Tandelli Donatella – Trieste – Riflesso in Piazza Unità

La trovo poetica q.b. ma penso che farà discutere.

359 Donatella Tandelli riflesso piazza unità-

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Comments (23)

 

  1. Antonino Tutolo scrive:

    Il riflesso dell’edificio (?) fa capire che la foto registra il riflesso di un soggetto reale, quindi non è frutto di una elaborazione fantastica.
    Quindi le “discussioni”, che io non condividerei, potrebbero sorgere non sulla mancanza di “orma” o “impronta del reale”, quanto sul tipo di fotogafia che qualcuno potrebbe definire “pittorica”.
    Ma qualora dovessero nascere queste discussioni ho già in mente “lunghe argomentazioni” fotografiche e filosofiche da portare a “difesa”. Tali da sfinire anche i più resistenti e preparati.
    :-)
    L’immagine è gradevole, delicata, ben composta. Bello il gioco dei toni tenui del marrone e del grigio-celeste, ravvivati dai punti forti di rosso e di nero, ben disposti.
    E’ una foto che, stampata in grande formato, su tela, vedrei in un ambiente moderno a deliziare ed incuriosire tutti gli osservatori.
    Complimenti, Donatella! Fai la tua strada fotografica con sicurezza e determinazione.
    Male che vada, “non ti curar di lor, ma guarda e passa!”
    :-)
    Perché il cammino fotografico, dopo il periodo di apprendistato, che tu pari aver superato, si fa da soli, assumendo il coraggio delle proprie idee e fidando in una personalità fotografica ormai definita e positiva.

  2. Lorella O. scrive:

    Secondo me non c’è il soggetto, graficamente puo’ funzionare, cromaticamente pure ma la poetica mi sfugge.
    Spero sia l’autrice a suggerirla.
    Lorella

  3. direi che non si può suggerire una poetica… primo perchè la poetica io la trovo una cosa personale, fa parte del proprio sentimento e del proprio vissuto ed in quanto tale o la si può condividere per veduta simile di idee oppure la si guarda con distacco perchè non coincide col proprio vissuto.
    Questo tipo di immagine penso che emozionalmente o prende o non prende

  4. andrea lorenzetti scrive:

    Un soggetto marginale, poco eclatante, del quotidiano. I colori tenui donano freschezza all’immagine, ma non esorta la mia percezione fotografica.

  5. Antonino Tutolo scrive:

    @Andrea Lorenzetti
    “Un soggetto marginale, poco eclatante, del quotidiano.”

    Il 90% delle fotografie raccontano fatti quotidiani.
    Il pregio di questa immagine è nella delicatezza dei toni.
    La delicatezza non è mai eclatante.

  6. “Il pregio di questa immagine è nella delicatezza dei toni.
    La delicatezza non è mai eclatante.”

    bravo, bravo….mi sei piaciuto…mi stai quasi + simpatico del solito!!!
    poi in verità quale sarebbe il soggetto marginale?
    io vedrei come soggetto la pioggia x es o il tempo autunnale…quini un concetto + ampio del riflesso nella pozzanghera.
    Magari se ci davo un titolo + filosofico era meglio

  7. andrea lorenzetti scrive:

    no no il titolo non mi ha affatto disurbato anzi. é stata la citazione che mi ha mandato in blocco i neuroni.
    non riesco a trovare poesia
    “il soggetto marginale?” in questo caso possono esser molteplici; l’autunno, la pioggia, il riflesso della persona, troppi. preferisco un soggetto unico, chiaro e forte.
    perdonate il mio linguaggio genuino, ma cerco di capire le mie limitazioni di lettura fotografica per poter crescere.

  8. Maurizio Tieghi scrive:

    Avendo già affermato che poesia fa rima fotografia ma anche con malvasia chiedo soccorso ad internet e trovo questo stralcio da “Riflessioni critiche su Che cosa fa essere poesia” di Lothar Knapp.
    ….. Un secondo argomento è quello dell’origine della poesia o della materia della poesia: tu dici che il valore semantico della poesia è di porre la parola in relazione diretta con l’immaginazione e la memoria; la sua origine o fonte sarebbero dunque l’immaginazione (il mito) e la memoria (il ricordo) ……..
    Quindi questa fotografia è indubbiamente poetica perché da spazio all’immaginazione senza tralasciare il ricordo.
    Complimenti all’autrice.

  9. Antonio Esposito scrive:

    @ andrea lorenzetti

    “non riesco a trovare poesia
    “il soggetto marginale?” in questo caso possono esser molteplici; l’autunno, la pioggia, il riflesso della persona, troppi. preferisco un soggetto unico, chiaro e forte.”

    Bravo Andrea condivido in pieno.

  10. Marco Furio Perini scrive:

    Mi piace perchè è evanescente (sotto) senza perdere il contatto con il reale (sopra), mi piace per il profumo di pioggia appena caduta che emana… Però quella zona chiara e bianca in basso personalmente l’avrei tagliata via. Ciao

  11. vabbuò w la malvasia allora!!!!
    Cmq ribadisco sempre che le poetica, la poesia dell’anima o ce l’hai o non ce l’hai!

  12. Marco Furio Perini scrive:

    “chiara e vuota” volevo scrivere, pardon… Ciao ancora

  13. Loris Sartini scrive:

    …….”Cmq ribadisco sempre che le poetica, la poesia dell’anima o ce l’hai o non ce l’hai!”

    Non mettiamola in questi termini, non è corretto, non è così.
    La poesia è un’espressione personale, soggettiva che alcuni autori riescono a condividere con chi si rapporta con la loro opera.
    Questo non significa però che sia la norma.
    Loris

  14. eh appunto a me pare di aver detto lo stesso no…?
    o si riesce a vivere quella poesia oppure no..!
    giusto?

  15. Loris Sartini scrive:

    Allora ok, io avevo compreso diversamente.
    Forse è un po’ colpa mia .. forse è un po’ anche tua e della prorompente simpatia che ti spinge molto spesso a scrivere d’impulso.
    Alla prossima.
    Loris

  16. Roberto Depratti scrive:

    “…la poetica, la poesia dell’anima o ce l’hai o non ce l’hai ….
    …. direi che non si può suggerire una poetica… primo perchè la poetica io la trovo una cosa personale ….”.

    Diciamo innanzitutto che c’è chi ha una maggiore propensione a cogliere certe sensazioni chi meno o magari chi è più orientato verso certe cose chi verso altre ….pertanto, come sempre, si entra nella sfera della soggettività. Sulla seconda considerazione si ritorna al fatto che le immagini vengono proposte chiaramente partendo da un concetto molto personale, aspettando l’ondata di commenti che saranno altrettanto personali ….

    A parte queste considerazioni che ritenevo opportune faccio i miei complimenti all’autrice per l’immagine proposta. Mi piace perchè si presenta delicata nella composizione ….molto autunnale ma non tetra. Brava Donatella!!

  17. Antonino Tutolo scrive:

    Lasciamo per un attimo da parte la grande poesia romantica e ottocentesca, di grandi ideali e roboanti battaglie del “cuore”: “Procomberò sol io” (il delicato e malaticcio Leopardi pare l’unico disposto a morire per l’Italia).
    La poesia moderna è sensibilità, introspezione, percezione.
    Prendiamo Ungaretti: “M’illumino d’immenso”.
    Cosa vuol dire?
    M’illumino ha riferimenti con l’ENEL o con un flash della Metz?
    D’immenso fa riferimento all’astronomia?
    Sembrano parole slegate che nessuna persona “reale” o realista si sognerebbe di mettere insieme.
    Invece dice: “l’idea della infinita grandezza mi colpisce nella forma della luce.”
    Ma anche questo è un concetto che a molti, privi di fantasia e di capacità di astrazione, troppo legati al concreto, è privo di senso.
    Occorre sensibilità e disposizione per capire l’arte.
    Vi invito a vedere lo splendido film di Virzì: “La prima cosa bella” che rappresenterà l’Italia agli Oscar. E’ un turbinio di scene apparentemente slegate nel tempo, con una fotografia splendida.
    E’ un’opera concreta e idilliaca insieme. Il messaggio del film lo si comprenderà solo nelle ultime scene.
    Esso fa capire cos’è l’arte moderna e come da un insieme si forma un tutto unico, come nell’immagine di Donatella.

  18. Antonino Tutolo scrive:

    @Donatella
    “Cmq ribadisco sempre che le poetica, la poesia dell’anima o ce l’hai o non ce l’hai!”

    Piuttosto c’è una tenda, una porta chiusa, che impedisce di guardare, recepire e godere con semplicità ed entusiasmo anche di cose solo apparentemente semplici.
    La frequentazione di persone che hanno questo “bene”, questa capacità, può aiutare (chi non è irreversibilmente cieco e materialista) a liberarsi da questa benda che fa misurare e valutare quello che abbiamo intorno solo in termini materiali ed utilitaristici.
    Un visigoto o un unno, gente rozza e materiale perché abituata a conquistare la propria esistenza con la forza e la violenza, romperebbero a martellate “la pietà di Michelangelo” senza scrupolo; perché inconsapevoli
    L’arte, in questo senso, non è universale.
    Piuttosto sono privi di frontiere il bisogno e la capacità di vivere, godendo in modo spirituale di cose materiali; attribuendo ad esse valori che non tutti riescono a concepire, perché rapiti dalla quotidianità e da una materialità che essi reputano oggettiva; ma che tale non è.
    Il possesso materiale non dà la stessa soddisfazione di quello spirituale.
    Avere 100 case e non essere capace di vivere con gioia in nessuna di esse è la vera povertà.
    Alcuni sono padroni di opere d’arte di grande valore (materiale e spirituale), eppure non traggono da nessuna di esse la gioia di chi sa osservarli, magari percorrendo centinaia di chilometri, in una museo.
    Godere dell’arte è saper vivere.

  19. roberto zuccala scrive:

    Donatella ha preso un piccolo spazio della sua città ridandocelo sotto forma di immagine la cui semplicità e delicatezza diventano i suoi punti di forza. E’ una bella foto, brava Donatella.

    rolà

  20. Domenico Brizio scrive:

    @ Antonino
    “visigoto o un unno”

    I barbari non erano barbari, forse stranieri si. Ma la barbarie è solo l’anticamera di una peggiore definizione…
    Credo fossero in grado di capire la bellezza (imho), anche quella che sprigiona dalle cose materiali che ci hanno lasciato.

  21. franca catellani scrive:

    Giuseppe Parini ,ci dice che il fine dell’arte poetica consiste principalmente nel produrre diletto, ossia piacevoli sensazioni. Inoltre, a proposito della sua utilità, Parini sostiene che la poesia non è necessaria come il pane, né utile come l’asino; tuttavia, se usata bene, può rendere felice l’uomo, poiché anche il piacere estetico contribuisce alla felicità pubblica e privata. Inoltre può avere un’utilità morale; difatti, analogamente alla religione, alla legge e alla politica, alla poesia si può attribuire un valore etico, di impegno civile e sociale.

    L’immagine in questione un riflesso nell’acqua è come uno specchio, divide ,frammenta e si moltiplica nello stesso istante.

    La linea di demarcazione nel marciapiede grigia, materica oggettiva , porta il mio sguardo al riflesso che diventa soggettivo per espressività ,per composizione ,per tonalità cromatiche- delicate ,i colori pastello , l’atmosfera autunnale , mi rimandano piacevoli sensazioni e quindi poesia Brava Donatella

  22. Antonino Tutolo scrive:

    @Domenico Brizio
    “I barbari non erano barbari, forse stranieri si. Ma la barbarie è solo l’anticamera di una peggiore definizione…”

    Almeno in parte hai ragione. Nel mio post ho usato un luogo comune. Funzionava come concetto. Tutto qui.
    Si dice che quel che non fecero i barbari lo fecero i Barberini (a Roma).
    Gli Unni avevano “leggi” che noi non abbiamo, o comunque non osserviamo. Attila è ricordato dai mongoli come un grande condottiero: ha riunificato tribù, dando loro un’identità, una legge “civile” ed è riuscito ad amministrare lo stato più grande di tutti i tempi. Ha assicurato i commerci su un territorio vastissimo, eliminando bande, balzelli, ecc.

  23. Antonino Tutolo scrive:

    @Franca
    “Parini sostiene che la poesia non è necessaria come il pane, né utile come l’asino; ”

    Con la pancia “notoriamente” vuota, il Parini, non poteva ragionare diversamente, nell’emergenza.
    Ma la poesia non è la bellezza superficiale delle parole; essa è l’espressione di concetti e senzazioni non altrimenti comunicabili: è saggezza ed esperienza dell’animo umano. Quindi non è cosa di poco conto.
    Senza poesia c’é la barbarie.
    Qualche nostro contemporaneo ha persino affermato che la stessa “cultura” non dà da mangiare.
    Nel corso dei millenni l’uomo ha dovuto reinventato tante volte le stesse cose, che erano appannaggio di pochi.
    La scoperta dei caratteri mobili da stampa ha consentito la possibilità di tramandare e divulgare le conoscenze individuali, facendole diventare universali, quindi a disposizione dell’umanità intera.

    Molti hanno della cultura il concetto riduttivo di “librone polveroso” che tedia chi vive di cose immediate, spontanee e spesso superficiali.
    Invece, senza la cultura, non ci sarebbero la medicina, le scienze, l’urbanistica, l’ingegneria, la chimica, ecc.
    Vivremmo ancora nelle capanne di fango.
    Tutto questo non pare “poco necessario” come il pane o l’asino.
    Anche perché il pane non lo mangia più nessuno e l’asino, ormai è solo nei libri di ..poesia.

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