Lorenzetti Andrea – Lucca – La verità dietro la porta

Questa immagine fa parte di mio un lavoro sulla violenza “la verità dietro la porta”.
Problema incredibilmente differenziato, pervasivo e protetto spesso dalla arrendevolezza e dalla complicità sociale nei confronti di crimini che vengono considerati cultura corrente, spesso dalle donne stesse, inconsapevolmente condizionate dal contesto in cui vivono.

281 Lorenzetti Andrea Verità dietro la porta

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Comments (29)

 

  1. direi efficace, ben costruita, sembra che l uomo dica”vieni qua puttana” con l indice allungato e l’espressione e atteggiamento della donna è ben realistico.
    l’ambientazione fredda e vuota però fa capire che è una scena costruita.
    Un pò inverosimile che una donna si trovi nuda in tacchi a spillo in una, presumo, casa abbandonata, se si parla e si vuole denunciare la violenza domestica.
    Ma può essere stata una scelta dell’auotre per porre l’accento sull’atto e non sul contesto in cui avviene.
    buona cmq

  2. Roberto Depratti scrive:

    Buona composizione …di denuncia a favore della donna e dei soprusi a cui viene costretta ….
    Molto pertinente il BW.

  3. Antonino Tutolo scrive:

    Nulla da obiettare dal punto di vista tecnico. Tutt’altro.
    Una lievissima perplessità (forse più che altro dettata dal bisogno istintivo di trovare una minima via di aiuto per la vittima; reclamando una logica che razionalmente so bene non appartere alla violenza bestiale): è un’immagine in cui la bottiglia rappresenta un’arma estrema, il cui cattivo uso non offrirà alcuna possibilità di scampo alla fittima predestinata. In questo caso mi aspetterei che la poverina opponesse una sia pur minima ultima resistenza, prima di essere sopraffatta, invece di attendere passivamente la morte.
    Ragazzi, che scena!
    L’avessi fotografata io, avrei rotto l’apparecchio in testa all’energumeno!
    :-)

  4. andrea lorenzetti scrive:

    vi ringrazio tutti per le vostre osservazioni.
    la scelta della location l’ho decisa esclusivamente per rendere ancora più drammatico il racconto, (a volte una violenza può essere subita anche in una abitazione abbandonata), i tacchi a spillo certamente valutato da me se farle indossare alla modella oppure no, ho optato per la prima anche qui per un motivo ben preciso ( mi è stato criticato anche al fotoclub), ne prendo atto. Invece l’osservazione del Sig. Tutolo la trovo legittima, in questa immagine la vittima non ha via di scampo, ma come racconto nell’introduzione essa fa parte di un mio lavoro, il quale ha un inizio e una fine.
    Grazie ancora del vostro intervento

  5. Marco Furio Perini scrive:

    Una scena di aspetto assai realistico, che fa pensare a quanti delitti efferati avvengono negli ambienti della prostituzione, a quante donne finiscono drammaticamente la loro vita in seguito ad incontri occasionali, o mercenari, in ogni caso “sbagliati”. Immagine molto filmica secondo me, che sembra raccontare l’epilogo tragico di un incontro squallido, predestinato al peggio… Ciao

  6. Maurizio Tieghi scrive:

    E la luce, quella luce da dove viene e cosa c’entra in questa scena? Dove sta il fotografo? E’ proprio li dietro, cosi vicino che gli basterebbe lasciare la macchina fotografica e bloccare la mano dell’energumeno. Si guarda bene dal farlo, lui “deve” creare la Fotografia. Immagine da fotoromanzo anni 70, piena d’icone, finta più della realtà costruita dalla tivvù nel pomeriggio italico. Tecnicamente apprezzabile. Accattivante portfolio alla moda.

  7. Alfredo Caridi scrive:

    Tecnicamente, la trovo ben fatta ed emotivamente coinvolgente.
    Ma ci troviamo di fronte a una fotografia palesamente costruita per comunicare un messaggio quanto mai attuale, per cui occorre estraniarsi un momento e leggere la foto con un pò di cinismo.
    Qualcosa non mi torna. L’occhio, passa insistentemente tra la bottiglia (vuota) e i tacchi a spillo. Escluderei a priori, il concetto di violenza domestica per la mancanza del contesto. L’dea è quella di un incontro erotico conseziente in un locale fatiscente. Il locale sporco giustifica le scarpe pur con la ragazza nuda. La bottiglia vuota, mi fa pensare che sia gia trascorso del tempo e che il gioco sia sfuggito di mano per effetto dell’alcol. ciò nonostante, non vedo segni di violenza sulla donna. Difficilmente avrebbe mantenuto i tacchi anche con un solo schiaffo. In queste condizioni, mi pare incongruente la posa della donna. Per arrivare a quel punto avrebbe gia dovuto subire ripetute violenze.
    Letta così ( ma posso aver detto un mucchio di castronerie ), l’immagine pare debole, costruita con una simbologia retorica.
    Tuttavia, è una immagine impattante.

    Alfredo

  8. Mauro Marchetti scrive:

    Concordo pienamente con Alfredo.
    M.

  9. Luigi Carrieri scrive:

    Salve a tutti.
    E’ da un po’ che seguo questo spazio e vorrei condividere con voi la mia opinione su questa foto che mi ha particolarmente colpito. L’immagine esprime in modo inequivocabile quello che l’autore intende trasmettere all’osservatore e la trovo di forte impatto emotivo.
    Non condivido le critiche espresse da chi mi ha preceduto per diversi ordini di motivi. Si è detto che la foto appare costruita, che è un’immagine retorica. E come potrebbe essere diversamente? Certamente è costruita poichè mi sembra improbabile che il fotografo possa aver assistito ad un atto criminale senza intervenire, atto criminale che solitamente si svolge in un contesto privato e di cui raramente si ha notizia. Inoltre se ben ricordo, con “figura retorica” si indica una qualsiasi artificio volto a creare ed esaltare un particolare effetto. Da questo punto di vista l’opera è una figura retorica di grande impatto.
    Lo squallore dell’ambiente e i tacchi a spillo rappresentano un’altra figura retorica, l’ossimoro. La fortissima antitesi di questi due elementi è sublimazione del contrasto tra lo squallore dell’atto criminale, in cui la donna è considerata solo un oggetto da possedere, e l’ipocrisia della nostra società in cui l’apparire, il bello a tutti i costi, l’essere “trendy” annichilisce qualsiasi rapporto umano ed interpersonale.
    Infine, sul fatto che la vittima non abbia via di scampo, mi sembra che nella quasi totalità dei casi in cui si verificano queste situazioni, l’epilogo sia proprio quello che traspare dell’immagine. E comunque la foto lascia un attimo di suspence… anche se tutto sembra già scritto, cosa è successo dopo? La vittima sarà riuscita a sfuggire al suo carnefice in un ultimo, disperato impeto di autodifesa?
    Dal punto di vista tecnico mi unisco al plauso per l’eccellente b/n e la perfetta costruzione dell’inquadratura.
    Come affermato dall’autore l’immagine fa parte di un lavoro più ampio che sicuramente mi piacerebbe apprezzare nella sua completezza.
    Non posso che fare i miei più sincere complimenti ad Andrea Lorenzatti per aver condiviso con noi questa bellissima fotografia.

    Luigi

  10. Roberto Depratti scrive:

    …..Luigi avevo già espresso sinteticamente il mio parere. Concordo comunque sul tuo approfondimento, grazie.

  11. Antonino Tutolo scrive:

    Purtroppo sono scene che spesso avvengono anche intorno a noi, tra gli inquilini insospettabili del “terzo piano”.

  12. io ho criticato tacchi a spillo e ambiente circostante spoglòio semplicemente perchè ho associato la violenza sulla donn aprevalentemente come violenza domestica reiterata. tutto qui, ma sicuramente sarà stato un mio limite interpretativo

  13. Alfredo Caridi scrive:

    @ Luigi Carrieri.
    Luigi ha detto:

    La mia critica, non si riferiva certamente al fatto che l’immagine fosse costruita, questo mi pareva palese anche dal fatto come è stato detto che è improbabile che il fotografo possa assistere a questa scena senza intervenire ( può essere un autoscatto, anzi è probabile).

    Una immagine retorica, è una costruzione formale con ricercatezza priva di contenuto.
    La mia critica, era indirizzata in questo senso. Sono convinto anch’io che l’immagine abbia una sua forza emotiva impattante, ma siamo in un forum di fotografia e guardo l’immagine sotto questo aspetto.
    La fotografia, è costruita secondo stereotipi consolidati nell’immaginario collettivo. La violenza è nelle strade, al buio e in locali fatiscenti. Ma la realtà, è che la più alta percentuale di violenze avviene nelle mura domestiche, con il partner, nella famiglia e conoscenti e avviene in tutti i ceti sociali.
    Nel costruire questa immagine , l’autore si è servito di una simbologia di sicuro effetto, ma, si è curato poco dei dettagli, dettagli che (sempre secondo il mio modo di vedere) rendono l’immagine poco credibile. Da qui il mio senso di debolezza di questa immagine.

    Un saluto a tutti.

    Alfredo

  14. andrea lorenzetti scrive:

    prendo visione delle vostre osservazioni e ne faccio tesoro.
    Tutti gli interventi sono stati interessanti.

  15. Loris Sartini scrive:

    Effettivamente a questa immagine manca “fortunatamente” il realismo.
    Ci sono evidenti segnali che connotano l’artificiosità dello scatto che ad ogni modo è molto efficace e facilmente fruibile.
    Complimenti.

  16. Antonino Tutolo scrive:

    @Alfredo Caridi
    “Difficilmente avrebbe mantenuto i tacchi anche con un solo schiaffo….”

    I tacchi, in questo caso, rappresentano l’emblema del “mestiere”.
    Le pareti scrostate sono ambientazione fisica ma anche simbolo di degradazione morale.
    Nella parte superiore dell’etichetta della bottiglia mi pare di intravvedere del liquore. Ma questo aspetto mi pare irrilevante. Si possono considerare tante ipotesi che prevedono la bottiglia vuota.
    Io terrei presente che non esistono “accadimenti codificati”. La realtà è talvolta più incredibile ed originale della fantasia.

    Tra tanti avvenimenti di cronaca, a volte alcuni risultano singolarmente estranei agli schemi e alle consuetudini; e soprattutto non ne abbiamo un’esperienza diretta.
    Se non si trattasse di avvenimenti disdicevoli ed orripilanti, talvolta si potrebbe parlare di originalità e di creatività dell’orrore.
    Di questa immagine mi piace la sintesi dei tre punti focali (“‘U malamente”, come dicono a Napoli, l’agnello, e l’arma casuale), ma soprattutto la composizione.
    La vittima è al centro dell’immagine, piccola, rannicchiata quasi in posizione fetale, le mani a proteggere il volto, circondata. Non ha scampo.
    La vittima

  17. Luigi Carrieri scrive:

    Le opinioni fin qui espresse, seppure a volte discordanti, appaiono tutte egualmente valide e degne di nota. D’altra parte sono opinioni (quindi “opinabili”) e non verità assolute, no? Mi sembra importante sottolineare che la vera forza dell’immagine sta nel fatto di aver catturato l’attenzione di ciascuno di noi, di aver aver colpito l’immaginario, di aver creato un rapporto “empatico” con l’osservatore. Ognuno ha quindi filtrato e giudicato l’immagine sulla base delle proprie emozioni, del proprio vissuto, delle proprie convinzioni morali e culturali. Da questo punto di vista credo che possiamo considerarci un po’ più “ricchi” di prima da un punto di vista interiore.
    Grazie a tutti per la discussione e per questo sincero e proficuo scambio di idee.
    Luigi

  18. franca catellani scrive:

    non voglio ribadire concetti espressi perchè sarebbero simili a quelli letti , mi fa piacere invece vedere la presenza di nomi che prima non c’erano ripeto la frase di Luigi ::: Da questo punto di vista credo che possiamo considerarci un po’ più “ricchi” di prima da un punto di vista interiore. è bello leggere piu’ opinioni ciao Franca

  19. Antonino Tutolo scrive:

    @Luigi Carrieri
    “D’altra parte sono opinioni (quindi “opinabili”) e non verità assolute, no?”

    In fotografia, come in ogni disciplina, tutto è opinabile; salvo alcune leggi compositive e tecniche legate ad esigenze fisiche e psicofisiche.
    Non esiste opera letteraria che non possa essere criticata o addirittura non condivisa.
    Nessun’opera è oggettiva o perfetta. Ciascuna si rivolge al suo pubblico, particolare per vissuto e sensibilità.
    L’arte non ha regole: è solo comunicazione di bisogni interiori soggettivi, anche irrazionali.
    Ogni libro, anche il più umile, insegna qualcosa. Nessun libro è l’ultimo o l’assoluto.
    L’approccio con una foto dev’essere di condivisione, di comprensione; come quando leggiamo una lettera o una poesia. Dobbiamo capire il significato di un’immagine, non verificare se essa rispetta “regole” non si sa da chi stabilite; e sempre legate ai canoni del tempo.
    La fotografia è strumento di comunicazione. L’importante è avere concetti da comunicare e scriverli bene. Il lettore deve leggerli con interesse ed attenzione, cercando significati. I giudici formalisti ammazzano migliaia di opere al giorno. Poi o ridicolizzati dal tempo galantuomo ad secula et secoulorum. Come con Van Gogh e tantissimi altri creativi incompresi.

  20. Antonino Tutolo scrive:

    Per questo nessuno di noi è giudice.
    Ma ognuno di noi, se si sforza nella comprensione, riesce a raccontare quello che ha compreso.
    Questo aiuta l’autore della foto a regolare, in futuro, il suo linguaggio fotografico.

  21. Antonino Tutolo scrive:

    Però teniamo conto che alcuni di noi sono più abituati di altri a leggere le immagini. Non a caso la FIAF organizza corsi di lettura delle immagini per i giudici dei concorsi.
    Inoltre l’esperienza di chi legge ogni giorno, di chi ha una preparazione tecnica e culturale, aiuta a valutare gli errori e a dare significati al simbolismo contenuto nelle immagini. Perché la fotografia comunica con simboli, con grafismi che possono assumere significati e valenze molto più ampie del simbolo stesso. Chi non conosce il linguaggio e la valenza di certi simboli comprende molto meno.
    Quindi “l’opinione personale” vale fino ad un certo punto; diciamo fino al contributo dell’estetica e del gusto, che possono essere innati.
    In un corso di lettura, invece. si insegnano criteri quasi scientifici di lettura e di valutazione. La cultura artistica, storica e letteraria, amplia la capacità di comprensione oltre i “cippitielli” (detto alla napoletana) originari.

  22. Franco Mengucci scrive:

    Anch’io trovo questa immagine un pochettino artificiosa, comunque anche a me non dispiace guardala con interesse.
    Forse non c’è tanto da aggiungere ed ogni tentativo rischia di risultare sterile.
    Franco

  23. Bellissima,mi complimento con autore.Il messaggio arriva forte e chiaro.

  24. Luigi Carrieri scrive:

    @Antonino Tutolo
    Ti ringrazio per il tuo articolato intervento. Non vorrei creare fraintendimenti precisando che l’opinabilità era riferita a quanto da me espresso. Ho cercato di descrivere, nei limiti che mi sono propri, le sensazioni e la valutazione tecnica che mi ha suscitato l’immagine. Concordo con te sul fatto che vi siano fra di noi persone che hanno maggiore esperienza nel “leggere” una fotografia. E’ per questo che da quasi un lustro cerco di seguire un percorso di accrescimento della mia cultura fotografica seguendo corsi di educazione e lettura dell’immagine (non FIAF purtroppo perchè nella mia zona, Pisa, finora non ce ne sono stati), assistendo a letture di portfolio dove intervengono membri della federazione e vivendo attivamente la realtà del mio circolo fotografico.
    Questo blog l’ho conosciuto tramite la rivista Fotoit (che leggo con piacere ogni mese): ritengo l’iniziativa estremamente positiva. Spero, in questo spazio, di poter imparare dalle opinioni altrui e che, per quanto imperfetti, i miei commenti continuino ad essere graditi.
    Luigi

  25. Marco Romualdi scrive:

    Questa foto è certamente una foto forte, non soltanto per quello che esprime ma per l’attenzione che ha suscitato. Senza riprendere singole opinioni, personalmente trovo che questa foto – singolarmente, come del resto vuole questo blog – è “statica”, non ha alcunché del dinamismo che una “violenza” ha (nel male, certamente nel male) intrinseco…c’è come una attesa che forse sarebbe risolta con la visione dell’intera sequenza immaginata dall’autore…in altri termini, mi sa di “estrapolazione” da un portfolio senza avere capacità di vita autonoma…

  26. andrea lorenzetti scrive:

    Marco Romauldi ritengo giusta la sua osservazione, ma non mi pare che sia il luogo adatto per mostrare tutto il racconto, purtroppo ho postato l’immagine e dopo la vostre acute letture mi sono reso conto dell’errore (singolarmente fotografia) se ero più attento e leggevo con attenzione è dedicato alla lettura delle immagini singole. Resta inteso che a me personalmente piace, ma forse sono l’autore e non riesco ad essere imparziale.
    Non so è possibile mostrare un link per vederlo completo (è un concorso), aspetto una vostra risposta e grazie ancora delle vostre osservaziomi

  27. Antonino Tutolo scrive:

    @Andrea
    A me personalmente interesserebbe vedere il link con le altre foto.
    Non mi pare che sia vietato, a meno che non contenga pubblicità…

  28. Antonino Tutolo scrive:

    Complimenti. Alcune (quelle, in chiave bassa di quell’antro), sono splendide; c’é gusto compositivo.
    La serie della violenza è significativa, ma in alcune foto il mosso mi pare eccessivo: deforma le figure (i visi in particolare) e impedisce la lettura.
    Il B/N è eccellente.

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