Anastasio Roberto – Roma – Paesaggi diversi

Un esperimento x un paesaggio insolito.

282 Anastasio Roberto paesaggi diversi

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Comments (18)

 

  1. ok….stanno sbarcando gli ufo….????

  2. Roberto Depratti scrive:

    …quindi l’esperimento starebbe nel chiudere molto il diaframma …riuscendo a sfruttare il riflesso del sole nell’obiettivo, dico bene?
    A mio avviso però l’intera scena soffre ….manca di leggibilità.
    Aspettiamo i pareri degli altri amici ed amiche nonchè l’intervento da parte dell’autore.

  3. Roberto Anastasio scrive:

    Si ho chiuso il diaframma, poi ho utilizzato un filtro (non ricordo il nome del plug in , forse cinema), sono d’accordo silla scarsa leggibilità della scena, però volevo fosse scarsamente leggibile proprio per tentare (magari non riuscendo), di stimolare la mente di chi la guarda a vederci dentro ciò che vuole. Alcuni amici hanno detto una tartaruga, altri un astronave aliena, altri mare nel deserto. Sò bene che non è una foto tecnicamente perfetta, però mi piace.

  4. Antonino Tutolo scrive:

    Come esperimento va bene.
    L’autore ha sfruttato il flare (riflessi spuri, normalmente indesiderati, tra le lenti interne degli obiettivi) per raffigurare uno sbarco di ufo. Non è cosa di poco conto, anche se non originale.
    In fotografia, da sempre, si fruttano creativamente anche gli errori, i difetti del materiale fotografico ed i fenomeni fisico-chimici normalmente indesiderati.
    Avrei gradito un miglior controllo dei toni scuri. Dalla povertà dei toni neri e dei grigi scuri penso che l’autore ha elaborato un file che già era memorizzato in .jpeg.
    Da un po’ di tempo noto un proliferare nelle mostre di immagini tenebrose, da cui a malapena emerge qualche dettaglio perfino molto sfocato.
    In questi casi più che di creatività del fotografo parlerei di creatività della mente del lettore. Nel buio è facile che siano riflesse le oscure ombre ancestrali dell’uomo, spesso inconsapevoli e talvolta perfino inconfessabili.
    Ma io penso che il fotografo dev’essere più costruttivo ed attivo; più artefice dei contenuti della propria immagine.
    Comunicare semplicemente mistero e ansia è fin troppo facile; più difficile è studiare e comunicare le motivazioni.

  5. una tartaruga si è veroooooo!!!
    un dinosauro, un mai formichiere!!!

  6. Mauro Marchetti scrive:

    Quando è chiaro all’autore il motivo per cui ha scattato un’immagine io direi che siamo già a buon punto.
    Se invece la fotografia è frutto del caso probabilmente resterà unica figlia di un esercizio creativo.
    Ad ogni modo è un buon esperimento.
    M.

  7. Alberto Salvaterra scrive:

    Spero di non offendere nessuno, ma secondo me è un po’ troppo “comodo” dire “volutamente la scena è scarsamente leggibile in modo tale che chiunque possa vederci dentro quello che vuole”

    Allora “chiunque” può fare “qualsiasi cosa” in “qualunque modo” tanto “ci si può vedere dentro quello che si vuole”, in questo modo anche la foto scattata da un bimbo di 5 anni con un telefonino può “valere” quanto una di Cartier-Bresson o di Bob Capa.

    Forse è colpa mia: appartengo ad un’altra generazione…..

  8. Antonino Tutolo scrive:

    @Alberto Salvaterra
    Premetto che, con altre parole, ho detto la stessa cosa.

    Però vorrei far presente, ed il discorso sarebbe lungo, che basta vedere le fotografie scattate “nei primi anni del ’900″ dai fotografi del Bauhaus tedesco (1925), come László Moholy-Nagy, quelle americane degli anni 70-90 (Andy Warhol), quelle giapponesi, cecoslovacche, ecc., ecc., ma anche la fotografia di molti italiani, quali i fratelli Bragaglia (inizio secolo ’900), per rendersi conto che la fotografia da circa un secolo viaggia contemporaneamente su binari diversi.
    Il problema sta piuttosto nel fatto che ignoriamo che la fotografia “ufficiale” italiana è “ancora” e solo a Cartier Bresson e a Bob Capa, mentre quella internazionale dei grandi fotografi ha lasciato praticamente da parte la documentazione e si dedica quasi a tempo pieno all’arte fotografica.
    Oltretutto le fotografie di reportage per i giornali (per cui lavorava Capa) non sono più di attualità. Ora i giornali non li compra più nessuno; sono tutti al passivo e sopravvivono, per motivi politici, solo grazie ai contributi dello Stato.
    Il servizio di informazione e documentazione, per cui Capa fotografava, ora lo fanno le telecamere delle TV.
    E’ la nostra fotografia che è “leggermente” fuori tempo. Diciamo 50 anni?!?

  9. Antonino Tutolo scrive:

    Giusto per dare un’idea del tipo di fotografia che esisteva nel 1910, quindi fotografia di bisnonni, segnalo il link:

    http://www.noemalab.org/sections/specials/tetcm/2003-04/dinamismo_futurismo/Bragaglia_fotodinamica.html

    altro link:
    http://www.facebook.com/album.php?aid=95293&id=85083801533

    Mi pare che non siamo molto lontani, almeno come idea, dalla fotografia di Roberto Anastasio.

  10. Antonino Tutolo scrive:

    Per dare un’idea di quella che è la fotografia all’estero segnalo la fotografa Susan Burnstine

    http://www.susanburnstine.com/

  11. Maurizio Tieghi scrive:

    Quando si guarda una fotografia ci si vede solo quello che noi riconosciamo di quanto che vi è raffigurato, quindi solo la nostra storia. Ovviamente quanti meno elementi riconoscibili ci troviamo è più e facile immaginarci delle cose, se l’intenzione dell’autore è di stimolare l’immaginazione degli osservatori (lodevole iniziativa) si devono fare delle fotografia molto scure, molto chiare, mosse e sfuocate. Credo di ricordare che proprio su questo blog le fotografie “indefinite” hanno suscitato il maggior numero di commenti.

  12. pur vedendoci una tartaruga e/o formichiere condivido al 200 x cent questo commento:
    ” Alberto Salvaterra scrive:
    19 ottobre 2010 alle 15:37
    Spero di non offendere nessuno, ma secondo me è un po’ troppo “comodo” dire “volutamente la scena è scarsamente leggibile in modo tale che chiunque possa vederci dentro quello che vuole”

    Allora “chiunque” può fare “qualsiasi cosa” in “qualunque modo” tanto “ci si può vedere dentro quello che si vuole”, in questo modo anche la foto scattata da un bimbo di 5 anni con un telefonino può “valere” quanto una di Cartier-Bresson o di Bob Capa.

    Forse è colpa mia: appartengo ad un’altra generazione…..

  13. Antonino Tutolo scrive:

    Sto leggendo le “Lezioni di fotografia” di Luigi Ghirri.
    http://www.quodlibet.it/schedap.php?id=1904

    E’ una lettura che consiglio e raccomando vivamente a tutti.
    Di Ghirri è l’affermazione:
    “..mentre la nostra vicenda fotografica (parla della fotografia italiana) non vorrei dire che è una storia di miseria, ma sicuramente non è una grande storia.”
    Questa è un’opinione condivisa da tantissimi altri maestri e teorici, italiani e stranieri. Posso citare testi e trattati.

    Ghirri è scomparso nel 1992, prima che il digitale si affermasse; ma egli ha teorizzato le basi per accogliere qualsiasi tecnologia fotografica.

    E’ del 1973-74 la prima scuola di fotografia italiana, a parte alcuni corsi dell’Università di Bologna. Fino a qualche anno fa il fotografo era riconosciuto dalla legge solo come ambulante.
    Ora ci sono diverse scuole di fotografia. Ma nessuna di esse impartisce un “vera preparazione culturale” artistica. Un po’ di storia della fotografia non è una formazione culturale. C’è ben altro da conoscere. In Italia si perpetua una concezione arcaica e riduttiva della fotografia.
    Veramente singolare, in una nazione che vanta Michelangelo, Leonardo, Raffaello, ecc!

  14. Ezio Turus scrive:

    @ Alberto Salvaterra
    “allora “chiunque” può fare “qualsiasi cosa” in “qualunque modo” tanto “ci si può vedere dentro quello che si vuole”, in questo modo anche la foto scattata da un bimbo di 5 anni con un telefonino può “valere” quanto una di Cartier-Bresson o di Bob Capa.”

    SI. posso tranquillamente affermarlo. Cos’hanno mai i bimbi di 5 anni che non possano dire con una macchina fotografica?
    Mettigli in mano una ad un bimbo di asilo e poi stupisciti.
    Oltretutto, per questioni prettamente personali, mi stà abbastanza sulle scatole il fin troppo blasonato HCB, di cui non ho mai apprezzato poi così tanto la sua fotografia.
    Il discorso è abbastanza comune in molti linguaggi: suggerire è molto più intrigante che raccontare nei minimi particolari. Pensa al cinema, per iniziare, o ad un buon libro, o a moltissime immagini che indicano una porta senza aprirla.
    La foto di Roberto questo fa.
    Ovvio che di fronte a opere di quel genere ci deve essere uno sforzo da parte dell’osservatore, cosa che una “semplice”, “palese” riproduzione della realtà non richiede.

    ezio turus

  15. Antonino Tutolo scrive:

    In parte condivido l’opinione di Ezio in merito ad HCB, se nelle sue foto ci limitiamo a rilevare solo il momento decisivo.
    In realtà il genio del grande fotografo francese è soprattutto nell’ironia, nel movimento, nell’umanità, nello stile personalissimo, nella pulizia, nella limpidezza dei concetti, nell’ordine e nella chiarezza della composizione, nella sintesi, nell’efficacia.
    Tutto questo concorre a fare di HCB il massimo esponente, il genio inimitabile dell’attimalità.

  16. Alberto Salvaterra scrive:

    @Ezio Turus
    “suggerire è molto più intrigante che raccontare nei minimi particolari”………..

    OK… Messaggio ricevuto….
    La prossima volta invierò a questo blog la foto di un lenzuolo bianco con un buco nero in mezzo dal titolo “Pensate quello che volete”…..

    Voglio proprio vedere se qualcuno dice che non è un capolavoro…

    Ma sicuramente è colpa mia : appartengo ad un’altra generazione.
    (Scusate per l’ironia)

  17. Ezio Turus scrive:

    @Alberto Salvaterra
    sorry, Lucio fontana ti ha anticipato di un mezzo secolo :-)

  18. Antonino Tutolo scrive:

    @Alberto Salvaterra
    “La prossima volta invierò a questo blog la foto di un lenzuolo bianco con un buco nero in mezzo..”

    Dai, Alberto, non ragioniamo per eccessi!
    Una cosa è suggerire, altro è non parlare.
    Faccio un esempio. La poesia dell’800 (Manzoni, Leopardi, Pascoli) esprimeva concetti chiari e precisi su temi epici, situazioni di vita comuni.
    Quella del ’900, oltre a non avere rime, usa parole che ad una lettura superficiale sembrano slegate, ma che esprimono concetti molto più complessi, perché trattano di sensazioni, emozioni; non temi epici e storie formali.
    Io ho interpretato in questo senso l’affermazione di Roberto Anastasio: “.. stimolare la mente di chi la guarda a vederci dentro ciò che vuole.”
    Perché l’arte moderna (come pure la fotografia contemporanea) mira ad esprimere anche concetti astratti, più che a rappresentare e documentare il reale.
    Le sensazioni sono sempre individuali; mai univoche per tutti i lettori. Quindi è già scontato che ciascuno capirà a suo modo.

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