Riflessioni sul Blog

Vorrei capire come mai sul ns. Blog la gente non si limita ad essere critica e a dare consigli sugli scatti che gentilmente pubblicate. Trovo assurdo come tanti altri fotografi che conosco e con cui mi sono confrontato che a fronte di una pubblicazione si scenda sempre sulla filosofia, … questi pseudo critici che con grossi paroloni e incomprensibili forme di critica escono dagli schemi … e alla fine non dicono niente !
Vogliamo dare delle regole ed essere più contruttivi e creativi ?
Io sono un vs iscritto ma vorrei potermi calare sempre nella parte di chi ha scattato e cogliere gli errori di inquadratura, di luce, di tutto ciò che riguarda lo scatto pubblicato. Il blog dovrebbe essere circoscritto a questo !
Grazie.

 Andrea Baldi

Popularity: 1% [?]

Comments (68)

 

  1. @Andrea Baldi
    “Vorrei capire”

    Penso che se davvero si volesse un blog “circoscritto a questo”, forse invece di limitarsi ad esprimerne il desiderio si potrebbe mettere in atto un comportamento coerente con quanto affermato.

    “La gente” non esiste, o meglio, parafrasando De Gregori: “siamo noi, nessuno escluso”. In questo blog non c’è persona che scriva su commissione o venga pagata per farlo. Così come alcun commentatore ha il potere di imporre cosa debbano o non debbano pubblicare gli altri commentatori. Per questo mi piace il blog di Foto.it, perché è un luogo di libertà. Non la libertà quella propagandata sui media in questi anni, ma un vero luogo di esercizio dei propri diritti dove ci sono regole valide per tutti e nessuno ha “regole speciali” solo per sè… non so se mi spiego :-)

    Quindi, gentile Andrea, se davvero sei così insoddisfatto di ciò che leggi, hai due soli modi per uscirne: ho smetti di leggere o ti metti a scrivere anche tu. Il blog non è altro che la somma di chi vi scrive e se lasci scrivere solo quelli che tu chiami “pseudo critici” il risultato non potrà certo mai soddisfarti, e per fortuna aggiungo io.

    Ovviamente, il mio auspicio è quello di leggerti ancora su queste pagine, non certo quello di vederti sparire nella nebbiolina estiva da cui ti ho visto apparire.

    Cordialmente,
    Fulvio.

  2. Domenico Brizio scrive:

    @ Andrea Baldi

    “errori di inquadratura, di luce, di tutto ciò che riguarda lo scatto pubblicato”

    Caro Andrea,

    questo blog nel panorama dei consimili è molto diverso. Probabilmente questa diversità non si confà a chi ha bisogno di seguire delle regole, tecnicamente ineccepibili, per descrivere la bellezza… e una volta che le ha applicate tutte attende il plauso ed il rispetto onorifico, magari. E probabilmente avremo fotografie tutte simili tra loro! (standardizzazione estetica).

    Ora davanti ad una fotografia (in fondo anche una creazione artistica che prende le mosse dal ‘reale’ non immaginario) limitarsi a descriverne gli ‘errori’ è un esercizio che non cambierà quell’immagine nel futuro (bisognerebbe ritornare al momento dello scatto per porre il presunto rimedio) mentre indagarne le ‘emozioni’ suscitate (diverse, come il numero degli osservatori) può ampliare la percezione che se ne ha.

    Quindi ben vengano tutte le posizioni critiche, senza limitazioni ed esclusioni. Se poi arriveranno anche dei critici sarà una fortuna, anche se gli pseudo-critici saranno accantonati!

    Cordialità,
    Domenico

  3. Antonino Tutolo scrive:

    Gentilissimo Andrea Baldi,
    ma chi ti vieta di chiedere o di dare commenti del tipo che desideri!
    Perché vietare agli altri di esprimere concetti, opinioni che fanno parte della cultura fotografica.
    Credo che il tuo concetto di filosofia è sbagliato.
    La filosofia è ragionare su qualsiasi cosa: dal modo di impugnare l’apparecchio al modo di leggere un’immagine, dallo stile di una foto ai suoi significati.
    Inoltre alcuni pensano che quando non si capisce una cosa questa è filosofia.
    Al contrario. La filosofia cerca di discutere per capire e poi risolvere i problemi.

    La fotografia non è fatta solo marche di apparecchi, tempo di posa, crop, luminosità dell’obiettivo, ecc.
    La fotografia è un’attività culturale e artistica.

    Un fotografo non applica solo regole scientifiche, ma cerca di comunicare emozioni, significati.
    Le emozioni non derivano da tempi di posa o da obiettivi luminosi, ma piuttosto da idee, dalla creatività del fotografo.

    Questo di Fotoit è l’unico spazio web dove non si parla solo e in continuazione di marche di obiettivi, di risoluzione.
    La fotografia non è “la risoluzione”, ma il modo di inquadrare, la capacità di osservare quello che hai intorno, il modo di leggere un’immagine.
    Se si parla di un po’ di storia della fotografia, di collegamenti alle altre arti, non è un male. Questi discorsi aprono la testa ad altri modi di vedere.
    Da altre parti non troverai questo tipo di discussione.
    A mio avviso questo è un grande merito di Fotoit.
    Inoltre quando commentiamo una foto parliamo anche di luce, di inquadratura.
    Sarà anche che i fotografi che sono su questo bolg sono tutti abbastanza avviati nel campo fotografico e sorge raramente la necessità di rilevare l’opportunità di un taglio, o un’errore di esposizione. Alloora si finisce solo con valutare i significati della fotografia.
    Ma se inserisci le tue immagini non mancheremo di prestare ad esse tutta la nostra attenzione.
    Quindi non vedo dove sia il problema.

  4. Antonino Tutolo scrive:

    Gentilissimo Andrea Baldi,
    nessuno ti vieta di chiedere o di dare commenti del tipo che desideri.
    ma perché vuoi vietare agli altri di esprimere concetti, opinioni che fanno parte della cultura fotografica?
    La filosofia è ragionare su qualsiasi cosa: dal modo di impugnare l’apparecchio al modo di leggere un’immagine, dallo stile di una foto ai suoi significati.

    La fotografia non è fatta solo marche di apparecchi, tempo di posa, crop, luminosità dell’obiettivo, ecc.
    La fotografia è un’attività culturale e artistica.

    Un fotografo non applica solo regole scientifiche, ma cerca di comunicare emozioni, idee, significati. Quindi il modo di leggere un’immagine è importante.

    Fotoit è l’unico blog dove non si parla in continuazione di marche di obiettivi, di risoluzione.
    Parlare della storia della fotografia, di collegamenti alle altre arti, non è un male.
    Inoltre quando commentiamo una foto parliamo anche di luce, di inquadratura.
    Forse i fotografi che sono su questo bolg sono tutti abbastanza avviati nel campo fotografico e sorge raramente la necessità di rilevare l’opportunità di un taglio, o un’errore di esposizione.
    Ma se inserisci le tue immagini non mancheremo di prestare ad esse tutta la nostra attenzione.
    Quindi non vedo dove sia il problema.

  5. Ezio Turus scrive:

    Gentilissimo Andrea, sono capitato quasi per caso su questa pagina, essendo il blog “in vacanza”, ma non posso che associarmi a quanto già detto dai miei predecessori.
    “La gente” siamo noi (Tozzi, Morandi e Ruggeri ce l’hanno ricordato già tempo fa, a Sanremo), per cui questo blog, come TUTTI gli altri blog, newsgroup, social network, non fanno altro che riflettere l’immagine di chi li frequenta.
    Nel tuo caso preferisci interventi sul senso compositivo (gli errori non esistono, esistono solo i punti di vista, le modalità espressive, il proprio senso delle forme e dell’equilibrio)… benissimo, comincia tu per primo ad intervenire su quello che ritieni importante nelle fotografie proposte.
    Assurda l’idea che fotografia e filosofia possano coesistere? Credo che dovremmo ammazzare svariate tonnellate di bit per poter venire a capo di questa tua affermazione.
    Il fatto che molti (me compreso) ritengano importante “leggere”, quindi capire, quindi mettersi in sintonia con l’autore, quindi entrare nel suo pensiero, travalica di gran lunga il “mettere a fuoco, comporre l’inquadratura e queste amenit” ” che, spero, un fotografo capace possa aver superato, se non altro per la facilità che molta della tecnologia attualmente disponibile, mette al servizio del fotografo.

    “questi pseudo critici che con grossi paroloni e incomprensibili forme di critica escono dagli schemi … e alla fine non dicono niente !”

    questa affermazione mi mette i brividi. Innanzitutto perchè il ruolo di “critico” se lo assume qualunque “sventurato” osi percuotere la sua tastieta in questi spazi (il “pseudo”, gradirei me lo spiegassi, in quanto non riesco proprio a capirlo)… i “grossi paroloni”, penso di averli smarriti alle elementari, visto che già dalle medie mi hanno raccomandato un dizionario che riusciva egregiamente hakerare il significato recondito di numerosi oscuri fonemi, trasformandoli in semplici vocaboli di uso comune.
    Posso comunque essere d’accordo con te che la somma di più vocaboli oscuri non debba per forza dare un concetto chiaro ed esaustivo (si, può succedere che si arrivi a non dire niente pur scomodando tutti i pixel presenti sullo schermo … questo mio post ne è la prova).
    Concludendo … sicuramente il blog di Fotoit non è il migliore esistente, sicuramente si hanno alti e bassi nei temi trattati, sicuramente ci sono luoghi in cui si riesce a capire tempi, diaframmi tipo di pellicola (semmai la si usi ancora), o sensibilità sensore, nonche regole compositive e quant’altro … ma la gente siamo noi, per cui temo che in questi spazi non siano accttate le critiche sull’operato altrui ma solo i contributi spontanei di chi ama condividere il suo tempo, i suoi pensieri e le sue emozioni con chi ha la pazienza di leggerlo.

  6. Maurizio Tieghi scrive:

    Lo “sfogo” di Andrea è comprensibile e condivisibile. Come associato esprime il suo rispettabile punto di vista su questo blog, la sua preferenza per altri tipi di considerazioni sulle fotografie che la redazione decide di mostrare. Una risposta dovrebbe essere fornita a lui dalla stessa redazione, che dispone degli elementi necessari (i numeri) per poter affermare che l’attuale modalità d’interventi è in linea con quanto ipotizzato nel progetto iniziale. Personalmente in qualità di socio, a quasi un anno dalla sua creazione, sono del parere che il blog di Fotoit sia stata una pregevole iniziativa nelle sue intenzioni, molto meno nell’esito. Nel fornire un giudizio parzialmente negativo evidenzio il ruolo partecipe dei diversi attori: i soci, la redazione di FOTOIT ed i critici formalmente riconosciuti della FIAF.

  7. Mauro Marchetti scrive:

    A mio parere sarebbe auspicabile una presenza più consistente da parte dei personaggi fiaf di rilievo.
    Capisco questa richiesta rappresenti un impegno forse troppo oneroso in termini di tempo da parte dei critici stessi.
    Ad ogni modo io credo che un luogo come questo sia costruttivo in particolar modo quando ogni partecipante sia aperto a scrivere e leggere senza avere l’ambizione di essere più autorevole degli altri.
    Un intervento a testa, nel rispetto dell’educazione e del parere altrui.
    Ma spesso i buoni propositi si sciolgono al primo raggio di sole.
    M.

  8. Condivivo completamente il commento di Mauro Marchetti.

    Per mio conto, ho deciso di prendermi una bella pausa sabbatica dal blog. Auspico nel frattempo di vedere molte più voci assumersi l’onore, ma anche l’onere, di scrivere ciò che pensano sulle fotografie pubblicate.

    Un saluto cordiale a tutti.

  9. ogni ambiente, anche virtuale, ha una sua connotazione. Se vengono persone nuove che possono portare un’aria nuova forse si può cambiare :-)

  10. Fabrizio P. scrive:

    Ciao Andrea,
    posso capire il tuo sfogo da appassionato di fotografia e in specifico di tecnica fotografica da quel che ho compreso. Forse per l’interesse che ho invece per la parte filosofica e concettuale della fotografia, se questa fosse ai minimi termini in un “circolo” anch’io mi sfogherei, forse in maniera piu’ pacata. La Fotografia e’ Comunicazione attraverso l’emotivita’, la sensibilita’, ma sempre piu’ anche attraverso segni , simboli,relazioni tra soggetti che colti nella nostra realta’ diventano l’alfabeto per dialogare, per comunicare un pensiero, un concetto, e perche’ no un pensiero filosofico, ma tutto questo avviene anche per chi osserva un’immagine, di conseguenza trovo inesatto dover stroncare o limitare la parte filosofica o concettuale (che oggi sempre piu’ prende interesse per una serie di fattori che il digitale ha portato e di cui non sto qui a dilungarmi), vorrebbe dire eliminare o soffocare una parte di comunicazione, se non una gran parte, della Fotografia.
    In ogni circolo esiste una linea intrapresa, c’e’ quello che si dedica piu’ alla tecnica, c’e’ quello che si dedica di piu’ alla cultura fotografica e all’immagine (senza perdere di vista la parte tecnica sempre importante), c’e’ chi segue la fotografia sportiva, chi la macro etc…Si deve solo scegliere dove andare, cosa piu’ interessa. Ho visto , e vedo tutt’ora tante, tantissime fotografie meravigliose tecnicamente, anche esteticamente…ma il giorno dopo le ho gia’ perse, dimenticate, mentre ci sono fotografie che hanno sicuramente difetti tecnici ma una profondita’ che anche dopo tanto tempo ricordo perche’ mi hanno dato modo di pensare, riflettere a meccanismi mentali che poi mi hanno permesso di creare dei lavori, di comunicare delle mie riflessioni, dei miei pensieri attraverso l’immagine.
    Secondo il mio modesto parere sarebbe ottimo avere una buona conoscenza tecnica e un’altrettanta conoscenza culturale, insieme darebbero all’immagine una completezza che e’ raro, anzi rarissimo, trovare in qualche autore. Qui su Fotoit c’e’ una tendenza alla parte concettuale e filosofica e affermo “Grazie a Dio di questo” perche’ ti posso assicurare che girando per vari circoli fotografici portando i miei lavori e il mio modo di vedere la fotografia ,vedo davanti a me persone interessatissime a certi discorsi, come dici tu, filosofici o concettuali (non sono nessuno, ho solo approfondito ,e lo faccio tutt’ora ,certe tematiche profonde dell’immagine come la percezione,le figure retoriche,per esempio) ma nello stesso tempo attonite perche’ impossibilitate a dibattere in quanto tali circoli spesso diventano un passatempo serale tra concorsi ,corsi e foto di viaggio, non rendendosi conto di quanto vada oltre un’immagine, anzi di cosa e’ un’immagine.Come dicevo le persone che incontro sono sempre piu’ interessate a capire e ad approfondie l’immagine che oggi con il digitale ha ampliato lo spazio significante tra Fotografia e Immagine, dove ritengo e sostengo che si stia sempre piu’ mettendo in confusione il fotoamatore e quindi ci vorrebbe una nuova “alfabetizzazione” ,che ora e’ un po’ selvaggia,della Fotografia e dell’Immagine.Ciao
    Fabrizio P.

  11. Massimo Losacco scrive:

    Ognuno è libero di esprimere la propria opinione, e Andrea ne ha pieno diritto.
    Così come gli “pseudo-critici” hanno diritto di sfoggiare i commenti più articolati senza dover per forza di cose dover dimostrare di avere ragione, o scendere in considerazioni e suggerimenti di carattere tecnico che, se non sono specificatamente rihieste dall’autore, possono spesso non essere gradite.
    La bellezza di un blog di fotografia è proprio questa, poter dire apertamente cosa si pensa, ognuno a suo modo, senza limiti e censure, se non quelle dell’educazione e del buon senso.
    Per quanto mi riguarda, se non mi è richeisto in maniera specifica, e per quelle rare volte in cui mi permetto di scrivere due righe a commento di una foto, cerco di farlo senza scendere in consigli che magari potrei dare ma che non sento di fare davanti all’intimità ed all’unicità di uno scatto (che ognuno di noi potrebbe vedere e realizzare a suo modo, spesso diversamente dall’autore).

    Un caro saluto a tutti e godetevi questo blog nel migliore dei modi, ognuno secondo la propria sensibilità di fotoamatore.

    Massimo Losacco

  12. franca catellani scrive:

    concordo in pieno con Fulvio Bortolozzo e le spiegazioni piu’ ampie di Fabrizio P ognuno di noi esprime per un proprio sentire , vedere , competente , culturale , chi ne sa molto di tecnica , ma anche chi vuole vedere oltre alla nitidezza – alla messa fuoco al bello o brutto ,chi cerca di capire i contenuti chi si sforza di comprendere meglio l’autore – in tutto questo avviene uno scambio libero .
    Logicamente ci sono tutti i limiti :
    1° vediamo una sola immagine a monitor
    2° . non si parla direttamente con l’autore
    Apprezzo questo blog proprio perchè diverso dagli altri
    e il rispetto degli opinionisti lo leggi nell’ampiezza delle risposte , nella loro disponibilità , e generosità nel soffermarsi , nel dedicarsi ma anche nello sforzarsi , nessuno qui entra per un proprio ego . Se affermiamo che la fotografia è “arte ” non c’è nulla di male nel fare accostamenti o riferimenti a periodi culturali , di altre arti

    Chi posta la propria foto si mette in gioco liberamente , ma anche consapevole che si troverà davanti persone di grado e cultura diverse , lo scambio è reciproco per chi posta e per chi commenta. poi dico io , trattieni o cestini liberamente imho( mi piace tanto questo imho grazie al blog ,prima non sapevo nemmeno l’esistenza ahahahah )

  13. Antonino Tutolo scrive:

    @Massimo Losacco
    “Ognuno è libero di esprimere la propria opinione, e Andrea ne ha pieno diritto.”

    Ma anche tutti gli altri hanno diritto di esprimere la loro opinione, nel livello che ritengono opportuno.
    Non mi pare che sul blog sino fissate limitazioni qualitative.
    Non mi pare che questo blog sia limitato a chi inizia ed ha necessità elementari.
    D’altra parte ognuno può prendere in considerazione solo quello che gli interessa, senza esprimere giudizi sull’essere altrui:
    “… questi pseudo critici che con grossi paroloni e incomprensibili forme di critica escono dagli schemi … e alla fine non dicono niente !”

    Certi paroloni sono comprensibili ad altri. E se questo blog ottiene consensi è anche perché sono trattati alcuni argomenti, che alcuni ritengono “grossi paroloni senza senso” ed invece altri li valutano positivamente.

  14. Antonino Tutolo scrive:

    @Massimo Losacco
    “gli “pseudo-critici” hanno diritto di sfoggiare i commenti più articolati senza dover per forza di cose dover dimostrare di avere ragione, o scendere in considerazioni e suggerimenti di carattere tecnico che, se non sono specificatamente rihieste dall’autore, possono spesso non essere gradite”.

    Questo presuppone il giudizio scontato che “alcuni” “sfoggino” le loro opinioni per presunzione o con la volontà di mettersi in mostra.
    Questo è un giudizio leggittimo da parte di chi lo formula, ma troppo categorico sulle persone e privo di riscontro oggettivo.
    E se invece presupponiamo che “quel qualcuno” impieghi il suo tempo, gratuitamente ed in modo improduttivo (in una società che non dà nulla senza ricompensa materiale in denaro), pensando di aiutare qualcuno che inizia, perdendo il suo tempo?

    Come si fa, apprestandosi a “criticare” una foto, a distinguere tra chi vuole solo giudizi “elementari” e chi vuole un giudizio più completo?
    Occorre aspettare che uno te lo chieda?
    Ma se quel qualcuno non sa “cosa” chiedere, perché non conosce cos’altro può chiedere, come fa a chiedere?
    In ogni caso, visto che ad alcuni dà fastidio ricevere di più, mentre altri sono sul blog per imparare senza limitazioni, non sarebbe il caso che ognuno prenda solo quello che gli interessa, senza fare caso al resto, lasciando agli altri la possibilità di discorrere su argomenti più complessi e meno consueti rispetto a quelli di tutti gli altri blog?

  15. Antonino Tutolo scrive:

    @Massimo Losacco
    “gli “pseudo-critici” .. senza dover per forza di cose dover dimostrare di avere ragione, o scendere in considerazioni e suggerimenti di carattere tecnico …

    Questo presuppone il giudizio categorico che “alcuni” “sfoggino” le loro opinioni per presunzione o con la volontà di mettersi in mostra.

    E se invece presupponiamo che “quel qualcuno” impieghi il suo tempo, in una società che non dà nulla senza ricompensa materiale in denaro, pensando di aiutare qualcuno che inizia ed anche per confrontarsi con altri, per apprendere, a sua volta?

    Come si fa a distinguere tra chi vuole solo giudizi “elementari” e chi vuole un giudizio più completo?
    Occorre aspettare che uno te lo chieda?
    Ma se quel qualcuno non sa “cosa” chiedere, perché non conosce cosa può chiedere, come fa a chiedere?
    Visto che ad alcuni dà terribilmente fastidio ricevere di più, mentre altri sono sul blog per imparare senza limitazioni e magari si annoiano a parlare sempre delle stesse cose, non sarebbe il caso che ognuno prenda solo quello che gli interessa, senza fare caso al resto, lasciando agli altri la possibilità di discorrere su argomenti più complessi e meno consueti rispetto a quelli di tutti gli altri blog?

  16. Antonino Tutolo scrive:

    @Franca Catellani
    “Chi posta la propria foto si mette in gioco liberamente , ma anche consapevole che si troverà davanti persone di grado e cultura diverse , lo scambio è reciproco per chi posta e per chi commenta. poi dico io , trattieni o cestini liberamente imho( mi piace tanto questo imho grazie al blog ,prima non sapevo nemmeno l’esistenza ahahahah )”

    Questo è il modo aperto con cui si affronta la conoscenza.
    Leggi tutto; trattieni o cestini quello che non ti interessa.
    Quando invece si vogliono imporre limitazioni sicuramente c’é un motivo, e di solito esso non è mai positivo.

  17. Roberto Depratti scrive:

    Sono inscritto alla FIAF da ormai 25 anni …soprattutto sono innamorato della fotografia da 25 , a mio avviso, vero motore trainante in grado di raccontare e trasferire delle sensazioni …delle emozioni aldilà della tecnica e dei tecnicismi più o meno esasperati.
    Conoscere la tecnica di base aiuta non poco, anzi ritego che sia basilare per conoscere ed approfondire i rudimenti dei mezzi fotografici – VECCHI E NUOVI – nonchè come la luce reagisce a contatto del piano pellicola e/o del sensore. Ma tutto ciò deve essere corredato da una elevata dose di fantasia …..o come la chiamo io “Intuizione fotografica” che spesso va oltre la tecnica per fissare un monebnto indimenticabile.
    In Fotografia non c’è nulla di assoluto ….quello che può essere spettacolare per uno può risultare normalissimo per l’altro ….o addirittura insignificante. Ciò non significa che l’Autore sia eccelso o mediocre …molto dipende anche da come ci si pone dinanzia ad una immagine …..

    A tutti IN BOCCA AL CLICK!!!

  18. Roberto Depratti scrive:

    Chi posta le proprie immagini mostra la propria apertura al dialogo …alla riflessione, allo scambio di opinioni, agli approfondimenti circa emozioni che vanno oltre la ….tecnica o gli esasperati tecnicismi.

  19. Enrico Maddalena scrive:

    Caro Andrea,

    “Quando colui che ascolta non capisce colui che parla e colui che parla non sa cosa stia dicendo, questa e’ vera filosofia.” (Voltaire)

    Buona luce ;-)
    Enrico

  20. Massimo Losacco scrive:

    @Antonino Tutolo
    Gent.mo Antonino, è proprio quello che ho detto, e forse ha ragione il caro Enrico Maddalena in quanto la discussione stà diventando una sorte di torre di Babele.
    Per sintetzizare il mio pensiero, ribadisco ciò che ho detto, ossia che il blog è aperto a tutti, ed ognuno si senta di dire la sua senza costrizioni e senza timori secondo la propria visione delle cose, secondo la propria cultura o la propria professionalità. Poi abbiamo la grossa possibilità di “trattenere o cestinare quello che non interessa” concetto che condivido pienamente e quindi siamo in perfetta sintonia.
    Ad maiora

  21. “Trovo assurdo come tanti altri fotografi che conosco e con cui mi sono confrontato che a fronte di una pubblicazione si scenda sempre sulla filosofia, … questi pseudo critici che con grossi paroloni e incomprensibili forme di critica escono dagli schemi … e alla fine non dicono niente !”

    Andrea, condivido al millexcent!

  22. Antonella E. scrive:

    Adoro la fotografia, sono estremamente sensibile all’arte e ritengo che per progredire nulla sia più efficace del dialogo – nel rispetto, ovviamente, dell’altrui opinione. D’altronde, non ci sarebbe dialogo se non ci fosse divergenza d’opinioni. Inoltre, nessun dialogo sarebbe in grado di farci progredire, se pretendessimo che tutti si esprimano allo stesso modo. In un qualsiasi dialogo, su un qualsivoglia argomento, ognuno comunica “a parole sue” e tutti gli altri recepiscono il messaggio, più o meno distorto – ma sempre e comunque ognuno a modo suo. L’importante è che si stabilisca un contatto… sta ad ognuno di noi, poi, ricavarne il meglio.

    Condivido pienamente il punto di vista di Mauro Marchetti e Maurizio Tieghi, ed apprezzo l’intervento di Fabrizio P. Mi piace anche il modo in cui Roberto Depratti descrive l’equilibrio tra tecnica ed “intuizione fotografica” (o creatività). Massimo Losacco… non avrei potuto immaginare conclusione migliore a questo scambio d’idee.

  23. Antonino Tutolo scrive:

    @Donatella
    “… questi pseudo critici che con grossi paroloni e incomprensibili forme di critica escono dagli schemi …”

    Ma questi “schemi” chi li ha stabiliti?
    Qual’é il limite della critica ad una foto.
    La foto non è un fatto culturale?
    Vuoi affermare, forse, che è solo un fatto tecnico che si può tabellare in campi di Excel?
    Vogliamo stabilire, una volta per tutte, cosa si può o non si può dire, quando si parla di una fotografia?
    Te la senti di iniziare l’elenco?
    Una volta formulato questo elenco, non cadrai tu stessa in contraddizione, prima o poi, parlando di una foto?

  24. Gioacchino Castellani scrive:

    Caro Andrea Baldi
    hai provocato un bel vespaio! Le tue giuste domande e considerazioni hanno destato molto interesse da parte dei lettori e questo è un bene. Personalmente penso che
    il lato positivo ma anche negativo della fotografia di oggi è che risulta troppo facile! Tutti con il digitale possono ottenere un risultato, bello o brutto che sia. Senza per questo studiare la tecnica e la composizione, conoscere i grandi fotografi e il perchè delle loro immagini. Basta premere l’indice sul grilletto e sparare nel mucchio.
    Questo però basta per essere “artisti”.
    Vorrei solo ricordare che Henri Cartie Bresson passava le sue domeniche all’interno dei musei per studiare la composizione dei quadri famosi, facendo dei schizzi su un quaderno di appunti. Ansel Adams insegnava Sensitometria all’ Università e le sue foto di paesaggio sono state scattate da punti di vista noti a tutti. Ma se lui è diventato quello che è e gli altri no , una ragione ci deve pur essere! Questa ragione cari amici si chiama studio e dedizione! Nessuno si può illudere di essere un bravo fotografo senza questi requisiti.
    Ciao a tutti e state bene

  25. Gioacchino Castellani scrive:

    Scusate lo scritto precedente, ma la frase esatta era:
    Questo però non basta per essere artisti!

  26. Antonino Tutolo scrive:

    > Gioacchino Castellani.
    “Questa ragione cari amici si chiama studio e dedizione! Nessuno si può illudere di essere un bravo fotografo senza questi requisiti.”

    Però, vorrei far presente che molti non hanno il tempo di dedicarsi alla fotografia con tanta dedizione; quindi si accontentano di fare quello che gli riesce nel poco tempo libero.
    Ed anch’essi hanno diritto di “vivere” fotograficamente.
    Anche perché, a mio avviso, dal punto di vista culturale, è meglio un fotografo “a mezzo servizio” che niente.

  27. Antonino Tutolo scrive:

    > Gioacchino Castellani
    Un’ultima considerazione.

    All’inizio del tuo post, con le parole “..Le tue giuste domande e considerazioni ” mi paiono in evidente contraddizione con l’affermazione che HCB “passava le sue domeniche all’interno dei musei per studiare la composizione dei quadri famosi, facendo dei schizzi su un quaderno di appunti. Ansel Adams insegnava Sensitometria all’ Università e le sue foto di paesaggio sono state scattate da punti di vista noti a tutti. ”

    Quando, nei miei post, ampio il discorso portandolo sulla cultura, sull’arte, ecc., dai ragione a chi mi critica per questo!

    Le mie considerzioni sono appunto frutto di un lunghissimo periodo (più di 40 anni) di “studio e dedizione”!
    Se ora espongo, senza presunzione alcuna, gli argomenti culturali che ho raccolto ed elaborato, non mi pare che questo possa ritenersi disdicevole o non appropriato al luogo.

  28. Gioacchino Castellani scrive:

    Caro amico Antonino
    non mi riferivo a te quando parlavo di “studio e dedizione”
    ma semplicemente ponevo l’accento sul fatto che anche in fotografia è necessario lo studio della tecnica e della composizione. E questo soprattutto nella fotografia in bianconero. Io stampo ancora in camera oscura e fotografo usando le tradizionali pellicole. Forse sono all’antica ma ti posso assicurare che i risultati spesso sono molto buoni. Naturalmente una buona tecnica non basta, bisogna anche scattare al momento giusto e con la dovuta sensibilità. L’importante è vivere la realtà che ci circonda in modo consapevole ed essere soddisfatti del proprio lavoro.

  29. Antonino Tutolo scrive:

    @Gioacchino Castellani
    “non mi riferivo a te quando parlavo di “studio e dedizione””

    Caro amico Gioacchino,
    la tua frase:
    “Le tue giuste domande e considerazioni hanno destato molto interesse da parte dei lettori e questo è un bene”..

    mi pare palesemente riferibile alla seguente frase che è all’oggetto di questa discusisone:

    “Trovo assurdo come tanti altri fotografi che conosco e con cui mi sono confrontato che a fronte di una pubblicazione si scenda sempre sulla filosofia, … questi pseudo critici che con grossi paroloni e incomprensibili forme di critica escono dagli schemi … e alla fine non dicono niente !”

    Sbaglio?

    Prima di dare giudizi, occorrerebbe – è la regola fondamentale di ogni forum o blog – leggere tutti i messaggi. Altrimenti si corre il rischio di creare, quanto meno, incomprensioni.

    Anch’io ho stampato in camera oscura per anni ed ho fotografato in diapositiva per altrettanti.
    E non vedo alcuna differenza pregiudiziale nei confronti del digitale o di chi lo usa.
    Non è il digitale, di per sè, che porta a scattare senza criterio o senza conoscenze fotografiche, quanto piuttosto la speculazione commerciale che si fa sulle spalle dei fotografi.

    Le case di apparecchi ed obiettivi hanno il solo scopo di vendere apparecchi ed obiettivi.
    I nuovi fotografi sono in balia delle loro pubblicità che promuovono la risoluzione, il numero dei Megapixel, gli automatismi sofisticati.
    Se la fotografia è ritenuta da molti “troppo facile” è a causa della credulità che si dà a questi automatismi, ai loro effetti speciali ed alle sofisticazioni che le case di software ed i siti collegati alle case fotografiche promuovono per fare in modo che una fascia sempre più ampia di gente si avvicini alla fotografia e sia subito soddisfatta dei loro prodotti, senza alcuna preparazione fotografica di base.

    Ma tutto questo è colpa del digitale?
    Quanto tutto questo avveniva con l’analogico (e devo avere ancora i giornali dell’epoca) C’erano le stesse perplessità, gli stessi giudizi.

  30. Antonino Tutolo scrive:

    @Gioacchino Castellani
    “non mi riferivo a te quando parlavo di “studio e dedizione””
    Caro amico Gioacchino,
    la tua frase:
    “Le tue giuste domande e considerazioni hanno destato molto interesse da parte dei lettori e questo è un bene”..
    mi pare direttamente riferibile alla frase che è all’oggetto di questa discussione:
    “Trovo assurdo come tanti altri fotografi che conosco e con cui mi sono confrontato che a fronte di una pubblicazione si scenda sempre sulla filosofia, … questi pseudo critici che con grossi paroloni e incomprensibili forme di critica escono dagli schemi … e alla fine non dicono niente !”
    Se la condividi, con le “tue giuste domande e considerazioni”, ti contraddici.
    E mi spingi ad intervenire per rilevare la contraddizione.

  31. Antonino Tutolo scrive:

    Ho stampato in camera oscura ed ho fotografato in diapositiva per 40 anni. Ho 4 corpi macchina analogici e due digitali.
    Ma non trovo alcuna differenza pregiudiziale nei confronti del digitale o di chi lo usa.
    Non è il digitale che fa scattare senza preparazione fotografica, ma la commercializzazione selvaggia della fotografia che mira solo alla vendita. La pubblicità delle case produttrici, i loro siti, le riviste ad esse collegate, promuovono una fotografia “bella che pronta”, “usa e getta”, fatta di effetti speciali che dovrebbero stupirci.

    I nuovi fotografi sono in balia della risoluzione, del numero dei megapixel, degli automatismi sofisticati, dei software automatici dai risultati facili e mirabili.

    Ma tutto questo è colpa del digitale?
    Quanto la stessa zazuela (come diceva il grande Eduardo) avveniva con l’analogico (devo avere ancora i giornali dell’epoca) non si facevano gli stessi ragionamenti nei confronti dei filtri cross screen, digradanti, multi immagine o che vedevano sotto le gonne delle donne, ecc., ecc. ?
    Quando in camera oscura si realizzavano viraggi, fotomontaggi, solarizzazioni, pseudorilievi, ecc, non era lo stesso discorso? L’HDR veniva realizzato anche all’inizio del secolo scorso anche con 12 negativi esposti in modo diverso!
    Non si realizzavano, lo stesso, immagini di scarso livello e tutte uguali?
    Basta rileggere qualche rivista di venti, o più, anni fa.

  32. Antonino Tutolo scrive:

    Piuttosto consiglierei la lettura di questo sito dedicato all’arte:
    http://www.artsblog.it/categoria/creativita

    Di esso riporto una frase molto significativa che fa comprendere a che livello è l’arte italiana:

    “La capitale mondiale dell’arte contemporanea è ancora New York, insidiata dall’energia creativa ed economica dei nuovi centri dell’estremo oriente. Londra forse “detta” alcune tendenze in Europa…e Berlino? Per molti versi mi sembra che Berlino sia ‘dentro al proprio tempo’ e questa accezione ha molti risvolti positivi.”

    L’Italia non è citata?
    La Patria di Michelangelo, di Raffello, Leonardo, non c’é?
    Strano!

  33. Gioacchino Castellani scrive:

    Caro amico Antonino
    a proposito di filosofia e critica fotografica credo che Andrea Baldi abbia ragione e torto allo stesso tempo. Ragione quando si riferisce a quella parte di critici che formulano le proprie convinzioni usando un linguaggio forbito e incrompensibile, soprattutto se riferito a fotografie che sono emotivamente insignificanti (qualcuno su questo blog l’ha definita sciatteria). Basta leggere Fotoit e guardare le foto di alcuni potfoli premiati nei concorsi per rendersene conto.
    Torto invece quando si riferisce a critici preparati (come forse il tuo caso) che sanno farsi comprendere da tutti.
    Per scendere sul pratico vorrei fare una proposta: perchè tutti noi non diamo giudizi personali sui portfoli che vengono premiati dalla Fiaf e le cui foto sono pubblicate su Fotoit? Vorrei sapere la vostra opinione amici del blog!
    Ciao a tutti.
    Gioacchino.

  34. Antonino Tutolo scrive:

    @Gioacchino
    “Ragione quando si riferisce a quella parte di critici che formulano le proprie convinzioni usando un linguaggio forbito e incrompensibile..“

    E’ impossibile ragionare in termini così generali. Il discorso è complesso.
    Ci sono critici che ne sanno più di noi e non siamo in grado di compenderli.
    Ci sono critici che ne sanno meno di noi o non condividono le nostre aspirazioni, ma sono in grado di stroncarci una foto o un portfolio.

    La fotografia può comunicare concetti molto complessi e spesso molto soggettivi. E’ scontato che qualcuno possa non comprendere o non condividere.
    Se partecipi ad una gara la possibilità di non essere compreso devi metterla in conto ed accettare quello che viene. L’arte non è una corsa.
    Lasciando da parte i giudizi “commerciali” e le “cantonate storiche”, il vero esperto espone in modo chiaro il suo giudizio e ti mette in grado di decidere se seguire o meno i suoi consigli.
    Poi sei tu il vero giudice di te stesso. Magari possibilmente imparziale.

  35. Gioacchino Castellani scrive:

    Caro Antonino
    Mi sembra che anche tu cada in contraddizione quando dici:
    “Ci sono critici che ne sanno più di noi e non siamo in grado di comprenderli”
    e poi dopo “il vero esperto espone in modo chiaro il suo giudizio e ti mette in grado di decidere se seguire o meno i suoi consigli. “ Forse non ho compreso bene il significato delle tue parole.
    In ogni caso penso che il problema vero sta nel fatto che ci sono poche persone preparate per svolgere il ruolo di “critico fotografico” e questo per mille ragioni. Non ultima una adeguata preparazione “tecnica”. Se la fotografia è anche “scienza sperimentale” trovo assurdo che l’aspetto tecnico (soprattutto nel bianconero tradizionale) sia spesso ignorato dai critici, come se non coinvolgesse anche l’espressività di un’immagine.
    Nelle letture dei portfoli (vedi il Concorso di Savignano su tutti), il lettore Dac designato preferisce affrontare temi, come dice Andrea Baldi, “filosofici”, piuttosto che tecnici o espressivi. Come se la tecnica facesse paura o peggio non la si conoscesse. Va di moda dire “Quello che conta è il contenuto, la tecnica si può imparare dal libretto di istruzioni di un qualunque manuale”. Eppure è proprio la conoscenza e il buon uso della “sensitometria” e delle problematiche tecniche che portano all’esaltazione del soggetto e il concetto di “Visualizzazione”, tanto caro ad Ansel Adams, ci permette di valorizzare non solo l’aspetto formale ma anche il contenuto di una fotografia.
    Capisco comunque coloro che non hanno tempo o voglia di addentrarsi in questioni tecniche, per molti la fotografia è solo un passatempo.
    Vorrei chiudere con le parole di un buon critico del recente passato, Giusppe Turoni: “Quando una fotografia è bella tutti la notano in modo semplice e chiaro, bisognerebbe avere una insensibilità enorme per non apprezzare una fotografia quando è veramente bella”.
    Gioacchino Castellani

  36. Mauro Marchetti scrive:

    Credo che sia passato un po’ di tempo dall’ultima volta che sei stato a Savignano.
    Li ormai l’andazzo è quella di rappresentare una sorta di Arles Italiana.
    Tanti lettori, molto variegati tra loro.
    L’unico rappresentante Fiaf in questi ultimi anni è stato il presidente Merlak.
    E comunque precisazioni a parte, frequentando spesso i tavoli di lettura, posso assicurarti che un buon lettore tiene sempre in considerazione tutto quanto.
    Le eccezioni si sa sono fisiologiche.
    Mauro

  37. Gioacchino Castellani scrive:

    Caro Sig. Mauro
    non mi sembra che sia come tu dici. Non vorrei far nomi ma ad esempio il Sig. Silvano Bicocchi è stato sempre presente a Savignano e la sua opinione è basilare per la scelta finale dei premiati. Comunque Savignano era solo un esempio, concorsi ne esistono altri e in tutti la musica che ascolto è sempre quella.
    Gioacchino Castellani

  38. Mauro Marchetti scrive:

    Bicocchi non legge a Savignano dal 2008, ne sono certo perchè è stata l’ultima volta che gli ho proposto un lavoro a Savignano.
    A parte questo la lettura è un momento molto importante e costruttivo soltanto se tanto il lettore quanto l’autore sono disposti al confronto.
    Altrimenti è assolutamente inutile.
    Mauro

  39. Loris Sartini scrive:

    Sono daccordo con Mauro, come in tutti gli incontri è importante che ci voglia conoscere in 2.
    L

  40. Antonino Tutolo scrive:

    @Gioacchino Castellani
    “Mi sembra che anche tu cada in contraddizione quando dici:
    “Ci sono critici che ne sanno più di noi e non siamo in grado di comprenderli”
    e poi dopo “il vero esperto espone in modo chiaro il suo giudizio e ti mette in grado di decidere se seguire o meno i suoi consigli.”

    Non c’é contraddizione.
    La fotografia può essere molto complessa.
    Quando il critico esamina un portfolio, comprende subito il livello dell’autore ed il suo giudizio si adegua a questo livello, limitandosi ad espore gli aspetti che l’autore è in grado di comprendere.
    Davanti ad un lavoro elementare, dovrà limitarsi ad evidenziare l’inquadratura, la verticalità, il taglio, l’opportunità di una o più immagini; riservandosi commenti sullo stile, sulle sfumature minime che collegano le immagini, sulla “filosofia”, ecc., per lavori più complessi.
    Questo perché non può spiegare “tutta la fotografia”, i concetti d’arte più sofisticati, ed i concetti filosofici che possono nascondersi dietro ad un’immagine sofisticata, ad uno che appena inizia.

  41. Antonino Tutolo scrive:

    @Gioacchino
    “Capisco comunque coloro che non hanno tempo o voglia di addentrarsi in questioni tecniche, per molti la fotografia è solo un passatempo.”

    A mio avviso, il compito di un lettore di portfolio, soprattutto se è un maestro di fama, non è insegnare le basi della fotografia, ma indicare la via dell’arte.
    Per le basi della fotografia ci sono gli incontri nelle sezioni.
    Allo stesso modo, un professore universitario non perderà tempo a rilevare gli errori grammaticali.
    Che poi la tecnica sia un fatto importante è un altro ragionamento. Ma il maestro immagina che sia più opportuno fornirti un parere più evoluto, che più difficlmente puoi trovare nel quotidiano.

  42. Antonino Tutolo scrive:

    @Gioacchino
    Inoltre il maestro in genere ha 20 minuti da dedicare ad ogni autore.

  43. Antonino Tutolo scrive:

    @Gioacchino
    “Giusppe Turoni: “Quando una fotografia è bella tutti la notano in modo semplice e chiaro, bisognerebbe avere una insensibilità enorme per non apprezzare una fotografia quando è veramente bella”.”

    Ma questa insensibilità esiste.
    E il concetto di “bello” non è universale. Anzi, è molto relativo.

    Penso che tu non useresti mai certe cravatte americane, non accosteresti colori vistosi come il rosso vivo ed il verde bandiera. Eppure altrove lo fanno.
    Si parla di Italian Style, o English, o France, African, Japan, ecc.

    Per alcuni la donna bella è grassa coi seni enormi. Per altri è magra, coi seni come coppe da champagne.
    C’é la volgarità e la finezza. E nel mezzo una gamma infinita di sfumature. Sono tutti concetti relativi del “bello”.
    Poi ci sono i significati dell’arte che condizionano il bello. Greci, arabi, rinascimentali, talebani, contemporanei, africani, cubani, politici, religiosi, ecc.
    Penso che nulla sia complesso come l’arte. Ogni uomo ha un concetto personale di arte.
    La semplicità può essere un elemento necessario, ma non sufficiente.
    Quello che è essenziale è la logicità, l’evidenza, l’universalità dei significati, la chiarezza dei contenuti.
    Questi elementi possono rendere l’opera universale. Ma ci sono sempre i costumi, la morale, la cultura, a complicare le cose.

  44. Gioacchino Castellani scrive:

    Caro Mauro Marchetti
    in merito alla tua affermazione “A parte questo la lettura è un momento molto importante e costruttivo soltanto se tanto il lettore quanto l’autore sono disposti al confronto.”
    Non credo che si tratti solo di disponibilità al confronto quanto di preparazione culturale.
    Se il lettore di un portfolio giudicando delle foto in bianconero tecnicamente errate perchè il soggetto è stato sottoesposto in ripresa e/o stampate in modo orrendo non sa capire il perchè di questi errori, non è solo questione di disponibilità ma di preparazione tecnica di base. Forse tu non sei un esperto di bianconero e non stampi in camera oscura, ma i fotografi che lo fanno con qualità e bravura si possono permettere di giudicare anche i vari lettori incontrati nei concorsi.
    questo perchè la proffessionalità non si compra al supermercato, ma la si acquisisce con lo studio e la preparazione che evidentemente non tutti hanno.
    Gioacchino Castellani

  45. Mauro Marchetti scrive:

    Non credo di sbagliarmi nel pensare che hai avuto pessime esperienze di lettura.
    Purtroppo puo’ capitare.
    Come ogni ambiente anche quello della lettura portfolio è migliorabile e perfettibile.
    La tecnica e l’esperienza sono fattori importanti sia per l’autore che per il lettore l’importante è che nessuno prevalichi l’altro.
    Io ti inviterei a riprovare, anche quest’anno sono stato a 5/6 manifestazioni di lettura e devo dirti che è sempre un’esperienza stimolante anche per chi non è di primo pelo.
    Mauro

  46. Gioacchino Castellani scrive:

    Caro Mauro Marchetti
    alla mia età (sessant’anni) non è così importante un riconoscimento ad un concorso. Comunque le ultime esperienze non sono state pessime come tu pensi, anzi ho avuto molti elogi, anche da persone importanti.
    Quello che ho affermato precedentemente non l’ho detto per me, ma perchè mi sono trovato molte volte ad ascoltare i giudizi dei lettori mentre giudicavano altri fotografi.
    Comunque, per non menare il can per l’aia, mi farebbe piacere organizzare un incontro con te e i soci del tuo circolo fotografico e farvi visionare i miei lavori (se non sei troppo lontano da Ancona). Un incontro diretto sulle varie problematiche potrebbe chiarire molte cose.
    Gioacchino Castellani

  47. Mauro Marchetti scrive:

    Ciao Gioacchino, certo che a quattr’occchi ci si spiega meglio.
    La mia età non poi molto diversa dalla tua e di certo ci capiremo al volo, per incontrarci pero’ i km sarebbero davvero tanti; magari possiamo provare ad una delle prossime manifestazioni di lettura.
    Mauro

  48. Gioacchino Castellani scrive:

    Caro Mauro Marchetti
    prendo al volo la tua idea per fare una proposta più ampia. Perchè nelle varie manifestazioni di lettura Fiaf non ci facciamo riservare dalla Federazione un tavolo nel quale incontrarci. Potremmo chiamarlo “GLI AMICI DEL BLOG”.
    Se pensate che sia una buona idea fatelo sapere.
    Gioacchino Castellani.

  49. Antonino Tutolo scrive:

    Ottima idea quella del tavolo. In fondo basta aggiungere solo un tavolino.
    Ma dove tenerlo questo tavolo, visto che siamo dispersi sul territorio, a centinaia di km di distanza l’uno dall’altro?
    Questo fa capire quanto sia importante e significativo questo blog: consente l’incontro ed il confronto tra persone distanti e di qualsiasi livello fotografico. E’ il merito supremo di internet.

  50. Massimo Mazzoli scrive:

    Ciao Giocchino, già quest’estate in occasione del “Sassoferrato Face Photo News” era stata allestita una zona riservata a coloro che avevano il desiderio di confrontarsi i rispettivi portfolio senza necessariamente confrontarsi con un lettore, credo e spero che questo tipo di iniziativa avrà diffusione anche in altri Festival e Incontri di Lettura Portfolio.
    Massimo Mazzoli

Leave a Reply