Romualdi Marco – Roma – Ombre in trasparenza

Nella grandiosità di una megastruttura concepita per la moltitudine l’ombra rarefatta dell’elemento umano.


37 Romualdi Marco ombreintrasparenza

Popularity: 1% [?]

Comments (9)

 

  1. Direi che questa fotografia mi acchiappa abbastanza. Trovo attraente la relazione tra la prospettiva diretta e quella riflessa nel vetro, efficacemente rafforzate dalle lunghe linee d’ombra disegnate dalla luminosità esterna che attraversa il colonnato fuori scena. Anche la distribuzione della luce, tendente ad un calibrato bianco e nero in Low Key, accompagna bene la percezione di questo spazio. Solo l’inclinazione verticale della parete vetrata mi disturba alquanto. Una piccola postproduzione geometrica sistemerebbe il tutto. Infine gli umani, trasformati in “ombre che camminano” dal controluce specchiato. Li trovo, come al solito, indaffarati e frettolosi, ma anche spersi, nel contrasto con gli ampi spazi vuoti che percorrono.
    In conclusione, mi sono fatto proprio una bella passeggiata percettiva e ne ringrazio l’artefice, complimentandomi per la riuscita del suo “programma di viaggio”. :-)

  2. franca catellani scrive:

    Complimenti una immagine che acchiappa anche la sottoscrittta il mio sguardo si dirige diritto alla vetrata che riflette le persone . mi rende partecipe al via vai ! sottolineo quel pelo di verticale barcollante a destra la stortura mi disturba bravo ciao franca

  3. Maurizio Tieghi scrive:

    la mega struttura si intravede solo e non incombe come dovrebbe, i toni delicati non creano drammaticità alla scena, non evidenziano la sensazione di solitudine a cui si riferisce l’autore. trovo la presenza di troppo grigio. comunque lo scatto è interessante e gradevole.

  4. Domenico Brizio scrive:

    Più che ombre in trasparenza sono geometrie ‘razionali’ per il passaggio di esistenze, un transito necessario per obiettivi spesso individuali in un disegno di società umana. Vedo le due ‘bande’ nere, sopra a sotto, come due strati di pressione, da cui allontanarsi.
    Prova fotografica con ridondanza di grigio, ma a pensarci bene, molto strumentale all’obbiettivo. Interessante assai.

  5. l’idea mi iace ma trovo che il poco contrato la appiattisca un pò.
    Insomma se posso dare dei consigli, il tipo di ripresa chiamerebbe un taglio + stretto, ovvero taglierei la parte di soffitto della srtuttra che nn aggiunge niente.
    inoltre è lievemente pendente, basta un tocco di forbice e si aggiusta e poi la tonalità di grigio, un pò troppo annacquate (si scrive così no!?) un contrasto + deciso fa rinascere quest’immagine interessante

  6. Marco Romualdi scrive:

    Ho lasciato passare un po’ di tempo, per confondere le idee alla redazione che al lancio di questo blog invitò a non commentare se stessi, ma anche perché ho voluto “digerire le osservazioni “tecniche ” (?) fatte a questa mia prova.
    Tralascio il “pelino di pendenza” anche se me lo perdono (e ci mancherebbe!), in fondo il nostro cervello raddrizza quello che vede solo se stringe il campo visivo. Invece mi vorrei soffermare sul “grigio”…io trovo che quella che viene definita debolezza è invece elemento funzionale all’immagine; oltre le vetrate chh sono in primo piano c’è una forte illuminazione diurna, ovviamente filtrata dai pannelli di vetro non perfettamente bianchi e quindi “indebolita”…ma l’effetto di forte luminosità doveva – a mio parere – rimanere registrata. Anche la tonalità poco contrastata sul fondo serve a giustificare che in quel punto la struttura è aperta verso la parte illuminata a giorno…chiudere le luci avrebbe forse “chiuso il passaggio”.
    Ovviamente mi sono permesso queste considerazioni non per “difendere” il mio operato, ma per proporre un angolo di lettura più analitico.

  7. Antonino Tutolo scrive:

    Anche se la verticale al centro non è “verticale”, la pendenza ai bordi è simmetricamente inclinata verso l’interno. Piuttosto il punto di ripresa avrebbe dovuto essere leggermente più basso e l’inquadratura riequilibrata verso l’alto, al fine di attenuare la deformazione prospettica verso il centro, in alto, dovuta al grandangolo.

    Ma è un aspetto marginale. Contano i significati.
    Piuttosto avrei concentrato maggiormente l’inquadratura sui riflessi e sulle zone più ricche di elementi significativi, tagliando l’eccesso di buio in alto ed in basso, che poco aggiunge all’immagine e certamente rende meno chiara ed evidente la parte significativa l’immagine.
    Quei chiaroscuri rendono la tristezza..
    Personalmente avrei accentuato il contrasto, per evidenziare la geometria delle linee e rendere l’idea di un comune luogo di transito, in cui tanti individui anonimi passano noncuranti, con la fretta di raggiungere la loro meta.

    Ma è un punto di vista personale.

  8. Antonino Tutolo scrive:

    Aggiungo una piccola considerazione, parlando della tristessa.

    Nella vita quotidiana la tristezza è nelle case, in cui i problemi di sopravvivenza e le insoddisfazioni di una esistenza monotona e senza sbocchi approfittano della nostra solitudine per generare in noi angoscia e tristezza.
    Nelle strade e nei luoghi di passaggio mille particolari sviano la nostra attenzione e non ci danno il tempo di pensare

  9. Marco Romualdi scrive:

    Grazie, Tutolo. Hai centrato il mio motivo “emozionale”…la contraddizione tra la grandiosità delle struttura e la “piccolezza” dell’uomo…un rapporto invertito…tristezza, dunque….

Leave a Reply