Perri Pino – Lamezia Terme (CZ) – Comunicazione

15 gennaio 2009, visita del Presidente della Repubblica a Lamezia Terme.


125 Pino Perri comunicazione

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Comments (32)

 

  1. Un aneddoto. Due “personaggi”, nel senso di persone talmente caratterizzate da sembrare attori. Qui sta il pregio della fotografia. Per il resto, mi appare fuori controllo la parte formale e irrilevante la luce. Diciamo un risultato interessante al 50%.

  2. Marco Furio Perini scrive:

    Il messaggio arrivo immediato, grazie anche al gesto della donna che sembra scacciare il manifestante dall’aria afflitta e scoraggiata. Sulla composizione concordo con Fulvio, avrebbe potuto essere più avvincente, magari spostando il punto di ripresa, ma in queste occasioni si sà, si fa quel che è possibile fare per non lasciarsi sfuggire l’attimo. Ciao

  3. Giuseppe Perri scrive:

    Grazie per i Vostri commenti, condivisi, ma credo che in queste situazioni non vai troppo per il sottile ci sono delle scelte immediate senza se e senza ma, si coglie l’attimo,
    non hai opportunità di composizione od altro.
    Mi è piaciuto molto l’aneddoto di Fulvio Bortolozzo “due personaggi”…………….Qui sta il pregio della fotografia.
    Grazie

  4. Loris Sartini scrive:

    Una fotografia “sociale”.
    Il pubblico ufficiale sembra invitare colui che non è fotogenico ad allontanarsi, saranno presenti le alte cariche meglio non rischiare.
    Quando vedo scatti di questo tipo fattori quali composizione, cromatismi mi sembrano diventare secondari

  5. Domenico Brizio scrive:

    C’è la grammatica e la sgrammaticatura: qui l’occhio non ha la sua parte, anche i miei due. (imho).

  6. Giuseppe Perri scrive:

    Interessante il telegrafico commento di Domenico Brizio sarei lusingato di una più ampia recensione.
    Grazie

  7. Domenico Brizio scrive:

    @ Giuseppe Perri

    “telegrafico commento”

    Ho adattatto il commento alla fotografia, una sorta di slogan onnicomprensivo. D’altronde ho sempre pensato che due parole sarebbero sufficienti a ‘spiegare’ una fotografia, quando ve ne sia il bisogno di farlo. Il gramma o segno è nella scena, il fuori gramma è nello sfondo. Di per se i miei occhi non hanno ‘parte’-cipazione con lo sfondo.

  8. franca catellani scrive:

    condivido Domenico anch’io trovo disordine e affollamento di segni e forme che sono di troppo nello scatto ,, mi rifaccio al titolo per darvi il significato giusto forse una riduzione del taglio netto sulla parola anziani maltrattati e la gestualità della vigilessa che vuole allontanare il sig. del cartello non sarebbe stata piu’ significativa l’immagine ?

  9. Giuseppe Perri scrive:

    Penso che non bisogna più girare con la macchina fotografica ma con una forbice……………ma ragazzi …ma vi sembra logico quello che dite …..ma dovè la fotografia..dovè l’attimo, la prossima volta porterò con me un telo verde, uno nero e perchè no, uno rosso così li userò come sfondo, dirò ai miei attori di stare un po attenti e collaborare di più.

  10. Carla Pellegrini scrive:

    Dai Giuseppe non prendertela è normale che i pareri siano discordanti.
    C’è chi anela ad un certo tipo di immagine e c’è chi invece ne ama altre.
    Io sono daccordo con Loris, il valore dello scatto è dato dall’ interazione tra i due personaggi ed è sottolineato dall’ uomo telecamera in alto.
    Non posso far altro che complimentarmi con l’autore.
    Carla Pellegrini

  11. Giuseppe Perri scrive:

    La fotografia è un’azione immediata; il disegno una meditazione. (Henri Cartier-Bresson)

  12. Domenico Brizio scrive:

    @Giuseppe Perri
    Citazione di H. Cartier-Bresson…

    Ma Cartier-Bresson scrisse anche di Mente, Occhio e Cuore… che proprio immediato e veloce metterli d’accordo con uno schiocco di dita non è!

  13. Paolo Giuliani scrive:

    Ancora con HCB!
    E’ normale che la fotografia italiana faccia fatica a modernizzarsi, i termini di paragone sono gli stessi, immutabili da oltre mezzo secolo.
    Onore a quello che è stato sono assolutamente daccordo , ma facciamo attenzione a tenere gli occhi aperti sul futuro.
    Un saluto a tutti

  14. Ezio Turus scrive:

    Ammalati, Disabili, Disoccupati e Anziani Maltrattati….
    abbiamo bisogni di altro?
    Quattro voci ben presenti in campo arancione che si stacca come una spada di damocle, su tutta la foto, un “personaggio” che ben rappresenta queste caratteristiche e un’autorità, sotto l’elgida del tricolore, che “opera” proprio nel “dare ordini”, quindi “imporre una presunta sua autorità sul “personaggio”, indicando dove esso deve collocarsi.
    Credo che questa foto abbia bisogno di ben poche parole per essere spiegata, tanto è eloquente nel suo messaggio.
    Ho solo sbirciato i commenti precedenti, ma non vedo la ragione di scomodare l’onnipresente HCB (il prezzemolo viene usato con più parsimonia, del nostro ultracitato fotografo) per tentare di spiegare un messaggio tanto palese.
    Ha ragione il nostro autore, quando “polemicamente” (ma nemmeno tanto) si raccomanda per il futuro di provvedere ad assoldare attori più collaborativi.
    Attori? Cominciamo a discutere come si arriva a fine mese?
    Cominciamo a discutere dei problemi sociali che l’attuale situazione politica ci ha portato?
    Questo è quanto la foto, secondo me validissima, il nostro autore ci porta a considerare. Non la composizione, non l’attimo o il punto di ripresa.
    Lasciamo ai predecessori che hanno fatto la loro strada l’onore (e l’onere) di fare scuola, ma guardiamo anche cosa è successo, in tutto il resto del mondo, nel frattempo.

  15. Domenico Brizio scrive:

    @ Giuseppe Perri
    “la prossima volta porterò con me un telo verde, uno nero e perchè no, uno rosso così li userò come sfondo”

    Per carità, per carità… si spaventerebbero i personaggi! :-) ; d’altronde non tutto è fotografabile e nel contempo ‘gradevole’: a volta basta un semplice testo, scritto.

  16. franca catellani scrive:

    Se una fotografia sostituisce e sintetizza un pensiero , penso che il pensiero debba essere chiaro , una grammatica usata bene mi comunica una frase chiara ,io personalmente sottolineo personalmente ) se il processo visivo utilizza i segni i volumi , le linee, le luci , le ombre , la prospettiva , ecco in questa specifica immagine il mio cervello codifica disarmonicamente il tutto (imho)

  17. Giuseppe Perri scrive:

    Condivido il pensiero di Paolo Giuliani, purtroppo ho buttato giu’ la citazione dell’ HCB perchè si prestava come risposta ed è stata quella più appropriata.
    Per il resto credo che il mio cervello sta codificando in modo particolare un attenzione armonica da parte del Brizio e della Catellani senza riuscire a capire dove vogliono arrivare.

    ………….”se il processo visivo utilizza i segni i volumi , le linee, le luci , le ombre , la prospettiva , ecco in questa specifica immagine il mio cervello codifica disarmonicamente il tutto (imho)”……….
    ……..”d’altronde non tutto è fotografabile e nel contempo ‘gradevole’: a volta basta un semplice testo, scritto”.

    ………MMA’!!

  18. Antonino Tutolo scrive:

    E’ una foto di reportage; non è esteticamente irresistibile; ma gli elementi presenti raccontano una storia: le bandiere, l’uomo col megafono, il cartello, la telecamera alla finestra, il gesto della vigilessa.
    Chiaramente un micro corteo di protesta di “categorie non protette ed a rischio”, che qualche legge futura destinerà alla soluzione finale hitleriana” (ammalati, disoccupati, anziani, disabili, anziani), cerca di inserirsi nella manifestazione ufficiale per la festa della Repubblica. La vigilessa vieta il passaggio.
    Più chiaro di così! Gli italiani della Repubblica stanno tutti bene; sono giovani, sani, abbronzati, felici, e lavorano tutti: quindi con la festa della repubblica non c’entrano, e nel corteo di questa ricorrenza sono chiaramente degli intrusi.
    Nel reportage contano i significati; ed i questa foto essi ci sono e sono evidenti.
    Se poi c’é qualche problema estetico conta poco.
    Io mi complimento con l’autore per aver saputo cogliere, e riassumere la scena con gli elementi che elencavo sopra.
    HCB non c’entra. Il reportage non è solo Bresson.
    Anche se la fotografia italiana è “sempre e solo” Bresson ed il momento decisivo. E lo sarà almeno per altri 500 anni, viste le premesse.
    Consiglierei l’autore di non giustificarsi mai con: “le condizioni erano quelle.. non potevo fare diversamente”. Se non eri convinto (e lo eri, ed hai fatto bene a scattare) non scattavi. PUNTO.
    Un taglio? Un taglio positivo che non eliminasse qualcosa di importante. Non mi pare ci fosse gran possibilità.
    E’ positiva così.

  19. Antonino Tutolo scrive:

    Visto che i colori non sono irresistibili, mi permetto di consigliare all’autore di provare a trasformarla in B/N (quanto meno di vedere il risultato), con Miscelatore Canale di Photoshop, coi parametri:
    Rosso +56
    Verde +63
    Blu +4
    Il B/N, in certi casi, diviene più incisivo, eliminando i parametri cromatici, che in questo caso più che altro disturbano.

  20. Con i valori suggeriti da Antonino il cielo diventa completamente bruciato, più ancora che nella versione a colori. Condivido però l’idea dell’usare la ciambella di salvataggio di San Bianco e Nero (anche se in digitale forse sarebbe meglio parlare di San Grigione e Grigetto). Proverei quindi un’elaborazione complessiva più ampia, con selezioni parziali, riquadro e raddrizzamento prospettico.
    Qualcosa del genere:
    http://www.bortolozzo.net/temp/pino_bn.jpg

  21. Domenico Brizio scrive:

    @ Giuseppe Perri
    “senza riuscire a capire dove vogliono arrivare”

    Sono già arrivato, non devo più andare da nessuna parte: i miei occhi non partecipano a questa fotografia, incocciano troppi ostacoli… mi dispiace. E non mi aiutano tutte le parole che ho sinora letto. Me ne faccio una ragione. La mia è solo una opinione e non pregiudica l’emozione che altri provano nel guardare questa fotografia, semplice.

  22. Antonino Tutolo scrive:

    @Fulvio
    “Proverei quindi un’elaborazione complessiva più ampia, con selezioni parziali, riquadro e raddrizzamento prospettico.”
    Indubbiamente il quadro diviene più incisivo.
    E’ sempre possibile migliorare qualcosa in post. Però molti (che non hanno consapevolezza di quello che avviene in camera oscura, con la fine art) direbbero che manipoliamo le foto!

    Però questa una foto di reportage…!
    Come dire: “Cotta e mangiata”!

  23. @Antonino

    Su questa immagine possiamo trovare una certa convergenza nei nostri pensieri. Quando parlo di “traccia ottica” o “restituzione prospettica” non intendo mai riferirmi ad un’impossibile duplicazione tale e quale di ciò che stava davanti alla lente. Sono lontano dal feticismo reportagistico di certi cultori della Leica a telemetro che allineano menti, cuori e occhi con troppa ingenua fiducia nel mezzo. Per mio conto la “traccia ottica” è ciò che in un dato momento attraversa il vetro e si deposita sul sensore o sulla pellicola. Invece che alla luce pensiamo ad una “polverina di fotoni”. Di questa polverina mi sento libero di fare ciò che credo. L’autenticità è legata alla raccolta del polline, non al miele che ne ricavo (passando ad una metafora più dolce). Qui poi subentrano strade che possono divergere parecchio, fino a esiti anche opposti. Lungo la strada che prediligo fare io, cerco di mantenermi vicino ad un’esperienza quasi-percettiva simile (verosimile) a quella che un mio ipotetico accompagnatore farebbe a occhio nudo sul posto. Ovviamente con tutti i limiti fototecnici del caso.

  24. Domenico Brizio scrive:

    @ Fulvio

    “L’autenticità è legata alla raccolta del polline, non al miele che ne ricavo (passando ad una metafora più dolce)”

    Condivido, sai, questa percisa spiegazione ma aggiungo che poi posso anche scegliere di non dare cittadinanza futura al polline poco gustoso… anche questa è una strada, quella autonomamente iconoclastica.

  25. @ Domenico
    Ben certo! Sono completamente d’accordo con la selezione e lavorazione solo del miglior polline possibile :-)

    D’altronde, non ricordo chi lo disse, il grande fotografo ha un grande cestino! :-D

  26. Antonino Tutolo scrive:

    @Fulvio
    “cerco di mantenermi vicino ad un’esperienza quasi-percettiva simile (verosimile)”

    Condivido pienamente.
    Ma altri amano personalizzare l’immagine (in questo caso si parla di immagine, non di foto).

    @Fulvio
    “Invece che alla luce pensiamo ad una “polverina di fotoni”.”

    Proprio così.
    Per questo non condivido l’idea di “impronta del reale”. L’impronta presuppone un contatto fisico.
    Nella foto il contatto è assente; vi è solo la trasmissione di fotoni. Allora il presunto “realismo” dell’impronta perde di significato e la presunta fotografia del reale diviene magica illusione.
    - “Pensiamo di poter penetrare con lo sguardo nello spazio fotografico, invece l’occhio rimane in superficie”. (Graham Clarke – “La fotografia – Una storia culturale e visuale”).
    Ed ancora:
    - “Il fotografo, come un poeta, vede nella vita delle cose”.
    - “efficacia ed effetto sono legati al suo formato”.
    - “se da un lato la fotografia accredita un modello di riferimento, dall’altro rende invisibile, addirittura elimina, tutto ciò che circonda il soggetto al momento dello scatto”.
    - “Proprio come la foto si intromette nello spazio del soggetto, così altera la scala di ciò che registra”.
    - “La foto è sempre riduttiva”.
    - La foto seppelisce il suo aspetto di superficie, sostituendolo con la promessa di vero”.

    Curiosamente, pur vivendo in un ambiente esteso, in cui tutti parlano di Leica, di realtà, d’impronta, ecc., più trattati di fotografia e di filosofia dell’immagine leggo, e più trovo conferme dell’errore in cui vive questo ambiente.

  27. Antonino Tutolo scrive:

    “Il fotografo, come un poeta, vede nella vita delle cose” (Graham Clarke – “La fotografia – Una storia culturale e visuale”).

    Ma per “vita” si intende qualcosa di astratto, di non definibile, di soggettivo.

    La fotografia, per Diane Arbus, è “il puzzle della vista, infinitamente seducente”.

    - L’immagine fotografica contiene un “messaggio fotografico” che fa parte di una “pratica di significazione” e riflette codici, valori e credenze della cultura nel suo complesso. (Graham Clarke)

    Mi pare che questo confermi quello che affermavo (nel mio piccolo) in tanti post, prima di leggere questo libro ed altri.

    “Il fotografo impone, ruba, ri-crea la scena (ciò che ha visto) in base ad un discorso culturale” (Graham Clarke).

    “Non si può mai scattare una foto in senso passivo”. (Graham Clarke)

    “..Essa dunque esiste all’interno di un corpus di riferimenti più ampio, ed entra in relazione con storie più grandi, al tempo stesso estetiche, culturali e sociali”. (Graham Clarke)

    Quindi, con tutta la buona volontà ed onestà possibili, il fotografo è un manipolatore della realtà; un falsario.
    Si tratta solo di stabilire il grado ammissibile di falsificazione. (questo lo affermo io, per deduzione)

  28. Giuseppe Perri scrive:

    Lo scopo del lettore di fotografia è come quello del viaggiatore, è disclipinare l’immaginazione per mezzo della realtà e invece di pensare come potrebbero essere le cose, vedere come sono in realtà (P.P. e Samuel Johnson)

  29. Domenico Brizio scrive:

    @ Giuseppe Perri
    “”Lo scopo del lettore di fotografia è come quello del viaggiatore, è disclipinare l’immaginazione per mezzo della realtà e invece di pensare come potrebbero essere le cose, vedere come sono in realtà”"

    Condivisibile con qualche incertezza ma la massima disciplina è la non presentazione della realtà disciplinata dall’immaginazine, così come un viaggiatore sceglie di non viaggiare luoghi.

  30. Antonino Tutolo scrive:

    @Giuseppe Perri
    “è disclipinare l’immaginazione per mezzo della realtà e invece di pensare come potrebbero essere le cose, vedere come sono in realtà”.

    Ma la fotografia è “un taglio” della realtà; è l’interpretazione che ne dà il fotografo, anche involontariamente, in conseguenza del suo modo di essere, il suo “credo”, la sua cultura. I “fatti” sono sempre più complessi di quello che appaiono in superficie. Figuriamoci che verità può raccontare una fotografia, che si limita a due delle 4 dimensioni, coi colori soggettivi (figuriamoci il B/N!), col punto di ripresa che cela o esalta parte del tutto, con la prospettiva che è da rendere con artifici tecnici, in un istante infinitesimo arbitrario del tutto, col taglio che censura il tutto, con la messa a fuoco che privilegia alcuni dettagli a discapito di altri, rendendo il rimanente soggettivo, bugiardo; mentre l’impronta fotonica ha impressionato solo lo stato superficiale del supporto fotografico, con la limitazione del mezzo di ripresa e di stampa.
    Il libricino “Autoritratto di un reporter”, di Kapuscinski, inoltre mostra come, per prima cosa, la “verità” vada cercata col lumicino; scansando a fatica i pregiudizi, i preconcetti, i condizionamenti culturali, religiosi e sociali.

    La realtà è molto soggettiva (Pirandello).

  31. Antonino Tutolo scrive:

    La maggior parte dei reporter raccontano la “realtà” che hanno raccolto dai maggiorenti, dai loro alberghi di prima categoria, senza scendere in mezzo alla gente, senza vivere, come Kapuscinski nelle bettole, tra la gente comune, per raccogliere la vita reale e non quella idealizzata e pubblicizzata dai poteri forti.

  32. Maurizio Tieghi scrive:

    essenziale fotografia di reportage che ci racconta in modo diretto la quotidianità del nostro presente senza inutili fronzoli estetici. complimenti all’autore.

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