Spezi Stefano – Fano (PU) – Stessa spiaggia, stesso mare

Si dice “Africa terra di forti contrasti”… Può capitare così che in Kenya la stessa sabbia venga calpestata per tornare al villaggio con la scorta giornaliera d’acqua o presidiata per perfezionare la tintarella (fotografo sotto l’ombrellone compreso…).


105 Spezi stefano stessa spiaggia

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Comments (6)

 

  1. Trovo interessante e riusciti il titolo e la didascalia, ma molto meno la fotografia. Al di là quindi dell’ironia verbale e del fatto socio-politico in sé, la forma visiva è carente, in specie per quanto riguarda i “bianchi”, annegati nella sfocatura. I “neri” risaltano, il fuoco è su di loro, ma basterebbero formalmente a se stessi, come in un bizzaro “balletto della sopravvivenza”, senza quell’intrusione sfocata in primo piano. Il bianco e nero qui gioca un ruolo anche metaforico, che però rimane tecnicamente davvero troppo “grigino” per poter dare il necessario risalto al tutto.

  2. stefano spoezi scrive:

    Grazie Fulvio per il commento anche se non capisco bene il senso che avrebbe avuto raffigurare nel contesto da me voluto le sole sagome delle “indigene”. Volevo proprio rappresentare il contrasto tra le diverse “esigenze” di chi si incrocia in un medesimo luogo nello stesso momento, mettendo i soggetti su piani diversi attraverso la sfocatura. Uno solo dei due gruppetti, senza l’altro, avrebbe secondo me stravolto il senso del tutto.
    Accetto ovviamente di buon grado le critiche sulla conversione bn di questa diapo digitalizzata.

  3. @Stefano
    “raffigurare nel contesto da me voluto le sole sagome delle “indigene””

    Sì, capisco di non essere stato chiaro. Intendevo dire che l’unica parte risolta come forma, quindi autonoma, della fotografia è secondo me quella delle 4 figure indigene, che hanno tra loro una relazione (balletto) interessante in se stessa. Con questo non voglio dire che una fotografia con le sole 4 figure sarebbe stata pertinente con le tue intenzioni. Tutt’altro. Desideravo però mettere in evidenza che, dal punto di vista strettamente formale, solo quella parte della fotografia mi appare risolta, mentre il primo piano sfocato non è sufficientemente correlato. Per pura ipotesi, penso che un diaframma ben più chiuso (anche se mi rendo ben conto che operativamente non era magari possibile adottarlo), avrebbe forse ricondotto ad una relazione adeguata il primo e il secondo piano.

    Ovviamente, il tutto IMHO.

  4. Domenico Brizio scrive:

    L’eleganza naturale delle figure keniote constata con la pigra opulenza adagiata sui giacigli al sole: manca la forza estetica del primo piano, ed è debole la stessa relazione estetica tra le due parti contrastanti della fotografia, come ha rilevato Fulvio.
    Lo sguardo va tutto per l’ondeggiante e ritmica deambulazione davanti alle onde del mare.

  5. Antonino Tutolo scrive:

    L’immagine mette in risalto la differenza tra chi lavora e chi se la gode; tra chi si toglie il costume per abbronzarsi e chi “abbronzato” lo è già, e lavora dalla mattina alla sera per quel poco che gli consente di sopravvivere, nonostante il proprio continente, la propria nazione abbia ricchezze incredibili, che noi deprediamo.
    “Stessa spiaggia, stesso mare”, un titolo indovinato e pertinente; ma qualcuno lavora ed altri no: un popolo di formichine nere, dal portamento dignitoso.
    Non a caso, un tempo, per acquisire il portamento elegante, le ragazze di buona famiglia imparavano a camminare col libro sulla testa.

  6. Marco Romualdi scrive:

    Colgo un elemento di forte disturbo in questo scatto, che mi pone dei problemi di lettura sia sotto il profilo contenutistico (distrae dal rapporto tra figure in “rosolamento” e silhouettes sulla battigia, rapporto che ritorna in ballo solo dopo la percezione del significato sotteso al titolo della foto), sia sotto il profilo estetico (limita fortemente il campo di applicazione dello sguardo del lettore). L’elemento è quel palo nel terzo di destra, che non fornisce nemmeno elementi di comprensione del contesto (che si tratti di ombrellone risulta solo dalla nota di accompagnamento dell’autore, senza di essa sarebbe un palo e basta).

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