Lettry Riccarda – Saint-Vincent (AO) – Passato e futuro

Un arco che collega un antico palazzo ad una scultura moderna, l’arco simbolicamente è il passaggio dal passato al futuro.


336 Lettry Riccarda Passato e futuro

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Comments (8)

 

  1. franca catellani scrive:

    avrei preferito in questo contesto ,una piu’ ampia ripresa di campo visivo –sulla scultura ,probabilmente l’autore nell’evidenziare anche l’arco come simbolo tra ieri e oggi ha
    annullato (secondo il mio parere ) il concetto della simbologia– anche la luce la trovo piatta -uniforme

  2. Personalmente, lascerei perdere i simboli. Distraggono l’attenzione di chi fotografa dalla cosa fondamentale: la luce.
    Penso dipenda dalle nostre sinapsi… Se metto su il programma “Nozioni del mio Liceo” salta il contatto con il programma “Guarda che luce e stupisci”.
    In questa fotografia la scultura è in zona d’ombra con cromatismi spentissimi; l’arco non è leggibile se non come silhouette e questo lo rende un ritaglio nero senza corpo e interesse; la casa storica sul fondo affonda in una luce bluastra piuttosto sgradevole. Insomma, forse sarebbe stato meglio tenersi la didascalia in mente per usarla in un’altra occasione…

  3. Andrea Baldi scrive:

    Concordo con Franca sul campo visivo, anche se la cosa che fa perdere concentrazione sono i troppi elementi di disturbo sul posteriore.
    Com’è attualmente composta l’immagine si fa fatica a carpire la scultura cosa che risalterebbe se cromaticamente fosse più brillante e senza le porte e la finestra sul capo della stessa.

  4. Domenico Brizio scrive:

    Prova un po’ spenta, con incerta inquadratura e soggetto non così netto e immediato. Difficile immaginare oltre l’uomo tecnologico di rame, potassio, azoto, titanio, oro, litio, zolfo, ittrio, e forse tutta la tavola periodica che non vediamo in simbolo grafico.

  5. Antonino Tutolo scrive:

    L’idea di partenza poteva essere valida, ma la realizzazione è poco brillante. Il tubo dell’acqua separa il manichino dalla finestra, il grigio diffuso svilisce i colori, la mensola che appare sopra la testa del manichino e sembra un copricapo o un’appendice aereodinamica, la composizione poco efficace.
    A mio avviso era preferibile un taglio più ardito, che rendesse più incisivo il racconto e celasse i vari dettagli estranei al contesto.
    Raccontare tutto può voler dire ottenere un’immagine mediocre, priva di originalità e di genio.
    Quindi, ragionare; non affidarsi alla prima visione, cercare il meglio, la luce migliore, anche a costo di non fotografare.

  6. Era meglio se non leggevo il commento dell’autrice… Che forzatura!!!

  7. Riccarda scrive:

    Io l’ho fatta così come era non potevo tagliare il tubo dell’acqua, non potevo dare colori più brillanti alla scultura poiché non erano brillanti. Non potevo riprenderla in un altro modo poiché vi erano delle persone che passavano davanti in continuazione. Il muro dietro aveva questa colorazione un po’ bluastra è un borgo antico. Forse avete ragione l’ho scattata un po’ velocemente e non ho avuto sufficiente tempo per riflettere. Grazie Riccarda Lettry

  8. Antonino Tutolo scrive:

    @Riccarda
    “Io l’ho fatta così come era non potevo tagliare il tubo dell’acqua..”
    “Forse avete ragione l’ho scattata un po’ velocemente e non ho avuto sufficiente tempo per riflettere”.

    Proprio così: la fretta.
    Pensa sempre che l’istante che stai per “immortalare” deve essere significativo, esauriente, completo.
    Con la pratica si impara a dominare tutto il campo visivo; anche quello che non è inquadrato nel mirino.
    Osservare, selezionare, discriminare; sempre tenendo di vista il punto d’arrivo, l’idea, il significato che ci spinge a fare quello scatto.
    Rifletti sempre prima dello scatto. Non giustificare mai una foto con le parole: “non potevo fare diversamente”. Potevi non scattare.
    Ma, nel dubbio (il dubbio presuppone che il ragionamento c’é stato), scatta lo stesso. Delle volte, anche se raramente, l’istintività porta a scatti incredibili.

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