Montini Giulio – Casnate (CO) – Praga 4

291 Montini Giulio - Praga 4

In questa immagine di Montini, la realtà, colta in una situazione di controluce, viene elaborata e pervasa da un alone di fresca poesia. Il taglio quasi quadrato elimina qualsiasi distrazione che potrebbe allontanare lo sguardo dai tre soggetti principali. Sono tre ragazze giovani. Nel loro stare vicine c’è un allegro confabulare intorno ad una pagina stampata che l’autore ha valorizzato come “punctum”, e sulla quale gira tutta la composizione. Il messaggio estetico sembra avere due componenti principali: la curiosità e la gioia di vivere. E’ questo il contenuto di uno scatto difficile. Ecco allora che il sapiente uso delle sfocature, dell’ammorbidimento dei contorni, dei colpi di luce, ci immette in una atmosfera dove la bellezza e la giovinezza sono respirabili. Montini ha un particolare modo di essere creativo. Anche l’immagine che vediamo rientra nel suo stile ormai inconfondibile.

Giorgio Tani

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Comments (21)

 

  1. Roberto Depratti scrive:

    Scatto pregevole …..in modo assoluto.
    Bellissimo l’effetto Luce-Ombra gestito con acume e padronanza. La scena inoltre è molto coinvolgente ….briosa, fresca e non risente assolutamente dei chiaroscuri che avrebbero potuto incombere sul risultato finale ….. Viceversa ne esalta il valore.

  2. Serg scrive:

    si effettivamente come dice Roberto è uno scatto fantastico il chiaroscuro è stupendo!
    complimenti all’autore

  3. Antonino Tutolo scrive:

    Dissentire, almeno parzialmente, dal Maestro Giorgio Tani risulterà certamente presuntuoso, da parte di un più anonimo fotoamatore.
    Ma il blog serve per crescere (io) col confronto e con la discussione non polemica, ma costruttiva.
    Quindi prendo il coraggio a due mani e provo a dire la mia, con la speranza di poter imparare qualcosa di nuovo.

    Se il punctum è nelle tre giovani ragazze, allora perché non ricorrere ad un taglio orizzontale che evidenzi i loro busti, la loro allegria, la loro freschezza, la loro voglia di vivere?
    A cosa serve tutto quel grigio sopra e nero sotto?
    Quel buio eccessivo genera istintivamente un primo approccio drammatico che solo l’osservazione più attenta indirizza verso la gioia.
    Quella cornice fané è solo un manierismo oppure crea una relazione, magari anche solo estetica, col soggetto?

  4. Marco Furio Perini scrive:

    Anch’io, come Antonino, trovo un po’ eccessivo lo spazio buio in basso, che contrasta anche emotivamente con il senso di freschezza e di gioia di vivere ben espressa dall’inquadratura sul volto e sui capelli delle ragazze (il sorriso poi di quelle ai lati è quasi contagioso, tanto è spontaneo e godibile). Forse un taglio meno quadrato ed un po’ più orizzontale non avrebbe guastato… forse. Per il resto condivido le impressioni più che positive della breve recensione di Giorgio Tani. Complimenti all’autore.

  5. Domenico Brizio scrive:

    Non esistono per fortuna regole, ma se guardiamo bene in questa fotografia vi sono due mani monche, un rettangolo di luce senza informazione… e poi non tutto quel che è giovane è bellezza. E’ il senso che ognuno di noi percepisce a realizzarla.

  6. Fabrizio P. scrive:

    Anch’io con un po’ di timore nei confronti del Maestro Giorgio Tani rimango d’accordo con Tutolo.
    Cio’ che l’immagine trasmette lo si avverte in pieno, lo si percepisce, si avverte questo voler mettere in risalto il punctum (la pagina stampata) e i volti delle ragazze che interagiscono, ma il formato non lo trovo adeguato poiche’ in questa scena non ci vedo una staticita’ ma un movimento che cosi’ fatto si ferma alla seconda ragazza partendo da sinistra verso destra e solo con un passaggio successivo si avverte l’ultima ragazza a destra.Con un formato orizzontale credo che l’ultima ragazza a destra verrebbe immediatamente colta al primo sguardo di questa immagine.In piu’ anch’io trovo quella “cornice” poco estetica, ma probabilmente qui gioca il gusta, ma mi chiedo se un’immagine ha bisogno di tale esteticita’.
    Fabrizio P.

  7. bella elaborazione, ma già vista e rivista in giro x concorsi….

  8. il punctum… anche per me è la pagina che leggono le ragazze. Da qui parte l’attenzione curiosa delle 3 (una delle quali entra di straforo per curiosità personale + che per coinvolgimento diretto da parte delle altre due, che la foto sottolinea essere + intimamente legate da complicità)

  9. Maurizio Tieghi scrive:

    il punctum è il foglio? Il foglio irradia luce e quindi è magico ma sinceramente non mi pungolo più di tanto. Mai visto qualcosa del genere dal vero, interessante anticipazione della ipertecnologica tavoletta luminosa che sostituirà inevitabilmente il libro. Anche le ragazze dotate di splendide aureole sembrano angeli, forse lo sono per davvero. Io mai visti angeli dal vero. Dovrò approfondire l’apprendimento del onnipresente programma di fotoritocco oppure cercarmi una giuda spirituale?

  10. Maurizio Tieghi scrive:

    giuda o guida? certamente punctum!

  11. Fabrizio P. scrive:

    Ho letto il commento di Tieghi che se ho interpretato bene entra in un’altra riflessione che e’ quella del fotoritocco in digitale che ha permesso, in tutta comodita’, di svolgere aggiustamenti e collage che si facevano in camera oscura anche se con qualche “gioco pirotecnico” in piu’ e tanti soldi buttati in carta fotografica.
    Montini gia’ al tempo dell’analogico creava immagini, ovviamente costruendosi il tutto con risultati sorprendenti. Poi e’ arrivato il digitale e quindi perche’ continuare a perdere ore e giorni di costruzione del set quando photoshop gli dava la possibilita’ di continuare questa sua strada fotografica comodamente seduto davanti ad un computer?…il risultato e’ il medesimo. Altra riflessione sarebbe invece quali cambiamenti in fase di scatto a portato Montini rispetto all’analogico?…Mi spiego : oggi con il digitale fotografo qualsiasi cosa, ed esagerando dico anche senza guardare in macchina, per poi creare collage oltre ad inventare luci inesistenti? Credo che Montini possa fare questo ma al fine conta o non conta il risultato finale, quindi cio’ che comunica? O siamo ancora in una confusione dove non sappiamo collocare tali trasformazioni di immagini tanto da non sapere decidere se sono fotografie (non e’ questa immagine il caso specifico) o altro? Torniamo ,secondo me, sempre all’esigenza di una nuova alfabetizzazione della fotografia anche se questa trasformazione che stiamo vivendo e’ solo a livello di strumenti.
    Secondo me bisogna avere il coraggio di tenere ancorato al digitale il passato analogico perche’ e’ questo che permette ai giovani , a coloro che approcciano oggi alla fotografia di capire che la fotografia e’ comunicazione, e’ conoscenza,e’ scoprire…anche se stessi oltre al mondo circostante e non solo ottenere ,dopo centinai di immagini, quella meravigliosa, o in photoshop rendere il tutto di una bellezza sconvolgente ma di cui rimane ben poco a livello di profondita’.Torniamo a leggere Progresso Fotografico Serie Oro 2 e leggiamolo ai circoli fotografici ,sono sicuro che molte sorprese e riflessioni scaturirebbero e non si fotograferebbe piu’ tanto per portare a casa qualcosa e poi ci penso con ps, e molti circoli fotografici da ricreativo passerebbero a creativo e culturale e forse qualche giovane comincerebbe ad avvicinarsi anche ai circoli.
    Fabrizio P.

  12. Antonino Tutolo scrive:

    Condivido il post di Fabrizio.
    Tutti gli attrezzi fotografici (apparecchi, obbiettivi, impianti di luci, ecc.), hanno subito un tale sviluppo, una tale sofisticazione, da incidere ormai sul risultato finale in modo determinante, ancora prima dello sviluppo e stampa,
    In particolare l’uso dei “life style”, sui moderni apparecchi, corregge automaticamente l’immagine in ripresa; gli obiettivi “soft focus” e i decentrabili modificano la nitidezza o la prospettiva; gli impianti sofisticati di luci da studio creano condizioni d’illuminazione artificiali.
    L’HDR modifica da 100 anni (non è invenzione di oggi), anche in analogico, la realtà dell’illuminazione e quindi il soggetto. Mi fermo qui per brevità.
    Perché tutto questo non genera diffidenza, o ritrosia, o scandalo, come il digitale?
    Nello stesso tempo mi pare che si ignori ogni volta, dandolo per scontato, che anche il B/N e soprattutto la FineArt analogica hanno lo stesso scopo: la soggettivazione artistica dell’immagine, e sono effettive e sostanziali “adulterazioni” del soggetto.
    Dalla fine art analogica e dal B/N si accetta la adulterazione, dal digitale no.
    Perché?
    Visto che il discorso si ripete periodicamente, penso che ci siamo costruiti un abito mentale, un frac, uno smoking, la cui foggia ci è talmente abituale, da distrarci dal più opportuno osservare se esso è un abito di “sartoria artigiana ed artistica” oppure ripetitivamente “industriale” e soprattutto inconsistente nei significati.

  13. Maurizio Tieghi scrive:

    Questa immagine, a differenza di quasi tutte le altre, è stata presa per mano dalla FIAF ed accompagnata alla discussione del Blog.
    La fotografia aveva già una gloriosa e meritata storia di premi vinti ai concorsi, quindi il suo valore è fuori discussione, però dopo un paio di commenti entusiasti altri hanno evidenziato alcune piccole crepe nella sua armoniosa costruzione. Io ho cercato di esprimere un mio punto di vista sul “punctum”, per dirla alla Barthes, ma è una considerazione limita alla foto in discussione. Non era mia intenzione stimolare discussioni tra la creatività in fotografia utilizzando il metodo analogico o digitale, non me ne può fregare di meno. Neppure intendevo esprimere giudizi di tipo critico nei confronti del suo autore, persona che stimo, che ho avuto l’onore d’ospitare recentemente presso il fotoclub di cui sono parte.
    Dubito infine che partendo da questa immagine, con i presupposti indicati in precedenza, si possono tracciare i solchi su chi indirizzare i soci di un circolo. Si dovrebbero fare alcune riflessioni, già richiamate in modo incompleto per una recente immagine qui esposta, su come le giurie FIAF esprimono le loro preferenze, perché queste poi finiscono inevitabilmente per creare dei punti di paragone e riferimento per gli associati

  14. Antonino Tutolo scrive:

    Alla luce di queste precisazioni, condivido Maurizio.
    Ma il suo post precedente lasciava adito alle perpessità da me espresse.

  15. Mauro Marchetti scrive:

    A mio parere ogni volta che discutiamo attorno al valore della fotografia digitale stiamo parlando di un problema che esiste soltanto nella testa delle persone che se lo pongono.
    La fotografia è finzione per definizione, è una interpretazione soggettiva del reale quale che sia la natura della matrice che produciamo.
    Un’ immagine che non abbia contenuti coinvolgenti, che non ha niente da dire, per quanto abile sia stato l’intervento post-scatto risulterà sempre e comunque secondara, poco importante o persino inutile.
    Di fronte ad uno scatto di valore immediatamente percepibile discuteremo del suo contenuto del perchè è stata scattata e non del come.
    Non sprechiamo energie inutilmente.
    Mauro

  16. Antonino Tutolo scrive:

    Finalmente una posizione chiara ed illuminata.

  17. Maurizio Tieghi scrive:

    “Del perché e non del come”.
    E’ inevitabile per chi esegue delle fotografie chiedersi anche “come” è stata fatta quella che sta guardando in quel momento, per poterne esprimerne un giudizio; l’esperienza personale impone delle domande a cui formulare risposte, il reale oppure la simulazione di questo (cosa molto diversa dalla creazione artistica tramite materiale fotosensibile) è una semplice costatazione di fatto.
    Altra cosa è il chiedersi il “perché”.
    A questa domanda solitamente risponde meglio chi coltiva interessi non strettamente di tipo fotografico, vedi la nutrita letteratura di scrittori che si vantano di non aver mai scattato fotografie (cito Barthes tra i tanti), ma sono sublimi indagatori dell’animo umano seguendone le orme tramite le icone impresse nel fotogramma.

  18. Antonino Tutolo scrive:

    Il perché dello scatto di una fotografia c’é sempre. Può essere un perché commerciale oppure un perché culturale.
    Ma la fotografia amatoriale è quasi esclusivamente culturale.
    Non a caso, sul sito della FIAF, si precisa che:
    “La FIAF ha fatto la storia della fotografia amatoriale italiana ed oggi, pilastro importante della cultura italiana ed anche internazionale”.
    Si parla di cultura nel senso lato del termine, non solo di quella fotografica.

  19. Antonino Tutolo scrive:

    Giustamente, come afferma Fabrizio, “questa trasformazione che stiamo vivendo e’ solo a livello di strumenti.”
    Anche Giorgio Rigon afferma che :
    ” I contenuti? Per ora sono quelli della fiaba, dell’invenzione a briglia sciolta, dell’illusione, nell’attesa di un pensiero estetico più profondo cui poterle ricondurre e di un rigore compositivo che renda le nostre opere degne di concorrere alla funzione progressiva dell’Arte.”

    Più che la necessità di una nuova “alfabetizzazione”, come afferma Fabrizio, a mio avviso è necessario divulgare l’aspetto culturale della fotografia. Perché il problema è nella svalutazione commerciale della fotografia, che pone l’accento sul mezzo e non sui contenutii.
    Le menti che ragionano e fotografano in modo creativo ci sono. Ma essi sono in numero limitato rispetto alla gran massa che è indirizzata solo all’acquisto, all’impiego meccanico e standardizzato del mezzo.

  20. Antonino Tutolo scrive:

    @Mauro Marchetti
    “A mio parere ogni volta che discutiamo attorno al valore della fotografia digitale stiamo parlando di un problema che esiste soltanto nella testa delle persone che se lo pongono.”

    Purtroppo non posso essere d’accordo sulle conclusioni, anche se condivido il problema.
    Ogni volta che viene proposta una fotografia sul blog, c’é qualcuno che parla di abuso del Photoshop.
    Quindi il problema esiste.
    Allora è necessario far capire chiaramente che Photoshop e il mezzo non fanno la fotografia; che le stesse alterazioni si facevano comunque.
    Una volta chiarito questo enigma, questo pregiudizio, solo allora si potrà passare sopra al problema.
    Perché chi parla in termini riduttivi di photoshop e del digitale dimostra di non conoscere la complessità e la dipendenza dell’immagine dal procedimento fotogafico, sia esso analogico o digitale.
    Una volta chiarito questo concetto, non si sentirà più parlare di veridicità, di oggettività, di orma, di impronta, ecc., vera in analogico e falsa in digitale.
    Questo comporterà una presa di coscienza molto costruttiva per il futuro della fotografia.
    Perché le esclusioni dai concorsi, le errate valutazioni a priori delle immagini (perché digitali e quindi suscettibili di adulterazione), fanno male alla fotografia ed ai fotografi; perché generano diffidenza e confusione; perché offuscano le idee di chi si avvicina alla fotografia o ha appena un piede dentro (ed è la maggior parte dei fotografi).
    Una volta chiarita che la fotografia è mezzo culturale ed espressivo della creatività, il resto verrà da sè.
    Allora non sentiremo più ragionamenti su Photoshop e parleremo solo di fotografia.

  21. Antonino Tutolo scrive:

    @Maurizio Tieghi
    “E’ inevitabile per chi esegue delle fotografie chiedersi anche “come” è stata fatta quella che sta guardando in quel momento, per poterne esprimerne un giudizio;”

    Condivido.
    E non sono in contraddizione col precedente post.
    Perché il mezzo e la tecnica sono lo strumento della fotografia.
    Capire il “come” significa comprendere il grado di preparazione tecnica del fotografo, e quindi anche cosa è entrato nell’immagine consapevolmente e cosa è dovuto al caso o all’errore.
    Non dimentichiamo che la fotografia si basa sul linguaggio dell’estetica, che è strettamente dipendente dalla tecnica.
    Ad un’immagine può essere attribuita una valutazione eccellente, anche se limitata tecnicamente, se realizzata con uno strumento limitato; oppure il contrario.
    Quindi non bisogna fare l’errore di separare completamente la valutazione dei significati dall’aspetto tecnico e dal mezzo usato.
    Il mezzo non è essenziale ma talvolta è importante.
    Infatti le giurie valutano i colori, la qualità del B/N, l’inquadratura (che dipende dalla focale) o dalla stampa, ecc.

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