Boniatti Matteo – Trento – Ognuno è solo

Architettura e uomo si incontrano dialogando di solitudine,
esistenza e futuro…
(Salk Institute – Louis Kahn – La Jolla – Calfornia)

357 Boniatti Matteo Ognuno è solo

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Comments (13)

 

  1. Roberto Depratti scrive:

    Bene Matteo, direi che il messaggio è chiaro e ben trasferito …..
    Mi piace la composizione in cui risalta la figura umana destinata ad un isolamento languido dove anche uno dei frutti del suo ingegno, appunto l’architettura, risulta ormai arida di contenuti.
    Avrei tentato una resa toanle un pochino più aggressiva anche se la luce piena non credo potesse dare effetti tanto diversi.
    Grazie dell’attenzione.

  2. Antonino Tutolo scrive:

    E’ un’immagine che richiama la corrente metafisica.
    L’idea ispiratrice è significativa, ma è un genere che richiede perfezione geometrica (simmetria o asimmetria controllata) per funzionare. C’é una leggera imperfezione nell’inquadratura che fa sembrare inclinato l’orizzonte (ma non lo è) e disassata la pavimentazione.
    L’inquietudine metafisica che deve nascere dal contrasto tra la simmetria architettonica e l’asimmetria generata dalla presenza umana, viene disturbato da questa minima illogicità prospettica.

    Il grigiore fa intendere il senso della solitudine vissuta nella depressione e nella sfiducia. Un maggior contrasto, con neri più pronunciati, avrebbe reso il senso della solitudine davanti ad una minaccia più forte e concreta, davanti a nuvole pronunciate e minacciose.
    La scelta è ovviamente dell’autore.

    Personalmente avrei preferito la seconda, forzando il contrasto ed usando un polarizzatore per diminuire i riflessi della pavimentazione e per evidenziare le nuvole.
    Complimenti per l’ispirazione.

  3. Enrico Maddalena scrive:

    Più che disassata, la pavimentazione è inclinata leggermente verso il canale centrale per il deflusso delle acque piovane. Bella immagine. Tutte le linee prospettiche conducono verso il centro del quadro, in un punto sopra un orizzonte oltre il quale non c’è nulla al di fuori del cielo. E la figura si sta dirigendo verso una meta misteriosa, al di là del visibile. Una immagine di carattere metafisico, come nota Antonino. L’immagine giocata sui toni chiari suggerisce una visione ottimistica della vita e del destino dell’uomo. Un aumento del contrasto ed un cielo tempestoso avrebbero suggerito una visione pessimistica, tragica.
    Un saluto
    Enrico

  4. franca catellani scrive:

    a me piace , le rigorose line pulite in prospettiva centrale tutte le linee suggeriscono visione verso le nuvole , qui faccio una domanda se nella composizione la persona umana fosse stata piu’ in fondo ,quasi a diventarne una linea un punto nero estraniandola in questo spazio di luce contribuiva ad una maggiore profondità nella visione e quindi una atmosfera metafisica piu’ accentuata ?
    ( chissà se mi son spiegata bene !):)

  5. matteo boniatti scrive:

    ciao, grazie dei passaggi.

    rispondo un pò a tutti, o almeno spero…

    per quanto riguarda l’orizzonte è lievemente inclinato, 0.3 gradi se non erro, per quanto riguarda la perfetta simmetria nella versione finale effettivamente, oltre a correggere l’inclinazione ho tagliato leggermente lo scatto per ricomporla.
    La pavimentazione effettivamente non è disassata ma inclinata per creare la pendenza necessaria all’allontanamento delle acque piovane.

    Infine per le tonalità ho scelto di tenerle molto tenui, quasi slavate, per enfatizzare l’aspetto onirico dello scatto. ho solo scurito un pò la figura umana.

    Grazie ancora, le analisi sono state puntuali e precise, quindi non posso esserne che contento. ciao.

    ah, mi rivolgo a Franca Catellani, effettivamente ne ho una versione con la figura umana più spostata verso il fondo ma alla fine ho preferito questa.

  6. Maurizio Tieghi scrive:

    @Franca
    Ciò è tanto più evidente quando la materia, attraverso un processo di mutua plasmazione, si scompone e si scontorna fino a mostrare nuove gestalt, nuove forme aggregate in grado di evocare significati inediti e imprevedibili. Siamo nel campo della metafisica. È qui che il fotografo si trasforma in scienziato, delle scienze mutuando – come forse solo lo scultore fa – il metodo empirico. L’incontro tra due nature plasmabili, la mente dell’autore e la materia fisica, dà vita ad agglomerati di senso letteralmente invisibili, eppure presenti, a patto di intercettare quella fessura spazio-temporale nel quale il fenomeno si manifesta e può essere raffigurato e mostrato, facendolo divenire elemento di conoscenza e di progresso.
    La metafisica è su un altro piano rispetto al surrealismo, identificato come la corrente più prossima all’esplicitazione dell’inconscio freudiano. L’opera metafisica non è irreale, dominio assoluto di una proiezione allucinatoria, non nasce per partogenesi dall’autarchica fantasia dell’artista; appare irreale perché mai vista prima, riconfigurazione fenomenica che si nutre della fantasia ricreatrice o ordinatrice dell’autore, senza che da esso venga totalmente colonizzata. Essa espande a dismisura le sue potenzialità di senso, ricordandoci ogni volta che non solo il nostro inconscio è infinito ma pure la natura intorno lo è, legata a noi a doppio filo nel reciproco esistere, all’interno di un semplice gesto percettivo. di Carlo Riggi. Adesso dovresti avere qualche elemento in più che ti permette di posizionare la figura umana. Io la metterei dietro all’edificio di destro o sinistra a piacimento.
    ciao

  7. Enrico Maddalena scrive:

    La posizione della figura è importante e condiziona i significati della foto. Se fosse stata più vicina, ci saremmo immedesimati in essa, e ci saremmo sentiti quasi dei compagni di viaggio. Se fosse stata in fondo in fondo, come dici, sarebbe stata un elemento estraneo, irraggiungibile e noi degli spettatori fermi ad osservare.
    Se la figura non ci fosse stata, avremmo avvertito forte la desolazione della scena e ci saremmo sentiti soli, dentro un ambiente deserto ed inquietante.
    Quella dell’autore, mi sembra la scelta migliore e più aderente alla frase sotto il titolo.
    Un saluto
    Enrico

  8. franca catellani scrive:

    grazie , è vero non avevo letto Architettura e uomo si incontrano dialogando di solitudine,…. un saluto Franca

  9. Francesca scrive:

    mi ha attirato l’attenzione la pulizia della composizione e dell’immagine in generale. Ottima la scelta del b&n che, secondo me, amplia l’eco del silenzio che trasmette questa fotografia.
    E’ una di quelle foto che avrei voluto fare io!

  10. franca catellani scrive:

    WHAOo! !!!Maurizio mi sono copiata e incollata il tuo scritto -
    una spiegazione davvero esauriente nei concetti . grazie infinite ciao

  11. Antonino Tutolo scrive:

    @Matteo Boniatti
    “La pavimentazione effettivamente non è disassata ma inclinata per creare la pendenza necessaria all’allontanamento delle acque piovane.”

    Affermavo che la pavimentazione “”sembra”" disassata; non che lo è.

    La parte sinistra sembra lievemente più in basso di quella destra. La persona sembra manifestare un “peso” reale, che toglie oniricità e metafisica.

    La pavimentazione è inclinata per favorire il deflusso dell’acqua; ma nella realtà certamente lo è in modo simmetrico rispetto alla verticale.
    L’immagine avrebbe potuto risultare molto più incisiva.
    Questo era il senso del mio post.

  12. Antonino Tutolo scrive:

    @Enrico Maddalena
    “L’immagine giocata sui toni chiari suggerisce una visione ottimistica della vita e del destino dell’uomo. Un aumento del contrasto ed un cielo tempestoso avrebbero suggerito una visione pessimistica, tragica.”
    Prendo atto dell’effetto onirico cercato dall’autore. Anche se per esso in genere si ricorre alla sfocatura e all’annerimento confuso dei bordi (Fotoit ottobre – Patrizia Riviera).
    L’ottimismo lo percepisco nella nitidezza. Si è ottimisti quando si padroneggiano le situazioni.
    Invece i toni di grigio (eccetto il chiaro-scuro di modellato) sono sinonimi di insicurezza.
    I toni scuri ed il contrasto non eccessivo possono esprimere carattere, forza d’animo, certezza lieta di una visione.
    La drammatizzazione è espressa con l’eccesso di contrasto e con l’annerimento dei bordi e dello sfondo dell’immagine (anche col cielo scuro) che generano mistero e imponderabilità .
    Il senso onirico è reso anche con la bruciatura dei toni alti (fantasmi), con: Cross Processing, effetto Bloom, Orton. Ma anche con l’effetto Lomo (rende l’idea del ricordo con dominanti di colore).
    Nei quadri “metafisici”, invece, gli elementi sono perfettamente nitidi e ben riconoscibili. E’ il loro strano e talvolta inusuale accostamento a rendere l’effetto metafisico.

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