Grillo Andrea – Termoli (CB) – Il nodo bianco

Il bianco nodo che ho fotografato a bordo di un peschereccio termolese mi fa pensare al lavoro del pescatore che ogni notte ha il solito rituale, la solita speranza, la solita vita. Vive di notte, vive per far vivere. Spera in una ricca pesca, in una fruttuosa nottata. La sua vita è metodica e lenta, rischia la vita ma, si affida alla vita…


225 Grillo Andrea - il nodo bianco

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Comments (14)

 

  1. alberto iacono scrive:

    Quello che vedo in questa fotografia è il particolare di una imbarcazione, una corda da marinaio annodata immagino da mani esperte. E’ inquadrata da vicino, sembra tutto a fuoco, è gradevole, tecnicamente non ho obiezioni da fare. Personalmente, ma non volermene, gli indizi visivi che mi fornisci sono pochi per scatenarmi le sensazioni che hai descritto nella didascalia di accompagnamento. Mi manca soprattutto una presenza umana che possa farmi percepire l’idea che vuoi comunicare. Ecco, utilizzerei questa immagine in un manuale che spiega come eseguire il nodo da marinaio.

  2. L’inquadratura disegna con precisione ed equilibrio il ritratto di un nodo ambientato su una barca da pesca. La consistenza materica così come il tono chiaro della corda sono pregevolmente riportati e distaccano bene il soggetto della fotografia dal contesto. Trovo quindi decisamente riuscita questa prova e mi complimento con l’autore. Volendo cercare il pelo nell’uovo, avrei preferito una leggibilità leggermente migliore delle parti in ombra sulla sinistra, appena sufficiente a far intuire meglio la presenza dei vari dettagli. Giusto per chiedere maggiore tempo e dare ancora più ricchezza di percezione all’osservazione.

    Per quanto riguarda la didascalia, trovo che dia conto del pensiero che ha motivato l’autore alla realizzazione della fotografia. A mio parere, di fronte ad una percezione mediata, come quella che una fotografia suscita, ognuno, autore incluso, può dare innesco a molti pensieri assolutamente individuali e figli delle singole esperienze esistenziali. Per questo motivo trovo sia più interessante lasciare che la fotografia resti muta, pura percezione secondaria. Un momento di contemplazione mediato da un uomo (l’autore) all’interno del quale ciascuno può trovare i simboli e i pensieri che gli appartengono sensa che per foza siano quelli immaginati (e voluti) dall’autore stesso.
    Ovviamente I M H O :-)

  3. franca catellani scrive:

    io non me ne intendo tantissimo e lo sottolineo cosi’ le mie parole scritte verranno lette con questa mia riserva , io trovo molta roba in questa immagine tutto è leggibile quindi tutto ha un peso quasi uguale al soggetto definito nodo che si evidenzia per il colore bianco – trovo molto ingombrante la parte alta sinistra e le catene che in prospettiva sono davanti al soggetto ipotetico nodo . e anche a me manca la fatica dell’uomo ,la sua presenza e anche la luce è piatta e opaca uno scatto che non mi piglia (imho)

  4. Antonino Tutolo scrive:

    Condivido lo splendido commento di Fulvio; soprattutto per quanto riguarda lo stimolo che alcune immagini, pur senza presenza umana, possono generare nel lettore.
    Non è necessaria la presenza dell’uomo per esprimere sensazioni, emozioni, sensibilità cromatica che richiama quella dell’anima.
    Condivido anche parte del commento Di Franca; quella che riguarda la parte alta a sinistra. Recita male nell’insieme. Era necessario lavorare in post per regolarla al resto.
    Aggiungo di mio qualcos’altro.
    La fune bianca, nel tratto orizzontale, attira lo sguardo in modo statico.
    Conosco personalmente Andrea: siamo amici. Ma questa sua foto mi ha fatto scoprire in lui una sensibilità artistica (quindi personale) che ignoravo. Una sensibilità che Andrea può esprimere in modo più sofisticato con lo studio della composizione e della post produzione.

    Un leggero aumento del contrasto forse avrebbe rotto la tenuità dei colori, ma reso l’insieme più congruo ed incisivo.
    Andrea, lavoreremo su questo.
    Intanto mi congratulo con te.

  5. Antonino Tutolo scrive:

    @Franca Catellani
    la fatica dell’uomo è in quelle catene, in quegli strumenti di lavoro, usati ogni giorno, in ogni condizione ambientale. Essi richiamano la veglia e la fatica; il sudore ed i sacrifici lontano dalla famiglia e dalla terra ferma.
    Per questo le parole del commento di Andrea: “al lavoro del pescatore che ogni notte ha il solito rituale, la solita speranza, la solita vita. Vive di notte, vive per far vivere”, risuonano nella mia mente e arrivo a condividere la sua idea creatrice.

  6. franca catellani scrive:

    Sono sempre armata di fantasia e immaginazione , ma in questa specifica immagine questi oggetti , accavallati sono troppo materici ,per il mio immaginario ,la didascalia non mi aiuta , a volte non le leggo, le immagini mi pigliano prima delle parole , chiedo venia ma qui non riesco ad andare oltre –

  7. Maurizio Tieghi scrive:

    fotografia del già visto, trito e ritrito. buona esecuzione ma nulla aggiunge a quanto è già stranoto a tutti. rimando a un faticoso e nobile lavoro? ma tutti lo sono alla loro maniera, spesso sono anche sottopagati. niente di eroico in nodi e catene. più il fotografo restringe il campo di visione e maggiore sarà l’interpretazione del tutto personale che ciascuno fornirà. Basta didascalie particolareggiate, la fotografia rimane sempre la stessa con o senza titolo, con o senza commento, con o senza prefazione. Con o senza questa mia personale interpretazione.

  8. Domenico Brizio scrive:

    Una lettura non facilitata dai numerosi possibili soggetti non argomentati da una precisa indicazione fotografica. A nulla vale qui la parola postuma, anzi si affaccia un senso di troppo pieno, senza bandolo. Imho, naturalmente.

  9. Antonino Tutolo scrive:

    @Franca
    “..in questa specifica immagine questi oggetti , accavallati sono troppo materici ,per il mio immaginario ..”

    @Maurizio
    “ma nulla aggiunge a quanto è già stranoto a tutti. rimando a un faticoso e nobile lavoro? … più il fotografo restringe il campo di visione e maggiore sarà l’interpretazione del tutto personale che ciascuno fornirà”

    Franca, Maurizio, ricordate questi vostri commenti; li richiamerò al momento opportuno, in altra occasione; quando, avendo esperienza più diretta del soggetto, anche voi andrete oltre quello che è strettamente contenuto nell’immagine.

  10. Mauro Marchetti scrive:

    Stiamo osservando una buona immagine, equilibrata e ricca di informazioni, non c’è dubbio.
    Niente incenso pero’ , misura.

  11. Roberto D'Alesio scrive:

    Giusto per dovizia di informazione, quella che avete chiamato corda o addirittura fune, si chiama cima, cima d’ormeggio. Non è un dettaglio questo, in barca ogni “corda” ha un suo nome proprio perchè in caso di emergenza( e in mare succede) i marinai devono capire cosa chiede il capitano in mezzo a intrecci di “corde” e catene. Comunque è come se io chiamassi il diaframma, buco.
    Secondo me la cima bianca è molto piu recente della barca ed è l’unico elemento che mi fa intuire che quel peschereccio è ancora in uso, come ci dice l’autore.
    Essenziale, buona fotografia

  12. Antonino Tutolo scrive:

    @Roberto D’Alesio

    Se l’avessimo chiamata, a ragione, “cima”, qualcuno (magari un montanaro) avrebbe chiesto cos’é una “cima”.
    L’importante non è puntualizzare ma comprendere il sentire altrui.
    Una barca dura anche 40 anni, Una cima si cambia ongi paio d’anni.
    Se la barca è ormeggiata con la “cima” alla “bitta”, con un nodo “mezzi colli” o una “gassa d’amante” semplice o doppia, significa che è in acqua; quindi è in uso.
    Ma tutto questo ha importanza ai fini dell’immagine?

  13. roberto d'alesio scrive:

    @Antonino tutolo
    nessuna, ma se io avrei chiamato l’apertura, buco, lei che deve sempre puntualizzare su tutto, mi avrebbe detto che quel buco si chiama diaframma.
    Ho voluto solo dare un’informazione in piu e me ne scuso, però una cima non è una fune

  14. Antonino Tutolo scrive:

    @Roberto D’Alesio
    “lei che deve sempre puntualizzare su tutto,”

    Il suo intervento, invece, sulla “cima” e sul fatto che essa è più recente della barca, non è puntualizzare ?

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