza l’aria e sta per colpire un soggetto indifeso, a terra. E’ un poliziotto o un rivoluzionario che lo impugna?
    Il fotografo, col taglio, non ci racconta la verità; ma solo una parte di essa.
    Noi partiamo dal presupposto che la fotografia racconti la verità. Invece ogni foto è sempre solo una interpretazione del reale, una bugia; nel migliore dei casi un verosimiglianza.
    Questa immagine non ha la pretesa di raccontare il vero, ma di trasmettere un messaggio personale, raffinato, di gusto, con l’estetica.
    Chiedersi se è frutto di un montaggio in ripresa ha poco senso, anche in considerazione del fatto, che in post, anche se fosse analogica, l’intervento in camera oscura ne avrebbe modificato in ogni caso l’impronta.
    Parlerei in questo caso di aura, nel senso di percezione visiva soggiogata all’idea creativa dal fotografo. Questa è arte.

  13. Domenico Brizio scrive:

    Si, ti ho chiamato… ma sapevo che saresti andato da un’altra parte! :-) ho un sesto senso per la previsione!

  14. Catellani Franca scrive:

    Una foto facile vista con occhio ” poetico” , (si puo’ dire occhio poetico?)una immagine semplice , una visione di una porta di legno portatrice di segni e colori vivaci forme ingenue , semplici come appunto lo sono i quadri naif una piacevole immagine nel cassetto dell’autore .L’accostamento della foglia cosi’ grande e davanti a tutta la scena crea anche un’altro piano visivo . ciao franca

  15. accidenti, gente, fate certi discorsi… non vi sto’ piu dietro… riguardo alla questione object trouve o meno, penso che siate andati oltre, piu del necessario. questa non e’ una foto in cui il taglio del fotografo puo renderci una immagine dai significati diversi; se la foglia e’ stata messa di proposito o meno niente cambia alla narrazione. o no?

  16. Gianluca Donati scrive:

    Una foto molto ben realizzata, sia sul piano tecnico che su quello contenutistico. Certamente l’immagine ruota attorno all’idea dell’albero evocato da una spruzzo di vernice che ha colato e della foglia appoggiata subito sotto, come se fosse caduta proprio da quell’albero. La porta in legno fa da sfondo a questa situazione, richiamando in qualche modo la materia di cui è costituito l’albero. La semplicità degli elementi che compongono la scena, il sapore rustico, la struttura materica così ben resa e i colori forti ma sempre ben controllati e gradevoli, rendono l’immagine densa di suggestioni poetiche. Complimenti all’autore.

  17. Maurizio Tieghi scrive:

    Semplice fotografia di una porta colorata e di una foglia lì posata, la sua semplicità per alcuni è il grande pregio e per altri il maggior diffetto. Come per magia un refolo di vento sposta infine la foglia, ecco che rimane la fotografia di una porta un poco spoglia.

  18. Domenico Brizio scrive:

    @ Massimo Casalini

    “se la foglia e’ stata messa di proposito o meno niente cambia alla narrazione. o no?”

    Proviamo a ‘togliere’ visivamente la foglia… quindi si affaccerà la continuazione dello sfondo giallo-verde…

    a. Ora guardiamo la foglia appesa per il picciolo: il vento è riuscito a posarla con una grazia leggera perchè sta li con niente… la porta è in verticale, dunque foglia in equilibrio instabile ma meraviglia di equilibrio naturale che percepisco con stupore: un ‘punctum’?…

    b. Ora il fotografo trova una foglia vicino alla porta e la dispone sulla porta verticale in modo da far predere con il picciolo l’appiglio sul legno… (pensa ai rapporti tra foglia morta e albero dipinto?) e scatta la composizione disposta. Percepisco le stesse cose?

    c. L’autore mi aiuti! com’è stato? :-)

  19. @Massimo Casalini
    “se la foglia e’ stata messa di proposito o meno niente cambia alla narrazione. o no?”

    Oh bischero! E di che t’impicci?? Torna a buttar colori sulle tue tele!!!! :-D

    Scherzi a parte Max, per me cambia eccome! Una foglia che casualmente fosse stata vista e fotografata in quella posizione porta a considerare l’idea d’incontro. Come quando passeggiando per i canali di Livorno si trovan dei Modigliani, per capirci… ;-)

    Se invece prendi una foglia e la metti lì apposta per rafforzare l’idea che quella macchia abbia la forma d’un albero stai predisponendo una “macchina rappresentativa” tutta tua. Al di là di cosa si preferisca fare, son cose diverse con esiti concettuali diversi. IMHO.

  20. Fulvio
    ma mi meraviglio di te!!!
    Stai facendo, come narra il buon Gombrich, come i greci che davanti alle statue di Fidia non volevano cedere all’inganno, stai tornando al vecchio dilemma se è nato prima l’uovo o la gallina, ma insomma, la foto è una presa per il culo, così come lo sono i quadri e te, spettatore, devi stare al gioco.
    Se vedi la stiratrice di … di…. manet, monet, cezanne? BOHHH!
    vedrai dei bracci che non c’incastrano nulla, ma il quadro funzia, per cui, di che t’impicci te, guarda la foto e lasciati ingannare, mettila come tu la vuoi, e goditela.
    Il tuo assetto da spettatore furbo ed erudito è tipico di chi frequenta le gallerie d’arte odierne, si tende a masturbarsi mentalemente, con concetti e intendimenti, lasciando lì l’opera da sola, senza considerazione alcuna.
    Acheille Bonito Oliva ha lanciato questo trend, meno male che ora ci sono gli Sgarbi e gli ignoranti come me che se ne fottono di tutte queste menate e miriamo alla “ciccia”.
    Ciao Fulvio e ciao Brizio, parlavo a entrambi!!!

  21. Domenico Brizio scrive:

    @Massimo Casalini
    “miriamo alla “ciccia””

    Cos’é?

  22. @Max
    “Il tuo assetto da spettatore furbo ed erudito è tipico di chi frequenta le gallerie d’arte odierne, si tende a masturbarsi mentalemente, con concetti e intendimenti, lasciando lì l’opera da sola, senza considerazione alcuna.”

    Rallenta livornese dell’ostrega che così ti schianti al primo palo.
    Capisco che oggi l’ignoranza e la ciccia siano eretti a nuovi metri di paragone dopo pesanti decenni di cultura d’elite e diete intellettuali, ma forse la verità sta come al solito nel mezzo no? La pancia non è per forza nemica della testa. Dopo essersi riempito i visceri e commossi quanto si vuole, se si ragiona un poco non viene mica la scarlattina. Discernere, spaccare il capello in quattro, ragionare non è una malattia degenerativa mortale. Si chiama critica, dialettica e si costruisce con pazienza e fatica. Allora adesso ti senti pronto a ragionare o preferisci continuare ancora un poco a pane, ignoranza e ciccia?

  23. Antonino Tutolo scrive:

    @Massimo Casalini
    “Il tuo assetto da spettatore furbo ed erudito è tipico di chi frequenta le gallerie d’arte odierne, si tende a masturbarsi mentalemente, con concetti e intendimenti, lasciando lì l’opera da sola, senza considerazione alcuna.”
    .
    Proprio vero.
    Tanto che molti artisti si divertono a creare delle opere idonee a prendere in giro chi le osserva e si stupisce o si scandalizza.
    Quando in una mostra mi trovo davanti qualcosa di strano, mi guardo intorno, per vedere se l’artista è lì, pronto a cogliere ogni mia espressione per divertirsi alle mie spalle.
    Comprendo benissimo che c’é differenza tra ciò che è e ciò che viene creato al momento. Ma, a parte il timore di pensarsi presi in giro dal fotografo, che si prova davanti ad ogni foto “perfetta”, vorrei capire che differenza pratica c’é, dal punto di visto della comunicazione.
    Vista la difficoltà di realizzare una fotografia “perfetta”, ogni foto che risulta tale sa di elaborazione in ripresa (diaframma e tempo di scatto, focale e filtro dell’obiettivo); oppure in camera oscura, con scelta della gradazione giusta di carta, di tempo di esposizione, di manine che vanno a nascondere certi punti per lasciarli chiari e privi di dettagli.
    La fotografia è comunicazione di un’idea, di un punto di vista, di un sogno, di un’illusione.
    Tanto vale..

  24. Antonino Tutolo scrive:

    Qualcuno non ci crederà, ma è capitato anche a me di trovare una foto del genere “bella che pronta”, con la foglia disposta nel punto più opportuno, su una pavimentazione colorata. Osservando l’insieme reale, ed apprestandomi a fotografarlo, inevitabilmente mi sono chiesto: “crederanno che l’ho trovata proprio così?”.
    E m’é venuta la tentazione di rompere la perfezione; per cercare la credibilità.
    Faccio filosofia anche quando fotografo; o, quanto meno, conosco i miei colleghi fotografi.
    :-)

  25. Antonino Tutolo scrive:

    @Domenico
    “Si, ti ho chiamato… ma sapevo che saresti andato da un’altra parte! :-) ho un sesto senso per la previsione!”
    .
    :-)
    Però non sapevi da quale parte sarei andato!
    :-)
    La filosofia entra da tutte le parti; la cacci dalla porta e rientra dalla finestra. Però io la uso per ragionare positivamente e costruttivamente; per spiegare il perché delle emozioni, delle sensazioni che provo; non per cose effimere, che non spiegano la concretezza del sentire, del provare; la gioia del capire.

  26. Carissimo Fulvio!
    Sono perfettamente d’accordo che la verità sta nel mezzo.
    E ben venga la critica.
    Ora, non sarà il caso di questa immagine, ma troppo spesso, anzi quasi sempre, si tende a voler per forza tirar fuori difetti o a formulare critiche sul nulla.
    Poi c’è nulla e nulla.
    C’è il nulla dell’opera, l’opera vuota.
    E allora viene riempita di discorsi e menate.
    Mi viene da pensare a certe cose di Kounellis (una intera sede espositiva piena di pezzi di gozzo) o Palladino(un portone con appiccicati dei tramezzini imputriditi).
    Eccheccapperi, ci metto pure Fontana (ripetitività ossessivo-compulsiva dettata da guadagni enormi).
    (L’ho sparata grossa?)
    E se ti azzardi a chiedere spiegazioni, vieni guardato dall’alto in basso e ti vien dato pure dell’ignorante.
    BENE! Questi tempi stanno per finire, perché finalmente Fantozzi si è alzato e ha proferito le celeberrime parole: “Per me la corazzata Potionki (lo scrivo come lo dico, tanto sbaglierei di sicuro) è una cagata pazzesca!!!!”
    E in tanti si son messi ad applaudire.
    Achille Bonito Oliva è caduto in disgrazia, finalmente!
    Finalmente alcuni obbrobri sono stati tolti dalle piazze italiane (è successo pure a Pisa con una scultura di Cascella inguardabile).
    Questo è uno dei dibattiti attuali, in Italia e comprende tutte le arti.
    Poi c’è il nulla del critico.
    Ossia il voler criticare creando elementi intellettuali inesistenti.
    Lo spaccare in 4 il capello va benone, in otto comincia ad essere qualcosa di preoccupante!
    Qualche tempo fa sono stato alla presentazione di un libro di Tabucchi, autore che mi piace particolarmente.
    Il tabu (o taba o tabo) era accompagnato da due “amici” professori.
    Il Tabo è stato vivisezionato, scarnificato, dissezionato davanti ad una platea che non capiva una cippa nulla di quanto veniva detto (chi giocava al cellulare, chi aveva lo sguardo perso nel vuoto, chi si grattava convulsamente).
    Inorridito da questo spettacolo sono uscito dalla Feltrinelli incacchiato pure con Tabucchi, che se fosse stato uno con le balle avrebbe dovuto mandare a quel paese “gli amici” e parlare solo lui.
    LA POESIA NON SI SPACCA IN QUATTRO.
    Vergogna!

  27. @Massimo Casalini
    “LA POESIA NON SI SPACCA IN QUATTRO.
    Vergogna!”

    Ben detto Max! e BOIA CHI MOLLA! :-D

  28. Tornando al discorso… pane ignoranza e ciccia
    So che ti sei morso la lingua per non mandarmi a spigare, Fulvietto!!!!
    Io non mi ritengo un intellettuale, perché purtroppo la mia ignoranza è talmente abissale da non poter essere scalfita da nessun intellettuale “vero”.
    Ma se mi sono avvicinato al mondo dell’arte è perché in me è cresciuto qualcosa che va al di là.
    Ho conosciuto Antonio Mastronunzio, pittore (info: http://it.movies.yahoo.com/m/miracoli-storie-per-corti/index-354963.html).
    Sono stato al suo studio, una cosa pazzesca, non saprei come desciverlo, una specie di baracca circondata da enormi statue realizzate da lui, tele dappertutto.
    Può capitare che tu entri in un bar e te lo vedi arrivare che ti grida: “Che fine ha fatto la poesia, dov’è, dov’è??”
    Non penso che MAstronunzio sia un erudito.
    Ma è un poeta.
    Così come lo era Chagall, o Utrillo… che vuoi che ne sapessero di arte?
    Agivano di pancia.
    Ciaoooo!

  29. Per Tutolo
    Condivido molto quello che hai detto.
    La fotografia è comunicazione. Che importa come è stata realizzata? Com’è possibile che conoscere il procedimento con la quale è stata ottenuta possa validare o meno la comunicazione?
    Adesso mi viene da pensare al miliziano di Capa…
    Ma guardate anche queste di Alison Jackson:
    http://mariehelenesirois.blogspot.com/2010/02/alison-jackson.html
    sono tutte foto realizzate con sosia di personaggi famosi.
    In questo caso cambia la comunicazione, nel sapere che sono sosia?
    Certo, se la foto viene pubblicata in un giornale scandalistico facendola passare come genuina è un conto, se però vedo la serie in galleria pian piano lo capisco da me che sono dei clamorosi falsi. E rido di me stesso che mi sono fatto prendere in giro dal fotografo, che toh, è li dietro di me che ride di me.
    Ma qui allora non è che stiamo parlando dell’uso della fotografia e non della sua realizzazione?

  30. Domenico Brizio scrive:

    @ Massimo Casalini
    “Agivano di pancia”

    Il pittore Utrillo visse in un ambiente artistico-intellettuale e il pittore Chagall risulta avesse frequentato scuole artistiche pure lui e un po’ di intellettualismo dovrà pure averlo assorbito…
    Pensare che le sole “pancia&ciccia” portino, da sole, senza intelletto alcuno applicato, all’Arte è quantomeno singolare. D’altronde più nutri un cervello più lo rendi capace di restituire le meraviglie elaborate, idee. Ma si può credere che anche dalla sola pancia e ciccia possano scaturire per fermentazione venti artistici, anche musicali di primordine. :-) (imho)

  31. @Massimo
    “In questo caso cambia la comunicazione, nel sapere che sono sosia?”

    In her work, Jackson says, “Likeness becomes real and fantasy touches on the believable. The viewer is suspended in disbelief. I try to highlight the psychological relationship between what we see and what we imagine. This is bound up in our need to look—our voyeurism—and our need to believe.”

    Sì, cambia la comunicazione il sapere che sono sosia. Lo scrive anche l’autore. Cambia esempio… ;-)

  32. Antonino Tutolo scrive:

    @Massimo Casalini
    “C’è il nulla dell’opera, l’opera vuota. E allora viene riempita di discorsi e menate. “
    “E se ti azzardi a chiedere spiegazioni, … e ti vien dato pure dell’ignorante. “
    “Finalmente alcuni obbrobri sono stati tolti dalle piazze italiane ..“
    .
    Domenico citava Utrillo. Utrillo è diventato famoso a Valencia. In Italia, e a Madrid, non era considerato.
    Il discorso arte è quanto di più aleatorio possa esistere. Neanche gli “addetti ai lavori” sono in grado di dare pareri fondati. Un artista oggi è considerato grande, ma domani potrebbe essere ignorato.
    Van Gogh non ha venduto un solo quadro in vita! Ora è considerato un grande.
    Bach era considerato “solo” un maestro di cappella. Ora è uno dei più grandi compositori di tutti i tempi. L’artista spesso vive fuori dal suo tempo.
    Per quanto riguarda la cultura dell’arte, l’artista ha la sensibilità, ha il genio, che travalica ogni cultura. Al contrario, per comprendere la vera grandezza di Picasso occorre conoscenza.
    Occorre studio e conoscenza per Leonardo e Michelangelo. Le loro opere sono talmente piene di messaggi e sfumature, che solo pochi, ed in modo parziale, arrivano a comprenderle.
    Gli “obbrobri” che sono stati tolti dalla piazza forse domani vi torneranno; e molte delle opere che ora sono esposte saranno ritirate negli scantinati. Questa è l’arte.

  33. Ciao Brizio
    Chagall non visse in un ambiente intellettuale!!!
    Visse in Russia, nel suo paese natale (un paesello di contadini), poi tentò una sortita a San Pietroburgo, ma durò poco; quando andò a Parigi infine cominciò a venire acclamato, ma non fu l’ambiente parigino a influenzare il suo essere pittore.
    Quello era nato così!!!
    Come ho già detto, credo che un giusto equilibrio tra raziocinio e creatività generi prodotti artistici onesti e fruibili.
    Non mi scaglio contro “l’intellettuale”, ma contro la critica del niente.

  34. Per Fulvio
    L’ho detto anche io che cambia, in questo caso.
    E ho anche detto che la faccenda cambia se cambia l’uso che viene fatto della foto.
    Ma nella foto del Burgio questo giochino non c’è, qualunque uso tu faccia della foto, la narrazione è la medesima.

    Per Brizio
    Utrillo, infine, non voleva neppure fare il pittore; la pittura divenne la sua salvezza.
    Consiglio di leggere
    “L’uomo di Montmartre” riguardoa Utrillo
    e
    “La mia vita” di Chagall
    Ciaoooo!
    MAssimo

  35. Antonino Tutolo scrive:

    “Ovviamente” non parlavo di Utrillo, ma di Murrillo.

    @Massimo Casalini
    “Finalmente alcuni obbrobri sono stati tolti dalle piazze italiane (è successo pure a Pisa con una scultura di Cascella inguardabile).”
    .
    Chissà perché, mi viene in mente la distinzione tra arte e arte “degenere” creata dai nazisti.
    Ovviamente l’arte “degenere” doveva essere distrutta!
    Curiosamente, se non fosse stato per quel “galantuomo” di Goering, che li prese per sé) i quadri di Vang Gogh, e degli altri “degeneri”, soprattutto se ebrei, ma anche polacchi, russi, slavi, cechi, ecc., sarebbero andati distrutti.
    Quindi coi “tagli” nei musei e nelle piazze, ci andrei molto cauto.
    Allo stesso modo, se ci ritroviamo Aristotile (ecc.) è solo perché gli arabi ci hanno ridato le sue opere, visto che la chiesa, nel medioevo, aveva bruciato tutto quello che non si accordava con le idee del tempo, o semplicemente non ha copiato i manoscritti antichi prima della loro distruzione ad opera del tempo.
    Gentilissimo Massimo, è meglio ritrovarsi cento porcherie in più, che una sola opera d’arte persa.
    Anche perché ogni capolavoro è frutto di cento, mille opere minori che l’hanno aiutato a nascere.
    Leonardo e Michelangelo non sarebbero stati loro stessi, senza tutta la storia dell’arte che li ha preceduti.
    Inoltre non commettiamo l’errore di pensare che un quadro è valido solo perché ha un mercato milionario oggi. L’arte è manifestazione del pensiero dell’uomo. L’arte è la storia del pensiero estetico e culturale dell’uomo.
    L’aspetto commerciale è un altro conto.

  36. Antonino Tutolo scrive:

    @Massimo Casalini
    A proposito di Alison Jackson,siamo nella società della comunicazione. Siamo bombardati da informazioni che non informano. Abbiamo perduto, chi ce l’aveva, la capacità critica. Ogni fatto è valutato in base alle informazioni che ci vengono date. I personaggi famosi ritratti da Alison Jackson, noi personalmente non li conosciamo; quindi giudichiamo in base a quello che ci viene riferito.
    Lo stesso avviene in ogni fotografia. Questo è il motivo per cui la fotografia è “bugiarda” o al massimo verosimile.
    Il taglio dell’inquadratura, la luce, la composizione, ci inducono a trarre conclusioni erronee della realtà, quando già ci è impossibile capire la realtà che vediamo coi nostri occhi.
    “L’ha detto la TV”, quindi è vero!
    Non è così.
    La conoscenza più diretta (la cultura nel senso lato del termine, la storia), la capacità critica che non ci viene insegnata a scuola, né dai giornali (che non leggiamo), potrebbero aiutarci a discernere il vero dal falso. Ma non li abbiamo.
    Perciò fagocitiamo, spesso in modo acritico, tutto quello che ci viene mostrato.
    La persona colta ha la possibilità di fare parallelismi con altre situaizoni, con altre epoche; ha acquisito quella “malizia” che gli consente di non bere, acriticamente, tutto quello che viene presentato nel vassoio.
    Chi invece si basa sui proclami e sui messaggi subliminali che riceve ogni giorno, giudica in modo erroneo, e trae conclusioni errate.

  37. Antonino Tutolo scrive:

    @Massimo Casalini
    “Così come lo era Chagall, o Utrillo… che vuoi che ne sapessero di arte?”
    Dipende da cosa intendi per arte.
    All’artista non interessa la storia dell’arte. Altri devono giudicare per lui.
    L’artista ha idee, ha pensieri.
    La sua arte innata (capacità di tradurre idee e pensieri con l’estetica) gli consente di trasmettere questi pensieri, queste idee.
    La sua sensibilità gli fa percepire quello che altri non vedono.
    Complesso è invece il compito di decifrare queste idee, questi pensieri.
    Le idee non hanno dimensione, di per sè non hanno estetica, non hanno segno grafico. Ogni autore ha un suo linguaggio personale: è un mondo a parte.
    I tre occhi delle figure di Picasso raffigurano l’impossibilità di comprendere la realtà, neanche con tre occhi. Chi non lo sa, chi non sa questo e tant’altro, quindi, non comprende Picasso.

    Ogni individuo ha pensieri nascosti anche a se stesso. Lo psicologo, lo psichiatra riescono a leggerli dai suoi segni esteriori, dai comportamenti; dando ad essi dei significati concreti.
    Questa è la cultura che interpreta la storia dell’arte.
    E, ti assicuro, non è a fatto semplice decodificare un Leonardo o un Michelangelo; anche se (solo) apparentemente essi appaiono comprensibili.
    Nelle loro opere c’é tanto che ancora si decodifica, dopo 500 anni!

  38. Antonino Tutolo scrive:

    Provate ad immaginare un mondo senza cultura; un Capa, un Bresson, senza apparecchio fotografico.
    Bresson dipingerebbe (era pittore, prima di dedicarsi alla fotografia), ma non avrebbe i pennelli, e non saprebbe costruirli.
    Questo è un esempio banale, semplicistico.
    Ma può spiegare perché, dopo secoli di dorso di mulo, di morti per malattie banali, di freddo, ecc. L’uomo, con la stampa a caratteri mobili, ha finalmente potuto diffondere e conservare la conoscenza, in modo da aggiungere ad essa, generazione dopo generazione, nuove informazioni utili a tutti; fino alla odierna società del “benessere”, della comunicazione, della conoscenza.
    Questa è la cultura. Senza di essa saremmo ancora al mulo e alla morte per la puntura di una zanzara.
    Allo stesso modo il pensiero dell’uomo (nell’arte) si avvale di tutte le conoscenze passate, non solo tecniche.
    Sottovalutare la cultura significa ignorare, in modo insipiente, se stessi.

  39. Carissimo Antonino,
    non ho mai voluto sottovalutare la cultura!
    Anzi, il contrario.
    Quello che scrivi è ampiamente condivisibile, perché EVIDENTEMENTE scritto da una persona che ama l’arte, come me e come Fulvio. Anzi, siete amanti più focosi voi di me, sicuro.
    Il problema grande, enorme del mondo dell’arte OGGI è che è vittima di uno sputtanamento dovuto al denaro.
    Chi fa girare i soldi crea l’artista, il quale molto spesso, non ha l’onestà intellettuale per tirarsi indietro e si piega alle leggi del mercato; guarda che lo ha fatto pure Picasso, lo sta’ facendo Koons, Nakamura (o comunque si scriva) ed è contro questo osceno teatrino che dobbiamo opporci. Il re è nudo! Finché nessuno griderà: “il re è nudo!!!” rimarremo sempre nella ignoranza più subdola, che è quella di fingere o credere di conoscere!!!!
    Quando si mette un obbrobrio come quello di Cascella in una pubblica piazza, non è quasi mai per la bellezza o per la valenza artistica, ma per motivi politici, per compromessi, e chissà cos’altro. Guarda caso le schifezze più immonde sono per quel che ne so io, commissionate sempre da amministrazioni pubbliche.
    Ribadisco, non possiamo continuare a pensare di conoscere perché qualcuno (spesso prezzolato) ci dice cosa conoscere. Il ruolo della critica, secondo me, dovrebbe essere quello di catalizzare l’attenzione dello spettatore su aspetti dell’opera che ne incrementino il valore culturale e non quello di pompare pedissequamente un atista al solo scopo di renderlo appetibile all’acquirente. La cultura, l’arte non deve essere una palla colossale, ma qualcosa di vivace, intrigante e perché no, divertente.

  40. continua dal mio messaggio precedente
    se si prende un catalogo di una mostra o i discorsi di apertura alle inaugurazioni, o alcuni articoli di certe riviste, si odono sviolinate esagerate, paroloni al posto di parole semplici, aggettivi esasperati… al solo scopo di rendere appetibile un artista. Dove sta’ la cultura in questo?
    E lo spettatore, davanti ad un’opera che non gli dice assolutamente niente, perché di niente si tratta, si convince che è una gran figata.
    Ma sai quante volte ho visto dei deficienti alle inaugurazioni che davanti alle tele facevano gli splendidi e al buffet mi confidavano il loro disappunto?
    Ma mai nessuno che lo abbia espresso.
    Perché tutti vogliamo essere fighi, mica il Fantozzi della situazione che grida: “La corazzata potionki ecc ecc”
    Benvenga la cultura viva, frizzante, genuina.
    Io ho la fortuna di conoscere artisti che sono un po’ ai margini del circuito delle gallerie e penso che il vero brodo primordiale da cui nasceranno le opere che veramente fanno cultura sono lì. Ogni città ha la sua comunità artistica che ferve e che ribolle; è da lì che si possono trarre dei buoni guizzi culturali
    Ti saluto, come ti ho detto condivido quasi tutto quanto hai detto, magari gli addetti ai lavori nel mondo artistico fossero onesti intellettualmente come te.

  41. Utrillo ha avuto successo a Parigi, tant’è che gli dettero la legion d’onore in vita…

  42. uLTIM’ORA!!!
    Ma nemmeno a farlo apposta…
    Sono stato in libreria e ho trovato questo libro, che sto’ leggendo tutto d’un sorso, lo consiglio vivamente a tutti i partecipanti di questo thread:
    “Si crede Picasso” di Francesco Bonami
    Come distinguere un vero artista contemporaneo da uno che non lo è.
    FINALMENTE QUALCUNO CHE GRIDA IL RE E’ NUDO!

  43. Antonino Tutolo scrive:

    @Massimo Casalini
    “Chi fa girare i soldi crea l’artista, il quale molto spesso, non ha l’onestà intellettuale per tirarsi indietro e si piega alle leggi del mercato”
    .
    E’ verissimo.
    Ma è stato sempre così.
    Solo i Medici, il Papa, i Vescovi, i mercanti e l’aristocrazia potevano consentire ad un artista di lavorare senza sentire i morsi della fame.
    Per questo l’arte del passato era nelle chiese, nei palazzi nobiliari e dei ricchi possidenti (che però erano ignoranti).
    Un tempo il denaro era nelle tasche di pochi (il grande denaro lo è ancora, e forse più di prima, nelle mani di pochissimi) ma esiste un benessere che consente a tutti di avere una casa, un ufficio, quindi degli spazi da arredare.
    Per questo l’arte di oggi è industriale; di buon livello ma con un numero di esemplari notevole.
    Ma anche un tempo c’erano tanti umili dipintori che a stento sapevano tenere in mano il pennello, e che vivevano solo grazie a lavoretti che facevano per i notabili del luogo. Nelle chiese e nelle case private, accanto ad opere passabili, ci sono tanti lavori appena sufficienti.
    Ed è concepibile che tanti autori moderni, per bramosia di denaro, producano opere di bassa qualità, per un mercato che ha la bocca buona. Ma generalizzare è sempre dannoso.

  44. Antonino Tutolo scrive:

    @Massimo Casalini
    “Come distinguere un vero artista contemporaneo da uno che non lo è.”
    .
    L’errore più grave è cercare le prove di un proprio convincimento.
    Si finisce col trovarle; anche se il convincimento è sbagliato.
    Perché quando si vuole vedere grigio, si vede solo grigio.
    Esistono le eccezioni che confermano la regola.
    E le eccezioni restano eccezioni.
    Personalmente cerco di comprendere cos’é l’arte. Mi metto nei panni di coloro che la fanno, e ne recepisco le motivazioni. Solo dopo valuto, ma sempre con riserva; tenendo presente che non ho i mezzi di ipotecare il futuro.
    Ciò che mi colpisce in te, gentilissimo Massimo, e un po’ mi preoccupa, è l’entusiasmo che provi nel dimostrare che hai ragione: Cascella non è un artista.
    Tieni presente che ogni opera che “smonti” è un’opera in meno. Ed il tuo giudizio domani potrà essere ribaltato.
    Io ci andrei con maggiore calma e leggerezza.

  45. Antonino Tutolo scrive:

    @Massimo Casalini
    Nei miei post cito in modo ricorrente gli Impressionisti. Lo faccio perché quella corrente artistica è sintomatica ed eloquente: ha rotto gli schemi del passato, aprendo la via per l’arte moderna.
    Quindi, nel nostro discorso, capita “a fagiolo”.
    Vorrei che tu leggessi, se non la conosci, la storia dell’Impressionismo.
    Per semplicità ed accessibilità, cito Wikipedia:

    “La prima manifestazione ufficiale della nuova pittura si tenne nel 1874, presso lo studio del fotografo Nadar…. La mostra del ’74 fu di per sé un’azione eversiva in quanto, al di là dell’estrema modernità delle singole opere che sconvolse la critica, venne compiuta in risposta e contro il Salon, che le aveva rifiutate, e gli studi accademici in generale”.

    Quanti nomi altisonanti dell’arte, quanti benpensanti, le hanno derise, osteggiate; considerandole croste prive di valore! Ora quelle opposizioni cieche, quei giudizi avventati e sprezzanti fanno ridere; e ci fanno anche un po’ pena.
    Ora quelle opere sono considerate arte, ed appartengono al patrimonio culturale mondiale; sono il vanto dei più grandi musei, sono le opere più ricercate, maggiormente accessibili ai più (per la loro semplicità).
    Le riproduzioni di quei “pasticci di colore, senza dettagli e chiaroscuri” di Van Gogh, Corot, Monet, Degas, Sisley, Renoir, Cézanne, Pissarro, Morisot”, sono riprodotte e diffuse come poster, nelle case di gente comune.

    Perciò, prima di gridare allo scandalo, prima di glorificarsi per la sconfitta di un’opera, conviene riflettere.

  46. Antonino Tutolo scrive:

    @Massimo Casalini
    “Come distinguere un vero artista contemporaneo da uno che non lo è.”
    Con tutto il rispetto per Francesco Bonami – dovrei prima leggere il libro per giudicare – ma come si fa a comprendere chi è veramente un artista?
    .
    Ligabue, Van Gogh e tantissimi altri, li avevano capiti?

    Le opere di Ligabue sono state cedute per un boccale di vino e per un piatto di fagioli. Quelle di Van Gogh le comprava il fratello per farlo mangiare.
    C’é un’opera, su tavola, di Leonardo (se ricordo bene) che per secoli è stato il ripiano di uno sgabello nella bottega di un artigiano!
    Forse non era ancora uscito il libro di Bonami, quindi non c’era la possibilità di valutare compiutamente quando un’opera è d’arte.

  47. L’errore più grave è cercare le prove di un proprio convincimento.

    Carissimo Antonino
    putroppo non hai seguito il mio consiglio, non hai letto il libro, e tuttavia mi rispondi, secondo te, a tono.
    Non vado cercando prove di un convincimento anche perché io ho la certezza che alcuni artisti sono pseudo artisti, ma questo a prescindere dalle opinioni altrui. E nemmeno ho tutta sta’ necessità di convincere adepti; certo è che seguendo l’arte dell’ultimo minuto, non può non farmi piacere constatare che esistano persone ben più autorevoli di me che la pensano come me.
    Chi si chiede ancora oggi che cos’è l’arte ha, come sostengo da tempo, le idee confuse!
    Non ce l’ho con te in particolare, perché purtroppo ancora c’è chi si chiede che cos’è la fotografia, per esempio, nel nosro circolo fotografico. Questo mi sconcerta!

  48. Gli impressionisti
    Carissimo,
    o diciamo la stessa cosa in maniera diversa, o ci stà sfuggendo di mano la conversazione!!!
    he hehe
    Non stiamo parlando di artisti sfigati che vengono bistrattati da tutti!!! Uno di quelli potrei essere io!
    Qua stiamo parlando di artisti ben piazzati nel mondo dell’arte, di gente che guadagna milioni!!!
    E quando qualcuno ha il coraggio di smantellare un’opera di uno pseudo artista milionario, io sono strafelice!
    Un po’ di spazio in più, magari per un artista sfigato. Come me!
    Ciaoo!

  49. “Con tutto il rispetto per Francesco Bonami – dovrei prima leggere il libro per giudicare – ma come si fa a comprendere chi è veramente un artista?”

    Penso di essermi già espresso in precedenza riguardo alla tua domanda, quindi passo oltre per evitare che la conversazione diventi ridondante.
    Nel tuo ultimo post continui a parlare di Bonami senza averne letto il libro.
    Comunque anche Sgarbi è una voce fuori dal coro, se è per questo, anche se non conosco sue pubblicazioni che denuncino la falsità di alcuni artisti.
    Certo è che fece togliere dal battistero di Pisa un’opera mi pare di Vangi (pseudoartistamilionario pure lui).
    Quello che tu pensi sia un mio modo di ragionare piegato al pregiudizio è invece un modo di pensare scaturito dalla necessità di onestà intellettuale e di crescita personale.
    E quello che mi entusiasma dell’arte sono le sensazioni che essa mi suscita.
    Tu continua a far finta che entrare in una stanza piena di neon accesi sia un’esperienza irrinunciabile; io continuerò ad emozionarmi davanti a qualcosa che veramente è il prodotto univoco di un artista.
    Che c’è di male?

  50. Antonino Tutolo scrive:

    @Massimo Casalini
    “Quello che tu pensi sia un mio modo di ragionare piegato al pregiudizio è invece un modo di pensare scaturito dalla necessità di onestà intellettuale e di crescita personale.
    E quello che mi entusiasma dell’arte sono le sensazioni che essa mi suscita.”

    Stiamo solo ragionando, gentilissimo Massimo; non è mia intenzione giudicare il tuo modo di vedere le cose, o, peggio, offenderti.
    Semplicemente ti facevo presente che è facile sbagliare nelle valutazioni; che capita e può ripetersi. Per questo, parlando di arte, mi esprimo sempre con beneficio di revisione.
    Che altri possano ragionare come me, non mi rassicura; tutt’altro. Ragionare tutti allo stesso modo non è una garanzia.
    In una guerra la gente si scanna concordemente, senza alcuna riflessione.

    Per questo citavo la storia degli impressionisti. Anche in quel caso, ad esprimere pareri “sicuri” e fondati, era il fior fiore degli accademici francesi dell’arte.
    Nell’expo dell’arte francese i vari artisti di questa corrente furono esclusi con motivazioni storiche ed artistiche ben precisate.
    Davanti ai giudizi di massa, resto sempre da parte, nel timore di essere condizionato dal branco.
    La storia dell’arte è ricca di episodi di condizionamento collettivo, di plagio religioso, politico, epocale, ecc.

Leave a Reply