Nicola Cocco – Bassano del Grappa (VI) – Eglise del freres precheurs

Uno scatto fatto alla Eglise del freres precheurs ad Arlesin Francia durante “Les rencontres Arles photography”. La maggiorparte delle mostre si sono avvicinate un po’ troppo alle installazioni (a mio parere) anche se mi son potuto gustare la bella cittadina e due ottime mostre : Haas e Giacomelli!


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Comments (4)

 

  1. Maurizio Tieghi scrive:

    interessante fotografia che documenta la presunta simbiosi mentale tra questo autore e l’Angelo del dopo il MOMA (curiosa l’analogia con il celebre detto veneziano: andate tutti in MOMA, o forse non ho afferrato bene il suono della parola nel dialetto goldoniano). entrambi felicemente influenzati dalle opere di altri autori sentono le necessità di dare libero sfogo al proprio estro con ottimi risultati. In questo caso una calda tonalità accompagna lo sguardo del fotografo che si rivede bambino giocare fiducioso, ma nel medesimo istante adulto consapevole che il suo futuro sarà solo quello di una fotocopia di un essere umano appeso tra i tanti suoi simili.

  2. Antonino Tutolo scrive:

    La chiesa “dei” (des) frati predicatori.
    Per quel che posso capire dal titolo e dall’immagine, il bambino corre spensierato ed inconsapevole nel cupo ambiente religioso dell’ordine domenicano “des frères Prêcheurs” ad Arlesin.
    I ritratti esposti sul muro sono quelli dei volti dei “frati predicatori” ? Deceduti?
    Per comprendere l’immagine occorre conoscere qualcosa in più dell’ambiente in cui è scattata.
    In ogni caso quello che si può leggere facilmente nell’immagine è il contrasto tra la gioiosa spensieratezza del bimbo e la cupezza abientale, oltretutto aumentata dall’alone scuro che circonda il centro dell’immagine.
    Potremmo anche leggervi il contrasto di un mondo che resiste alla vita comune, tra l’automortificazione e la lieta e solare spensieratezza.
    Complimenti all’autore.

  3. Domenico Brizio scrive:

    Il bambino gioca e si disinteressa dell’ambiente. E’ con i suoi pensieri, non è attratto da ciò che è là.
    E potrebbe essere stato invitato a percorrere in quel punto la chiesa “Dai che ti faccio una fotogragia!” oppure “Vieni dalla mamma!”.
    Molti fotografi non sopportano l’idea di un ambiente senza una figura umana, quasi un must per molta cultura compositiva che ha imperato in anni passati.
    Questa immagine è gradevole.

  4. Nicola scrive:

    Grazie a tutti per i commenti.
    Quando ho visto l’ambientazione ho deciso che ci sarebbe dovuta essere una figura umana. Le fotografie appese sembrano osservare in modo diretto il visistatore. Ho quindi atteso, usando il passaggio di un bambino (che stava visitando la mostra), per legare l’ambiente alla persona (quindi l’osservatore viene a sua volta coinvolto). Il bambino può giocare, ma può anche sfuggire da quegli occhi un po’ prepotenti. Uso spesso le figure umane nei miei scatti, li trovo una chiave per coinvolgere maggiormente chi sta guardando la foto.

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