Bruni Marco – Arezzo – C’è un tempo perfetto per fare silenzio


245 Marco Bruni tempo perfetto

A volte si cercano tecniche particolari per affrontare in maniera non usuale dei temi ormai esplorati migliaia di volte, a volte è lo stesso soggetto che ci incita a esplorare nuove tecniche suggerite dalla propria sensibilità, in ogni caso vale sempre la pena di interrogarsi e verificare se e come possiamo rappresentare il nostro stato d’animo. Non è facile, ma il nostro Autore dimostra un’ottima capacità di pre-visualizzazione e di progettazione del risultato finale, utilizzando in questo caso il distacco dell’emulsione polaroid.
I pensieri sono inizialmente ancorati a una costruzione, la Civiltà, poi si spostano sugli alberi, la Natura, e si depositano quindi sulla linea dell’orizzonte, l’Infinito, dove mare e cielo non si incontrano mai, dove aria e acqua sono un tutt’uno.
E in questa atmosfera si evoca solo il silenzio, non solo quello fisico dei rumori della civiltà, delle onde che si infrangono, del vento che soffia, ma anche e soprattutto quello interiore, che è predisposizione ad ascoltare sensazioni e percezioni, pensieri e sentimenti.

Beppe Bolchi

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Comments (17)

 

  1. Domenico Brizio scrive:

    Accolgo l’invito del titolo: anche il silenzio della parola.

  2. franca catellani scrive:

    Mi piace l’idea della ricerca e di questa tecnica creativa “Polaroid emulsion lift”. mi piace l’dea del manufatto (è proprio vero in me c’è un atteggiamento artigiano ) ….il fare
    qui non basta una fotocamera e scattare qui bisogna prima ideare e progettare ed eseguire , questo tipo di immagine mi avvicina” all’immagine poetica ” dell’arte . Le varie operazioni che include questo- fare- , ogni passaggio -diventa un’attesa e una sorpresa , completa il pensiero artistico . In questa specifica immagine anche le gamme azzurre rendono irreale . e ideologico lo scatto . e il silenzio lo percepisco immensamente la lettura in tre frammenti slacciati che si completano, si rincorrono , si riuniscono , anche il mio occhio li completa e poi li scompone , poi di nuovo li unisce —mamma mia se mi piace – Ho assistito anni fa a Rimini al convegno Fiaf c’era presente il circolo Polaser che faceva partecipare chi voleva . naturalmente ho detto si subito , peccato che è rimasta la mia unica esperienza complimenti scommetto che questa immagine non sarà, ma sola avrà altre sorelle vero? ciao franca

  3. La tecnica è seducente, persino in senso tattile.
    L’escamotage del titolo allontana poi ogni obiezione. Una trappola perfetta per i sensi, ma fine a se stessa.

  4. Maurizio Tieghi scrive:

    Devo chiedere aiuto a Barthes:

    La fotografia deve essere silenziosa (vi sono foto reboanti, che io non amo): non è una questione di discrezione, ma di musica. La soggettività assoluta si raggiunge solo in uno stato, in uno sforzo di silenzio (chiudere gli occhi, è far parlare l’immagine nel silenzio) La foto mi colpisce se io la tolgo dal suo bla-bla: Tecnica-Realtà-Reportage-Arte, ecc. : non dire niente, chiudere gli occhi, lasciare che il particolare risalga da solo alla coscienza affettiva.

    Non risale, difetto di affetti.

  5. accolgo l’invito al silenzio e guardo volentieri

  6. Antonino Tutolo scrive:

    Condivido il bel commento di Franca Catellani.

    E’ una splendida immagine. Splendida l’idea, sofisticato il gusto compositivo, ottima la gestione moncromatica, ottimo l’impiego del “collage di tecniche” creativamente finalizzato al risultato finale, senza esitazioni e con grande padronanza delle proprie capacità.
    Un’immagine artistica, da grande mostra.
    Complimenti

  7. Francesca scrive:

    Mi ha sempre affascinato tutta l’arte creativa che ruota intorno alla polaroid…
    Buona composizione, mi piacciono i colori e l’idea, ed il titolo è azzeccaissimo…Complimenti!

  8. Antonino Tutolo scrive:

    Polaroid emulsion lift. Una tecnica che non conoscevo.
    Buono a sapersi

  9. La tecnica è seducente, persino in senso tattile.
    L’escamotage del titolo allontana poi ogni obiezione. Una trappola perfetta per i sensi, ma fine a se stessa.

    condivico in pieno il commento di bortolozzo.
    aggiungo che non mi empatizzo tanto pur condividendo in pieno il concetto che ci sta dietro ma se il concetto è cosi semplice chiaro e cristallino era necessario esprimerlo con una tecnica cosi” complicata”
    Ecco quello che mi dispaice un pò è che sembra si sia persa la voglia di realizzare foto semplici ed immediate anche se pur sempre artistiche per “grandi concetti” ma ovvi e fondamentali e tanto ovvi e fondamentali che molto spesso l’uomo se ne dimentica o mette da parte

  10. Antonino Tutolo scrive:

    @Donatella
    “Ecco quello che mi dispaice un pò è che sembra si sia persa la voglia di realizzare foto semplici ed immediate”

    Basta che uno inserisce “una” immagine meno semplice ed immediata ed a tuo dire “s’é persa la voglia di realizzare foto semplici ed immediate.

    L’importante è non sforzarsi mai

  11. we non è mica la prima foto che vedo cosi in stile….
    poi posso dir la mia o c’è la legge bavaglio anche in campo fotografico????

  12. Antonino Tutolo scrive:

    @Donatella
    “poi posso dir la mia o c’è la legge bavaglio anche in campo fotografico????

    Certamente.
    Ma gli altri, allo stesso modo, possono dire la loro, senza che tu li ridicolizzi con la presunta “filosofia”?

  13. ma chi ridicolizza !!
    solo perchè mi esprimo in maniera + leggera nn vuol dire che ridicolizzi.
    volevo solo imbastire un discorso ma senza prendersi troppo sul serio che fa sempre bene alla salute

  14. Antonino Tutolo scrive:

    @Donatella
    Oggi si. E sei simpatica.
    Ma l’altra volta (parole, parole, parole) no.

  15. Antonino Tutolo scrive:

    @Donatella
    “..ma se il concetto è cosi semplice chiaro e cristallino era necessario esprimerlo con una tecnica cosi” complicata””

    Ci sono fotografi che utilizzano il “foro stenopeico”, pellicole Kodak scadute, carte e sviluppi particolari, tecniche di altri tempi. Qualcuno cerca anche tecniche nuove.
    Molti credono che la fotografia sia un pianeta; invece è un universo. A mio avviso, ogni dettaglio aggiunto al “bagaglio” fotografico è da valutare solo positivamente e costituisce una ricchezza.
    Il problema è solo coniugare una tecnica al risultato finale, in modo che questo ne risulti migliorato.

  16. Marco Bruni scrive:

    @ Fulvio Bortolozzo
    …cito.
    “La tecnica è seducente, persino in senso tattile.
    L’escamotage del titolo allontana poi ogni obiezione. Una trappola perfetta per i sensi, ma fine a se stessa.”

    Che cosa significa “fine a se stessa”?
    Quale dovrebbe essere il “fine” di un immagine?
    Nelle mie immagini non c’è che un fine, il piacere di farle, punto.
    Se ci fosse un fine finirebbe il concetto stesso di arte (almeno della mia), un immagine realizzata per un fine può essere molte cose, tutte legittime e valide, ma non arte.
    L’arte è una pulsione, una necessità, una secrezione dell’io.
    Il titolo di questa immagine non è un escamotage (che significherà poi…), e il titolo di una serie che ho esposto qualche anno fà, ed è ripreso in omaggio ad una canzone di Ivano Fossati (cantautore che amo profondamente), dal titolo “C’è tempo”.
    Il periodo intero recita:

    ….c’è un tempo perfetto per fare silenzio
    guardare il passaggio del sole d’estate
    e saper raccontare ai nostri bambini quando
    è l’ora muta delle fate…..

    Comunque ringrazio tutti per le critiche, purtroppo ho visto solo adesso i commenti.

  17. Antonino Tutolo scrive:

    @Marco Bruni
    Condivido pienamente.
    L’arte moderna non ha un fine: è solo comunicazione; spesso di concetti molto complessi, difficilmente esternabili se non con l’arte.

    Condivido soprattutto il:
    “Nelle mie immagini non c’è che un fine, il piacere di farle, punto.”

    Idee, sensazioni, emozioni, stati d’animo, impressioni puramente estetiche, che stimolano il pensiero, la fantasia, in una tensione creativa che genera un piacere meraviglioso di vivere, osservare, fotografare.
    Ancora complimenti

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