Di Meo Giuseppe – San Marco Evangelista (CE) – Presenze

Foto scattata nel 2007 presso l’Abbazia di Casamari – Veroli (FR) utilizzando una semplice compatta digitale da 3,5 mpx. Al di là della povertà del mezzo tecnologico utilizzato, credo la foto mostri un “istante decisivo”, un momento fertile che dona significati all’immagine.

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Comments (21)

 

  1. allora se si parla di momento fertile, quello che suggerisce l’immagine è per esempio la perdita delle fede o per lo meno la crisi il dubbio dell’uomo di chiesa verso dio e verso il suo mandato( che sempre + spesso utilizza per altri scopi decisamente meno nobili)
    La tunica si allontana dall’altare x cui da Dio, con la chiesa vuota di anime, in crisi insomma!!questa la mia lettura.
    Un sugnufucato c’è!
    peccato la sovraesposizione e coloritura bluastra7luce esterna della tunica e primissimo pavimento, comunque facilmente regolabile con fotosciop!

  2. Roberto Depratti scrive:

    ….condivido con la lettura di chi mi ha preceduto. La composizione comunque mi piace. L’avrei vista molto bene in bianconero con contrasti ben delineati.

  3. Antonino Tutolo scrive:

    Penso che Donatella abbia pienamente ragione.
    Ogni attimo quotidiano può sempre ritenersi genericamente decisivo. Ma in questo caso dobbiamo parlare di documentazione.
    Per attimo decisivo lo stesso Cartier Bresson intende qualcosa di diverso dal consueto; irripetibile, unico nelle implicazioni o nei significati.

    La scena del monaco (o suora) che si allontana dall’altare può ritenersi temporalmente unico nell’ora, nel giorno, nel ripetersi quotidiano della preghiera o della messa; ma essa non è unica ed irripetibile in senso assoluto.
    Se poniamo l’accento sull’istante decisivo della scena, lasciamo adito all’interpretazione più esclusiva e severa, giustamente rilevata da Donatella: un religioso che si allontana da Dio.
    Ecco la necessità di non abusare del concetto di “momento decisivo”, o di istante, che dir si voglia.
    Nel caso del “momento decisivo” richiamiamo l’attenzione su qualcosa di più complesso e profondo; nell’altro, quello più generico e quotidiano, semplicemente documentiamo una scena che si ripete come consuetudine nelle chiese, anche se per una durata limitata.
    Per il resto l’immagine è ben composta e si avvale giustamente del mosso per dare dinamicità.

  4. Maurizio Tieghi scrive:

    Trovo “perfetto” l’istante mostrato nella foto. Partendo dal punto di ripresa molto basso che enfatizza la splendida prospettiva del contenitore architettonico, per terminare con la figura umana in primo piano con il suo movimento, in contrasto con la staticità granitica delle altri parti, può ispirare considerazioni di tipo filosofico e religioso. Un bravo al suo autore capace di fermare il momento “deciso” tramite una semplice compatta. Mi piace particolarmente la figura in primo piano, dove la solida scarpa contrasta con il resto in leggero movimento, quasi a significare che il sentimento religioso appoggia un piede ben saldo sulle cose terrene ed usa l’altro per elevarsi a quelle ultraterrene.
    Non sarei dell’idea di considerare il troppo mitizzato “‘istante deciso” di Bresson come irripetibile, in quanto le sue fotografie sono una perfetta rappresentazione, intesa come messa in scena di tipo teatrale per fare un esempio, della vita degli uomini. Che questo momento lo si congeli in una frazione di secondo tramite una macchina fotografica, lo si faccia durare un paio di ore sul palcoscenico si un teatro, oppure durare millenni tramite una pittura rupestre nelle pareti di una caverna, è sempre e solo un nostro riflesso allo specchio della memoria.

  5. Luigi Carrieri scrive:

    L’immagine mi suggerisce la seguente chiave di lettura: la Chiesa che esce dal chiuso dei suoi palazzi e si avvia nel mondo, fra la gente… “Vi mando come pecore in mezzo ai lupi” c’è scritto nei Vangeli. E tanti sono gli esempi di religiosi che per adempiere questa loro missione hanno pagato con la vita.

  6. +che bello però confrntarsi su queste cose!!!
    come il proprio vissuto, le proprie idee possano inflenzarela lettura delle cose attorno a noi.!
    lo confesso…io sono un attimino prevenuta sui preti…con quello che si sente in giro….mentra l’ultimo commento ha spontaneamente colto un interpretazione opposta!
    non è meraviglioso questo???

  7. miiiiii come scrivo!!!!
    inflenzarela dal donatellese all’italiano sarebbe influenzare!!!

  8. colgo il significato (ma dopo averlo letto). Avrei preferito maggiore evanescenza del monaco

  9. Antonino Tutolo scrive:

    @Luigi Carrieri
    “la Chiesa che esce dal chiuso dei suoi palazzi e si avvia nel mondo, fra la gente… ”

    Può essere un’interpretazione meno “decisiva”, ma accettabile. Ma in tal caso avrei preferito che la figura del religioso fosse evanescente (mosso). Perché in questo caso si potrebbe pensare che la missione risulterà effimera ed inconsistente.
    Dico questo solo per evidenziare che il linguaggio dei simboli è estremamente flessibile e potente; talvolta difficile da controllare.
    Il principale merito di H.C. Bresson e di altri grandi maestri è nella capacità di rendersi leggibili in modo univoco; quindi di esprimersi in modo preciso, pulito, incisivo.
    Dico questo senza nulla togliere all’immagine di Giuseppe Meo.
    Anche perché non esiste immagine che non possa essere interpretata in modi diversi, secondo il punto di vista del lettore.

  10. Antonino Tutolo scrive:

    Correggo l’errore di scrittura:
    “Ma in tal caso avrei preferito che la figura del religioso fosse MENO evanescente (mosso).”

  11. Marco Romualdi scrive:

    Molto bella, dimostrazione che si è fotografi con la testa, a parte il non sempre presente quid in più del mezzo usato.
    Concordo sulla possibile lettura in chiave “filosofica” sul momento del mondo religioso (quello cattolico, però, data la imprescindibile simbologia dell’altare/chiesa) e in questa ottica, a differenza di Donatella Tandelli, ritengo non necessario correggere la sovraesposizione del primo piano, leggendola come sovraesposizione del “mondo esterno”: il religioso si allontana dalle ombre del luogo di culto e va verso una luce davvero forte.
    Giusto sottolineare il particolare della scarpa ben salda a terra…

  12. Antonino Tutolo scrive:

    @Marco Romualdi
    “Giusto sottolineare il particolare della scarpa ben salda a terra…”

    Possiamo trovargli un significato. Ma è frutto del caso!

  13. Antonino Tutolo scrive:

    Se il piede capitava sollevato, qualcun altro ci avrebbe letto la diponibilità verso il prossimo…..

  14. Giorgio Bottari scrive:

    Mi auguro di poter essere libero almeno nella libertà di interpretare cio’ che vedo.
    Cio’ che conta è non imporre la propria, personale, visione.
    GB

  15. Antonino Tutolo scrive:

    @Giorgio Bottari
    “Mi auguro di poter essere libero almeno nella libertà di interpretare cio’ che vedo.”

    Figurati se non è possibile conservare le proprie opinioni!

    @
    “Cio’ che conta è non imporre la propria, personale, visione.”

    Per me ciò che conta è capire, scoprire, ragionare, ricredermi, imparare; “confrontare le mie idee”, cercando opinioni razionali e fondate che possano farmi ricredere, insegnandomi qualcosa di nuovo.

    La mia opinione non è statica; si evolve nel confronto, nello studio, nel riesame continuo della mia “ignoranza”.
    Perché più si impara e più si scopre di essere ignoranti.
    Ma, fin quando si ha il desiderio di emanciparsi da essa, non si è ignoranti; perché la scoperta dell’errore viene subito corretta col suo annullamento.

    Chi, invece, ha le “certezza” delle proprie opinioni, senza confronto, senza riscontro, resta satollo nell’ignoranza.
    Il giorno in cui non avrò più la capacità di imparare e di emanciparmi nella conoscenza, mi sentirò vecchio ed ottuso.

    Se ho fatto l’osservazione del piede, è perché mi è sembrato opportuno portare il mio contributo, lecito.
    Se poi questo commento ti dà fastidio, non posso che ricordarti che anch’io ho la libertà di esprimere la mia opinione.

  16. Giorgio Bottari scrive:

    Perchè te la prendi tanto ?
    E’ la prima volta che posto un intervento e non sento assolutamente l’esigenza di contrastare una persona che nemmeno conosco.
    Ho detto soltanto che nessuno puo’ imporre la propria visione agli altri.
    E’ giusto esprimere le proprie opinioni ed è sacrosanto ascoltare le idee altrui, tutto qui.
    GB

  17. Antonino Tutolo scrive:

    @Giorgio Bottari
    “Ho detto soltanto che nessuno puo’ imporre la propria visione agli altri.

    Per prima cosa, benvenuto sul blog!

    Non ho cercato di imporre la mia visione.

    Se tu affermi: “Giusto sottolineare il particolare della scarpa ben salda a terra…”
    Io affermo : “Possiamo trovargli un significato. Ma è frutto del caso!”
    e
    “Se il piede capitava sollevato, qualcun altro ci avrebbe letto la disponibilità verso il prossimo”.

    Non vedo cosa ci sia di offensivo, di irriguardoso, di illiberale nei confronti della tua opinione.

  18. Giorgio Bottari scrive:

    Grazie per il benvenuto e spero che questa querelle si risolva al piu’ presto, magari subito, anche perchè in nessun modo ho dimostrato o scritto che il tuo intervento risultasse “offensivo, irriguardoso, illiberale….”
    GB

  19. Antonino Tutolo scrive:

    @Giorgio Bottari

    L’hai iniziata tu.
    Allora che senso avevano queste parole?

    “Mi auguro di poter essere libero almeno nella libertà di interpretare cio’ che vedo.
    Cio’ che conta è non imporre la propria, personale, visione.”

    Chiudere non significa “nascondere”, dimenticare, o attribuire ad altri, oltretutto con fastidio, le proprie intenzioni; ma chiarire, risolvere.
    Una volta chiarito, si passa ad altro, certamente più importante; dimenticando.

  20. Giorgio Bottari scrive:

    Ok, non c’è modo di comunicare.
    Come non detto
    GB

  21. Pino scrive:

    Un sentito ringraziamento per l’attenzione dedicata a questa mia foto ma soprattutto per i commenti, molto utili e stimolanti alla più ampia lettura dell’immagine in parola.

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