Gianzi Gaetano – Corigliano Calabro (CS) – I sassi di Matera

Un luogo di gran suggestione!


122 Gianzi Gaetano sassimatera

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Comments (13)

 

  1. Conosco il luogo e anche questo momento del giorno in cui le luci sono accese con il cielo chiaro. Ricordo la suggestione, quasi come di fronte ad un inatteso presepe attuale. Oggi ancor più forte per la volontà di quanti hanno ristrutturato in chiave fiabesca i vecchi sassi.

    La fotografia, vista a monitor, non mi restituisce però l’intensità presente sulla scena. Il bianco e nero (verrebbe da dire il “nerissimo e grigio chiaro”) carica i contrasti confondendo le forme e appiattendo la profondità. Rimane la struttura urbanistica, dilatata però e separata dal grandangolo tra un forte primo piano in basso e una prospettiva allontanatissima della parte alta del centro storico.
    Nel complesso queste scelte formali mi paiono allontanarsi troppo dalle possibilità intriganti della percezione sul posto. Questo mi porta a non trovare, per mio conto, riuscita la fotografia.

  2. Domenico Brizio scrive:

    La prima cosa a pelle davanti a questa fotografia: mi piacerebbe a colori. Poi penso: l’autore l’ha voluta così ed è giusto. Il cielo sembra non essere il cielo-sopra-questo-paesaggio ma un altro cielo, da un’altra parte, buono su un altro luogo della Terra.

  3. Mena scrive:

    E’ magica! Complimenti, Gaetano!!!

  4. Antonio Corvaia scrive:

    …..penso….che quando ci poniamo davanti ad una fotografia, qualsiasi fotografia, dovremmo fare, tutti, uno sforzo immane per cancellare dalla nostra testa il “come” noi “avremmo” interpretato la medesima situazione se fossimo stati nello stesso luogo e nello stesso momento ovvero come quello stesso luogo, in situazioni diverse, ha già infuenzato la nostra visione…..penso…..molto sommessamente che Ghirri ha centrato nelle sue riflessioni teoriche questo quando affermava “non mi sono mai trovato molto d’accordo con molta parte del mondo della fotografia. Troppo spesso questa declina le proprie potenzialità, per rifugiarsi nell’emozione del colore, nella ripetizione ossessiva, nell’uso ripetuto e stucchevole dello stile, nella catalogazione, nelle esasperazioni formali. Certi aspetti maniacali mi sembrano pericolosi: la fotografia come afasia del vedere, anticamera per l’anestesia dello sguardo. La necessità di essere originali, creativi a tutti i costi, la disperata ricerca del nuovo…”.
    Io non sono mai stato a Matera, ma la conosco per le sue peculiarità da letture e altre immagini.
    Gianzi ha voluto, così, interpretare questa città, ha fotografato quello che ha visto, per comprenderlo e per trasferire a noi queste sue sensazioni.
    Io penso ci sia riuscito.

  5. …penso… che ognuno di noi dovrebbe pensare, fotografare e scrivere seguendo la propria personale inclinazione, ma questo non significa che esista un unico modo omologato o ritenuto “migliore” di un altro per osservare ed esprimersi sulle fotografie altrui. Ciascuno può decidere liberamente cosa trattenere o rigettare di quanto, educatamente, viene scritto sul proprio lavoro.

    La maniacalità e l’afasia richiamate dal compianto Luigi appartengono proprio alle ortodossie dei circoli, ai riti consumati dell’incensamento reciproco all’interno di comunità autoreferenziali dove con l’alibi del rispetto dell’autore si costruiscono conformismi reciprocamente celebrativi.

  6. Andrea Vero scrive:

    Fulvio ha espresso in maniera profonda tutto il senso che io trovo in questo blog. Senso che cerco di cogliere al massimo per imparare…. Grazie a tutti.

  7. Antonino Tutolo scrive:

    Concordo sul fatto che l’autore ha il diritto di scegliere qualunque modo espressivo per esplicitare la sua idea creativa; e chi legge l’immagine deve interpretarla nella chiave imposta dall’autore; non in modo soggettivo.
    Questo è il senso del discorso anche di Ghirri.

    “la fotografia come afasia del vedere, anticamera per l’anestesia dello sguardo.”
    Molti si sentono obbligati ad un modo di esprimersi non si sa da chi trasformato in regola; ma imperante, e da cui è difficile allontanarsi. Invece il fotografo dev’essere libero.

    “La necessità di essere originali, creativi a tutti i costi, la disperata ricerca del nuovo…”.”
    In questo Ghirri credo critichi chi, invece dei contenuti, si limita alle esteriorità. Pensando che la cosa strana, complicata, artificiosa, sia “il nuovo”.
    Invece il nuovo è fatto di concetti, di semplicità, non di sola esteriorità.
    Allo stesso modo, chi ripete immagini in B/N che non hanno un punto di vista creativo personale, ma sono solo semplice applicazione di regole e tecniche fotografiche (come in questa immagine, credo in HDR), non fa che ricadere nell’altro concetto di Ghirri:
    “..nella ripetizione ossessiva, nell’uso ripetuto e stucchevole dello stile, nella catalogazione, nelle esasperazioni formali.”
    Quindi, fotografia libera; magari non eccelsa nello stile, ma frutto di pensiero e di creatività soggettiva ed originale.
    Perché la tecnica si può migliorare nel tempo, ma i significati, i motivi che spingono a scattare devono essere ben chiari e significativi dall’inizio.

  8. Domenico Brizio scrive:

    @ Antonino

    “chi legge l’immagine deve interpretarla nella chiave imposta dall’autore”

    Rivendico di interpretare una fotografia per come la vedo, la sento, la comprendo. Il diktat non è mai stato alleato dell’arte e nemmeno una prerogativa dei ‘fruitori’ per usare un termine in bilico.

  9. cosi, ad un primo sguardo, mi sembra un pò dispersiva, del tipo ” si faccio una panoramica” e poi penso “ehi già che sono a matera ci metto questo bel titolo”
    io vedo un centro storico antico come centinaia in italia, vabbeh che l’autore mi dice che è matera ma io ho in mente altre immagine dei famosi sassi di matera che spiegano meglio il perchè del nome.

  10. Maurizio Tieghi scrive:

    Non reputo particolarmente interessanti, fotograficamente parlando, i luoghi dove la suggestione è ormai stereotipata nell’immaginario collettivo. La fotografia stessa deve essere “il luogo”, dove la suggestione si crea e si condivide non per il soggetto rappresentato ma per il pensiero espresso dal suo autore.

  11. Antonino Tutolo scrive:

    @Domenico Brizio
    “Rivendico di interpretare una fotografia per come la vedo, la sento, la comprendo. Il diktat non è mai stato alleato dell’arte e nemmeno una prerogativa dei ‘fruitori’ per usare un termine in bilico”.

    Perdona il mio dissenso.
    Ma la tua affermazione mi fa venire in mente coloro che bruciano i libri perché non li condividono o non li comprendono. Hai presente i Budda fatti saltare in aria dai talebani? Oppure i libri non tradotti perchè non condivisi.
    Dal non comprendere o non condividere al distruggere il passo è breve.
    Ti consiglierei di leggere una poesia di Borges o “La recherche du temp perdu” di Proust.
    Se vuoi comprendere Borges o leggere “La recherche” fino al settimo volume (in realtà sono di più, perché alcuni sono doppi) devi metterti con la buona volontà e predisposizione.
    Di primo acchitto, come pretendi di leggere un’opera senza preparazione, senza disponibilità a comprendere, ad immedesimarti, ad andare fino in fondo, comprenderai molto poco.
    Allo stesso modo ogni fotografia, ogni tema, ogni soggetto, ogni significato, hanno un’età ed un tempo.
    L’oggettività, l’universalità sono un sogno.

  12. Antonino Tutolo scrive:

    Dal “Vecchio testamento” e dal Vangelo sono venute fuori decine o centinaia di entità religiose, ciascuna diversa dall’altra. Ognuno ha letto a “suo modo”.

  13. Domenico Brizio scrive:

    @Antonino

    Ho letto molto Borges (che mi piace molto perchè assomiglia a certa fotografia) e posseggo tutti i tomi della ‘Recherche’ (i volumi dipendono deall’edizione che hai… la mia ne ha di più di sette ma la cultura non si misura a peso o unità :-) ), ma sono vieppiù convinto di continuare a fare e vedere una fotografia come la vedo, sento e comprendo. E rivendico anche il sogno: non a tutti è concensso e mi sento un privilegiato.
    Come potrei ‘interpretare’ una fotografia in modo diverso da come sono fatto? Se tu ci riesci sei universale: dunque stai sognando.

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