Lucarelli Carlo – Livorno – Aquilone

Elaborazione.


94 Lucarelli Carlo Aquilone

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Comments (29)

 

  1. Ciao Carlo
    la foto è forte e impattante.
    Al solito la composizione è molto curata, la coda dell’aquilone segue la linea della fi-pi-li, i colori sono accattivanti.
    Riguardo però ai colori dell’aquilone e alla luce che c’è sull’aquilone, farei qualche tentativo in più perché dissona con il resto dell’immagine.
    Un abbraccio!
    MAssimo

  2. Un’illustrazione fotorealistica dal sapore cartoonistico che potrebbe andare bene come copertina di un libro contemporaneo di fiabe per bambini. Il titolo potrebbe essere: “Oltre la tangenziale”. ;-)

  3. surreale sicuramente, cion una differenza cromatica notevole tra il soggetto paesaggistico e quello volatile. Che suia un montaggio? Pazienza. Il risultato lo trovo interessante

  4. Domenico Brizio scrive:

    Oltre la Fotografia o prima della Fotografia, dipende.

  5. Antonino Tutolo scrive:

    Una foto surrealista? Forse no. E’ possibile che un aquilone s’innalzi davanti ad un ponte; quindi è’ un’immagine plausibile.
    La composizione è efficace. La leggerezza del “volatile” artificiale contrasta con la pesantezza della struttura del ponte, come pure il colore dei due soggetti.
    E’ un’immagine da fiaba, da cartoon; ma è gradevole.
    Per quanto riguarda i soliti commenti sulla “si fotografia”, “no fotografia” richiamo il solito e ormai ritrito (inutilmente) Bauhaus del 1927. Le sue immagini (anche più elaborate di questa) erano e sono considerate “si fotografia”. Ovviamente non da tutti. Ma ci sono tanti secoli, davanti, per rendersene conto.
    Complimenti all’autore

  6. Domenico Brizio scrive:

    @ Antonino

    “Bauhaus del 1927″

    E’ del 1927 anche il principio di indeterminazione di Heisenberg… ci sono millenni davanti per accorgersi che tutto quel che vive nel tempo cambia, soprattutto le opinioni.

  7. Marco Furio Perini scrive:

    Anche a me ricorda molto una inquadratura da cartoon, soprattutto per quei colori irreali, fantasiosi. In ogni caso la trovo gradevole, l’aquilone, nella sua leggerezza e libertà, sembra quasi beffarsi della colossale struttura inchiodata a terra. Ciao

  8. Graziano Donati scrive:

    Una composizione ottimamente bilanciata e un uso creativo del grandangolo, con la curva del ponte che guida lo sguardo dell’osservatore verso l’orizzonte e la parte alta dello stesso che taglia il lato alto della foto ad un terzo della sua lunghezza. Ottima anche la scelta dei colori e la particolare elaborazione. Alle tonalità ruggine del ponte, che richiamano ad un’architettura urbana alienante, si contrappongono i colori vivaci e luminosi dell’aquilone, simbolo di una speranza che non muore. Certamente, quindi, la dissonanza di colori tra l’aquilone e il resto dell’immagine non può essere vista come un errore di composizione o elaborazione, ma come esplicita ricerca dell’autore. Lo stesso concetto è rinforzato dalla striscia di cielo rosato, schiacciato tra due fasce di cielo oscuro e minaccioso.
    Veramente una bella immagine ricca di significato.
    Complimenti all’autore.

  9. Antonino Tutolo scrive:

    @Domenico Brizio
    “E’ del 1927 anche il principio di indeterminazione di Heisenberg… ci sono millenni davanti per accorgersi che tutto quel che vive nel tempo cambia, soprattutto le opinioni”.
    .
    Non comprendo l’attinenza con Heisenberg. Anzi, porti acqua al mio mulino!
    Sta di fatto che qualcuno non riconosce come “fotografia” tecniche fotografiche che sono su tutti i libri di storia della fotografia e sono considerati “fotografia” a tutti gli effetti.
    Questo è assurdo!
    E’ come se qualcuno non riconoscesse, per opinione personale, che si crede possa cambiare da un giorno all’altro, fino a dimostrazione scientifica contraria, il principio di indeterminazione di Heisenberg, nonostante sia un consolidato principio della fisica.

  10. Antonino Tutolo scrive:

    @Domenico Brizio
    “ci sono millenni davanti per accorgersi che tutto quel che vive nel tempo cambia, soprattutto le opinioni”.
    .
    Non si accetta che la fotografia possa cambiare l’elemento sensibile da analogico a digitale.
    Non si accetta che tecniche fotografiche, normalmente utilizzate (anzi inventate) in analogico per 150 anni (anche l’HDR deriva dalla stampa in camera oscura di 5, 6 negativi, ottenuti in ripresa uno dietro l’altro, alla faccia del momento decisivo), possano essere usate, anche oggi, e in digitale.
    Non si accettano elaborazioni dei colori, che pure erano usate in analogico, cambiando la filtratura della testa colore.
    Ma si accetta la fine art in B/N.
    Cioè l’eliminazione completa dei colori e l’alterazione dei toni di grigio sotto l’ingranditore.
    Ora vorrei che tu, in proposito, mi parlassi di opinioni; mi trovassi una minima motivazione che consente di ritenere “fotografia” la fine art in B/N e “non fotografia” l’alterazione dei colori in digitale; quando tali alterazioni, fanno parte della storia della fotografia analogica.
    Le mie sono opinioni?
    Dimostrami dove sbaglio; qual’é la motivazione che consente di leggittimare una cosa e di rifiutare l’altra, che pure è simile ed analoga.

  11. Domenico Brizio scrive:

    @ Antonino
    “Non comprendo l’attinenza con Heisenberg”

    Semplice: porta acqua al tuo mulino: io ho già finito la molitura. Amen.

  12. Carla Pellegrini scrive:

    Più vedo immagini di questo tipo più rimango interdetta.
    Non so se il fascino scaturito dall’impiato grafico sia l’unico valore di immagini di questo tipo.
    E’ passato troppo poco tempo dall’avvento del digitale per darsi una risposta.
    Carla

  13. Antonino Tutolo scrive:

    @Domenico
    “Semplice: porta acqua al tuo mulino: io ho già finito la molitura.”
    Però “al dunque”, al punctum, non ci arriviamo mai.
    Ti ho fatto una richiesta ben precisa: “Dimostrami dove sbaglio; qual’é la motivazione che consente di leggittimare una cosa e di rifiutare l’altra, che pure è simile ed analoga.”

    Criticare ogni volta e non discutere mai, su basi concrete, ribattendo punto per punto, argomento per argomento, non è dialogare; ma solo affermare propri convincimenti.
    Io espongo degli argomenti ben precisi. Vorrei che tu mi dimostrassi dove sbaglio, se sbaglio.

  14. Antonino Tutolo scrive:

    @Carla Pellegrini
    “E’ passato troppo poco tempo dall’avvento del digitale per darsi una risposta.”
    Il digitale non c’entra. O quanto meno non c’entra il sensore fotografico. Questo genere d’immagini esiste da quando esiste il colore analogico. Bastava non fare bene la filtratura della testa colore dell’ingranditore per ottenere qualcosa del genere. Chi non aveva l’esposimetro per tarare la filtratura (costava e pochi se lo potevano permettere) doveva procedere per tentativi; nel mentre otteneva una serie di immagini starate nei colori.
    Da ogni errore, da ogni tentativo in camera oscura è nata una tecnica.
    Le solarizzazioni, i viraggi, l’alto contrasto, sono nati da errori di esposizione, di rivelazione e di sviluppo.
    Perfino l’HDR (High dynamic range) è nato in analogico, all’inizio del XX secolo, tramite l’esposizione di 5, 6 fotogrammi che poi venivano stampati uno dopo l’altro, sullo stesso foglio di carta sensibile (lastra).
    Ecco perché sottolineo ripetutamente la necessità di conoscere la storia della fotografia.
    Il digitale è solo più rapido e pulito. Ma le tecniche fotografiche sono ancora quelle dell’analogico.
    Non penso che possano esistere ancora dubbi sulla qualità del digitale. Ora le limitazioni iniziali del mezzo sono state superate. Gli apparecchi 24×36, a formato pieno, non hanno più limitazioni.

  15. Domenico Brizio scrive:

    @ Antonino
    “Vorrei che tu mi dimostrassi dove sbaglio, se sbaglio.”

    Non ho questi intenti: tu non sbagli a meno che non scrivi che la Luna è il pianeta e la Terra è il satellite, oppure che un fiume scorre dalla foce alla sorgente o una roccia granitica si è formata in ambiente subaereo o ancora una giraffa ha per colore della pelle il fucsia… non è l’errore il punto: è che l’opinione ha bisogno di spazi, non può essere sacrificata sempre alla storia e non sempre la storia è madre indiscutibile. Ecco perchè se la esprimi essa ha diritto di cittadinanza e spesso senza verificarne le generalità, anche il rapporto al passato.
    I tuoi commenti sono utili a tutti quelli che li leggono perchè la tua passione è giusta, il tuo desiderio di comunicare vivo, ma ‘avere ragione’, cercare la ‘competizione’ sulle cose artistiche, come spesso si fa nei concorsi fotografici, è riduttivo, e brucia spazi all’immaginazione (imho). Quando leggiamo un commento di altro commentatore muove qualcosa in noi, sempre; è normale perchè siamo diversi, ma il nostro metodo di giudizio non è assoluto. L’Arte assoluta è un obbrobrio perchè vule fare posto solo a se stessa, il commento assoluto la segue (imho)

  16. Carla Pellegrini scrive:

    @Antonino … il digitale non c’entra….

    A mio avviso c’entra eccome.
    Prima dell’avvento del digitale, per il quale non nutro nessunissimo pregiudizio, la manipolazione sapiente era prerogativa di pochi.
    Oggi si è inevitabilmente portati a sperimentare soluzioni grafiche piu’ o meno efficaci visto che gli strumenti necessari sono a disposizione di tutti.
    Di conseguenza sono molto più numerose le immagini manipolate che possiamo vedere in mostre, cataloghi o più semplicemente sul web.
    E’ facile lasciarsi ingolosire, meno semplice è utilizzare questi “nuovi strumenti” in maniera creativa.
    Come sempre, parere personale.
    Carla

  17. Maurizio Tieghi scrive:

    Bella composizione improbabile, accattivante e falsa allo stesso modo di una fotografia in bianco & nero degli stessi oggetti. Quest’ultima, sono quasi certo, avrebbe suscitato il plauso di molti data la consolidata abitudine nel considerare normale in fotografia il paesaggio monocromatico, noto invece molte perplessità per l’evidente manipolazione dei colori. Trovo questo un pregio e segno di modernità, la saturazione esasperata dei colori mi rimanda a situazioni reale già viste più volte, figlie prima del tubo catodico ed ora dei cristalli liquidi, immagini video mal regolate, qualità scadente del segnale, scheda video fuori uso, proiettore da resettare. Un elogio all’autore che fotografa il mondo con i colori che piacciono a lui.

  18. franca catellani scrive:

    Dicamo che anche prima c’era chi pasticciava con la camera oscura senza tanta sapienza e probabilmente non partecipavano ai concorsi o alle manifestazioni è anche vero; forse erano meno ma non lo sapremo con certezza; di certo avevano meno visibilità di coloro che oggi usano il digitale , la differenza sta proprio nel conoscere le basi della camera oscura e applicarla al digitale con conoscenze artistiche e poi io dico mo lasciamoli pasticciare prima o poi qualcuno trova la via giusta sono fermamente convinta che un nuovo rinascimento ci sarà ( IMHO ) adesso che ho imparato cosa vuol dire ahahahah )

  19. Ezio Turus scrive:

    @Carla Pellegrini

    Il digitale non c’azzeca affatto. Lo dico con una convinzione assoluta, avendo avuto la fortuna (perlomeno l’occasione) di poterci lavorare da almeno 25 anni, testando in prima persona elaborazioni simili.
    Ha già risposto Antonino Tutolo, con il quale sono pienamente d’accordo, che la storia della fotografia è lastricata di sperimetazioni e di “errori”.
    Forse potresti dare un occhiata ai lavori di Oscar Rejlander, che sicuramente, ai suoi tempi, ha suscitato discussioni simili alle nostre.
    Davanti all’immagine di Carlo Lucarelli, assodata la non veridicità del fatto, non resta che valutare l’efficacia della realizzazione. Se l’intento è di stampo “fumettistico” (come già sottolineato da commenti precedenti) può anche starci… fermo restado, a questo punto, il gusto personale di chi legge. Se l’intento è simulare una possibile realtà, allora non ci siamo proprio. La luce è il primo ingrediente della fotografia ed il suo uso è tuttaltro che semplice. Per sapere come va utilizzata basterebbe guardare un film, o anche solo uno spot pubblicitario.
    Terza, ma non meno importante considerazione, la motivazione: perchè mai devo mettere un aquilone sopra una sopraelevata? Il titolo della foto non mi aiuta… magari potrebbe farlo l’autore?

  20. Carla Pellegrini scrive:

    Hai hai hai …… “convinzione assoluta” …..
    io direi parere.
    ;-)
    Carla

  21. Ezio Turus scrive:

    No, sono proprio convinto. Convinto da anni di autori prestigiosi e non, dalla storia arcinota della fotografia (e dell’informatica, visto che di digitale si parla), da mostre, libri, web.
    Se, come gia detto prima in altri post, creare elaborazioni chimiche era ad appannaggio di relativamente pochi “esperti”, improvvisamente il virus informatico fotodigitale ha preso per mano tanti fotografi facendo credere loro che sia semplice e magari automatico ottenere meraviglie creative. Non è così. Usare al meglio gli strumenti digitali è tuttaltro che scontato, al pari di stampare bene una foto su baritata.
    Infatti esistono (o esistevno) migliaia di camere oscure in giro per il pianeta, ma quanti ansel adams c’erano?
    Stessa cosa per le elaborazioni, partendo proprio dagli albori la strada della fotografia è lastricata di esempi.
    Jerry Uelsmann per dirne uno
    http://www.uelsmann.net
    oppure Ryszard Horovitz
    http://www.ryszard-horowitz.com/
    o ancora Hiroshi Nonami
    http://pics.livejournal.com/sozdana2/gallery/0001x8w6
    ma i nomi illustri sono molti, a cominciare dai primi pionieri.
    Ecco, dopo aver visto questi autori, i loro lavori (da notare, spesso in che anni sono stati fatti) resto ancora più convinto che il digitale non c’entra nulla con la qualità e la facilità delle elaborazioni

  22. Carlo Lucarelli scrive:

    @ Ezio Turus

    In genere non entro nel merito delle mie immagini, bensì preferisco ascoltare (in questo caso leggere) le critiche e le interpretazioni degli altri facendo tesoro di tutte le opinioni sia positive che negative.
    Mi domandi il perchè dell’aquilone, grosso modo ti ha già risposto Graziano Donati nella sua lettura.
    Posso solo ribadire la contrapposizione dell’aquilone con la sopraelevata, cioè, in un contesto arido e inquietante come l’architettura della strada, l’inserimento dell’aquilone è sinonimo di libertà e gioiosità.
    Personalmente penso che la foto, per quel che volevo trasmettere, sia corretta nella struttura e nella cromaticità.
    Il mio non era ne un intento “fumettistico” ne quello di simulare una possibile realtà, ma piuttosto quello di proporre una sensazione emotiva, ovvero una visione della realtà filtrata da sentimenti.

  23. Domenico Brizio scrive:

    @ Carlo Lucarelli
    “in un contesto arido e inquietante come l’architettura della strada, l’inserimento dell’aquilone è sinonimo di libertà e gioiosità”.

    Non percepisco come del tutto possibile il volo spiegato dell’aquilone in quel punto, accanto alla struttura viadottistica: vento forse insufficiente o spento e traino forse non concesso dalla presenza della struttura: i sogni spesso impattano con la realtà.
    L’aquilone non è percepibile con tanta libertà se guardo la scena: neanche la forzatura cromatica me lo consegna ‘gioioso’ (imho).

  24. Antonino Tutolo scrive:

    @Carla Pellegrini
    Il digitale “non c’entra” nel senso che le stesse elaborazioni si potevano fare in analogico. Questo è il senso del mio discorso.
    E’ ovvio che, con l’accesso facilitato a certe manipolazioni, esse vengano prodotte in eccesso.

    Ma il problema è un altro.
    La società dei consumi ha trasformato la fotografia in uno strumento di massa, senza una base culturale.
    Coloro che arrivavano a stampare le foto in camera oscura, venti e più anni fa, venivano da una gavetta fotografica. Prima di stampare dovevano acquisire, pena l’impossibilità di arrivare ad un prodotto minimo, nozioni di base (curva caratteristica, negativo perfetto, bagni, contrasto, risoluzione, grana, velo, correzione dei tagli in stampa, ecc).
    Chi stampa in digitale questi concetti dovrebbe possederli. Ma questo non avviene; perché il software consente di ottenere risultati immediati; ma certamente non consapevoli; e spesso errati.
    A mio avviso, dovremmo fare una crociata con lo scopo di consigliare l’acquisizione di un minimo grado di preparazione teorico-fotografica, prima della stampa; non il ripudiare o aumentare la diffidenza nei confronti del digitale.
    Per contro, faccio presente che il 90% (ritengo) dei dilettanti, un tempo, stampavano in laboratorio. Quindi neanch’essi avevano una preparazione di base; anzi, la maggior parte dei loro risultati erano dovuti più agli stampatori (laboratori o artigiani) che al fotografo stesso, visto che la stampa incide almeno al 50% sul risultato finale; ed una cattiva stampa può rovinare un’ottima ripresa.

  25. Antonino Tutolo scrive:

    @Domenico Brizio
    “ma ‘avere ragione’, cercare la ‘competizione’ sulle cose artistiche, come spesso si fa nei concorsi fotografici, è riduttivo, e brucia spazi all’immaginazione (imho). ”

    Non discuto per “la ragione”, ma per imparare. Quando le opinioni altrui trovano fondamento mi insegnano qualcosa. Quando, invece, sento affermazioni che contrastano con la logica e con la storia della fotografia, ovviamente non posso adeguarmi ad esse.
    Sento ricorrentemente il velo dei pregiudizi che ammanta discussioni che potrebbero avere ben altro contrasto e vividezza.
    La storia non la uso come strumento di “prova”, so che essa è scritta dai vincitori. La storia per me è conoscenza degli avvenimenti passati, con riscontri evidenti (quando lo sono, o dubbio se altrimenti), non la loro interpretazione.
    Se uno afferma che il digitale ha corrotto la fotografia, gli ricordo quello che avveniva, storicamente, nell’analogico; perché molti di coloro che idealizzano l’analogico e la storia della fotografia con una certa angolazione visiva, in realtà non conoscono nessuna delle due; e pretendono di scriverla loro “la storia”, e di fissare le regole della fotografia in modo irrazionale; ovviamente in modo errato, perché privo di fondamento.
    Io non uso la storia come una “spada”, ma come un mezzo di confronto, di riscontro.

    Ora quasi tutti i professionisti usano il digitale. L’hanno accettato quando esso ha dimostrato le proprie qualità.
    Altri, invece, usano la storia come una spada, come un limite inamovibile, che non si oltrepassa mai: per principio, per sentito dire, per pregiudizio.
    Invece le mie opinioni possono cambiare e la storia può essere riscritta.

  26. Domenico Brizio scrive:

    @Antonino

    “Se uno afferma che il digitale ha corrotto la fotografia..”

    Il digitale non ha corrotto la fotografia: il problema sta in chi ne è convinto non in chi non ne è convinto.
    Ma cosa importa: lasciamoglielo credere anche quando si ammalano di immortalità e guardano di più al passato che al presente, non già vedendo più un futuro…

  27. Per Ezio
    Nel tuo elenco ti sei dimenticato di citare i vari BAM, vera pietra miliare della storia della fotografia “elaborata”.
    Ma come la vaaaa sior Turus???

  28. Ezio Turus scrive:

    Caro Massimo, stai tirando fuori i tempi in cui i modem fighi andavano a 14,4Kb…. e IAF (it.arti.fotografia n.d.r.) era il vero unico canale di scambio di idee … e che idee.
    No, io stavo citando solo dei grandi, grandissimi autori che molto prima, ed anche in alternativa, alla relativa versatilità delle tecniche digitali, sfornavano vere elaborazioni, vere sperimentazioni e, nonostante gli anni, sono tuttora al passo con i tempi.
    Poi, possiamo anche rinnegare il passato e bollarlo come vetusto, possiamo anche accogliere ogni schizzo mal fatto in fotoshop come nuova arte, tutto quello che volete, ma non possiamo dimenticare tutti coloro che in epoche insospettabili hanno aperto, tracciato, asfaltato strade che prima erano solo deserto. E non parlo delle macchinette tuttofare o dei videofononi, parlo delle sperimentazioni di primi anni 60, di John Whitney, di Michael Noll, di Ivan Shuterand… e a seguire decine di altri geni.
    Mi spiace ritornare su quelle epoche decrepite, ma quando c’erano i tempi per poter iniziare a prendere seriamente una consapevolezza dell’evoluzione digitale, mi sembra di ricordare che la maggior parte dei fotografi se ne stava a coltivare il proprio orticello difendendo poi chissà quali convinzioni di parte. (da qualche parte conservo ancora gli articoli che scrivevo sul fotoamatore 10-15 anni fa e dicevo le stesse cose).
    Bastava allargare i propri orrizzonti allora, vedere cosa succedeva nei primi anni novanta alla cultura, al cinema, alla musica. era facile estrapolare i percorsi che avremmo fatto.
    Il digitale non solo non ha corrotto la fotografia, ma ha aperto un sacco di opportunità un tempo precluse alla massa.
    Sta solo alla “massa” cercare di capire la differenza tra l’arte vera e il gioco accedemico.

  29. Antonino Tutolo scrive:

    @Ezio Turus
    “Mi spiace ritornare su quelle epoche decrepite”
    Decrepite?
    C’é qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi d’antico…

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