Panebianco Angela – E si alza un vento tiepido

E non sarai più sola.


14 Panebianco Angela e s'alza un vento tiepido

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Comments (17)

 

  1. C’è parecchia separazione tra il titolo, con la sua didascalia, e la fotografia. Nel testo si prefigura un’attesa, vagamente ulissiaca; l’aspettativa di un amore importante forse. C’è un afflato romantico e poetico, solo un poco formalmente turbato dal ripetersi della “E” iniziale.

    La fotografia invece mi fa vedere in taglio stretto una battigia di ciottoli su cui batte un’onda grigiotta. Al di qua, al riparo quasi, di una linea di pietre sulla destra sta ferma una gamba sottile in pantalone nero al cui termine c’è un piede femminile non particolarmente armonico e calzato con un sandalo che mal gli si adatta. Il tutto avvolto in una qualsiasi luce solare.

    Nell’insieme quindi non mi pare una prova riuscita anche se va dato merito all’autrice di aver tentato di esprimere uno stato d’animo intimo e delicato. Temo però che la distanza tra ciò che sente e ciò che fa vedere richieda ancora un po’ di applicazione per esser colmata.

  2. Antonino Tutolo scrive:

    Un piede femminile, sensuale e civettuolo (che il sandalo ed il volant del pantalone mettono in risalto), contrasta con la ruvidezza di quel selciato duro, aspro, e con l’aggressività dell’onda che si frange in mille spruzzi.
    Sensualità e bellezza non sono garanzie di felicità: spesso attirano l’attenzione di chi non sa amare; di chi prende e lascia solo vuoto e solitudine.
    Per fortuna “si alza un vento tiepido”, che lenisce la solitudine ed allevia la tristezza ed il vuoto di questo momento di debolezza.
    Un’immagine tutta al femminile. Ma solo perché l’uomo non confesserebbe mai di sentirsi solo.
    Complimenti all’autrice.

  3. Carla Pellegrini scrive:

    Sono fondamentalmente daccordo con Fulvio, probabilmente il titolo dice più di quanto non faccia la fotografia.
    Ad ogni modo un venticello mi par di sentirlo. ;)
    Carla Pellegrini

  4. Catellani Franca scrive:

    una immagine troppo nitida di taglio troppo stretto , vedo un sandalo in riva al mare uno spruzzo di un onda e niente piu’ il taglio troppo stretto toglie secondo il mio parere lettura ampia toglie poesia all’immagine mi dice solo questo qui ed ora ciao franca

  5. Domenico Brizio scrive:

    Se ignoro il titolo ed il testo dell’autrice vedo una gamba e un piede calzato, un pantalone mosso da una brezza o qualcosa in più; poi una pavimentazione in pietra, alcune pietre a difesa, una linea di battigia di ciottoli ed un’onda che si frange: è tutto preciso, senza la minima concessione all’immaginazione.
    Se leggo il titolo e il sottotitolo vengo trasportato in una dimensione che non mi avvince, ma non c’è nulla di male se scrivo una bella poesia, anzi.

  6. Maurizio Tieghi scrive:

    Grande capacità dell’autrice di lasciar fuori dall’immagine il superfluo, tutto quello che può essere attraente ma nulla aggiunge al discorso fotografico. Perfetta posizionamento delle due linee che s’incrociano nelle vicinanze di uno dei vertici del rettangolo. Bella la contrapposizione tra i due elementi fermi nel fotogramma ma dotati di moto perpetuo, le onde e la giovinezza della ragazza, tra loro da barriera degli scogli e della ghiaia che ne impedisce ora il naturale ricongiungimento. Le onde ritorneranno la giovinezza no. Ingannevole la fotografia che non riesce a farci percepire la brezza tiepida e rende tutto falsamente immutabile.
    Un’immagine fatta da una persona per altre persone.
    Complimenti all’autrice.

  7. angela panebianco scrive:

    Sì il mio intento era proprio quello di far trasparire un mio stato mentale particolare dove avrei voluto scomparire lasciarmi trasportare dal vento… solo quello…

  8. Antonino Tutolo scrive:

    @Angela Panebianco
    “Sì il mio intento era proprio quello di far trasparire un mio stato mentale particolare dove avrei voluto scomparire lasciarmi trasportare dal vento… solo quello…”
    .
    Questo desiderio di lasciarsi scomparire, trasportare, non aveva una motivazione?
    Era un bisogno irrazionale?

  9. angela panebianco scrive:

    Certo che aveva una motivazione… avrei voluto scomparire piuttosto che affrontare problemi gravi che mi aspettavano da lì a poco… e quel venticello, il lago, la compagnia di una persona che mi ha aiutata in quella particolare giornata.. mi hanno ispirata!! Avrei voluto andarmene via con il vento!!

  10. Antonino Tutolo scrive:

    @Angela Panebianco
    “avrei voluto scomparire piuttosto che affrontare problemi gravi che mi aspettavano da lì a poco… e quel venticello, il lago, la compagnia di una persona che mi ha aiutata in quella particolare giornata.. mi hanno ispirata!! Avrei voluto andarmene via con il vento!!”
    .
    @Antonino Tutolo
    “Per fortuna “si alza un vento tiepido”, che lenisce la solitudine ed allevia la tristezza ed il vuoto di questo momento di debolezza”.

  11. Catellani Franca scrive:

    @Angela non si puo’ pretendere di essere capiti in uno scatto mostrando nel fotogramma un sandalo due macigni dici che eri triste e ti credo ma la fotografia non mi fa vedere la tua tristezza o le preoccupazioni cosi’ come non mi fa vedere la gioia troppo pochi gli elementi e troppo evidenti si leggono per quel che rappresentano . Nell’arte l’espressionismo “ una corrente forte intensa dove l’artista esprime il suo sentimento esprime la sua interiorità , il famoso grido di Munch sul ponte dove questa parvenza di figura umana le mani sulle orecchie ,la bocca spalancata lancia un grido anche i segni del cielo, del fiume ,la natura stessa sembra gridare il dolore dell’autore certo esprimere i sentimenti in fotografia è difficile con una ricerca piu’ approfondita qualcuno ce la fa

  12. vi ringrazio tutti per i vostri commenti….

  13. Antonino Tutolo scrive:

    @Catellani Franca
    “il famoso grido di Munch sul ponte dove questa parvenza di figura umana le mani sulle orecchie ,la bocca spalancata lancia un grido anche i segni del cielo, del fiume”
    .
    Sei certa che chiunque si trova davanti al ritrovato quadro di Munch riesca a comprendere tutto questo, senza l’aiuto di chi “sa”?
    O piuttosto non pensa ad uno sbadiglio, ad un mostro che urla la sua fame, la sua voglia di femmina..
    Ci vuole attenzione, disposizione a comprendere, assenza di pregiudizi nei confronti dell’arte “degenere”.

    Chi direbbe, davanti a quei segni non ben definiti, che “Munch parla con il suo linguaggio unico e drammatico dell’impotenza dell’uomo di fronte alla supremazia della natura, di fronte alla quale siamo piccoli ed inequivocabilmente soli, noi uomini che viviamo della falsità dei rapporti umani, della cecità che porta gli amici dell’artista ad allontanarsi ignari di fronte all’orrendo spettacolo di cui egli è intimo testimone” (Wikipedia).

    Dove è scritto tutto questo?
    Eppure, per chi sa leggere, questo c’é.
    Se affrontiamo in questo modo concettuale una fotografia, qualcuno dirà che siamo cervellotici, che facciamo filosofia, che ci riempiamo la bocca di paroloni, che attribuiamo all’immagine ciò che vogliamo.

    Compreso il parallelo?

  14. Antonino Tutolo scrive:

    In questo blog, quasi ogni giorno, vengono presentate delle immagini che magari non sono perfette, non sono da portare ad esempio per la loro compiutezza, ma che sono sicuramente da apprezzare per i significati, per lo sforzo di comunicare con “arte”.
    Davanti a queste immagini converrebbe lasciare da parte ogni considerazione tecnica, ogni valutazione su “come l’avrei fatta io” o “come doveva essere”, e piuttosto lasciarsi contagiare dall’entusiasmo, dal proponimento di fotografare con la stessa capacità di osservazione, di ragionamento; la stessa tensione emotiva e creatività nelle idee.
    Non importa se talvolta sono idee rifritte; magari l’autore non le ha mai viste nel banco della friggitoria.
    Ma conta il fotografare con la testa: col pensiero, con le idee.
    Lo affermo io, che, per fortuna, non vedo pubblicate le mie fotografie. E me ne rallegro. Perché le mie non hanno la stessa qualità di significati.
    :-)

  15. apprezzo molto il commento di Tutolo!!

  16. franca catellani scrive:

    È molto complesso il rapporto tra pittura e fotografia , Antonino dovremmo parlarne per otto pagine di blog ,e poi son poche , da sempre le due arti si rincorrono ,si sfiorano , a volte si abbracciano , si contaminano (vedi quando fotografia veniva fisicamente dipinta ) poi c’è sempre una nuova corrente , nuovi pensieri artistici che fanno svincolare la pittura dalla fotografia , fotografia è legata al suo mezzo fisico alla latta che porti in mano ,alla sua caratteristica di strumento ,ecco l’attimalità famosa , ti cattura il qui ed ora; alla fotografia, mancano periodi culturali di ricerca , di ribaltamenti , ma soprattutto manca la conoscenza della camera oscura , che è l’unico aspetto e gesto creativo che fonde il pensiero dell’artista nell’immagine stessa e per fondere pensieri e opere con la pittura dobbiamo includere la conoscenza dell’arte ecco che qui il matrimonio sa da fare , Siamo un paese artistico che ha sfornato i piu’ grandi artisti del mondo ma non si fa quasi niente per divulgare la materia Arte

  17. Antonino Tutolo scrive:

    @Franca Catellani
    La tua è una conclusione esemplare.
    Abbiamo il 70% del patrimonio artistico mondiale e siamo i più ignoranti al mondo, in materia di arte.
    Pittura e fotografia hanno in comune le regole compositive, la teoria dei colori, la prospettiva e la creatività. Cambia la tecnica di registrazione del pensiero.
    Fin ora abbiamo concepito la fotografia come uno strumento tecnico per registrare la realtà, per documentare il reale.
    Ma oltre alla documentazione, possiamo concepire una fotografia creativa.
    Teniamo conto che la documentazione fotografica, da sempre ed in passato ancora di più (ora ci sono gli automatismi), richiede interventi “attivi” per “ripristinare” il soggetto. E già si riconosce che la realtà varia con l’autore.
    Se ci asteniamo da interventi “attivi” di ripristino sull’impronta, otteniamo l’irrealtà, l’inverosimile.
    Allora, se registriamo l’aura del soggetto (l’aura è qualcosa di fisico e di metafisico insieme), interpretandolo in modo altrettanto “attivo” (come da 150 anni), con elaborazioni interpretative, otteniamo quella “nuova fotografia” che non abbiamo mai accettato, perché annebbiati dai pregiudizi. E l’irrealtà della fine art e del B/N trovano una motivazione logica.

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