Vero Andrea – Alba (CN) – Insostenibile leggerezza dell’essere

L’ispirazione che mi ha portato a compiere lo scatto è stata il ritorno alla mente del titolo del romanzo di Kundera….
In quello stelo vedo tutta la leggerezza dell’essere, qualunque esso sia….


341 Vero Andrea Insostenibile leggerezza

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Comments (12)

 

  1. franca catellani scrive:

    Insostenibile leggerezza dell’essere nasce da un proverbio tedesco “cio’ che si verifica una sola volta è come se non fosse mai avvenuto “”” il paradosso è contrapposto nella necessità umana di ritrovare un significato in una esistenza sfuggente ed evanescente .
    Quindi nell’immagine piacevole ,proposta .non vi posso leggere il pensiero di Kundera,è una piacevole foto composta bene -delicata cromia pastello lo sfondo sfocato mi evoca l’emozione della poesia mi suggerisce un pensiero poetico ;; Taccia ogni voce , cessi il frastuono la natura si percepisce nella quiete , nell’assoluto silenzio ………….

  2. Domenico Brizio scrive:

    Si, il ‘mio’ Kundera non c’è, il ‘mio’ Kundera è fuori dalla Natura, il ‘mio’ Kundera è nell’anima umana, nelle sue insicurezze e nelle sue affascinanti contraddizioni legate al sentire, nel suo ubiquitario senso di giustizia sociale…
    Qui ritrovo una buona composizione di un soggeto con tre sembianze perchè lo sfondo concorre a scomporne la forze espresssiva.

  3. Insomma, è una precisa fotografia a colori di uno stelo su uno sfondo sfocato dal diaframma aperto. Punto.

    Ognuno potrebbe prenderne spunto per fare le riflessioni che desidera. Ritengo per questo sterile cercare per forza di appiccicare significati verbali alle tracce ottiche. Sono splendidamente mute e si limitano a “presentare” delle quasi percezioni che hanno interessato l’autore. Misteriose come dei Kōan, aperte sul nulla come la vertigine dell’essere vivi.
    Accontentiamoci di questa sublime esperienza performativa senza volere che significhi qualcosa d’altro.
    Se ci si riuscisse, si uscirebbe finalmente dal tardo idealismo crociano-italico che divide tutto in forme e contenuti. Una tara che ci tiene ben lontani dai migliori esiti della fotografia artistica internazionale.

  4. Maurizio Tieghi scrive:

    Titolo sublime che fabulazione antica germanica diventa nell’era del consumismo uno splendido slogan pubblicitario. Perfetto titolo da usarsi per un libro, per un film, per un prodotto dietetico e persino per una fotografia. Evocare Kundera significa consolare tutte le sorelle ed i fratelli di latte per nostri molti anni, ritrovarci ora fotoamatori e non calciatori o viaggiatori mi fa un poco di malinconia.
    La precisa fotografia richiamo al dovere di Fulvio, questa volta (o forse ogni volta) preferisco raccontarmi un’altra favola senza lieto fine.

  5. Antonino Tutolo scrive:

    Ciascuno è libero di ragionare come vuole.

    In ogni opera c’é chi guarda al contenuto concettuale, chi si limita alle forme ed ai colori, chi disdegna anche queste e considera solo la materialità del supporto e dei pigmenti.
    Daniele da Volterrra, fu il pittore che nascose le pudende delle “creature” di Michelangelo, per ordine papale.
    Troppo sconce per molti.
    Troppo vere, per altri.

    “cio’ che si verifica una sola volta è come se non fosse mai avvenuto “

    Ogni attimo della vita di ogni essere dura, appunto, un attimo e di esso non resta che il ricordo.
    Ma l’uomo non riesce a vivere senza dare un significato alla propria esistenza, alle sofferenze, ai sacrifici che lo attendono ogni giorno.
    Da qui nasce l’esigenza di un sentire spirituale, ideale, soprannaturale; che sia punto fermo nel trascorre di giorni che si dissolvono come l’aria.

    Alcuni esseri sono più pratici e badano solo al concreto.
    Ma quasi sempre, scavando dentro di loro, si trovano lo stesso tracce spirituali e ideali.
    Perché annullare le illusioni altrui, senza fornire nulla di reale, di consistente, in cambio?
    Ci ha provato Marx; il comunismo reale. Un fallimento.

    Condivido l’idea di Andrea Vero.
    La sua immagine è ambientata al crepuscolo (“l’ora che ai naviganti intenerisce il cuore”). L’ora che stimola alla speculazione interiore, con la presa d’atto dell’evanescenza della propria esistenza.
    Solo alcuni dei rametti della pianta selvatica sono a fuoco, individuabili con precisione; gli altri sono sfocati, sfumati, inconsistenti.
    Proprio come i pensieri e le angosce serali, stimolate da qualcosa di non definito, di irrazionale, di ancestrale.
    Le tracce dell’uomo scaturiscono dalla notte dei tempi ed ogni sera si nascondono nel crepuscolo prima, nel buio dopo. Domani ci sarà un altro giorno?
    Bellissima immagine
    Complimenti all’autore.

  6. Antonino Tutolo scrive:

    In certi casi, come in queto, non importa se il pensiero è nuovo o antico. In ogni caso esso è legato ad un bisogno interiore. L’autore dimostra sensibilità. La sua immagine la racconta, la palesa.
    E’ un uomo. I suoi pensieri, i suoi problemi spirituali sono condivisibili, immortali. Sono nati con l’uomo e condivisi da tutti gli esseri umani.
    Non importa se è originale o meno. Conta il suo sentire che condivido e rispetto.

  7. Andrea Baldi scrive:

    secondo me signori dovreste limitarvi a essere critici nello scatto e lasciare da parte tutte le vostre filosofie … siamo sul un blog di fotoit … mi meraviglio !

  8. Domenico Brizio scrive:

    @ Andrea Baldi

    ” mi meraviglio!”

    La meraviglia è l’anticamera della gioia: lietissimo(i?) di contribuire forse e in qualche modo ad elargirne!

  9. Antonino Tutolo scrive:

    @Andrea Baldi
    “secondo me signori dovreste limitarvi a essere critici nello scatto e lasciare da parte tutte le vostre filosofie … siamo sul un blog di fotoit … ”

    Criticare il comportamento degli altri, senza criticare la foto, non è certo il modo di dare l’esempio. Come dire: “Si parla bene e si razzola male”.

    A questo punto vorrei comprendere cosa significa “criticare lo scatto”.
    “E’ bello? E’ brutto? Mi piace? Non mi piace? Ha l’orizzonte storto?
    Ogni altra considerazione è comunque filosofia.

  10. Maurizio Tieghi scrive:

    la foto non mi piace in quanto il soggetto in primo piano viene sacrificato dall’incombente sfondo.
    compiuto il dovere di critica alla foto mi permetto di considerare molto pertinente quanto scritto da Andrea Baldi, condividendone il pensiero espresso, finalizzando il tutto ad aumentare il numero dei soci che appendono loro parole, come possono e sanno fare, alle foto esposte. Dopo i promettenti inizi sono “spariti” i critici ufficiali della FIAF, sicuramente impegnati in faccende più importanti.

  11. Andrea Vero scrive:

    Ringrazio tutti quanti per i commenti e gli spunti di riflessione che mi avete dato, ne farò tesoro.
    Alla prossima.

  12. si poetica come idea,
    il vento muove il soggetto che di per sè non lo trovo particolarmente accattivante anche se i colori del tramonto ed il mosso aiutano a creare quell effetto poetico di cui sopra.
    io insisterei sul concetto fotografando altre insostenibili leggerezze che di sicuro si possono osservare in ogni filo d erba o goccia di pioggia che sta per scrollarsi dalla foglia etc etc.
    magari in bn, soprendendosi con particolari a cui non faremmo mai caso, potrebbe risultare interessante.

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