L’atmosfera è fredda; il luogo è anonimo, come la donna che passa assorta nei suoi pensieri. Niente mi richiama il magico profumo di caffè, che piuttosto associo ad un ambiente più accogliente, caldo, invitante; anche se fuori c’é il il grigiore e la monotonia dei colori della stagione fredda.
Poteva essere un qualunque momento della giornata, di una qualunque strada del mondo. L’immagine non mi conquista; mi suggerisce indifferenza, freddezza.
Vi è come un anonimato che pervade ogni livello della fotografia: anche i noti marchi sembrano adeguarsi. Da sola questa fotografia non riesce ad emergere agli occhi, insieme alle parole scompare.
Non sempre parole, immagine e pensiero vanno nello stesso verso
mi piace questa immagine beccata al volo, puntando la macchina fotografica verso la vetrina per catturare il gioco grafico delle scritte pubblicitarie e finendo per fissare la fretta di una persona, mi piace immaginare di guardare la macchina del caffè e sentirne l’aroma in bocca ancor prima di posare le labbra sul bordo della tazzina calda. Il calore del caffè, il calore delle persone che hanno fretta, il calore del lavoro, il calore dell’autore che con la sua foto termica non scalda l’arida logica.
vedo una ragazza , infagottata da un giaccone , che passa in tutta fretta dietro ad una scritta che prevale sul soggetto , l’atmosfera del caffè mi manca ne vedo solo lo scudo pubblicitario trovo l’immagine semplice anche la luce appiattisce il tutto (imho)
Insomma quel logo della Coca Cola gioca proprio bene con la frettolosa e sfocata passante bionda in jeans. Un’immagine certo imperfetta, almeno secondo i canoni della composizione euclidea tanto cara ai fanatici dei terzi e delle sezioni auree, ma decisamente attraente, vitale e quindi bene ha fatto l’autore a farcene assaporare l’aroma, di caffeina ovviamente!
@ Fulvio
“bene ha fatto l’autore a farcene assaporare l’aroma”
Se invece di ‘Santacruz caffè’ ci fosse scritto “Sant’acet spugn” sentiresti il gusto acidulo? Mi chiedo se la fotografia può portare all’acquolina fotografando parole, ben sapendo che l’evocazione è ardua…
La passante bionda allora non avrebbe bevuto un caffè (che la foto non dice) ma avrebbe appena finito di compiere altre operazioni che, appunto, la foto non dice.
A mio parere l’insieme sarebbe più efficace senza il marchio così evidente per colore, dimensioni posizione e messa a fuoco della cocacola che fra l’altro è l’unico elemento a fuoco. Una foto ambigua, fredda che non mi trasmette emozione.
L’atmosfera è fredda; il luogo è anonimo, come la donna che passa assorta nei suoi pensieri. Niente mi richiama il magico profumo di caffè, che piuttosto associo ad un ambiente più accogliente, caldo, invitante; anche se fuori c’é il il grigiore e la monotonia dei colori della stagione fredda.
Poteva essere un qualunque momento della giornata, di una qualunque strada del mondo. L’immagine non mi conquista; mi suggerisce indifferenza, freddezza.
Vi è come un anonimato che pervade ogni livello della fotografia: anche i noti marchi sembrano adeguarsi. Da sola questa fotografia non riesce ad emergere agli occhi, insieme alle parole scompare.
Non sempre parole, immagine e pensiero vanno nello stesso verso
mi piace questa immagine beccata al volo, puntando la macchina fotografica verso la vetrina per catturare il gioco grafico delle scritte pubblicitarie e finendo per fissare la fretta di una persona, mi piace immaginare di guardare la macchina del caffè e sentirne l’aroma in bocca ancor prima di posare le labbra sul bordo della tazzina calda. Il calore del caffè, il calore delle persone che hanno fretta, il calore del lavoro, il calore dell’autore che con la sua foto termica non scalda l’arida logica.
vedo una ragazza , infagottata da un giaccone , che passa in tutta fretta dietro ad una scritta che prevale sul soggetto , l’atmosfera del caffè mi manca ne vedo solo lo scudo pubblicitario trovo l’immagine semplice anche la luce appiattisce il tutto (imho)
Insomma quel logo della Coca Cola gioca proprio bene con la frettolosa e sfocata passante bionda in jeans. Un’immagine certo imperfetta, almeno secondo i canoni della composizione euclidea tanto cara ai fanatici dei terzi e delle sezioni auree, ma decisamente attraente, vitale e quindi bene ha fatto l’autore a farcene assaporare l’aroma, di caffeina ovviamente!
@ Fulvio
“bene ha fatto l’autore a farcene assaporare l’aroma”
Se invece di ‘Santacruz caffè’ ci fosse scritto “Sant’acet spugn” sentiresti il gusto acidulo? Mi chiedo se la fotografia può portare all’acquolina fotografando parole, ben sapendo che l’evocazione è ardua…
La passante bionda allora non avrebbe bevuto un caffè (che la foto non dice) ma avrebbe appena finito di compiere altre operazioni che, appunto, la foto non dice.
A mio parere l’insieme sarebbe più efficace senza il marchio così evidente per colore, dimensioni posizione e messa a fuoco della cocacola che fra l’altro è l’unico elemento a fuoco. Una foto ambigua, fredda che non mi trasmette emozione.
@Domenico
Veramente io mi riferivo alla caffeina sì… ma quella della Coca Cola
Aceto, spugne e bionde (nel sacco?) non c’entrano.
@ Fulvio
“mi riferivo alla caffeina sì… ma quella della Coca Cola”
Grazie: mi era sfuggito: ora ti comprendo benissimo!