Polticchia Marco – Passaggio di Bettona (PG) – Non fermare il sogno

Foto scattata in digitale…. in un giorno di pioggia.


138 Polticchia Marco nonfermareilsogno

Popularity: 1% [?]

Comments (20)

 

  1. Digitale? Maddai! Quanti megapixel? :-)

    Lo spunto, in sé, poteva pure essere interessante, ma la postproduzione è stata davvero pesantissima sulla scia dell’attuale moda “gothic” (desaturazioni, contrasti forti, vignettature, viraggi e chi più ne ha più ne metta). Alla fine queste fotografie così elaborate finiscono per sembrare tutte dello stesso autore. Non mi si fraintenda, negli anni ’80, l’Italia delle diapositive sembrava popolata solo da fratelli siamesi di Franco Fontana… :-D

    Anche la composizione è tirata per i capelli dal forte grandangolo adoperato. La figura risulta troppo distante in verticale dalla giostra per relazionarsi efficacemente con essa. Vedrei meglio un rapporto più o meno così:
    http://www.bortolozzo.net/temp/sogno_mod.jpg

    Insomma, non fermiamo il sogno, ma magari cambiamo film ;-)

  2. Urca che bastonata…. mi riprendo la fotografia e torno a casa….eheh

    grazie Fulvio per l’attenta lettura…

    in effetti sia il film che l’elaborazione sono scontati, li trovavo solo adatti a rendere tutto triste. Ma è sulla foto in se che mi soffermerei.

  3. (mi è partito il messaggio ora continuo )
    ….ora ti chiedo, il messaggio è comprensibile o anche in questo trovi che ci sia qualcosa che non va??
    Si riesce a percepire l’impossibilità di giocare e sognare?

    La fotografia è un racconto di emozioni percepite e non è facile riuscirci…. io ci provo e cerco di non essere banale in questo.
    grazie ancora Fulvio ;-)

  4. @Marco
    “Urca che bastonata…”

    Sai Marco, secondo me tu hai dei numeri e non mi soffermerei al posto tuo a gingillarmi con le mode del momento. Va bene il giocare per apprendere, ma quella fotografia lì può benissimo vivere di suo, con una sua asciuttezza e senza intortamenti vari. Lo so, non è facile resistere al demone della “comunicazione” che spinge spesso ad adottare stilemi ritenuti adatti ai tempi. Ricorda però che i grandi della Fotografia non sono mai stati adatti ai tempi… li hanno sempre precorsi e determinati! ;-)

    In bocca la lupo per il proseguio della tua attività.

  5. leggasi “al lupo”… :-)

  6. @Marco
    “Si riesce a percepire l’impossibilità di giocare e sognare? La fotografia è un racconto di emozioni percepite”

    A mio parere, una fotografia è una “presentazione” di percezioni. Una traccia ottica ricavata da una presenza del fotografo DAVANTI a qualcosa. Se questa presenza è stata sufficientemente pensata, e quindi PRECISA, allora può darsi che ciò che frullava nella mente del fotografo (non solo emozioni, ma anche pensieri) passi nella traccia e venga rafforzato dalla successiva post produzione. Certamente il fatto che poi venga recepito da un terzo, l’osservatore della fotografia, dipende, secondo me, dalla distanza culturale tra quest’ultimo e il fotografo. Tornando a bomba, a me il tale con il cappuccio tirato non suscita ciò che speri, mi sembra solo un tale con il cappuccio su. Forse la mia generazione, che usava l’eskimo, non adoperava il cappuccio per isolarsi dal mondo (come vedo fare ai giovani d’oggi), ma solo per proteggersi dal freddo e dalla pioggia. Tieni però anche presente che, per mia cultura, sono lontano dal simbolismo che tanto impera in campo fotoamatoriale e, purtroppo, anche fotogiornalistico. In questa tua fotografia vedo quindi una giostra precisa in una certa piazza con un panchina e un tale non identificabile, ma dotato di una sua individuale esistenza. Tutto resta nel contingente: luoghi, cose, persone. Per me, la fotografia è una pratica della contingenza. Per i simbolismi c’è la pittura, la grafica…

  7. Crepi il lupo …
    perfettamente compreso il messaggio.
    Grazie :)

  8. Domenico Brizio scrive:

    Recentemente ho visto tre di queste giostre: la prima davanti ai miei occhi in una serata piovosa, la seconda in una fotografia dove i cavalli scappavano, la terza questa.
    La prima non l’ho fotografata, la seconda era evidentemente ‘falsa’ (ma la fotografia può), la terza è la preferita ma non condivido quel che il fotografato ha fatto dopo aver fotografato: mi toglie la gioia del colore.
    E’ una sensazione.

  9. Antonino Tutolo scrive:

    La fotografia classica è fatta di simboli; quella moderna di punti, linee, superfici.
    Fulvio, come me, non ama le “correnti fotografiche stanziali”, che si ripetono per certi periodi: del viraggio, dell’high key, ecc.
    Il problema prospettato da Fulvio è reale e concreto. Ci lasciamo omologare in certi schemi estetici, perché l’unico punto di confronto sono altri omologati come noi.
    Ma il fotografo è un artista; quindi dovrebbe ricercare un’estetica personale, con tentativi, studio, ecc.
    Tuttavia non concordo con Fulvio in merito alla contingenza della fotografia. La contingenza è solo una delle fotografie; ce ne sono tantissime altre, che evidentemente non conosciamo o rifiutiamo.
    La fotografia non è necessariamente contingente. Tutt’altro. Essa è frutto di uno studio, di una ricerca continua e mai statica per creare quel “puzzle della vista, infinitamente seducente” (Diane Arbus) che è la fotografia artistica.
    Se l’immagine fotografica “contiene un messaggio fotografico che fa parte di una pratica di significazione e riflette codici, valori e credenze della cultura nel suo complesso” (Diane Arbus), come può essere slegata dal suo tempo, dai suoi codici, dai suoi valori, dalle sue credenze temporali, dai suoi stili?

    La storia della fotografia (qualunque testo si esamini) è costituita proprio da periodi in cui prevalgono, per un certo numero di anni, certi stili, certe tecniche, certi temi caratteristici.
    Negare queste peculiarità temporali significa che la fotografia dovrebbe essere sempre uguale allo stile di non si sa quale periodo, da chi stabilito, da chi codificato.
    Una fotografia che sarebbe ancor più statica e monotona di quella che si ripete, per fortuna, solo per un periodo più breve: quello del viraggio, della solarizzazione, dei filtri rossi, dell’high key. Perché si ripeterebbe nei secoli dei secoli.

    Non è vero che il simbolismo è legato solo alla pittura e alla grafica. Fotografia, pittura, grafica, architettura, ecc., hanno le stesse regole estetiche e sociali; perché è l’uomo che sa leggere solo simboli noti, ripetuti, scontati.
    Il creativo inventa nuovi schemi, nuovi simboli. Ma, fin quando questi simboli non vengono recepiti dalla massa, la sua estetica non è compresa.
    Questo è il motivo per cui gli artisti sono sempre fuori, soprattutto avanti (se creativi), rispetto al proprio tempo.
    Solo pochi sono in grado di inventare nuovi stili. Gli altri si adeguano, o quanto meno cercano di apprendere tutte le tecniche possibili prima di riuscire a pervenire, col tempo, ad un proprio stile personale.

  10. Antonino Tutolo scrive:

    Ritengo che una fotografia di questo genere (astratta e soggettiva) sia talmente complessa e soggettiva, e la mia sensibilità talmente recettiva, che commentarla mi richiede massima leggerezza e massimo rispetto dell’idea crativa dell’autore. E’ estremamente facile comportarsi come un elefante in una cristalleria.
    Devo osservare e cercare di recepire ogni dettaglio, ogni simbolo per cercare di comprendere quel si cela dietro alle forme bidimensionali, costituite da diverse luminosità di pixel o da ammerimenti superficiali di granuli d’argento (è la stessa cosa).
    Ogni altra considerazione, di omologazione o meno, non mi interessa. Leggo questa immagine.
    La parte alta dell’immagine, se non ci fosse quella patina bruna, mi dovrebbe suggerire letizia, vivace movimento potenziale; quella bassa mi suggerisce immobilità e tristezza, che non sono proprie di un bambino.
    Il bambino/a è in ombra. Il titolo suggerisce che il sogno non dev’essere interrotto.
    Anche se l’idea creativa mi pare eccellente, non trovo precisa corrispondenza tra immagine e titolo.
    La realtà che sogna (la bambina) è al buio. Più che il sogno di una bimba, percepisco angoscia, dubbio, mistero. Istintivamente rifiuto che una bimba possa meritarsi l’angoscia che promana da quei toni scuri.
    Pertanto deduco che l’autore in questa scena proietta le sue angosce, i suoi dubbi, le sue paure di padre, intristendo una scena che, in base al titolo, dovrebbe essere lieta, eterea, in toni alti e sfumati.
    Non so se il messaggio l’ho recepito in modo corretto. Vorrei un riscontro.
    In ogni caso, complimenti all’autore.

  11. @Antonino

    grazie….

    il titolo annuncia “non fermare il sogno”

    combattere confini apparenti attraverso l’immaginazione di un bimbo, momenti che possono riprendere vita, continuare a sognare giochi ed avventure anche se la situazione non lo permette….

    questa l’idea originale, il post “Gotic” come detto da Fulvio
    mi è sembrato congeniale nel raccontare un momento…
    ingrigendo e stravolgendo ancora di più l’atmosfera finta e già irreale di suo dell’outlet village.

    il resto forse… è anima, incontrollata e rivelatrice, ed in questo Antonino hai pienamente ragione.

    ancora grazie.

  12. @Antonino
    “Tuttavia non concordo con Fulvio in merito alla contingenza della fotografia. La contingenza è solo una delle fotografie; ce ne sono tantissime altre, che evidentemente non conosciamo o rifiutiamo.”

    Non intendo avvitarmi in un’ennesima discussione sul sesso degli angeli, per cui mi limito a dirti che la contingenza cui mi riferisco io non è storica, né stilistica o sindacale, ma fattuale. Ogni fotografia, per definizione, è contingente. Almeno fino a quando davanti alla fotocamera ci metteremo qualcosa. Bon, non vado oltre :-)

  13. L’omologazione esiste purtroppo, ma credo che il pericolo sia più presente nelle associazioni e nei circoli che nel web. Questa immagine riprende sicuramente una modalità di presentazione che va molto di moda sul web, favorita dalla facilità digitale; ma non sono da meno le omologazioni che conosciamo tutti da 30 anni nei concorsi fotografici. C’è solo da sperare che, se uno abbraccia uno stile, lo faccia con convizione e forte sentire piuttosto che per scimmiottare. La foto in questione mi attrae per certe cose e mi respinge per altre. Sicuramente ilmodo di presentarla è parte presente al messaggio e forse anche preponderante al significato. Un significato che si cerca con una modalità di presentazione per rafforzare un concetto che forse formalmente lo si sente un po’ debole

  14. franca catellani scrive:

    Una fotografia rappresenta sempre qualcosa. Osservare una immagine fotografica, quasi sempre vi riconosciamo ciò che era davanti all’obiettivo nell’istante dello scatto. Ma è una informazione limitata, ben diversa da quella che ha avuto il fotografo che era fisicamente presente e che ha potuto muoversi osservando quel qualcosa da diversi punti di vista e attraverso tutti i sensi. Vedo un bambino lontano da una giostra, vedo una giostra che non gira , non c’è nessuno che la richiede è li ferma , aspetta il bambino ma lui non si muove perché non sa giocare non sa gioire ,il gioco è solo un sogno i bambini di oggi non sanno piu’ giocare , i bambini di oggi vengono affidati alla tv. Alla play station , i genitori non sanno sognare insieme ai loro figli ! Tecnicamente non la so giudicare , la desaturazione parziale mi rimanda ad evocare un tempo passato per me il messaggio è chiaro ,il messaggio dell’autore è inteso . complimenti

  15. Antonino Tutolo scrive:

    @Fulvio
    “Ogni fotografia, per definizione, è contingente. Almeno fino a quando davanti alla fotocamera ci metteremo qualcosa. ”

    Contingente significa “Che può accadere per caso; accidentale”.
    Certamente è difficile preordinare il soggetto come sarebbe necessario. Invece il pittore può stendere la sua idea creativa, sul quadro, cercando solo nella sua mente. La differenza tra fotografia è pittura è proprio in questo.
    Ma è anche vero che quando si dà un tema per un concorso, lo si riesce a sviluppare, lo stesso, in un modo o nell’altro.
    Quando si cerca con un’idea ben precisa, prima o poi il soggetto si trova, o se ne interpreta uno in un modo idoneo alla nostra idea.
    Inoltre, proprio grazie al simbolismo e all’applicazione di tecniche particolari, è possibile esprimere anche concetti molto complessi.
    Io credo che la fotografia consista proprio nell’interpretare il soggetto secondo uno stato d’animo, un punto di vista ben preciso: secondo la propria idea creatice; più che nel documentare semplicemente quello che si è trovato.
    Quindi, parlando di emozioni, molto facilmente si riea condizionare i significati secondo il proprio sentire.
    Anzi, forse non riusciamo a farne a meno.

  16. @Antonino
    “Io credo che la fotografia consista proprio nell’interpretare il soggetto secondo uno stato d’animo, un punto di vista ben preciso: secondo la propria idea creatice; più che nel documentare semplicemente quello che si è trovato.”

    Perfetto, io la penso diversamente, come ho ben spiegato in vari commenti. Immagino che ci sia ampio spazio per entrambe le pratiche della fotografia senza che per forza una debba essere considerata meglio dell’altra, o, addirittura escluderla ideologicamente :-D

  17. Antonino Tutolo scrive:

    @Fulvio
    “Immagino che ci sia ampio spazio per entrambe le pratiche della fotografia”
    Garantito ..al limone
    :-)

  18. Antonio Corvaia scrive:

    “….Vedrei meglio un rapporto più o meno così…..”
    Ancora non sono riuscito a capire perchè Fulvio Bortolozzo ama scomporre e riproporre le fotografie degli altri assolvendole al suo modo di vedere.
    In questa situazione c’era Marco Polticchia e non Fulvio Bortolozzo. Polticchia avrà la sua sensibilità, Bortolozzo la sua. Non ci piove. Polticchia ha avuto quella visione. Bortolozzo ha guardato una immagine già creata da altro fotografo e riproposta sul monitor di un PC. E’ come se qualcuno, davanti a un quadro di Caravaggio scomponesse e riproponesse un’opera del grande Merisi con un angolo visuale diverso e magari dicesse: sarebbe meglio così! Mah, sarà; comunque l’opera di Polticchia genera sensazioni. Ed è quello che conta.

  19. @Antonio Corvaia
    “Ancora non sono riuscito a capire perchè Fulvio Bortolozzo ama scomporre e riproporre le fotografie degli altri assolvendole al suo modo di vedere.”

    Spero che Antonio Corvaia possa, con il tempo, capirmi meglio. Per intanto posso solo fargli notare quanto Marco Polticchia abbia apprezzato l’attenzione che gli ho dedicato. Questo, per me, è quello che conta.

  20. Maurizio Tieghi scrive:

    molto meglio l’originale della versione attuata da Fulvio, non c’è ombra di dubbio. il fascino dell’immagine sta nella sua drammaticità, tutto quanto messo in atto per accentuare questa percezione è lodevole, complimenti all’autore.

    unico dubbio: l’eskimo in primo piano contiene veramente un essere vivente? potrebbe essere stato messo lì per asciugarsi, forse dentro c’è E.T. che si chiede a cosa serve quello strano aggeggio oppure che rimpiange di non avere una monetina per far girare la giostra.

Leave a Reply