Pizzolorusso Fabrizio – Verità, realtà, falsità

Cio’ che ci circonda e’ oggettivamente verita’ dove ognuno vive e vede la sua realta’ che poi riporta nell’immagine. In questa esprimo una mia riflessione attraverso la mia realta’: l’immagine e’ comunicazione che a sua volta,oggi ,sempre piu’ si sta trasformando in qualcosa che a mio giudizio sottrae e non aggiunge,fatta di non fisicita’ ma sempre piu’ di virtualita’ (computer,telefonini,tv,gps etc..),dove VERITA’ E FALSITA’ diventano un’unica cosa.


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Comments (6)

 

  1. In effetti in questa fotografia una riflessione c’è: quella della vetrina…
    Per il resto, vengono sollevati nel testo temi che chiederebbero mesi e mesi di dibattiti, il che mi pare del tutto sproporzionato alla modestia dell’mmagine presentata. Che una vetrina consenta di mescolare ciò che c’è davanti all’obiettivo con ciò che sta altrove è una “scoperta” culturale di ambito Surrealista che festeggia quest’anno il suo 86° compleanno!!

    Diverso forse sarebbe se le figurine che si vedono passeggiare riflesse nel vetro fossero state fatte con un programma di modellazione tridimensionale. Comunque, tranciando a gran colpi d’ascia la questione, una volta che avessimo ben stabilito come la verità non appartiene alla fotografia, così come a nessun altro fatto culturale umano, forse potremmo liberarci definitivamente dall’assillo conseguente di dovercela per forza trovare o meno in un’immagine. Non c’è, non c’è mai stata. Punto. Stesso dicasi per la realtà. L’unica cosa reale in una fotografia è la sua sostanza oggettuale di traccia ottica depositata su una superficie. Il resto è opinabile. Ovviamente affermo queste cose con tutti gli IMHO del caso e sono così assertivo per pura necessità di sintesi, sia chiaro, ché di dubbi ne coltivo a tonnellate, com’è giusto che sia.
    In ultimo, un appunto su cui forse merita discutere: non necessariamente ciò che non è vero è falso. Non almeno con l’accezione positiva/negativa normalmente attribuita. Penso si possa ben tentare di sostituire la categoria di “altrimenti vero” a quella di “falso” tout court. Si tratta di un’ipotesi. Parliamone, se vi va.

  2. Antonino Tutolo scrive:

    Condivido l’opinione di Fulvio; ma con diversa leggerezza, o pesantezza
    :-)

    @Fabrizio Pizzolorusso
    “Cio’ che ci circonda e’ oggettivamente verita’ dove ognuno vive e vede la sua realta’”
    Ciò che ci circonda è illusione relativa, da cui ciascuno trae una sua apparenza del reale.
    Ma è un discorso complesso.
    Ciò che osserviamo (e da esso deduciamo) è già un taglio della verità. La verità richiederebbe un supergrandangolo mai costruito e nemmeno concepibile. La mosca che vola in America condiziona la nostra ripresa in Italia. La tua vista non la inquadra.
    Perciò lasciamo stare la verità e pensiamo alla fotografia come mezzo creativo.
    L’immagine di Fabrizio non è originale; ma a mio avviso rileva la contrapposizione tra il “visibile” (ma a due dimensioni fotografiche) e ciò che le bande diagonali velano e dissimulano.
    L’idea c’é, ed è valida; potremmo discutere sul resto.

    @Fabrizio
    “sempre piu’ si sta trasformando in qualcosa che .. sottrae e non aggiunge,fatta di non fisicita’ ma sempre piu’ di virtualita’”.
    Puoi avere pienamente ragione; evita solo di attribuire alla tecnologia la colpa di questa falsità.
    L’artefice è sempre l’uomo; mai la cosa inanimata.
    Se il mezzo non è usato per far conoscere i fatti e tutte le opinioni, anche scomode, ma per dissimulare, annebbiare, condizionare, coattare, l’esito è conseguente. Viviamo, ormai, in un mondo virtuale ed idealizzato. Siamo come polli nella stia: le sbarre ci velano anche quel poco che accade veramente intorno a noi. Come nella tua foto.

  3. Antonino Tutolo scrive:

    Fabrizio, ti segnalo un libricino molto interessante:
    “Autoritratto di un reporter” di Ryszard Kapuscinski.
    http://www.ibs.it/code/9788807490507/kapuscinski-ryszard/autoritratto-reporter.html

    Un libricino che fa comprendere come un reporter cerca “la verità” e quanto costa, in termini di pericoli e di fatica, la sua conoscenza.

  4. Domenico Brizio scrive:

    Vedo tre figure umane incastonate tra gli spazi di due fasce chiare; ne intravedo anche altre proprio dietro le fasce bianche. Poi c’è un muro, delle colonne e poi una riflessione, oggettiva: non le mia che non riesco ad incominciare

  5. Fabrizio P. scrive:

    In primis vorrei sottolineare come i commenti in Fotoit sono fatti sempre con molta competenza e correttezza, e questo e’ cio’ che ho sempre cercato, quindi ringrazio i nomi che su questa immagine hanno dato il loro pensiero perche’ per me e’ fonte di ulteriore riflessione e di insegnamento.
    Vorrei oltremodo precisare che rileggendo quanto da me scritto nella prefazione,trovo tratti di confusione non voluta e mi rendo sempre piu’
    conto come una buona premessa possa portare sulla buona strada cioe’ capire il pensiero dell’autore, mentre una cattiva premessa , cioe’ scritta in maniera non chiara, porta a prendere strade errate. Qui mi rendo conto di essere stato contorto e poco chiaro e me ne scuso. Probabilmente ho usato con troppa superficialita’ e leggerezza la parola “verita”. Cio’ che volevo dire era che attraverso l’oggettivita’(inteso come significato uguale per tutti di un elemento, es. l’elemento bottiglia e’ una bottiglia per tutti) ognuno di noi ne percepisce una propria realta’ che e’ la sua “verita’”,ma di fronte ad altre realta’,quindi verita’,essa diventa falsita’ che nessuna immagine potra’
    mai far passare per “LA REALTA’” e quindi per “LA VERITA’” (credo che di nuovo risulto contorto).
    @ Bortolozzo e Tutolo : Nella mia fotografia ,oggi, cerco quegli elementi intorno a me che nella loro banalita’ o meraviglia possano parlare dei miei pensieri, delle mie riflessioni. Potrei farmi aiutare da photoshop ma vorrei trovarlo intorno a me.Amando il “paesaggio urbano”, l’istintivita’,il momento colto ecco che cio’che mi circonda diventa il mio Photoshop dove associazione di elementi casuali, o riflessi possono ben descrivere cio’ che voglio dire. In questo caso attraverso un banale riflesso come in questa immagine (per conoscenza non e’ una vetrina) ho casualmente trovato quel frammento che avevo creato nella mia mente e che con paint avevo banalmente realizzato eliminando a fasce verticali parti di immagine. Una riflessione sull’immagine, sul suo scoprire, sulla percezione iniziata per caso (come la maggior parte delle mie riflessioni) che poi mi ha sempre piu’ interessato arrivando ad un’ulteriore sottrazione. In questo caso vagando per la citta’ ho trovato quegli elementi che combinati casualmente mi hanno colpito per la similitudine che trasmettevano rispetto alla mia riflessione.Qui pero’ ho trovato qualcosa in piu’ che l’intuizione, il momento colto mi ha dato : qui le fasce bianche non elimano del tutto parte dell’immagine, ma si intuiscono forme e colore che portano ad altra sensazione alternando percezioni varie tra cui ,per me, il pensiero da me espresso all’inizio dove tante realta’ insieme creano falsita’(l’immagine),mentre singolarmente la propria verita’(le fascie verticali) .Ulteriormente questo frammento visto e colto mi ha portato alla differenza che io avverto tra il vivere la fotografia virtualmente (fasce bianche) e il mio reale (fasce nere dove si avvicina di piu’ al classico b/n )
    Grazie per il consiglio leggero’ il libro anche se qui la verita’ cercata e ben altro da quella che io qui intendevo.
    Grazie ancora a tutti voi per darmi l’opportunita’ di capire.
    Fabrizio P.

  6. Antonino Tutolo scrive:

    Penso che ogni immagine che ha un significato, soprattutto se questo è astratto, era già latente dentro di noi. Quando troviamo il soggetto idoneo a rappresentare il concetto, esso è richiamato alla mente.

    Il fotografo osserva quello che ha intorno e lo confronta con le sue conoscenze ed i suoi ricordi.

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