Lotti Fabrizio – Carpi (MO) – Nebbia di Madrid

356 Lotti Fabrizio Nebbia di Madrid

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Comments (8)

 

  1. Roberto Depratti scrive:

    Uno “Street” malinconico per il quale avrei visto bene un bel BW, dai forti contrasti, nonostante la vena cromatica dell’ombrello atta a dare un tocco di brio ….

  2. Marco Furio Perini scrive:

    Incredibile come quella cancellata e quei lampioni (ma anche quella nebbia…) mi ricordino l’ingresso di Palazzo Reale in piazza Castello a Torino. Analogie a parte, guardo la foto e me la gusto, soprattutto per l’atmosfera brumosa e piovosa, nonchè per il lo stacco cromatico della figura con ombrello contro il grigio dello sfondo. Certo se non ci fosse stata quella palizzata di legno (o color legno) ad interrompere la fuga in profondità dello scorcio mi sarebbe piaciuta probabilmente ancor di più, ma si sa che per noi fotografi ovunque andiamo c’è sempre qualche ostacolo artificiale a complicarci la vita (vabbè, se non proprio la vita diciamo gli scatti…). Ciao

  3. Antonino Tutolo scrive:

    Il gioco dei riflessi dell’acqua sulla pavimentazione, il colore forte dell’ombrello (alla Roiter) e lo sfondo che si confonde nella nebbia sono i punti salienti e purtroppo scontati di questa immagine.
    Ma la recinzione ha una presenza troppo evidente che limita lo sguardo e toglie poesia all’immagine.

  4. Barbara Bedoni scrive:

    … a me, invece, la “chiusura” creata dalla cancellata su di un lato e dalla recinzione dall’altro mi piace. Mi chiedo: ma dove sta andando?

  5. quella “nebbia” sembra tanto un effeto creato in post.
    sono d accorod con chi ha trovato poco gradevole quel muro di compensato o cosa.
    è vero, secondo spoetizza la scena, la bellezza della figura di lei e lo sfondo

  6. Antonino Tutolo scrive:

    @Barbara Bedoni
    “a me, invece, la “chiusura” creata dalla cancellata su di un lato e dalla recinzione dall’altro mi piace. Mi chiedo: ma dove sta andando?”

    Vedete come è complessa la comunicazione fotografica! Ognuno di noi interpreta il simbolismo contenuto nell’immagine attraverso la sua psicologia, il suo vissuto.

    Però alla Sig.ra Barbara mi permetto di suggerire di non lasciarsi trasportare da impressioni istintive, non confortate dall’insieme (e dal titolo). Perché quando la fantasia trova la porta un po’ aperta, cerca di agire senza controllo.
    L’autore comunica dei concetti attraverso l’uso dei simboli. Il lettore deve sforzarsi di interpretarli, sintonizzandosi con l’autore; attenendosi alle parole, alle frasi che egli ha scritto.
    Altrimenti si finisce in un dialogo tra sordi e muti.
    Dobbiamo dare certamente credito all’autore, ma egli deve intavolare un discorso coerente e chiaro.
    Una barriera prepotente (quella dell’immagine) può assumere una simbologia rilevante nel contesto dell’immagine. Il fotografo ha il dovere di eliminare ogni elemento furviante; perché il messaggio giunga il più possibile univoco al lettore e non debba essere interpretato con uno sforzo unilaterale.

  7. Maurizio Tieghi scrive:

    Considero questa fotografia priva di difetti significativi, i miei complimenti al suo autore che ha reso in ottimo modo uno stato d’animo, ritengo secondario che la scenetta si sia presentata in una specifica città, oppure considerare alcuni aspetti architettonici (definitivi oppure transitori) significati per orientarvi un giudizio. Forse l’unico difetto a mio parere, che per altri può essere un pregio, che assomiglia a molte altre immagini raccolte negli annuari FIAF, ma per noi anche i cinesi si assomigliano tutti un poco.

  8. Antonella E. scrive:

    Onestamente, a me questa foto piace. Ho tendenza anch’io a credere che quell’effetto nebbia sia stato aggiunto (oppure accentuato) a posteriori, ma francamenente delle sue origini poco mi importa. Ci sta bene, e questo è quanto. Apprezzo il lieve tocco di colore della figura femminile con l’ombrello, e la presenza di quell’ostacolo in legno, sinceramente, non mi disturba poi più di tanto. Anzi, tutto sommato… trovo astuzioso il modo in cui l’autore, non potendo “tagliare fuori” l’elemento di disturbo dall’inquadratura, riesce, in fin dei conti, a metterlo in valore. Già, perchè magari è proprio quell’elemento architettonico a fare la differenza… di certo non la nebbia, non il riflesso, non il tocco di colore (già visti altrove).

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