Staubmann Giancarlo – Trieste – Nella nebbia

Un pescatore in una sera nebbiosa.


327 Staubmann Giancarlo Nella nebbia 2

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Comments (18)

 

  1. Roberto D'Alesio scrive:

    Una foto veramente ben cercata, in un atmosfera che Trieste, città della Bora, offre raramente ai suoi abitanti…e ai suoi fotografi. La nebbia a me solitamente esprime solitudine. Questa foto stranamente, avendo come protagonista un appassionato di pesca, mi ispira più un momento di evasione e di distrazione di questa persona che nella nebbia si isola dagli altri e dai problemi della vita che forse l’indomani si ritroverà ad affrontare.

  2. Domenico Brizio scrive:

    Tripartizione del pescatore e immobilità della sacca-pesca. Poi vedo il pescatore che muove e cerca la posizione migliore nell’attesa di una preda. Tutto immobile nel silenzio, anche l’acqua e le luci. C’è tanto spazio e c’e una rappresentazione del tempo che non posso ignorare, ben plasmata.

  3. Una fotografia del tempo che trascorre in un luogo. Ben condotta tecnicamente e interessante abbastanza da far passare qualche istante all’osservatore in compagnia del pescatore all’umido e al freddo.

  4. Antonino Tutolo scrive:

    @Roberto D’Alesio
    “evasione e di distrazione di questa persona che nella nebbia si isola dagli altri e dai problemi della vita che forse l’indomani si ritroverà ad affrontare.”
    .
    Sono un pescatore anch’io. Per me la pesca non è evasione, ma l’occasione che passo “con me” e col pesce.
    Ed essendo fotografo, non posso fare a meno di osservare anche ciò che mi circonda; ciò che altri cercano lontano, magari in luoghi esotici, più ricchi di stimoli.
    Ma il mare è talmente ricco e variabile coi suoi colori, le sue atmosfere, i suoi personaggi, che l’attenzione che vi impegno mi soddisfa doppiamente, come pescatore e come fotografo.
    La solitudine della sera, le luci che svelano l’aspetto notturno, la nebbia che cerca di nascondere anche questo, creando una patina velata. La notte porta il mistero della percezione ovattata, dell’orizzonte sfumato, del colore virato, delle forme oscure, della tridimensionalità confusa.
    Più che distrazione, c’é rapimento. C’é la gioia per il miracolo naturale che si presenta cin un aspetto diverso; e ci stupisce nonostante la imperfetta percezione del reale.
    Bisogna provarle certe sensazioni; e con sensibilità, per comprendere.

  5. Catellani Franca scrive:

    questa mi piace molto un’atmosfera fatta di silenzi , un angolo di mondo a dimensione uomo , il leggero movimento della figura umana come ombra e il colore seppiato ,rendono questa immagine irreale complimenti ciao franca

  6. Maurizio Tieghi scrive:

    Fotografia senza particolari pregi che diventa interessante per i movimenti dalla persona che si contrappone a tutto il resto che è apparentemente immobile.
    Non nutro simpatia per le persone che passano il loro tempo catturando pesci per il pacere di farlo, ma io non vivo nei pressi del mare, non mi piacciano molto le persone che passano il loro tempo catturano animali, ma io non vivo nei pressi di una città, vivo in mezzo alla nebbia dove è molto difficile fare fotografie nitide.

  7. Antonino Tutolo scrive:

    C’é modo e modo di vivere nella natura e di godere delle sue meraviglie. C’é chi prende e distrugge, lasciandosi dietro il vuoto; e c’é chi rispetta e preserva, già solo con la sua presenza; imponendo anche agli altri, tramite la propria associazione, il rispetto dei tempi di riproduzione, il reintegro della fauna, l’utilizzo di strumenti leggeri e non distruttivi, che lasciano ampio margine di salvezza alla preda (e più si è bravi, più si cerca la cattura difficile) la restrizione drastica del numero dei capi che possono essere prelevati, la salvaguardia dell’integrità del pescato in modo che possa essere liberato senza danni, il rilascio della preda che non serve (quasi tutta).

    Allo stesso modo c’é chi rispetta il prossimo e gli è solidale, e c’é chi, invece, considera il prossimo (umano) in base alla razza, alla provenienza, come un essere inferiore, da calpestare, da sfruttare, da disprezzare (fanciulli moccolosi); magari solo per autoaffermarsi, o per ignoranza.

  8. Domenico Brizio scrive:

    @ Antonino

    “reintegro della fauna”, magari con un corredo genomico diverso tra luogo di provenienza e luogo di reintroduzione… e successivo problema di nicchia ecologica…

    “l’utilizzo di strumenti leggeri e non distruttivi”, prova a metterti un amo nel palato e fartelo sfilare e poi…

    “restrizione drastica del numero dei capi”, spiegalo all’unico pesce preso per fame…

    “salvaguardia dell’integrità del pescato in modo che possa essere liberato”, si, la liberazione: un’operazione cosmetica della coscienza umana…

    “rilascio della preda che non serve (quasi tutta)”: se non serve all’alimentazione perchè devo catturarla?

    Scusami Antonino: questo non c’entra con la Fotografia, sono onnivoro e un po’ meno…

    E non mi ritengo un ‘ambientalista’ come il prototipo radical-chic diffuso dai giornali… quindi…

    Si, passo molto tempo in mezzo alla Natura: ci lascio le impronte delle mie scarpe e se prelevo so che è necessario, non per gioco o come si dice per ‘sport’.

    Chiedo scusa ai colleghi commentatori per questo intervento fuori tema…

    Cordialmente,
    Domenico

  9. Antonino Tutolo scrive:

    Il problema genomico di contaminazione è a tutti i livelli (foresta amazzonica, polli gonfiati, inquinamento industriele per dare da mangiare a tutti a costi bassi).
    Se tengo per me un capo lo mangio, come tu mangi la bistecca. Uso ami senza ardiglione, che pungono soltanto e possono essere estratti senza ferite. In compenso denuncio alle autorità tutti coloro che fanno abuso sui fiumi e nei laghi, contribuisco al ripopolamento ed alla salvaguardia dell’ambiente con la Fipsas e coi guardiapesca che contribuisco a pagare. Non lascio rifiuti, e talvolta mi riporto quelli degli altri.
    I costi del mio hobbi danno da mangiare a migliaia di fabbriche e negozi.
    Per farti arrivare in mezzo alla natura abbiamo costruito strade sulle montagne e nelle foreste, ecc.
    Non nascondiamoci dietro un dito.

  10. Domenico Brizio scrive:

    @Antonino

    “Il problema genomico di contaminazione è a tutti i livelli”

    Si, è possibile e lo sarà… ma per un hobby non posso sostenerlo… per fame lo sosterrei: è una questione morale.

    “Uso ami senza ardiglione”

    infatti non ho scritto ardiglione: sono ami e prova a farti ‘pungere’ in relazione al tuo peso con un amo adeguato, proporzionale… Non è tanto in sè la cosa, ma è la diminuzio con cui la trattano cacciatori e pescatori… dicano apertamente: amiamo gli animali che uccidiamo o torturiamo un po’ per hobbi… beniteso che è legale farlo e che caccia e pesca sono ugualmente praticali sul suolo italiano.

    “I costi del mio hobbi danno da mangiare a migliaia di fabbriche e negozi”

    Il denaro non giustifica i danni ambientali. Prova a ricostruire un ambiente naturale come lo ha fatto Natura: non ci riuscirai.

    “Per farti arrivare in mezzo alla natura abbiamo costruito strade sulle montagne e nelle foreste”

    Se lo avete fatto voi pensando al mio bene, avete sbagliato! ci vado tranquillamente a piedi (di strade ce ne sono troppe già) e se vedo abusi faccio il cittadino: li segnalo, senza vanteria alcuna. Amen.

  11. Antonino Tutolo scrive:

    @Domenico
    “non mi ritengo un ‘ambientalista’ come il prototipo radical-chic diffuso dai giornali… quindi…”
    .
    La presenza dell’uomo nell’ambiente è distruttivamente irreversibile. Quelli che impattano per primi in un nuovo ambiente, curiosamente, sono proprio gli amanti della natura. Nel loro infinito amore per la natura le si avvicinano, poi scoprono il fungo, la lepre, ed inizia la depredazione dell’ambiente. Poi arrivano gli speculatori.
    Dopo aver colonizzato e modificato ogni habitat, l’impatto meno invasivo è quello che lascia meno danni dietro di sé. L’amore per la pesca comporta la necessità di salvaguardare l’ambiente del proprio hobbi. E la pesca non è solo arrivare alla cattura, ma anche vivere sul fiume, percorrere i sentieri lungo il lago, conoscere nuovi angoli della natura, conoscere gli insetti per la pesca a mosca.
    Ovviamente non tutti i pescatori ragionano così; ci sono quelli che arrivano coi gipponi e fanno scasso.
    A mio avviso non si può ragionare per categorie, ma per individui.
    Non è limitando la pesca, non è giudicando per categorie che si cambiano le cose.
    Se vado a pesca io, altri non potranno fare il loro comodo. Il mio fiume, il mio lago non potranno essere inquinati da scarichi o da uomini predatori; perché io e la mia associazione teniamo sotto controllo il nostro ambiente. Se io invece rinuncio alla pesca, resteranno a praticarla, senza controllo, solo coloro che distruggono. E costoro non si limiteranno dal fare il loro comodo.
    Quindi la mia scelta, la mia presenza, sono il male minore per la natura. Purtroppo possiamo ottenere solo questo. Possiamo ottenere solo di “male minore”.
    Se non esistessero i distruttori, gli speculatori, allora il mio prelevamento sarebbe compatibile con le risorse ambientali. Se mangio pesce non mangio carne.

  12. Antonino Tutolo scrive:

    @Domenico
    Pensi che il coltello accuminato e tagliente che recide la carotide del vitello, per procurare la carne che tutti mangiamo, faccia meno male della puntura del mio amo senza ardiglione?

  13. Domenico Brizio scrive:

    “A mio avviso non si può ragionare per categorie, ma per individui”

    Condivido, così sia.
    Ma se ami un essere, una pianta, un’ameba e dici di voler il loro bene, non devi allora distruggerlo. non ci sono buoni e cattivi tourt court, ci sono semmai comportamenti con ipocrisie.
    E’ legale pescare, è legale cacciare: io non l’ho mai fatto e non lo farò mai sinchè ho cibo di altra provenienza. Potrei farlo il giorno che la fame prenderà il sopravvento…
    Non è l’atto in sè, che in Natura significa trasformazione di energia vitale, quanto piuttosto l’atteggiamento di certi individui ‘salvatori’ che giustificano moralmente prelievi o disequilibri ergendosi a necessari… la Natura va avanti senza di noi, tranquillamente e meglio. Noi invece dipendiamo da Essa.
    Mi perdoni l’autore della fotografia…
    Cordialità,
    Domenico

  14. Giancarlo Staubmann scrive:

    Ringrazio tutti coloro che hanno osservato e commentato la foto.
    Giancarlo

  15. Antonino Tutolo scrive:

    @Domenico
    Ne deduco che non mangi il vitello, il coniglio, il pollo, il tacchino, il maiale, che vengono sgozzati ed appesi per i piedi per far uscire il sangue, e depezzati fino al dettaglioe poi messi in buste ad ingiallire nel frigo.
    Togli il latte ai vitelli, che dovranno essere alimentati a mangime.
    Immagino che non mangi pesce, che viene rapito sul fondo del mare e lasciato morire per asfissia sulla poppa del motopesca.
    Non mangi verdura, che viene estirpata dalla radice e non avrà progenie, né futuro..
    Non mangi frutta, coi figli dentro (semi) che non vedranno mai la luce, se non sulla tua tavola.
    Non per sapere, ma tu cosa mangi?
    E non hai fame!
    Questo è un ragionamento che non sta in piedi!

    @Domenico
    “che in Natura significa trasformazione di energia vitale, quanto piuttosto l’atteggiamento di certi individui ’salvatori’ che giustificano moralmente prelievi o disequilibri ergendosi a necessari”.

    Io non faccio alcun discorso morale.
    Ho parlato, con consapevolezza, di “male minore”; non di morale.
    Il discorso morale lo fai tu; ma certamente non sei in grado di salvarti dalla contraddizione.

  16. Antonino Tutolo scrive:

    Non dimentichiamoci delle scarpe, del cinturino di pelle che indossi; dei vestiti di lana di pecora.
    Dai, Domenico!
    Io, eticamente, cerco di pesare il meno possibile sulla natura. Ma neanche posso fare carachiri per non pesare su di essa.

  17. Domenico Brizio scrive:

    @Antonino

    Io mangio di tutto e di più! e chi ha scritto che non mangio di tutto è di più!
    Ma non mi giustifico un hobby in questo modo “perché io e la mia associazione teniamo sotto controllo il nostro ambiente” Tu puoi tenere sotto controlllo le stesse cose senza pescare! I prelievi per hobby sono la tua contraddizione morale, pensaci.

  18. Antonino Tutolo scrive:

    La “morale” giustifica le guerra “sante” e “difensive”.
    Forse ho una percezione più consapevole dell’impatto dell’uomo sulla natura.
    Altri ignorano che l’immondizia, i liquami, i detersivi, gli scarichi delle lavorazioni industriali per mangiare, vestirsi, dormire, viaggiare, divertirsi, esistere, morire, finiscono nei fiumi, nei laghi, nel mare. E distruggono la natura.
    Che la pesca (almeno come la pratico io) provochi distruzioni è un convincimento radical chic, che ignora ben più diretti e distruttivi comportamenti e modi di vivere.
    Il mio fiume ed il mio lago, diversamente da altri, è pulito; nessuno vi scarica frigoriferi e lavatrici che vengono dalla città; nessuno preleva materiale da costruzione (per costruire case in città); nessuna industria vi scarica liquami derivanti dalle lavorazioni dei prodotti che si vendono in città.
    L’uomo che vive in città usa prodotti raffinati, sterilizzati, imballati, energia per viaggiare e illuminare “a giorno” quartieri, materiali da costruzione per le strade, palazzi faraonici e piazze ordinate. Il cittadino ignora tutto questo: egli usa e butta.
    In provincia si vive con poco, si compra direttamente dal produttore; si viaggia meno; si ha un contatto più immediato con la natura e quindi si riscontrano più direttamente i frutti dei propri comportamenti.
    Scaricando gravissime irresponsabilità e sprechi sulla pesca (consapevole ed etica), si fa morale “radical chic”, più deleteria di un comportamento consapevole.

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