Zanesi Davide – Pieve Emanuele (MI) – La mano sul cuore

Foto scattata al cimitero monumentale di Parma

358 Zanesi Davide la mano sul cuore

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Comments (26)

 

  1. Roberto Depratti scrive:

    Uno scatto alla Vasco Ascolini ….dove il gioco dei chiaroscuri diventa l’elemento primario. Con essi la capacità di gestire al massimo la quantità di luce a disposizione cercando di individuare le migliori angolazioni ……
    Secondo me molto bene, complimenti!!

  2. Antonino Tutolo scrive:

    Una splendida immagine che, come giustamente rilevato da Roberto Depratti, richiama Vasco Ascolini.

    Ottima la composizione, ottimo l’uso del nero come elemento che cela alla luce, alla conoscenza, alla realtà del presente, il superfluo, il contingente; lasciando trasparire e recitare solo le linee essenziali, in una concezione della morte intesa come riposo eterno (statuario).

    A Davide Zanesi, oltre ad esprimere i miei complimenti, faccio presente, con grande amarezza suscitata da personali esperienze molto recenti, che la visione artistica (che è richiesta in quest’opera) è sopportata con macelato disappunto dalla fotografia ufficiale italiana.
    Il principio vigente impone che la fotografia non abbia commistioni con altre arti (pittura, scultura); anche se il Bauhaus tedesco (dei primi anni del ’900) aveva già rotto questo modo limitativo di concepire l’arte e soprattutto la fotografia; oltretutto questo movimento elevava la fotografia ad un livello espressivo e senza limitazioni, molto superiore all’attuale.

    La rappresentazione documentaristica e reportagistica del “momento decisivo” alberga indisturbata ed albergherà ancora per qualche altro secolo nella nostra cara Italia.
    Meglio avere presente questo “problema”.
    Auguri e buona luce
    Antonino

  3. Antonino Tutolo scrive:

    Fotografie di Vasco Azzolini sono esposte al Metropolitan Museum di NY, al MOMA di NY, al Guggenheim Museum, alla Bibliotheque National di Francia, al Museo della fotografia di Mannheim (Germania) ed in altri musei americani ed europei.

    Ho la curiosità di sapere se ci sono altri maestri della fotografia italiana che hanno avuto riconoscimenti internazionali di tale evidenza e portata.
    E pensare che non conoscevo Ascolini!

  4. Marco Romualdi scrive:

    Cito da Tutolo: “Il principio vigente impone che la fotografia non abbia commistioni con altre arti (pittura, scultura); “…eppure se ne vedono tante di fotografie che interpretano (non che documentano) sculture, nelle quali non è il momento decisivo che fa premio, bensì la partecipazione della luce come elemento in grado di influire sulla lettura dell’opera ripresa.
    Così all’impronta, mi vengono in mente splendide fotografie dei marmi del Canova, che senza le luci che ne modellano le forme sarebbero fredde opere di marmo candido. Come ricordo una eccellente mostra in San Pietro a Roma, con ben 150 fotografie …intorno a, sulla, della, relative a..la Pietà di Michelangelo…tutte basate sul gioco della luce e quindi ombre, bianchi, neri…
    Bravo Zanesi.

  5. la trovo quasi sensuale questa foto.
    un punto di vista maschile si, ma con una delicatezza femminile.
    Sopratutto mi devo complimentare del fatto che su un monumento funebre tu abbia visto non dolore, ma amore.

  6. Maurizio Tieghi scrive:

    troppo in alto la posizione della figura e di conseguenza la parte bassa del fotogramma non è particolarmente significativa. Riporto queste parole da un libro sulla fotografia che sto leggendo che mi sembrano a tema per la fotografia in visione: ” ….nessuno pensa che la fotografia di un’opera d’arte sia una fotografia, un’istantanea; tutti pensano che sia l’opera ….. è una prova d’ignoranza, tanto più che le istantanee non sono specchi, sono molto diverse dalle opere d’arte riprodotte: nelle tinte, nelle forme dei particolari e nelle dimensioni …”

  7. posso essere anche d’accordo con tutolo, anche io l ho pensato che ci fosse un pò troppa testa e braccio nella parte dx della foto a discapito di quello che è il soggetto, ovvero la mano sul cuore.
    ma il titolo ci indirizza direttamentelì e sì è vero quanto sopra…però…la foto mi prende e mi intriga cmq!!!!

  8. Antonino Tutolo scrive:

    @Maurizio Tieghi
    Anche la modella è una “statua”, in posa, illuminata alla bisogna, vestita o addobbata come un manichino, al fine di rappresentare l’idea del fotografo.

    Allora le foto di borghi, città, piazze, case, panchine, moli dei porti, scale, barche, bici, ecc., non sono fotografia; perché contengono la creatività di architetti, ingegneri, designer ?!?
    La foto architettonica non è fotografia? Assurdo!
    L’arte non è la regola dell’inquadratura, il tempo di scatto, la riproduzione del reale, ma la rappresentazione di un’idea, un sogno, un pensiero, una fantasia.
    L’arte è nata nelle caverne, per consentire all’uomo di comunicare “i sòli” e “i démoni” irrazionali che egli ha dentro.
    L’arte non è bellezza, non è il soggetto; essa è quell’insieme di sensazioni, pensieri, idee, paure, gioie, che si sente la necessità di comunicare.
    L’arte non è la pittura o la scultura o la fotografia. L’arte utilizza qualsiasi mezzo espressivo.
    Per cortesia, quando citi una frase, cita anche il nome dell’autore, il libro, il tomo, la pagina, ecc..
    Perché, estraendo una frase dal contesto, essa può cambiare completamente il significato.
    C’é chi nega l’Olocausto; perché non dovrebbero esistere anche quelli che “negano” la stessa fotografia? Perché qui sui tratta di “togliere valore” alla fotografia!

  9. Antonino Tutolo scrive:

    @Marco Romualdi
    “…eppure se ne vedono tante di fotografie che interpretano (non che documentano) sculture, nelle quali non è il momento decisivo che fa premio, bensì la partecipazione della luce come elemento in grado di influire sulla lettura dell’opera ripresa.”

    Attenzione!
    “Principio vigente” lo usavo nel termine critico; mica l’affermavo come principio “valido” e da me condiviso!

    Per il resto sono perfettamente d’accordo con te.

    Il fatto che l’immagine inquadri dal basso mettendo ad un livello superiore la testa, a mio avviso, è molto significativo ed espressivo.

    Mentre nel gesto della mano lo scultore aveva raffigurato la purificazione nella morte, tramite il gesto dell’Amore, a mio avviso l’autore della foto ha evidenziato la soggezione, il distacco tra l’osservatore e la morte; quindi l’inaccessibilità del mondo dei “passati” da parte dei vivi.
    Quell’abbassamento del punto di ripresa ed il buio che ne è derivato hanno intepretato nel senso del mistero un significato che la statua non possedeva di suo.

  10. Maurizio Tieghi scrive:

    @Antonino Tutolo.. Voglio insistere: pensano che sia come uno specchio dove il quadro si riflette, e magari nel subconscio pensano addirittura che guardare la fotografia equivalga a guardare l’opera. Tra questi paranoici ci sono gli storici ed i critici d’arte: nei loro libri parlano delle illustrazioni come se fossero le opere. E nei titoli le illustrazioni sono attribuite al pittore o scultore, non al fotografo. Si legge: “I dipinti di Raffaello” e non “Le istantanee di Pinco Pallino dei dipinti di Raffaello” .
    Da ” Meglio ladro che fotografo” di Ando Gilardi disponibile nella biblioteca della mia città
    Sempre dell’autore mi piace citare il suo pensiero a proposito di cosa sia l’opera d’arte
    P- Lei dice che la fotografia non è d’avvero arte?
    A-Dico una banalità: che l’arte reale, vera, è un lavoro e non un passatempo:
    P- Quella del fotoamatore non può essere almeno un’arte minore?
    A- Nel concetto storico e sociale di arte si sottintende che si tratti di un prodotto da vendere.
    Ieri ho assistito a una dotta conferenza sulle opere di Caravaggio a Napoli, peccato che il relatore abbia utilizzato istantanee di bassa qualità ed anche in bianco e nero. Lo storico d’arte dovrebbe capire anche un poco di fotografia, specie quella di riproduzione

  11. Antonino Tutolo scrive:

    @Maurizio Tieghi
    Lo stesso oggetto (statua) possiamo vederlo e capirlo in mille modi diversi, ciascuno vero.
    Ogni opera possiamo rivisitarla (come ha fatto Andy Warhol con la Marilyn, con la zuppa Campbell e perfino con la bandiera americana) in un modo diverso.
    Eppure le scatole di fagioli, la bandiera americana, la foto di Marylun erano già preesistenti ed “opera di altri”.

  12. franca catellani scrive:

    A me sembra che l’autore in questo caso abbia scavalcato tutte le regole precise di riproduzione fotografica da catalogo che di solito viene commissionata , quindi mi fa leggere questa immagine nel suo pensiero fotografico , nella scelta della luce , nella scelta dei contrasti forti , nel taglio netto ,essenziale porta la visione sul punto luce del corpo, sulla mano ,anche la scelta precisa del b/n è intelligente – evoca e sensibilizza la bellezza insita in un’opera d’arte
    Fotografia come metafora di un viaggio interiore, Un viaggio, elaborato prima di tutto dentro se stessi che matura la scelta di un soggetto o di un luogo, che può essere distante, ma che può anche essere vicinissimo

  13. Antonino Tutolo scrive:

    @Maurizio Tieghi
    Questa volta mi piace il tono della discussione.

    “pensano addirittura che guardare la fotografia equivalga a guardare l’opera.”

    Giustissimo.
    Questo commento del libro di Ando Gilardi (che ha un rifiuto delle regole, tanto che molti lo definiscono fotograficamente “anarchico”, nel senso buono ovviamente), in realtà è una critica positiva e perfino illuminante nei confronti della fotografia contemporanea. Ma capiamone il senso.
    Per Gilardi: “La fotografia è un’arte difficile, spesso praticata in modo amatoriale come distrazione dai pensieri quotidiani”.
    Sono d’accordissimo.
    Ma egli non arriva al punto che riferivi nelle tue frasi coi puntini.
    Egli condanna la fotografia fatta a lume di naso; quella della domenica; il fenomeno commerciale che colleziona apparecchi, obiettivi; che copia le idee altrui senza consapevolezza né gusto e usa le actions Photoshop in modo acritico.
    Se si vuol diventare fotoamatori “evoluti” (e questi talvolta arrivano più lontano dei professionisti) occorre applicazione, serietà, ricerca e studio dei soggetti e degli stili, sotto la supervisione di un maestro che sappia avviarti sulla tua strada. Un fotoamatore si nutre di concetti e di idee creative, non di pregiudizi e di riproposizioni senza consapevolezza.
    Questo è il senso del discorso.

  14. Maurizio Tieghi scrive:

    @ Franca
    A mio parere la scelta del bianco & nero in fotografia non è mai particolarmente intelligente. E’una rinuncia, è un togliere più che un dare, è una via troppo comoda, è il passato.

  15. franca catellani scrive:

    sarà anche passato caro amico Maurizio per me la fotografia è l’unica arte dove puoi sguazzare nell’infinito nero profondo ,all’illuminazione totale della luce in mezzo a questo mare ci stanno le infinite gamme dei grigi – in fotografia i b/ n sono l’irreale , e un mondo silenzioso , il bianco e nero invece accende la fantasia, si apre all’immaginazione, quindi a varie possibilità interpretative. Si tratta di una scelta espressiva, in modo tale che la realtà non risulti univoca nella sua rappresentazione, il passato inteso come tempo è una dimensione filosofica, tempo spazio dove creo la mia realtà .. e siccome nel precedente post mi ero dimenticata di fare i complimenti all’autore qui dico e scrivo bravo
    a proposito Ando Gilardi il piu’ sincero e acuto fotografo di opere d’arte
    a proposito anch’io ho apprezzato il dialogare in questo post sarà merito del b/n ?

  16. Mauro Marchetti scrive:

    @Maurizio
    “A mio parere la scelta del bianco & nero in fotografia non è mai particolarmente intelligente. E’una rinuncia, è un togliere più che un dare, è una via troppo comoda, è il passato.”

    Accidenti Maurizio, ci sei andato giu’ duro!
    M.

  17. Maurizio Tieghi scrive:

    @ Mauro
    Ovviamente e colpevolmente io continuo a produrre immagini anche in bianco & nero, ma come fotoamatore non posso che rappresentare il passato. Ciao

  18. Antonino Tutolo scrive:

    A mio avviso, ognuno usa lo strumento che ritiene più affine alla sua sensibilità ed alle sue capacità..
    Io eviterei di fissare regole: “Il B/N è più espressivo, ha più personalità, va al sodo, ecc.”
    La personalità, l’espressività, l’incisività, sono peculiarità del fotografo. Non importa il mezzo espressivo.

    Il linguaggio del B/N è più semplice. Esso registra l’essenziale: i contorni, le forme, i contrasti dei toni, l’invadenza dei bianchi, l’alleggerimento dei grigi, il mistero fascinoso dei neri. La pre-visione monocromatica si acquisisce con la pratica. Col B/N si esprime facilmente la profondità delle sensazioni. Ma col B/N, la vivacità del quotidiano, l’immediatezza dell’esistenza, annegano nei grigi.

    Il Colore è più complesso tecnicamente, ma il suo linguaggio è più ricco di vocaboli e sfumature. Solo chi ha innato il senso del colore riesce ad usarlo in modo appropriato.
    Curiosamente, la prima immagine di un neofita è sempre a colori, perché più leggibile. Poi egli passa al B/N perché sembra più artistico e singolare. Solo pochi torneranno al colore con la giusta padronanza per gestirne le grandissime potenzialità espressive.

  19. Antonino Tutolo scrive:

    Un pensiero illuminante:

    “Se il B/N fosse artisticamente più incisivo, espressivo, caratteriale, ecc., Leonardo, Caravaggio e tutti i grandi maestri dell’arte, certamente lo avrebbero preferito al colore!”
    Non vi pare?

    Ma ciascuno usa in modo intelligente il sistema che preferisce.

  20. franca catellani scrive:

    proprio cosi’ Antonino Tutti i neofiti passano dal colore ,cosi’ ho iniziato , poi mi son gettata nel b/n e ora potete star tranquilli son ritornata al colore! ripeto ,che solo la FOTOGRAFIA ha questa possibilità di potersi esprimere anche col b/n le altre arti non se lo possono permettere, la fotografia ne ha il privilegio

  21. @Maurizio
    “A mio parere la scelta del bianco & nero in fotografia non è mai particolarmente intelligente. E’una rinuncia, è un togliere più che un dare, è una via troppo comoda, è il passato.”

    Accidenti Maurizio, ci sei andato giu’ duro!
    M.

    + che duro…con violenza proprio .. anche psicologica!!!
    ci sono certe immagini che nascono in bianco e nero …che azz… giò quano le osservi col tuo occhio le vedi in bianco e nero!!!!

  22. Roberto Depratti scrive:

    Il “BW” è un mondo parallelo che ci accompagna …almeno questo è il mio parere. Proporlo vuol dire, innanzitutto, viverlo ….vederlo, respirarlo.
    E’ un mondo nel quale addentrarsi con pazienza ….in modo adagio senza fretta. Pian piano ci si rende conto di riuscire a respirarlo, come dicevo prima. Oltre ciò chiaramente ci vuole passione ma non andrei a limitare questo “Elegante” filone fotografico al passato ….anzi.

  23. Antonino Tutolo scrive:

    Condivido Donatella.
    Il B/N può essere una scelta oppure una necessità; come nel caso in cui i colori della scena non sono particolarmente significativi; oppure quando la ricchezza dei colori degli elementi secondari sottrae attenzione dal soggetto principale, o crea particolari effetti collaterali (luminosità e tonalità del colore primario in presenza del suo complementare).

    Un’immagine perfetta richiede il controllo (accordo o contrasto equilibrato) dei colori di tutta la scena, oltre che delle dominanti presenti nell’ambiente.

    I colori di certi soggetti sono significativi solo quando c’é la giusta luminosità. Se l’illuminazione ambiente è bassa e fredda, i colori risultano spenti e la scena presenta basso contrasto.
    Variando il contrasto di una foto a calori, in post, si ha la variazione della loro saturazione, fino alla completa mutazione di colore. Un rosso vira al marrone, ecc.

    Col B/N, il contrasto può essere modificato, in post, senza problemi. Questo è il suo vantaggio principale.
    Il fotografo si interessa solo dei contenuti.

  24. Maurizio Tieghi scrive:

    Ho tra le mani uno di quei libri, a basso prezzo, che in 750 pagine con circa mille immagini raccolgono la riproduzione di tutta la Fotografia del XX secolo. Solo un centinaio di queste sono a colori. Io non ho la presunzione di aver raccontato la verità con la mi affermazione, però prima di essere smentito del tutto propongo di aspettare l’edizione del XXI secolo, controllando poi di quanto cambierà il rapporto in percentuale tra i due generi. Adoro comprare i libri di fotografia a basso prezzo, anche usati, non mi interessa se contengono immagini in bianco & nero oppure colorate, ma per la loro dimensione usuale. Sono belli tosti e pesanti. Ottimi per tenere sempre in piega i pantaloni, inoltre si possono usare anche come sgabelli. utilizzo come

  25. Antonino Tutolo scrive:

    Ma quando osservi una foto a colori, in grande formato, coi colori equilibrati (ah le donne, per queste cose!), “già da lontano fa una buona …vicinanza”!
    :-)

    Il “colore” può risultare un manicomio se non si sa dove mettere le mani!
    Bilanciamento del bianco in ripresa (ma io uso solo luce ambiente così com’é), regolazione dell’ambiente di post produzione, ambiente colore, taratura del monitor, taratura della stampante; poi ripristino dei colori effettivi della scena (i sensori degli apparecchi non recentissimi facilmente si lasciano ingannare dalle luci ambiente miste, spurie).
    Poi il tipo di inchiostro e di carta!
    E se mandi il lavoro in laboratorio ti occorre il file di settaggio delle stampanti del labo. E, coi laboratori che ci sono in giro oggi, è facile che un daltonico sia addetto alla stampa!
    Se fai 5 ristampe differite dello stesso fotogramma, non ne rimandano due che siano uguali. Neanche per scommessa.

  26. Antonino Tutolo scrive:

    E con l’analogico non andava meglio!
    I bagni di sviluppo li cambiavano solo a …Pasqua.
    Quindi le foto dei primi dieci giorni di aprile erano ottime, quelle del mese di agosto erano “già” “fantasia” e si decoloravano in una settimana. Quelle dei mesi successivi.. meglio non parlarne.

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