Meloni Massimiliano – Roma – Vite

Le nostre vite si intrecciano con quelle di altri in maniera così casuale, come le fratture in un vetro.

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Comments (8)

 

  1. Roberto Depratti scrive:

    Ciao Massimiliano,
    mi sembra che la resa tonale sia equilibrata ed adatta al tipo di scatto.
    Dalla scena o composizione tuttavia, almeno a mio giudizio, si rimane distanti.
    Cerco di spiegarti il mio punto di vista: …si intravede parte di un paese nei secondi piani con un muretto ….in primo piano non riesco a mettere bene a fuoco la figura.
    Tralascio al momento il discorso delle “Fratture di vetro”, mi interessa conoscere prima il tuo pensiero su quanto ti sto inviando.
    Ciao e grazie dell’attenzione.

  2. Massimiliano Meloni scrive:

    Ciao Roberto,
    il mio pensiero è che…quando ho scattato ho “visto” questa foto per come sarebbe venuta in B&N, ovvero come la vedi ora. La composizione è istintiva, posso dirti che è la frattura del vetro il soggetto, il paese è un riflesso, un collegamento al tema della foto stessa, il luogo dove ci sono persone e vite che si intrecciano.

    Ciao

  3. Antonino Tutolo scrive:

    Il pregio di questo scatto è nell’idea che l’ha ispirato e nella capacità dell’autore di impiegare simbolicamente oggetti materiali per comunicare artisticamente concetti astratti anche molto complessi.

    Su questo argomento, che talvolta trova notevoli diffidenze ed opposizioni da parte di coloro che possono definirsi “puristi” della fotografia, in quanto il loro concetto di fotografia vuole limitarla alla documentazione di cose materiali, tramite la loro impronta o l’orma, sono stati scritti molti libri molto interessanti, che vi invito a leggere.
    Sta di fatto che questa immagine, con l’ausilio del titolo e del pregevole commento dell’autore, rende molto bene “l’intreccio”, come l’ha definito l’autore, di tante esistenze che si confrontano e spesso si scontrano affranti o condizionati dai loro infiniti problemi esistenziali o materiali.
    Per un’immagine migliore avrei preferito che le case che raffigurano queste “esistenze umane” (soprattutto la grande macchia nera, informe, sulla sinistra) fossero leggermente più identificabili come case, pur lasciando le stesse nell’ombra e nello sfocato che rende l’anonimità e l’insieme.

  4. franca catellani scrive:

    una iconografia ,lascia una libera interpretazione nella visione , mi ricorda un frammento di una scena di un film- il vetro rotto di un parabrezza di un’auto in una qualunque strada ,il vetro frantumato crea un grafismo ,si pone come filtro alla visione le linee e le forme si dilatano ,si confondono ,si perde la connotazione reale ,non c’è tempo e spazio definibili ,potrebbe rappresentare il frammento di un ricordo ,o un sognante pensiero dell’autore

  5. Enrico Maddalena scrive:

    All’intreccio delle fratture in primo piano, non corrisponde una analogia nella scena oltre il vetro, analogia insita nel pensiero di accompagnamento dell’autore. Avrebbe allora avuto senso una scena animata di persone in una città. Qui di persone se ne vede una sola (almeno mi sembra una persona) che si staglia sullo sfondo del cielo. Questa situazione richiama all’opposto un senso di solitudine.
    Sembra che l’autore abbia scattato, attratto dal motivo delle fratture, ed abbia attribuito a posteriori all’immagine un suo pensiero.
    Buona luce
    Enrico

  6. Maurizio Tieghi scrive:

    la parte retrostante il vetro, di colore scuro, è funzionale nel mostrare le fratture della sua superficie, cosa e chi ci sia in quella parte del fotogramma è fotograficamente insignificante a mio parere. comprendo il significato iconico che l’autore vuole dare alla sua significativa opera. non mi sembra comunque che in un materiale i segni in oggetto siano casuali, sicuramente esiste una precisa legge fisico matematica che li regola, per quanto riguarda l’analogia con le nostre vite si dovrebbero aprire discussioni che esulano del lasciare un veloce commento su di un blog che tratta di fotografia.

  7. Antonino Tutolo scrive:

    Non mi permetto di contraddire Enrico Maddalena.
    Tuttavia vorrei fare una piccola considerazione.
    Il risultato finale di una fotografia è l’insieme del foglio stampato coi pigmenti colorati, accompagnato da un titolo ed eventualmente anche dal commento dell’autore.
    Osservando un quadro del Rinascimento di cui si ignora il tema e/o il nome del soggetto raffigurato, riusciamo a recepire quasi sempre solo l’aspetto esteriore, estetico, direi epidermico, del quadro; non i contenuti spirituali, la personalità e l’opera del soggetto, che sono quasi sempre nascosti dietro un simbolismo che solo una profonda conoscenza dell’epoca e dell’opera del soggetto può rivelare.
    A tale proposito segnalo un link dell’Università di Milano in cui sono riferite alcune frasi della Recherche di Proust che evidenziano la problematica interpretativa di un’opera (in questo caso musicale), e ridicolizzano la semplicistica illusione di aver recepito i veri significati di un brano musicale.
    Avvalersi dell’apporto di una chiave di lettura certa, offre la sicurezza della comprensione, ma può anche risultare un elemento “sine qua non”, soprattutto nel caso di concetti astratti o metaforici. Pertanto è un bene lasciarsi indirizzare, senza resistenze e con fiducia, da questi elementi che potrebbero ritenersi superflui.
    Ovviamente il titolo ed il commento non possono costituire essi stessi tutta l’opera.

    http://users.unimi.it/~gpiana/XIV/migliaccio.htm

  8. Marco Romualdi scrive:

    Inervento terra terra: percepisco poco la “frattura del vetro”…così mi sembra una foto “graffiata” troppo poco…

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