Bacchi Elena – Cenaia (PI) – Matera

294 Bacchi Elena Matera

Può sembrare una stampa ottocentesca, può sembrare una struttura immaginata da un ragazzo alle prese con le “costruzioni”, il vecchio gioco fatto con cubi e parallelepipedi di legno colorato… è invece una fotografia che piace per la patina color ocra, colore stesso dei Sassi di Matera, per la verticalità della struttura dell’insieme che l’obiettivo ridimensiona su uno stesso piano prospettico, per quelle due figure di persone che, come se venissero da un’altra epoca, salgono una scalinata curva e leggera simile ad un’erta tracciata da infiniti passaggi di muli. Sensazioni? Suggestioni?. Matera può sembrare facile da fotografare, ma non è così. Quella città ha un suo “io” ancestrale e questa fotografia lo interpreta con la misura di uno sguardo consapevole del disegno geometrico e del tempo tramandato.

Giorgio Tani

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Comments (10)

 

  1. Antonino Tutolo scrive:

    Indubbiamente la ricchezza di forme e l’anarchia delle linee rendono difficile fotografare un soggetto così complesso.
    Già il soggetto è un labirinto; una volta attenuato il chiaroscuro, si ottiene quasi un puro grafismo, difficile da interpretare.
    Ma l’immagine è ben composta, il taglio efficace, il contrasto dei toni tra i celesti ed i marroni è molto gradevole.
    Complimenti all’autore.

  2. Maurizio Tieghi scrive:

    E’ come un lieve malessere. Qualcosa non mi quadra. Come può essere a fronte di cotanta premessa? Azzardo cercando il “come”. Forse mi sembra di capire tramite i dati exif, similarmente all’ortopedico quando guardava la lastra negativa e trasparente. Sensore datato, ottocento iso, luce delle ventietrenta di aprile (???). Manca di nitidezza, dettagli impastati. Alcuni solleveranno lodi sperticate all’effetto pittorico ma non mi soddisfa. Di una ovvietà disarmante anche le due figurine, come statuine, come al presepe.

  3. Alfredo Caridi scrive:

    Indubbiamente, non deve essere facile fotografare in queste situazioni.
    La foto, è gradevole, ma non trovo un punto in cui soffermarmi, e alla fine ciò che attrae, è l’effetto pittorico.
    Già… L’effetto pittorico, la stampella della fotografia. Ritengo che la fotografia, abbia una sua dignità senza il bisogno di appoggiarsi alla pittura. Quando ciò avviene, la fotografia perde molto della sua funzione, lasciando solo una immagine gradevole da guardare.
    Se questo era l’intento, il risultato è ottimo.

    Alfredo

  4. Antonino Tutolo scrive:

    @Alfredo Caridi
    “Già… L’effetto pittorico, la stampella della fotografia. Ritengo che la fotografia, abbia una sua dignità senza il bisogno di appoggiarsi alla pittura. ”

    Bisogna intendersi su cosa si intende per fotografia. La differenza tra fotografia e la pittura è nel soggetto: reale nella prima, immaginario e fantastico nella seconda.
    Dalla fotografia possiamo “eliminare” tutto ciò che non è reale e che venga alterato in camera oscura (o chiara). Ma non possiamo escludere tutto ciò che, reale, viene reinventato dall’autore semplicemente grazie all’inquadratura e al taglio.
    Ampi settori della fotografia italiana considerano fotografia solo il reportage, la macro, … Cioè la documentazione del reale; magari esotico, particolare, unico, decisivo.
    Ma tutto ciò che può essere “traslato” di significato col taglio e con l’inquadratura, senza ricorrere a travisamenti tecnici, “è fotografia”. La fotografia di Fontana (che usa solo il taglio) e talvolta Ghirri (che non ha mai manipolato un’immagine e per lungo tempo ha usato la Polaroid), pur pittorica, è “impronta” ed “orma” del “reale”.
    Curiosamente non si accetta il pittoricismo anche senza artifici tecnici, mentre si accetta con entusiasmo la fine art, che è manipolazione e reinvenzione sostanziale del soggetto ed il B/N, che di esso è manipolazione cromatica.
    In questo c’è qualcosa che non ha logica.

  5. Alfredo Caridi scrive:

    @ Antonino Tutolo

    “Bisogna intendersi su cosa si intende per fotografia. La differenza tra fotografia e la pittura è nel soggetto: reale nella prima, immaginario e fantastico nella seconda.”

    I due concetti, penso che possano tranquillamente essere invertiti. Non credo che ci sia ancora una definizione della fotografia comunemente accettata. Spesso parlando di cosa sia la fotografia, mi viene da dire “Una realtà immaginata più reale del vero”. Questo perché, non c’è passaggio nella produzione di una immagine in cui non ci sia una scelta e impostazione voluta dall’autore.

    Per effetto pittorico, intendo una immagine in cui la scarsa definizione del dettaglio, colori arbitrari e contrasti privi di quelle sfumature che l’occhio percepisce nella realtà, ma che suggeriscono la pennellata tipica dei dipinti.
    L’esempio di effetto pittorico citato da Antonino riguardo le immagini di Ghirri, si basa sull’utilizzo della sola luce spesso usata in pittura per accentuare particolari atmosfere.

    Non ho la proprietà di linguaggio di Antonino Tutolo, spero comunque di essermi fatto capire.

    Alfredo

  6. Antonino Tutolo scrive:

    @Alfredo Caridi
    Ho visto le tue immagini su Maxartis.
    Hanno poco da invidiare a HCB e Doisneau!
    La tua è “una” della “Fotografie”: il reportage arguto, incisivo, pungente; con valenza non documentaristica o giornalistica.
    Ma ci sono sono altri pianeti fotografici che nel mondo hanno pari dignità fotografica e maggiore valenza artistica.
    L’aspetto su cui ponevo l’attenzione in Ghirri riguarda appunto le immagini artistiche; solo erroneamente definibili pittoricche.
    La pittura è una tecnica, non l’arte stessa, e non ha soggetti esclusivi.
    L’arte è nell’uomo e si esterna con qualsiasi tecnica, anche fotografica.
    Il ritratto, il paesaggio, fino a Daguerre, erano esclusivo appannaggio della pittura e del disegno. Allora anch’esse dovrebbero considerarsi pittoriche!
    Già William Fox Talbot, nel 1865, concepì la fotografia come mezzo d’arte. E tale è nel mondo. I nostri grandi maestri più noti, fedeli ad HBC, hanno immagini solo in qualche esposizione, al più in qualche museo.
    Grignani, Fontana, Siskind, Wolf, Veronesi, Ascolini, che hanno seguito altre vie fotografiche, hanno opere nelle principali gallerie e nei musei del mondo.
    Allora perché negare alla fotografia la valenza di strumento d’arte, ormai in grado di competere con tutte le arti?

  7. Antonino Tutolo scrive:

    @Alfredo Caridi
    Come per il ritratto e il paesaggio la fotografia ha spodestato la pittura, perché non può ripetersi in tutti gli altri campi?
    Ci sono leggi, regole internazionali, principi, motivazioni “oggettive” (non pregiudizi), che lo impediscono?
    Se questo è avvenuto all’estero, perché in Italia non è “lecito”?
    Per dogmi non si sa da chi, ed in base a quali criteri oggettivi, stabiliti!
    L’unico che ancora si poteva cercare di mantenere in piedi era quello, purista, che non può dirsi fotografia ciò che è manipolato in camera oscura o in camera chiara.
    Ma allora dobbiamo rinunciare al B/N, alla FineArt e alla stessa camera oscura (che è manipolazione sostanziale di quanto registrato sempre malamente dalla pellicola, e che quindi è inevitabilmente necessario almeno “ripristinare” in post produzione.
    Ma i tipi di carta, le diverse focali, la realtà solo bidimensionale, il tipo di pellicola, il taglio, lo sviluppo non sono “alterazione sostanziale” dell’orma, dell’impronta?

  8. Antonino Tutolo scrive:

    E’ impressionante il numero di gallerie e musei che espongono le sue opere!
    http://www.artcyclopedia.com/artists/gursky_andreas.html

  9. Antonino Tutolo scrive:

    Ho trovato un articolo di Silvana Turzio su Luigi Ghirri, ne riporto una frase significativa per comprendere la fotografia di Ghirri:

    “..la tensione verso una fotografia aperta e quindi verso un modo di vivere che contempli la molteplicità della comprensione delle cose, pur restando nella dimensione soggettiva a lui connaturata, una posizione non eroica. Anche l’estetica del suo lavoro fotografico sta sostanzialmente su questo crinale in un equilibrio dialettico, nella sfumatura tra la percezione quasi olfattiva e tattile della realtà (se guardiamo le sue nebbie, le sentiamo, le tocchiamo) e la razionalità della ripresa; tra la visione soggettiva, incurante delle regole precostituite ma attentissima alle procedure della macchina, e la registrazione secca di tutte le piccole cose che dallo sguardo scivolano negli angoli della memoria, le cose viste come già avevano additato con la scrittura Hugo e Valéry”.

    Splendido

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