Buttera Pietro – Pagnona (LC) – Eden

Mi ha colpito questa coppietta non più (giovane) a braccetto lei con i fiori in mano in mezzo hai campi fioriti..


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Comments (12)

 

  1. In realtà l’evento che ha attratto l’interesse dell’autore e che lo ha motivato allo scatto non mi appare precisato con l’evidenza necessaria. Piuttosto sono colpito percettivamente da quel triangolo di versante scuro ai piedi del quale si muove la coppia. Sembrano percorrere un Franco Fontana prima maniera… Risultato comunque interessante e quindi un “bravo” all’autore.

  2. Domenico Brizio scrive:

    Semplicità, distensione, significato, visione: così l’autore mi comunica e mi fa entrare nel mondo delle sue emozioni senza contorcimenti e acrobazie.
    Ma per farlo c’è bisogno di tanta sensibilità. Qui c’è.

  3. Enrico Maddalena scrive:

    Se ciò che ha colpito l’autore sono i due anziani ed il loro atteggiamento, la ripresa andava fatta più da vicino.
    Così come è composta l’immagine, il soggetto è l’ambiente con la sua atmosfera, i suoi colori e le sue geometrie. Le due persone vi svolgono un ruolo accessorio, anche se figurativamente importante.
    Un saluto
    Enrico

  4. Antonino Tutolo scrive:

    E’ un’immagine la cui concezione ormai appartiene al passato. La novità dovrebbe essere rappresentata dai due soggetti che animano una natura alla “Fontana”, o di tanti altri; ma il loro operare non è particolarmente espressivo, né nel passeggiare, né nel lavorare; anzi, fanno domandarsi il motivo della loro azione.

  5. Fabrizio Pizzolorusso scrive:

    Ciao Pietro,
    condivido molti degli aggettivi dati alla tua immagine da Bortolozzo e Brizio che mi ha preceduto. Si coglie immediatamente una certa sensibilita’ insieme ad una bellissima semplicita’ , elementi che molto probabilmente
    ti rappresentano. La semplicita’ la avverto in quei pochi elementi colti in questo frammento della tua realta’ che molto raccontano e simboleggiano. La sensibilita’ la avverto’ da quelle due figura che rimandano ad un mondo particolare che porta sempre una certa emotivita’ , ricordi , memorie,e all’ambientazione con colori significativi. Andando oltre si rimane colpiti da quelle linee che geometricamente delineano spazi ben precisi anche grazie alle due tonalita’ che nettamente le differenziano.Spazi che formano due rettangoli di cui quello piu’ grande formato ,dalla diagonale ,da due triangoli rettangoli. In uno di questi sono “racchiusi” le due persone che in questo caso ,insieme, danno l’idea della coppia, e sono racchiusi in una delle due parti ben specificate dalla tonalita’ di colore del prato attraversato.Andando oltre osservano la simbologia degli elementi, mi stupisco sempre di come rispecchiamo spesso il senso dell’autore, anche spesso inconsciamente.
    Il triangolo rappresenta l’uomo e il mondo terreno, quindi , in questo caso, la coppia e cio’ che li circonda, in una relazione che e’ evidenziata dal colore verde scuro in cui essi sono stati colti.Il verde rappresenta la forza che in questo caso e’ rapportato all’unione tra due persone, all’amore. L’altro triangolo e la parte sottostante rettangolare sono composti da un colore giallo che rappresenta la solarita’ , la luce che da’ ancora piu’ spessore e forza al senso dell’unione. Poi andando a leggere la tua motivazione a questa immagine colgo la tua sensibilita’ e il piacere di cogliere due persone, insieme, in questo bellissimo contesto (hai colto il mazzo di fiori in mano alla donna che pero’ non si percepisce immediatamente nell’immagine per la lontananza dei due soggetti), e questo mi riporta a quanto ti ho detto sopra. Come vedi nella tua semplicita’ e sensibilita’ scaturita da questa immagine hai detto molto sul senso della coppia, dell’unione per te anche se in maniera inconscia.
    Questo per me e’ il bello della fotografia :scoprire, sapere il perche’ siamo portati a cogliere questi aspetti. La fotografia ci permette di conoscerci e di riflettere su cio’ che ci circonda.
    Anche l’occhio vuole la sua parte perche’ parte di quell’asse individuato da Bresson , occhio-cuore-mente, ma oggi con il digitale la parte tecnica , comunque importantissima, ha dovuto dare spazio a quello che fino al tempo dell’analogico era un pochettino messo in disparte : il pensiero, il contenuto dell’immagine (non parlo di portfolio, ma di immagine singola),il motore per comunicare, riflettere, pensare, immaginare, emozionare. Ovviamente il digitale, o meglio la fotografia nel web in gran parte sta prendendo una strada pericolosa ( non e’ il caso per fortuna di questo sito) sia a livello di fruizione, sia di contenuto, in un denominatore comune che e’ purtroppo la velocita’, e per la fotografia questo non e’ positivo per chi osserva, per chi commenta etc…………ma questo e’ altro argomento………………………………….
    Detto tutto cio’ si puo’ capire che sono in disaccordo con Maddalena sempre per quel cercare il senso dell’autore che anche in questo caso e’ nascosto e di cui l’autore non ha forse le capacita’, per ora, nel riuscire ad isolare la conoscenza del perche’ e’ stato attirato da quel frammento anche se poi per definire si prende spunto a cio’ che e’ conoscibile (il mazzo di fiori in mano), di conseguenza le due persone non svolgono un ruolo di accessorio, ma sono i protagonisti insieme al colore e alle forme.
    Se vogliamo dare un ruolo accessorio allora in questo caso, in questa immagine, e’ cio’ che cerca Tutolo cioe’ l’azione, l’espressione delle due persone in quanto essi fanno parte di una simbologia in questo caso ,che almeno a me e’ arrivato e che azione ed espressione diventano quasi, ripeto quasi insignificanti….e ripeto anche nella inconsapevolezza dell’autore che egli ha e deve solo imparare a cercare,indagare in se’per esserne consapevole.
    Complimenti
    Fabrizio Pizzolorusso

  6. Pietro Buttera scrive:

    Ringrazio per le vostre relazioni sul mio scatto, buon lavoro

  7. Antonino Tutolo scrive:

    @Pizzolorusso
    “cio’ che cerca Tutolo cioe’ l’azione, l’espressione delle due persone in quanto essi fanno parte di una simbologia in questo caso ,che almeno a me e’ arrivato e che azione ed espressione diventano quasi, ripeto quasi insignificanti”.

    Non è che cercassi per forza l’azione.
    Questi triangoli o altre figure geometriche sono ampiamenti sfruttati: l’origine nella pittura è Fontana. Da lui tantissimi fotografi hanno tratto immagini incredibili.
    Il problema è che, o fotografi l’astrattismo (in questo caso la figura umana non va inclusa ed i colori devono essere “esemplari”), oppure riprendi una scena di vita (ma in questo caso i gesti delle persone incluse nell’immagine sono molto importanti.
    In questo caso i due uomini passano in modo deciso, hanno fretta, devono arrivare da qualche parte. Ma non si comprende il significato della loro azione.
    Quindi l’immagine rimane sospesa, priva di un significato compiuto ed esaustivo.
    Per favore, per il bene della fotografia italiana, non limitiamoci solo a Bresson (che è pur stato grandissimo). La fotografia non è solo Bresson.

  8. Fabrizio Pizzolorusso scrive:

    Grazie Tutolo della tua precisazione che mi permette di continuare il discorso che trovo interessante ai fini di capire , in primis, come leggere un’immagine.
    Ad ogni modo credo che relegare la fotografia in maniera settoriale (astrattismo o scene di vita) non porti ad ampliare certe vedute e in un certo senso ad una maggiore creativita’ che possa includere l’una e l’altra.
    Si e’ stabilito che l’astrattismo non debba avere figure umane? si e’ stabilito che l’astrattismo debba avere colori “esemplari”? perche’? e chi lo ha detto? sicuramente persone che altri hanno stabilito dei grandi, ma questo non deve limitare altrimenti non saremmo arrivati al contemporaneo, e ancora prima per esempio, alla pop-art etc….
    Nello stesso tempo non riesco a valutare e a dare un peso ,per il significato da me colto ,riguardo al passo deciso delle due persone, lo trovo influente anche se capisco che ognuno di noi ha esperienze di fotografia piu’ improntate e saldamente ancorate a un certo tipo di visione che riguarda anche il passato.Ma sono proprio questi confronti che portano ad indirizzarsi e a chiarire, forse, molte sfumature che via via spazzano il passato per far posto ad altri modi di percepire e di vedere, ma soprattutto ad osare con altri meccanismi, anche mentali oltre tecnici e visivi.
    Riguardo a Bresson sono pienamente consapevole per conoscenza che non e’ lui solo la fotografia ma vi sono molto autorevolissimi autori che hanno varcato quella soglia per andare oltre cio’ che avava intuito Bresson, ma tengo sempre presente coloro che entrano ora in questo mondo della fotografia ed e’ bene prima di sentirsi pienamente in grado di dire qualcosa sull’immagine, oltre la tecnica,di vedere, vivere,ascoltare i vecchi autori per poi poter meglio comprendere e amalgamare la propria conoscenza con l’attualita’.
    Grazie per questo piacevole ed esaustivo confronto, nonostante le mie lacune tecniche e culturali.

  9. Fabrizio Pizzolorusso scrive:

    Dimenticavo ,e me ne scuso :
    il fatto che le figure geometriche, in questo caso i triangoli, siano stati ampiamente sfruttati da altri artisti, in altre arti figurative ,non vuol dire che uno non li possa mettere in campo per comunicare qualcosa, dopotutto ,a livello non visivo, di cui siamo stati ampiamente abituati, per poter comunicare, la simbologia, i segni ,per esempio, sono la linfa in fotografia….e soprattutto oggi con il digitale questo rimane probabilmente il cuore fell’immagine.
    Fabrizio P.

  10. Antonino Tutolo scrive:

    @Fabrizio Pizzolorusso
    “Si e’ stabilito che l’astrattismo non debba avere figure umane? si e’ stabilito che l’astrattismo debba avere colori “esemplari”?

    Non esistono regole assolute.
    HCB ed altri sono riusciti a mettere in relazione soggetti umani con le geometrie (non moderne) degli sfondi.
    Gli sfondi ripresi da questi maestri non erano così lineari e stilizzati. Inoltre l’architettura del passato aveva una relazione armonica con la figura umana.
    La linearità dell’estetica moderna, i suoi colori vivaci, i suoi contrasti di colore, mal si accoppiano con la figura umana, se non è anch’essa stilizzata.
    Ma qualcuno probabilmente ci riesce o ci riuscirà.
    Anche la figura umana può essere resa in modo astratto, ma nella tua immagine, purtroppo, questo non avviene.

    “Riguardo a Bresson sono pienamente consapevole per conoscenza che non e’ lui solo la fotografia ma vi sono molto autorevolissimi autori che hanno varcato quella soglia per andare oltre cio’ che avava intuito Bresson”

    Però vorrei chiarire, e l’ho già detto altrove, che Bresson non ha “intuito” né inventano nulla di particolare; almeno non in senso assoluto.
    Il “momento decisivo” di HCB deriva “dall’attimalità” della corrente pittorica impressionista. Bresson in origine era pittore. E’ stato uno dei più grandi fotografi in assoluto, ma non mi risulta che abbia teorizzato in un trattato “il momento decisivo”; l’ha solo adottato come suo principio.
    Ma anche Capa ed altri usavano lo stesso concetto senza esteriorizzarlo in una citazione.

    Altra precisazione. Bresson non è “da solo la fotografia”.
    Egli è uno dei più grandi; ma la storia della fotografia conosce tantissimi maestri non meno degni ed importanti di lui.
    E’ solo più noto di altri perché è tra i grandissimi europei ed il suo mito riempie ed “esaurisce” le concezioni della fotografia italiana, Ma di grandissimi maestri internazionali, almeno suoi pari, ce ne sono tantissimi.
    Cerca di uscire dal guscio italiano ed europeo.

  11. @Antonino
    “non mi risulta che abbia teorizzato in un trattato “il momento decisivo”; l’ha solo adottato come suo principio.”

    Solo una precisazione. Purtroppo per tutti, HCB ha teorizzato il “momento decisivo” nell’introduzione al suo famoso libro “Image à la sauvette” (1952). Scrivo purtroppo perché siccome il testo è scritto in modo assertivo (un po’ come faccio io, per necessità di sintesi) armate di fotografi lo hanno eletto a loro “Libretto rosso” e lo hanno brandito come fossero le tavole dei Dieci Comandamenti. Difatti ancora oggi, cinquantotto anni dopo, HCB impera, almeno qui in Italia. Anche se, paradossalmente, temo che il 99% dei suoi fedeli praticanti conoscano solo lo slogan, di sapore tardomaoista, “mettre sur la même ligne de mire la tête, l’œil et le cœur”. :-D

  12. Fabrizio Pizzolorusso scrive:

    Ciao Antonino e grazie ancora della tua precisazione anche se in buona parte abbiamo detto la stessa cosa, tu in maniera piu’ articolata e ampia ( e per questo ti ringrazio nuovamente).
    L’ultima tua frase, coincidenza vuole, e’ la riflessione di quyesto mio periodo :
    “…Cerca di uscire dal guscio italiano ed europeo…”
    Una riflessione che pero’ non arriva alla conoscenza attraverso libri o mostre di altri autori fuori da tale cerchia, ma, per una questione caratteriale in cui amo lavorare in gruppo (parlo sempre di fotografia) per ampliare le conoscenze, e altre “vedute”, credo che sia interessantissimo lavorare fotograficamente con persone di cultura diversa.
    Fabrizio P.

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