Firmani Giovanni – Viterbo – Passaggi Evanescenti

Cortei storici, rievocazioni medievali, passaggi eterei che si perpetuano.

151 Firmani Giovanni paesaggi evanescenti

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Comments (28)

 

  1. Marco Romualdi scrive:

    La fotografia, di per sè, mi pare una buona, apprezzabile fotografia, ma non capisco il suo titolo (paesaggi ?!? evanescenti?!?), né il commento lasciato dall’autore, francamente un briciolo di dettaglio in più (forse un cappuccio? un cappuccio medievale?) potrebbe giustificare meglio la sua considerazione.

  2. Roberto Depratti scrive:

    …mi permetto di segnalare che le immagini necessitano, di base, di essere contestualizzate per consentire una lettura approfondita al fine di poter lasciare dei commenti calzanti ……
    In questo caso francamente non so da cosa partire ….l’autore vorrà scusarmi in merito, alla prossima.

  3. Antonino Tutolo scrive:

    Condivido Marco Romualdi.
    Si tratta di un genere fotografico moderno, che esce dai soliti schemi del ritratto.
    La foto è apprezzabile, il commento ed il titolo non sono appropriati e addirittura sviano dai significati possibili.
    Chiedo all’autore se ha realizzato altre immagini del genere, quindi se questa è frutto di uno studio, di una ricerca, oppure di una situazione particolare.

  4. il titolo sarebbe stato Passaggi evanescenti (cosa che dovrebbe far venire in mente la “processione”, manifestazione che ha dato spunto allo scatto. SUl commento, cerco di dire il meno possibile, per lasciare la più ampia possibilità interpretativa a chi guarda. Se un commento dice già tutto, diventa superflua la fotografia stessa.
    @ Tutolo. Lo scatto fa parte di una serie al corteo storico di Santa Rosa (VT), tutta incentrata sulle figure religiose, cercando di cogliere o espressioni particolarmente ascetiche o inquadrature singolari come in questo caso, dove sono nascosti gli aspetti che caratterizzano la persona (nel caso gli occhi e il viso) perché la persona viene rappresentata direttamente dall’bito che porta. ALtro aspetto della ricerca è la luce che, attraverso il momento dello scatto (zona tramonto) e una post produzione mirata, provano a riprodurre scenografie che si ritrovano un po’ sui dipinti del ’500. Questo almeno ilmio intento: quanto riuscito non sta a me dirlo
    @ Depratti. Non sono d’accordo e cerco per quanto possibile di decontestualizzare i soggetti, perché possano essere osservati al di fuori del loro contesto. Per me la fotografia non è documentazione, ma un’occasione per parlare d’altro. Nel caso specifico si tratta di figuranti, ma il loro scopo è di rievocare situazioni reali per quanto passate: non sono loro a essere reali, ma la situazione che rappresentano. Il mio intento è rappresentare la loro proiezione e non il momento reale che l’ha richiamata. Anche in questo caso, si tratta di un intento e naturalmente non è detto che esso si realizzi pienamente nella foto che ne è il risultato

  5. Maurizio Tieghi scrive:

    Non ho bisogno si conoscere altro, mi basta ed avanza quello che mostra in modo pregevole la fotografia. Un orma, un’impronta, una traccia per guardare dentro a noi stessi. Nel medesimo modo che l’umanità compie da sempre, con i mezzi che man mano si auto costruisce. Non mi pongo la questione di modernità nel linguaggio espressivo fotografico, la fotografia mostra solo il passato della nostra storia. La persona è ben nitida nel fotogramma, il resto è contorno sfuocato. Serve solo questo. Perché dover specificare il luogo come un gps? oppure tracciare una mappa con google per raggiungere il paesaggio. Questo è etereo come l’anima delle persone. Ma nell’epoca del digitale qualche fotografo l’ha sostituita con una memoria da alcuni megabit.

  6. Antonino Tutolo scrive:

    @Maurizio
    Poi mi rimproveri di fare psicologia e filosofia!
    Ah, Maurizio!
    :-)

    C’é una diversità notevole tra il ritratto classico, che al più studia il carattere e la personalità del soggetto, e quello moderno che mira a temi più complessi e sofisticati, anche già solo dal punto di vista estetico.

    Visto il titolo ed il commento, mi chiedevo se nell’autore c’é la consapevolezza del risultato ottenuto.
    Ti sembrerà strano (visto che affermi: “Ma nell’epoca del digitale qualche fotografo l’ha sostituita con una memoria da alcuni megabit”) ma i temi affrontati dall’arte moderna sono spesso più complessi di quelli classici.
    Questi guardavano l’uomo nel modo schematico e categorico di Cesare Lombroso (buono, cattivo, avaro, delinquente.
    L’uomo moderno è analizzato, più intimamante, nella sua complessità, nelle emozioni, negli istinti, dalla psicologia, senza schematismi ideologici e razziali.
    Se pensi che tutto questo sia sinonimo di superficialità, sbagli.
    L’arte moderna rispecchia questa complessità, questo studio anlitico interiore.
    Non sempre quello che non si capisce non ha senso.

  7. Antonino Tutolo scrive:

    La fotografia, lo dimostra questa immagine, può anche indicare il presente, o addirittura il futuro.
    Quando si rappresentano concetti e non solo si documentano fatti, il tempo non conta.
    Ci sono immagini, come certi quadri, che non hanno tempo. Altre, come altri quadri, che erano già vecchie quando sono state concepite.
    Ci sono opere che passano sotto la mano dell’autore senza che questi ne percepisca il vero significato. Magari è inconscio.
    Sto ancora studiando il significato di questa immagine. Mi prendo tutto il tempo, perché mi stimola.

  8. Marco Furio Perini scrive:

    Una monaca di clausura? Una Ginevra in attesa del ritorno di Artù (o di Lancillotto)? Una santa? Mi fa pensare a queste e ad altre immagini/vicende che popolano il mio immaginario storico e non, tutto tranne che i “Paesaggi” ancor meno se “Evanescenti” (il ritratto mi sembra invece assai reale e carnale). Insomma solo il titolo mi disorienta, ma la foto in sè, nella sua spoglia essenzialità, mi piace, proprio perchè stimola la mia immaginazione. Ciao

  9. Antonino Tutolo scrive:

    @Marco Furio Perini
    “Insomma solo il titolo mi disorienta, ma la foto in sè, nella sua spoglia essenzialità, mi piace, proprio perchè stimola la mia immaginazione. ”

    Condivido pienamente.
    Clausura (col rossetto!?), sogno, immaginazione…
    Tutto è possibile. Ma quali concetti determina e comunica?
    L’immagine, come afferma giustamente Maurizio Tieghi, contiene:
    “Un’orma, un’impronta, una traccia per guardare dentro a noi stessi”.

    Cosa leggiamo in noi, osservando questa immagine?
    Anch’essa rappresenta un’istante, un collegamento istantaneo di idee, di sensazioni che vanno oltre l’architettura estetica e superficiale dell’opera.

  10. Antonio Esposito scrive:

    Vedendo la foto, mi è venuto in mente il film “Il nome della rosa”. Le luci sono un pò troppo moderne.

  11. Roberto Depratti scrive:

    …..ho letto tutti gli iterventi con molto interesse ….inparticolare quello dell’autore. Certo, ci sono situazioni che vanno contestualizzate …altre meno; parimenti Autori che amano o meno entrare nel dettaglio di un racconto ….pertanto nulla in fotografia è assoluto, soprattutto le modalità di visione e/o presentazione da parte proprio dell’Autore/Autrice.
    Riguardo al post ribadisco la mia perplessità sull’aggancio TITOLO che, quando presente, influenza moltissimo la lettura di un’immagine.

  12. @Perini: Passaggi. Scrivere paesaggi è stato un refuso

  13. Marco Furio Perini scrive:

    Ok, con “passaggi” sono già un po’ meno perplesso. Però ribadisco che di evanescente non ci vedo nulla, bensì un bel profilo vivo e reale… :-) Grazie, ciao.

  14. se siete interessati a vederne un’altra della serie (mirata a una luce cinquecentesca e un po’ veterotestamentaria)
    http://www.fotoarts.org/immagine.php?id=217953

  15. @perini: per l’evanescenza dovresti tarare il monitor in modo da intravedere il resto del volto oltre il velo in testa. E’ il solito discorso: al monitor ognuno vede qualcosa di diverso; se ci fosse una stampa invece…

  16. Marco Romualdi scrive:

    L’ultima osservazione di Firmani mi lascia perplesso…a parte che ormai dovremmo essere in grado di riferire la nostra lettura di immagini a ciò che vediamo a monitor, nel senso che è sempre più frequente parlare di foto digitali o digitalizzate, a parte ciò non vedo la potenziale differenza rispetto ad una stampa che proponesse lo stesso “taglio” proposto a monitor…

  17. Antonino Tutolo scrive:

    Bisognerebbe precisare: “vedere la stessa stampa”. Perché anche la foto stampata varia con la ristampa, se essa è fatta in laboratorio oppure sulle stampanti di ciascuno dei lettori del blog.

    I monitor, analogamente, sono tutti regolati casualmente in modo diverso, a partire da quello dell’autore. A meno che non siano stati tarati opportunamente.

  18. Antonino Tutolo scrive:

    Alla fine, penso che questa sia un’immagine enigmatica da cui ciascuno può cogliere quello che più gli aggrada.
    Personalmente avrei preferito che le stoffe che delimitano il profilo della donna fossero di tonalità più sature, con meno grigi e meno riflessi chiari, che abbozzano larghe forme indistinte, distogliendo dal volto che è il soggetto principale.

  19. ho fatto riferimento alla stampa, perché in quella ideale si intravede il profilo del viso sotto il tessuto. A monitor io lo vedo, ma forse non tutti, perché dipende da quanto contrasto viene messo a monitor. ALla fine la stampa è una, quella che si è deciso di tenere come buona, il monito ognuno ha il suo e lo tara come crede. un discorso generale usl vedere una foto a monitor… con un proiettore dia c’era maggiore oggettività

  20. Antonino Tutolo scrive:

    @Giovanni Firmani
    “con un proiettore dia c’era maggiore oggettività”

    Nei confronti del resto (stampa analogica, digitale, B/N, ecc.) senz’altro.
    Ma il tipo di pellicola (Fuji, Kodak, ecc.) condiziona la qualità dei colori, anche nella stessa marca (Sensia, Astia, Velvia, Provia).
    Dai colori freddi o reali della Kodak, a quelli caldi della Fuji. Dall’errata e falsa saturazione dei toni alla infinita e delicata scala tonale.
    Anche la dia non è perfetta.
    @
    “ALla fine la stampa è una, quella che si è deciso di tenere come buona, il monito ognuno ha il suo e lo tara come crede.”

    La stampa non è “una” ma infinite, se ristampi. Il contrasto è l’ultimo dei problemi.
    Apparecchio, Photoshop e stampante devono avere lo stesso spazio colore (sRGB, AdobeRGB, CMYK) altrimenti i colori cambiano o sono interpolati.
    Devi regolare il bianco (se necessario) alla ripresa, tarare (e ritarare) monitor e stampante, se vuoi essere consapevole di quello che stai facendo. I monitor dei lettori quasi mai sono tarati. Ognuno vede colori falsati; non quelli che hai stabilito tu.
    Se utilizzi il laboratorio devi conoscerne lo spazio colore e farti dare il profilo della stampante. Molti laboratori (non professionali) non effettuano la taratura periodica e talvolta neanche tarano la stampante. Quindi, hai voglia e denaro a stampare e ristampare finché non ottieni i colori giusti!

  21. Antonino Tutolo scrive:

    Ecco perché il colore analogico, un tempo, era appannaggio di pochi esperti, volenterosi e danarosi.

    @Giovanni Firmani
    Certo puoi dare le intonazioni che desideri. Ma fino a che punto quella presente in questa foto è voluta, non casuale ed errata?
    Questa immagine può essere valorizzata, “ripristinando” i colori. Osserva la leggera dominante verde presente sul profilo della donna, soprattutto sul labbro superiore, ma anche sul mento.
    I toni della pelle non sono naturali. La luce ambiente ha introdotto delle dominanti.
    La fotografia a colori è fatta di dominanti e per questo è molto più complessa del B/N.
    Per questo molti ripiegano sul B/N, giustificandosi col fatto che questo “ha più carattere o fascino”.

  22. Domenico Brizio scrive:

    Antonino: “Anche la dia non è perfetta”.

    Spezzo un lancia a favore di Antonino: si, siccome il fotografo interpreta, il colore non migra dalla scena fotografata al ‘prodotto’ finale che in modo guidato dal fotografo stesso. Pensiamo ai profili colore: diverso per il sensore, diverso per il processore, diverso per la scheda grafica del tuo computer, diverso per la stampante, diverso per il proiettore e computer per la proiezione, diverso per lo schermo… il tuo colore iniziale o segui tutto il processo o…
    Meglio che i fotografi seguano tutto il processo, sempre, altrimenti… ecco in cosa non è cambiata la fotografia con il digitale rispetto all’analogico! e meno male.
    E credo occorra pensare sempre più ad un fotografo con forte propensione alla nuova macchina fotografica chiamata ‘computer visivo’ o gi di li. Pena una cattiva espressione personale per non una buona efficacia ‘operativa’ (imho)

  23. Antonino Tutolo scrive:

    Io ritengo che sia sempre e solo il fotografo il vero artefice dell’immagine; almeno quando egli è in grado di superare il valore minimo fotografico che chiunque può ottenere da un soggetto e che gli apparecchi moderni consentono a chiunque.
    Le immagini dei fotografi che hanno, si, tecnica, ma che sanno finalizzarla alla concretizzazione di idee proprie, concepite ed elaborate in modo creativo ed unico, si distinguono nella massa.
    Mentre tutti gli altri si adeguano al tran tran, con immagine consuete, ripetitive, talvolta insipide.
    Per questo, una volta acquisita una tecnica di base, chi vuole diventare bravo deve percorrere un cammino sempre più solitario di ricerca e studio, di affinamento culturale (dell’estetica e dei soggetti) e del gusto.
    Le sofisticazioni del mezzo tecnico lasciano quasi sempre il tempo che trovano.
    Le elaborazioni in post, più sono complesse e più richiedono consapevolezza e gusto.

  24. Antonino Tutolo scrive:

    Un tempo, i maestri fotografi, non a caso, parlavano di “negativo perfetto”, nel senso che non doveva richiedere interventi successivi di correzione dell’inquadratura); ma anche di stampa curata nei dettagli, fino all’eccesso, per ottenere il risultato ipotizzato e consapevole, già all’atto della ripresa.

  25. anche sulle dominanti… non abbiamo monitor così perfetti da poter escludere che sul file non ce ne siano. La stampa alla fine è quella che decide

  26. Antonino Tutolo scrive:

    @Giovanni Firmani.
    Il mio monitor è tarato periodicamente con un calibratore (Spyder 3). Quindi mostra colori oggettivi.
    Prova a far ristampare l’immagine una seconda volta dal laboratorio: quasi certamente avrai una stampa con colori diversi.

  27. sì, ma butto tutte quelle che non sono come le vorrei e tengo solo quella giusta per me

  28. Maurizio Tieghi scrive:

    ho visto questa foto tra le premiate di un concorso nazionale valido per la statistica fiaf
    complimenti

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