Firmani Giovanni – Viterbo (VT) – Viali

Correre su un viale, il gesto di un attimo che passa, tinto del colore che indossa una bambina che sfugge alla presenza vigile dell’adulta


151 Firmani Giovanni  viali

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Comments (14)

 

  1. Domenico Brizio scrive:

    Non vedo particolari pericoli da sfuggire (il bianco vialetto bombato? i fossati appena accennati? l’ombra cupissima sullo sfondo?), ne la presenza dell’adulto la percepisco come vigile.
    Mi infastidiscono quelle macchioline – non sassolini – presenti sul vialetto. Un esperimento lastricato, come a provare. Di certo un esercizio di ricerca.

  2. Il rosso è il perno di tutto.
    La costruzione verbale e formale con cui si tenta però di sostenerlo esteticamente mi appare troppo scopertamente artificiosa. In linea con l’attuale speranza neopittorialista che i “difetti” ottici (inclusi gli “sporchi” che fanno tanto “pellicola strofinata sulla pelliccia del gatto”…) diano pregio artistico a fotografie che come normali tracce ottiche non ne potrebbero avere.

  3. franca catellani scrive:

    vero ! il rosso è il punctum dell’immagine . è il rosso di un presagio , il rosso dell’incombenza , vedo una bambina corre su un vialetto bianco , visibile in luce si allontana dalla madre si sa i bambini sono esseri liberi non vogliono recinti o mani che li conducono
    in fondo al vialetto forme buie non definite , una incognita rappresentante il pericolo , un destino inquietante – mi mette ansia (per fortuna i miei figlioli son grandi )

  4. Antonino Tutolo scrive:

    Il titolo mi pare troppo generico. Quindi sono portato ad un’interpretazione soggettiva; ovviamente derivante dal mio personale sentire.
    L’immagine è valida e molto significativa.
    Il rosso dell’abito della bambina è sinonimo di una giovanile e spensierata esistenza vivace.
    Il passo allegro che allontana la fanciulla dall’osservatore, e dal presente, sotto lo sguardo vivo del genitore, meriterebbe la garanzia di un futuro lieto e sereno, lungo quel vialetto bianchissimo e delimitato dell’esistenza.
    Il rosso dell’abito contrasta col complementare verde dell’erba, ed è svilito dalla cornice scura dell’immagine e dal buio misterioso della parte alta della stessa.
    La giovane vita si allontana dalla sicurezza del presente (viale chiaro e presenza della madre), dirigendosi con giovanile ingenuità verso un orizzonte misterioso e per certi versi incombente (la cornice scura).
    L’immagine mi fa presagire un dramma.
    Complimenti all’autore

  5. Antonino Tutolo scrive:

    Dalle origini, ormai remote, della fotografia, ogni possibile errore, carenza, difetto tecnico è stato sfruttato, da milioni di fotografi come una nuova tecnica fotografica.
    Non dovrebbe essere necessario ricordare la lunghissima lista di procedure tecniche che ormai fanno parte del bagaglio di ogni fotografo (viraggi, contrasti, solarizzazioni, montaggi, sviluppi particolari, filtrature testa colore, temperature bagni alterate di proposito, mascherature, bruciature, aloni, vignettature, obiettivi che alterano la prospettiva, ecc., ecc.)
    Ogni errore del passato è diventato elemento creativo del presente e del futuro.
    La fotografia è fatta di tutto questo.
    Se poi qualcuno vuole imporsi dei limiti, è padronissimo.
    Ma generalizzare ed imporre ad altri il proprio modo di vedere non è saggio.
    La fotografia, nel mondo, è fatta di tutto questo. Non lo si può negare o nascondere.
    Ed, a mio avviso, è giusto che sia così.

  6. Maurizio Tieghi scrive:

    il rosso è fotogenico, è una legge fisica e dipende essenzialmente dalla lunghezza d’onda della sua radiazione
    audace la sceneggiatura che non fa rima con l’inquadratura, forse l’adulta non è troppo vigile perchè più attenta a mettersi in posa che ad impedirne la fuga
    nella pittafotografica tutto è lecito, l’immaginare è aanche saper osare, nutro comunque sincera stima per l’Autore

  7. vabbeh… io che parlo di empatia dovrei poter riuscre a entrare nella foto invece mbo….
    mossa e sfocata per creare un effetto onirico metafisico o che
    Ma non mi acchiappa.
    Presagire un dramma…ammazza….io credo che in questo tipo di foto ognuno ci vede quello che il suo carattere e la sua personalità suggeriscono, forse chi ci vede un dramma imminente non è molto ottimista di natura…
    poi ripeto, su questa foto io proprio non riesco ad “esercitare” la mia empatia

  8. Libera interpretazione doverosa per ognuno. Quella più vicina alla mia è di Tutolo. Per i vecchi vezzi da vecchia pellicola, non so dire quanto aiuti a dare enfasi. Mi diverto spesso a rifare queste cose pensando al passato, spesso utilizzando proprio la pellicola: personalmente mi diverto, spero di non annoiare chi guarda o di non essere ripetitivo. Il rosso – è vero – attrae di per sé; la fuga verso la fine del viale può essere vista simbolicamente o anche solo come fatto estetico di un rosso che percorre una strada bianca con qualche ombra sul cammino. Per me è anche una bozza di uno schizzo, eventualmente da definire meglio in qualcosa di meglio costruito e tecnicamente impeccabile.

  9. Antonino Tutolo scrive:

    @Donatella
    “io che parlo di empatia dovrei poter riuscre a entrare nella foto invece mbo….”

    L’empatia è un punto di arrivo. Essa risulta spontanea solo coi soggetti vicini al nostro sentire.
    Un’immagine, un’opera sono come un testo scritto; lo si può condividere, può colpirci intimamente oppure può risultarci estraneo ed indifferente.
    Ma chi legge deve cercare in ogni caso di sintonizzarsi sulla lunghezza d’onda dell’autore, coglierne ogni particolare, recepirne il messaggio.
    Poi ognuno trae le sue conclusioni. Invece, normalmente, verso alcune opere ci si dispone di traverso, per istinto.
    Ma l’empatia è “un atteggiamento verso gli altri caratterizzato da uno sforzo di comprensione intellettuale dell’altro, escludendo ogni attitudine affettiva personale (simpatia, antipatia) e ogni giudizio morale”. (Wikipedia)
    Quindi, se non riesci a comprendere l’opera, non sei empatica; non riesci a sintonizzarti sull’autore.
    Ma non è importante condividere; occorre solo comprendere.

  10. franca catellani scrive:

    riguardando questa immagine , mi viene spontaneo pensare al “”"frame”" di una pellicola , la scena si è fermata , è stata stoppata e chi la guarda prova il desiderio di continuare mentalmente le scene successive , per me questa foto è molto valida perchè lascia aperta la comunicazione a chiunque la visiona Bravo Giovanni

  11. x tutolo,
    si ma se uno comprende e non riesce a condividere resta comunque distaccato, osserva dal di fuori, osserva ma non partecipa e allora che gusto c’è?
    dice “si vabbeh ok e allora?”

  12. Antonino Tutolo scrive:

    @Donatella

    si ma se uno comprende e non riesce a condividere resta comunque distaccato, osserva dal di fuori, osserva ma non partecipa e allora che gusto c’è?”

    Certamente non si condivide e non si ama tutto quello che è intorno a noi.
    Ma la conoscenza e la comprensione di ciò che ci circonda ci dà il metro del nostro essere e di ciò che possiamo aggiungere alla nostra esistenza.
    Non rileggiamo sempre i soliti libri; ne cerchiamo altri. Cerchiamo di conoscere nuovi e diversi modi di vivere, di pensare.
    Alcuni di essi non ci serviranno (al momento); magari torneranno utili domani, quando saremo più maturi; oppure ci aiutano a comprendere altri modi di emozionarsi, di ragionare, di vivere.
    Infatti abbiamo la curiosità di leggere anche libri che non ci sono affini.
    Osserva l’apertura mentale di chi, per lavoro, per viaggi, per esperienze dirette ed indirette, viene a contatto con altre genti, con altri luoghi. Confrontala con chi vive nella sua scatola, circondato solo dalle cose che comprende ed ama.
    La fotografia è un lingaggio di comunicazione che consente di dare e ricevere conoscenze, esperienze, senzazioni, sentimenti nostri o altrui.
    Per questo è arte.
    Lo stesso autore, nell’atto di fotografare, prende contatto molto diretto con quello che lo circonda; è costretto all’osservazione, allo studio, all’esame di quello che sta fotografando.
    Quindi fotografare è introspezione e comunicazione.
    D’altra parte prendere in considerazione solo ciò che piace, che ci colpisce immediatamente, è come rivedere ciò che è già stato recepito, memorizzato, scontato; quindi è una limitazione nell’impiego della propria intelligenza conoscitiva e critica.
    Chi non è disposto al confronto, alla conoscenza finisce con l’essere integralista, protezionista dei propri convincimenti.
    Questo porta al mancato utilizzo, alla paralisi della propria intelligenza cognitiva.

  13. Devo dire che mi piace proporre cose diverse dal solito proprio nello spirito dell’ultimo intervento di Tutolo. Sperimentare, essere curiosi verso ciò che ci viene fatto vedere. Se facessi le stesse cose degli inizi (30 anni fa) mi annoierei da morire (o forse avrei smesso di fotografare). Il rischio dei gruppi o delle associazioni è quello di generare un “gusto unico”. Per fortuna non tutti vogliono vedere sempre le stesse cose (al di là di quanto poco o tanto possono valere le cose nuove)

  14. Antonella E. scrive:

    Sono d’accordo con Domenico Brizio: anche a me quelle macchioline danno fastidio. Maurizio Tieghi, dal canto suo, è riuscito ad estrarre l’”anima” dello scatto: è il cappottino rosso della bambina, il fulcro di questa foto (conosciamo tutti il “potere” del rosso…). In compenso – mi riaggancio, ora, al commento di Fulvio Bortolozzo – la maniera in cui lo scatto è stato costruito attorno al colore rosso non mi soddisfa. Non so, non ne subisco il fascino, ecco tutto. Apprezzo comunque il punto di vista dell’autore, quel suo gusto per le cose nuove e la voglia di sperimentare.

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